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mercoledì 5 aprile 2023

Tutti intorno a una storia

Una delle esperienze più soddisfacenti che la nostra scuola propone periodicamente alle famiglie dei bambini del Polo Zerosei è quella di dedicare uno spazio di tempo pomeridiano ai bambini e ai genitori, che inizia sempre col racconto di una storia da parte delle insegnanti ed educatrici e prosegue poi con un laboratorio in cui si propone un’attività legata alla storia che coinvolgerà bambini e genitori, mentre le maestre svolgono la funzione di facilitatrici.
Per i bambini del Nido 12-24 e 24-36 mesi gli appuntamenti fissi sono il Natale, la festa del papà e quella della mamma, quest’anno anche il carnevale. Alla Scuola dell’Infanzia abbiamo introdotto il “Primaveralab”, ovvero un bel laboratorio che ha come tema la primavera e anche la Pasqua, sempre molto vicina.
Si parte sempre raccontando una storia, scegliendone insieme ai bambini una che a loro piace particolarmente e si condivide con i genitori, raccontandola anche a loro.
Le storie sono fondamentali, accompagnano l’uomo fin dall’inizio della sua esistenza, veicolano emozioni e sentimenti, spingendoci a tirarle fuori dal più profondo di noi stessi. A scuola non possono mancare!
Osservando le reazioni dei bambini durante questi pomeriggi non possiamo fare a meno di notare la loro eccitazione, motivata dalla presenza dei loro genitori e dall’idea di poter fare qualcosa insieme a loro a scuola, condividendo con loro gli spazi scolastici che essi “abitano” ogni giorno. Si crea sempre un clima molto particolare: da una parte i genitori con gli occhi luccicanti per l’emozione e incuriositi nel vedere le azioni e reazioni dei loro figli nel contesto scolastico, le interazioni tra loro e con le maestre ed educatrici; dall’altra i bambini che non si tengono dalla gioia, che vogliono mostrare a mamma e papà di che cosa sono capaci e qualche volta i più vivaci danno prova delle loro miglior “prestazioni”. Tutti insieme in ascolto della stessa storia, tutti insieme in un turbinio di emozioni…
È di fondamentale importanza per ogni bambino poter percepire che c’è qualcuno fuori lui, proprio la sua mamma o il suo papà, che percepisce la sua stessa stessa emozione e che, perciò, sa comprendere e condividere la sua esperienza.
Nei tre “Primaveralab” – uno per ogni sezione della scuola dell’Infanzia – di pochi giorni fa si è trattato di un vero e proprio percorso in tappe successive: il punto di partenza è stato il racconto della storia e il susseguirsi “a pioggia” degli interventi dei bambini, ognuno con le sue esperienze, emozioni e racconti di momenti vissuti, poi le riflessioni insieme con le maestre.
A questo primo, intenso momento è seguito quello della rappresentazione grafico-pittorica della storia, in sequenze, su tavole di cartoncino, che poi venivano mostrate, volta per volta, durante il racconto ai genitori; infine l’attività laboratoriale, in tema con la storia, che prevedeva caccia alle uova (di polistirolo) da trovare e poi dipingere oppure campanelle e colombe pasquali da ritagliare, colorare e…far volare, legate a una cannuccia e a un filo e molto altro.

Ma il bello non scaturiva tanto da ciò che si stava facendo, quanto dal clima e dall’aria “di famiglia” che si respirava. Guardandomi intorno osservavo compiaciuta tutto ciò, mi aggiravo tra i tavoli col cellulare sempre in modalità “foto”, pronta a cogliere e immortalare in uno scatto – in realtà decine e decine di scatti - gli evidenti segnali di gioia e di complicità sui volti dei bambini, delle mamme e dei papà e riflettevo…
Pensavo che si parla e si scrive tanto – e giustamente - di alleanza educativa, di rapporti scuola-famiglia, di corresponsabilità educativa…perché non partire dalle storie?
Le storie hanno il potere di captare la nostra attenzione, di metterci in ascolto dell’altro, di cogliere le sue emozioni ed esprimere le nostre, di condividere momenti della nostra vita.
Le storie hanno il potere di unire chi racconta e chi ascolta e proprio di qui può partire una costruttiva alleanza!
Suor Mariapaola Campanella, direttrice dell'Istituto San Francesco di Sales, Roma

giovedì 9 luglio 2020

Schegge di Nati per raccontare

Schegge di Nati per raccontare, una nuova rubrica in diretta facebook riservata a tutti i nati per raccontare





Rivedi la puntata su L'insostenibile leggerezza del comunicare con Ludovica Valori


Per vedere le altre puntate clicca qui

sabato 18 aprile 2020

Sentirsi parte di una comunità durante e dopo l'emergenza

Tra il dolore per la solitudine, l'inimmaginato che è diventato realtà e il coraggio di guardare oltre, questa emergenza mondiale che stiamo vivendo ha sicuramente messo l'accento su un dato innegabile, cioè quello del senso di appartenenza, che forse è la risposta che serve alle incertezze che si vivono nel privato e nel lavoro. Abbiamo sempre fatto parte di una comunità, ma in questo periodo la sentiamo fortemente nostra perché psicologicamente ci sostiene. In questo preciso momento storico, siamo una grande famiglia allargata, perché il singolo individuo percepisce di essere maggiormente esposto al pericolo ed invece nella comunità sente di potersi esprimere in obiettivi condivisi e di poter contare su una solidarietà spontanea. In questo particolare momento storico, l'identità comunitaria non si crea con il contatto fisico, ma virtuale e questo basta, perché come diceva lo psicologo Seymour Sarason è la percezione della similarità con gli altri che fa sentire di appartenere ad una struttura affidabile in cui riconoscersi. Ed è così che assistiamo a case editrici che adottano librerie, ad industrie della moda che riconvertono la loro produzione, a professionisti che mettono a disposizione degli altri il loro talento, a educatori ed insegnanti che si rimodellano digitali per mantenere le relazioni e il lavoro con i loro allievi, a tutta la comunità medico-scientifica che, ininterrottamente, lavora per la nostra salute, alle singole persone che si organizzano in piccoli nuclei per dare sollievo ad altri con quello che hanno, alla comunità della filiera produttiva che in questo momento non ci ha fatto mancare i bisogni primari e alla comunità delle forze dell'ordine che ci fanno sentire al sicuro. È questa autorganizzazione spontanea che ci fa essere una comunità che non lascia solo nessuno nel momento del bisogno. 
Nel nostro nuovo libro “Nati per raccontare”, uscito a febbraio di quest'anno, in un capitolo affrontiamo l'importanza di sviluppare il senso di appartenenza in ambito professionale come fonte di benessere e ora più che mai, nel pensare al dopo pandemia, è fondamentale occuparsene con costanza e impegno, perché si tornerà nei luoghi di lavoro con un carico emotivo non indifferente. La società moderna post emergenza richiede, in tutti gli ambiti, ma soprattutto in quello organizzativo, nuove strategie di adattamento e rinnovamento, nonché la capacità per chi lavora di riuscire a reinventarsi per inserirsi in situazioni che mutano continuamente.
Tutti i contesti lavorativi (fabbriche, open-space, servizi educativi per l'infanzia, scuole, ospedali, istituzioni) devono essere luoghi deputati al benessere dove ricaricarsi, comunicare, crescere e formarsi per riuscire a ottimizzare anche la produttività. Gli strumenti in cui noi crediamo, utili a instaurare questo clima organizzativo, sono naturalmente la bibliolettura interattiva e la narrazione creativa, perché stimolano e sviluppano l’intelligenza emotiva di chi ne fruisce. Concedersi il piacere di leggere, condividere ciò che si è letto e narrativizzare delle storie è salutare. Leggere sicuramente riduce lo stress, come ci spiega il neuropsicologo David Lewis: “non importa che tipo di libro si scelga di leggere, perdersi nella lettura di un qualsiasi testo coinvolgente consente di evadere dalle preoccupazioni e dallo stress quotidiano. È più di una semplice distrazione, parliamo di un’attività che coinvolge l’immaginazione perché le parole stampate sulla pagina stimolano la creatività e fanno entrare in uno stato di coscienza parallelo”. La facilità di immedesimarsi nelle storie che si leggono migliora i livelli di coinvolgimento emotivo e la capacità di ascolto e di analisi, rendendo efficaci i rapporti tra i colleghi. Chi trascorre il tempo dedicandosi ai romanzi dimostra apertura e una notevole flessibilità mentale e si sente a proprio agio con le ambiguità, perché la lettura agevola il processo di comprensione delle varie informazioni acquisite. Queste qualità, o skills, naturalmente si riflettono nell’ambiente lavorativo, dando alla persona quella sicurezza nel prendere le decisioni più utili ai fini esecutivi. Non solo nelle classi scolastiche, ma anche nei contesti lavorativi, i gruppi si trovano a vivere delle dinamiche che la narrazione creativa e la bibliolettura interattiva, andando a stimolare i punti giusti, possono aiutare ad affrontare.
Sempre attraverso i romanzi, si può ragionare sulla leadership, o si può indagare la menzogna o l’inganno per riflettere sulla scelta delle persone di fiducia, ma soprattutto i romanzi possono accendere quelle scintille che generano la creatività e fortificano l’identità. Seguendo le orme indelebili di Adriano Olivetti, ogni organizzazione dovrebbe dar vita a una biblioteca aziendale, è un investimento che tornerà utile al capitale umano oltre che ai profitti. La chiave per capire se esiste o meno una cultura, ci direbbe Edgar Schein, è cercare la presenza di esperienze condivise e di un comune bagaglio culturale.
Elena Sbaraglia


*Nati per raccontare, Castelvecchi editore, 2020