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martedì 7 febbraio 2023

BIBLIOLETTURA INTERATTIVA E LETTERATURA: UN ESPERIMENTO CON LE POESIE DI LEOPARDI

È possibile conquistare i ragazzi all’amore per la letteratura? È possibile dimostrare loro che la poesia - e in modo particolare la poesia di un autore del primo Ottocento - non è poi così lontana dalla loro sensibilità, dal loro vivere quotidiano?
La risposta (con una buona dose di ottimismo) è sicuramente affermativa, soprattutto se i ragazzi diventano protagonisti in prima persona del loro processo di apprendimento e se gli insegnanti si rendono disponibili a parlare il “loro” linguaggio.
L’ingrediente fondamentale di questo percorso? Le emozioni. Perché possono passare gli anni, perfino i secoli, ma le emozioni nel cuore dell’uomo restano sempre le stesse: gioia, tristezza, paura… dall’uomo delle caverne al geek che non riesce a sopravvivere separato dal suo smartphone, tutti siamo indissolubilmente legati dallo stesso filo rosso.
Ed è proprio seguendo questo filo che è nata l’idea di sperimentare la bibliolettura interattiva con le poesie di Leopardi.
Il “seme” di questo progetto è nato diversi anni fa, con gli studi su Daniel Goleman e l’intelligenza emotiva, ma in modo particolare con la lettura di un articolo di Umberto Galimberti “Il silenzio degli adulti” pubblicato su Repubblica nel febbraio del 2001.
Galimberti commenta un episodio di cronaca nera, avvenuto in una scuola superiore dell’hinterland milanese - un fidanzatino respinto che accoltella alla giugulare una compagna - e pone al lettore questi interrogativi: “Ma chi doveva insegnare a questi ragazzi a parlare, a utilizzare quell'abbondante letteratura a loro disposizione, dove la cosa più importante è come un'emozione trova forma di parola, di poesia e di sublimazione dell'amore e del dolore? Altrimenti perché leggere Petrarca e Leopardi, Pirandello o Primo Levi? A quell'età la letteratura o è educazione delle emozioni, o altrimenti val la pena di gettarla, e piazzare tutti gli studenti davanti a un computer e renderli efficienti in questa pratica visivo-manuale”.
Perché leggere Petrarca? Perché leggere Leopardi? Il quesito, che mi rimbombava nella mente già da un po’, ritornava, insistente. Quali strategie si possono impiegare per rendere interessanti, appetibili, autori della letteratura grandissimi, ma inevitabilmente distanti, perché lontani nel tempo, ma soprattutto perché confinati nel libro di testo, resi oggetto di lezione, di studio, di compiti in classe e di lavori per casa?
La risposta a questa domanda è arrivata lo scorso anno, quando ho incontrato per la prima volta Elena e Dario.
Ancora non conoscevo la bibliolettura interattiva… ma, come dice Hester Browne: “Ciò che è destinato a te troverà il modo di raggiungerti”.
Con Elena e Dario ho scoperto e sperimentato un modo totalmente nuovo di “essere lettore”, di trovarsi tra le pagine di una storia. Dall’incontro, al corso e poi alla sperimentazione in classe, con gli studenti, il passo è stato breve, quasi una corsa in bicicletta lungo una discesa. L’idea di provare il cerchio magico con le poesie è stata pressoché immediata, complici un autore un po’ ostico da digerire e una classe sempre in cerca di nuovi stimoli.
Affrontare Leopardi con dei tredicenni che tutto hanno per la testa tranne che il pessimismo cosmico di un poeta provinciale di primo Ottocento è una bella sfida: a leggerlo dalle pagine di un libro di testo, il sentire del recanatese sembra lontano anni luce dalla esperienza di un alunno di oggi, eppure decido di tentare la carta del “che libro sei?” riveduta e corretta per l’occasione.
Propongo quindi ai miei studenti di fare una ricerca e di trovare una poesia di Leopardi che li rappresenti, una serie di versi in cui ciascuno possa identificarsi. Tempo a disposizione: una settimana; unica regola: nessuno può portare la stessa poesia (o gruppo di versi) di un compagno… perché siamo tutti di-versi!
Il risultato va ben oltre ogni più rosea aspettativa: non solo tutti gli studenti hanno portato a termine il proprio lavoro nei tempi previsti, ma il momento della restituzione, che ci ha portato via ben due ore (e che sarebbe potuto durare anche di più) ha consentito a tutti di avere una panoramica delle poesie di Leopardi ben più vasta e approfondita di quella che in genere offrono i libri di letteratura della scuola media.
Ma non solo. Il valore aggiunto di questa attività sono state le emozioni che i ragazzi hanno fatto emergere - e che hanno voluto e saputo condividere - attraverso la lettura dei versi che avevano scelto: nelle parole di Leopardi ciascuno è riuscito a trovare se stesso, a identificarsi, a esprimere il proprio vissuto. I temperamenti più introversi e solitari si sono riconosciuti in “Vita solitaria” e “A se stesso”, la più sportiva in “A un vincitore nel gioco del pallone”, chi si è trovato ad affrontare situazioni difficili ne “La quiete dopo la tempesta”, chi rimpiange un passato più lieto ne “Le ricordanze”. E l’elenco potrebbe continuare.
Di colpo Leopardi è balzato fuori dalle pagine del libro ed è diventato uno di loro e loro hanno potuto assaporare e cogliere a pieno il gusto della sua poesia, sperimentando le sensazioni e le emozioni che i versi sono stati in grado di evocare, in un apprendimento più duraturo, perché ancorato alle emozioni, che li ha visti coinvolti in prima persona nell’attività, come soggetti attivi, che li ha resi “cercatori” di poesia ma anche mediatori nei confronti dei propri compagni di quello che avevano scoperto, in un “cerchio magico” che è diventato anche momento di scambio e di apprendimento alla pari.
E i contenuti disciplinari? Piano piano sono emersi anche quelli: i dati biografici, il pessimismo storico, quello cosmico, ma non a partire dalla classica lezione, piuttosto in un percorso che è scaturito dai versi letti e condivisi. Certo poi c’è stato anche il libro di testo, ma - per una volta - presente come “fanalino di coda”, come strumento che ha permesso di fare il punto su tutto quello che era stato detto, di “sistemarlo” in una forma organica, di rivederlo e di ripassarlo se fosse stato necessario.
Ricorderanno le nozioni che hanno appreso? La domanda resta inevasa, a volte mi chiedo se sia necessaria. O prioritaria. Non voglio negare l’importanza delle conoscenze che vengono trasmesse agli alunni, ma in alcuni casi ritengo che sia necessario andare oltre, o più a fondo. Alla base. Se un docente risveglia negli alunni la passione per la poesia, per la letteratura, se li rende protagonisti di una scoperta, se riesce a incuriosirli, ad emozionarli, o semplicemente a far vivere loro - all’interno dell’aula scolastica - un momento bello, uno di quelli da ricordare, la partita è senz’altro vinta.
Federica Cenci 


giovedì 9 giugno 2022

Bibliolettura interattiva al nido, con Ilaria si può

Salve a tutti, sono Ilaria e sono un’educatrice e sono qui per raccontare una storia…
In questa storia non ci sono principi con il cavallo bianco, draghi da sconfiggere e principesse da salvare, lupi neri dagli occhi gialli o animali parlanti che costruiscono case… ma ci sono i libri con tutti i loro personaggi veri o immaginari e il potente messaggio comunicativo, formativo ed emotivo che riescono a tirare fuori da ognuno di noi sfogliando quelle semplici pagine di carta ed inchiostro.
Quando ero piccola io, non ho avuto la fortuna di apprezzare la lettura resami un’attività dovuta per esigenze puramente scolastiche e vissuta da me con angoscia e ansia.
Poi all’Università, forse proprio per esorcizzare questa mia paura inculcata, ho scelto quattro semestralità di Letteratura per l’infanzia che mi hanno aiutato ad iniziare ad avere un approccio positivo al libro e alla varietà di testi più indicati da proporre alle varie fasce di età e questo mi è servito moltissimo nel mio lavoro al nido con i bambini.
E soprattutto ho cominciato ad avere piacere di leggere anch’io!!!
Non solo testi per la formazione professionale ma anche libri dove potessi trovare qualcosa di me e immergermi dentro quelle storie. Man mano che sfogliavo le pagine diventavano un po’ i miei vissuti, la mia storia…
Poi quest’anno, in occasione di un Corso di Formazione con Elena e Dario ho avuto il piacere di leggere il loro libro “Nati per Raccontare" che mi ha permesso di aggiungere un tassello in più alla mia storia.
Leggere ai bambini è un’attività che da sempre fa parte delle routines giornaliere al nido (e spero anche a casa).
Si creano momenti di lettura durante la mattinata, in piccolo gruppo, si legge prima del sonno e da quest’anno (grazie al Corso sull’Outdoor Education) si legge anche in giardino sotto l’albero.
Ci sono i libri “preziosi" quelli letti dalle educatrici e ci sono ceste o piccole librerie con i libri a portata di bambino per dare loro la possibilità di usufruirne autonomamente.
Sì, al nido si legge.
Ma non sarebbe meglio RACCONTARE???
La mia storia è proprio questa!!!
Quest’anno sono nella sezione medi una sezione in cui la fascia di età è molto variegata (1-2 anni).
Ho provato ad elaborare tutte le esperienze passate e recenti e a canalizzarle su alcuni punti chiave.
Dopo un’attenta osservazione ho selezionato alcuni testi che mostravano suscitare nei bambini un forte interesse.
Tra questi c’è sicuramente la favola di Cappuccetto Rosso.
Ho sentito alcuni (anche colleghe ahimè!!!) dire che Cappuccetto Rosso è una favola troppo cruenta e che non fa bene raccontarla ai bambini.
Forse queste persone non hanno mai avuto il piacere di leggere il saggio Il Mondo Incantato di Bruno Bettelheim!!!
La sua analisi psicoanalitica delle fiabe classiche potrebbe non trovare in tutti consensi, ma il fatto che le favole abbiano un linguaggio semplice e quindi sono di facile comprensione, che sono scritte nel linguaggio della fantasia che è lo stesso del bambino, che stimolano l’immaginazione e che attraverso i loro personaggi e le loro storie esercitano un forte impatto emotivo e formativo sui piccoli a tutti i livelli di personalità, questo glielo si deve riconoscere!!!
E lo dimostra il fatto che queste favole sono state tramandate di generazioni in generazione: i nostri nonni le hanno lette ai nostri genitori, i nostri genitori a noi e noi oggi ai nostri figli…
Ecco, continuiamo a tramandare storie!!!
C’è un momento della giornata in cui chiedo ai bambini se vogliono venire a leggere un libro.
Preferisco, vista l’età dei bambini, selezionare non più di 3/4 libri e leggerli per un certo periodo.
Ho notato che nel corso del tempo ho cominciato ad avere un gruppo di piccoli auditori sempre più vasto!!!
Li faccio sedere di fronte a me e chiedo loro che libro vogliono che racconti.
Lo prendo, faccio vedere loro l’anteprima e accolgo le loro prime reazioni: “È Cappuccetto Rosso", “Lupo Lupo!!!”, “È Cocco!!! Gnam", “Mamma Gufa!!!”…
Poi comincio a raccontare…
Il mio sguardo è rivolto sempre a bambini mentre le mie mani sfogliano le pagine per dare loro il supporto delle immagini che man mano seguono l’evolversi della storia.
Il tono di voce è modulato in base all’intensità dei momenti che caratterizzano la storia.
Se durante il racconto viene posta una domanda o un’esclamazione mi interrompo e accolgo il feedback in modo semplice anche solo ripetendo quell’esclamazione o rispondendo in modo chiaro alla domanda “È il lupo?” “Sì sì, è proprio il lupo”. “Nooo non è la sua mamma!!!” “Eh sì Cocco ha morso, ha fatto male!!!”
Quante reazioni si riescono ad intravedere e quante emozioni vengono tirate fuori e che traspaiono dai loro occhi e che finalmente riesco anch’io a vedere raccontando le storie e non semplicemente leggendole!!!
Con il tempo, quando i bambini sono entrati in confidenza con le storie, soprattutto i più grandi partecipano al racconto. Nel raccontare le favole cerco di usare sempre le stesse frasi e parole così che i bambini ne abbiano memoria.
L’altro giorno raccontando Cappuccetto Rosso ho dimenticato di dire il “toc toc” del lupo che bussa alla porta della nonna, ma fortunatamente c’erano loro che l’hanno detto per me!!!
È successo anche che finita la storia qualcuno mi ha chiesto: “E il lupo???”
Pochi secondi per rispondere… poi ho replicato io: “Eh già... E il lupo???”
Le risposte sono state: “È scappato via…” “Sta facendo la ninna.”
E allora ti rendi conto che sì, la Bibliolettura interattiva può essere sperimentata anche al nido!!!
Molto interessante è stato anche osservare che alcuni bambini, se dato loro il libro in un momento tranquillo, si raccontano la storia da soli, bisbigliando mentre sfogliano le pagine.
Queste osservazioni mi portano a credere e a sperare che già dal nido, magari nella sezione dei più grandi, non solo si può far approcciare i bambini alla lettura ma si può dar loro modo di leggersi attraverso la lettura e di raccontarsi attraverso di essa.
Questo è molto importante, perché, in questo mondo, i nativi digitali non solo sapranno apprezzare un libro, ma sapranno trarne da esso benefici sia a livello personale che sociale, perché le storie quelle vere o quelle immaginarie si tramandano davvero solo raccontandole!!!
Ilaria Dalmastri, educatrice