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venerdì 27 giugno 2025

La magica stanza delle meraviglie

Lavorando quotidianamente con le bambine e i bambini del Polo Zerosei siamo sempre più convinte dell’importanza di una buona e funzionale organizzazione e cura degli spazi, in relazione proprio ai bisogni dei bambini, che devono sentirsi accolti e totalmente a loro agio. Come educatrici di Nido e docenti di Scuola dell’Infanzia abbiamo il delicato compito di offrire loro stimoli e opportunità, volti a favorire in ciascuno la curiosità, la possibilità di esplorare e sperimentare, la creatività e la libertà di esprimersi, ma anche la capacità di sviluppare reciproche relazioni. Condividiamo pienamente le parole del grande pedagogista Loris Malaguzzi: «lo spazio deve essere progettato e predisposto per garantire che tutti i bambini e gli educatori si sentano a loro agio e sviluppino il piacere del fare insieme».
Muovendoci pertanto su questa scia abbiamo toccato con mano, vedendone gli effetti e i soddisfacenti traguardi raggiunti, l’importanza in questo contesto educativo della “stanza delle meraviglie", detta anche stanza immersiva. Iniziata l’esperienza già un paio di anni fa, ci siamo sempre più consolidate in questo percorso, grazie alla solida formazione che ci supporta e ci orienta e grazie all’impegno e alla passione educativa di tutte. Partendo inizialmente con una sola stanza, collaborando con un buon lavoro di squadra, l’abbiamo arredata e attrezzata, trasformandola in un ambiente corredato di luci, suoni, profumi e colori, tenui e rilassanti, un’ampia parete ricoperta totalmente di un telone bianco, sul quale proiettare video e immagini con l’ausilio del videoproiettore.
Quest’anno, in cui il tema di fondo di tutto il percorso annuale del nostro Polo ZeroUndici era centrato sul cielo, la stanza delle meraviglie ci ha permesso di offrire ai bambini esperienze veramente immersive ed entusiasmanti. Proiettando video ambientati nello spazio, tra le costellazioni e i pianeti del sistema solare, i nostri mini esploratori si sono trasformati ogni volta in piccoli astronauti, sempre più desiderosi di conoscere e di scoprire i segreti dello spazio che li affascina tantissimo. Molto utile e costruttiva è stata anche l’esperienza della stanza nei vari periodi stagionali dell’anno, in cui i bimbi si sentivano veramente immersi nella realtà che si presentava sotto i loro occhi e che li faceva balzare in piedi, accostarsi alla parete e toccare le immagini, accompagnando questi gesti con gridolini ed espressioni di meraviglia.
La caratteristica fondamentale dell’aula immersiva è proprio quella di trasformare un ambiente di apprendimento statico in un ambiente di apprendimento virtuale in cui i bambini interagiscono con gli elementi dello scenario, usando la tecnologia in maniera intelligente e costruttiva, non dominante ma interagente con gli altri linguaggi.
Molto importante in queste esperienze è la preparazione, di volta in volta in volta, di un setting adeguato: un telo sul pavimento cosparso di oggetti ed elementi naturali legati alle immagini e al contesto, oggetti con i quali, dopo la proiezione, i bambini possano interagire, cogliendo tutte le sensazioni sensoriali che percepiscono, costruendo ciò che la loro fantasia suggerisce, commentando nel frattempo fra loro e con le educatrici o maestre, le loro percezioni.
Il coinvolgimento dei genitori, invitati nel corso dell’anno a vivere con i loro bimbi pomeriggi di proiezione e attività sensoriali nella stanza immersiva, è stato sempre carico di emozioni e momenti molto toccanti. Abbiamo notato che ad alcuni brillavano gli occhi e qualche lacrima…scendeva furtivamente.
Entusiaste della validità di questa esperienza educativa e didattica di alta qualità, abbiamo deciso di trasformare un’altra aula in stanza immersiva e ne stiamo preparando l’allestimento con passione. Un altro bellissimo anno, carico di intense emozioni da vivere insieme ai nostri bambini, ci aspetta!
Suor Mariapaola Campanella, Istituto San Francesco di Sales

mercoledì 17 maggio 2023

Incontro su Periplo Biblioteca Bracciano IV B

Periplo come non l'avete mai visto!
Incontro di bibliolettura interattiva sulla questione ambientale con Il viaggio di Periplo di Dario Amadei alla Biblioteca comunale di Bracciano
SBCS - Sistema Bibliotecario Ceretano Sabatino

martedì 2 maggio 2023

Video incontro biblioteca Manziana classe I B

Video sull'incontro di bibliolettura interattiva sulla questione ambientale presso la Sala Consiliare del Comune di Manziana organizzato dalla Biblioteca Comunale di Manziana con la classe I B SMS dell'I.C. Manziana 


giovedì 12 dicembre 2013

Un laboratorio di successo per Magic BlueRay

Quest’anno stiamo completando il quinto anno di corso di scrittura creativa in una scuola di Roma. È per noi una grande gioia perché con questi ragazzi, che abbiamo conosciuto quando sapevano appena tenere una penna in mano, siamo arrivati ad un traguardo importante, che però a noi piace considerare un punto di partenza.
Le filastrocche, le brevi fiabe, le storie sull’ambiente e sulla scienza che si fa letteratura hanno preparato il terreno per il laboratorio fantasy di quest’anno. Le creature del Piccolo popolo ci terranno compagnia in questo anno scolastico e già dai primi incontri le idee hanno invaso le aule con la loro energia.

A noi non resta che aspettare in trepidante attesa che le storie fluiscano liberamente per essere lette. A loro, i ragazzi, non possiamo che augurare di continuare a camminare a braccetto con la fantasia e la creatività che li ha sempre contraddistinti, per non cadere vittime della Tecnologia Nera… 

Dario & Elena

lunedì 9 dicembre 2013

Let it Lok: A “U’PAES MI!”

È martedì 3 dicembre. Mi trovo a Lecce. Appena uscita dalla facoltà ricevo una telefonata da mia madre, che si trova a Montescaglioso, la mia città.
- Fil, non puoi immaginare cosa sta succedendo qua! Un casino! Sta crollando tutto!
Un po’ titubante, chiedo maggiori informazioni, ma ancora non riesco a realizzare l’entità della catastrofe che mia madre mi sta descrivendo; piuttosto mi pare di assistere al racconto di un film, o di un evento lontano anni luce dalla mia realtà.
Allungo il passo. Ho il respiro corto. Sono ansiosa di arrivare a casa: ho bisogno di dare un senso alle parole agghiaccianti di mia madre. Condivido un primo tenue allarmismo con la mia coinquilina, ma non sono ancora realmente toccata.
- Non può essere la mia Monte! – rifletto, rassicurandomi.
Sono a casa. Mi precipito in camera, accendo il pc, accedo su FB.
Davanti ai miei occhi si apre un sentiero buio e deserto verso un immenso senso di vuoto. Una sfilza di foto, video, aggiornamenti di stato, pubblicazioni, avvisi. Non posso credere ai miei occhi. No, non ci riesco proprio. Inizio a vedere qualche servizio su SudItaliaVideo e Montescaglioso.Net: crolli, crepe, strutture che sprofondano, distruzione, compaesani irrequieti, terrorizzati, disperati. Ma non basta: non riesco a realizzare.
Telefono di nuovo alla mia famiglia, come alla ricerca di una conferma. È sufficiente che mia madre risponda al telefono; basta il suo “ Pronto?!” nervoso, preoccupato e un po’ malinconico a farmi percepire il sapore di quel devasto.
È tutto vero: purtroppo non si tratta né di un film, né di un incubo: l’apocalissi sta davvero divorando la mia bella città. E un senso di vuoto sta divorando la mia anima.
Quel vuoto poco a poco si trasforma in una matassa di sentimenti confusi e violenti: inspiegabile a parole l’emozione struggente di vedere la propria città cedere, riempirsi di voragini, CROLLARE. Montescaglioso: “u paes mì”. La mia bella patria, gioiosa e allegra. Il sereno punto di ritrovo di amici, famiglie, giovani, anziani, sparsi nel mondo per il caotico fluire esistenziale.

venerdì 7 giugno 2013

La Festa di Primavera



Lo scorso 19 maggio, una domenica assolata, ma un po’ ventosa, a Le Rughe, nel giardino della scuola primaria, si è svolta la sesta edizione della Festa di Primavera dell’Associazione Il Melograno. Per noi di Magic BlueRay è stato il primo anno: siamo arrivati un po’ in punta di piedi, ma subito siamo stati travolti dai sorrisi affettuosi, dall’entusiasmo e dall’amicizia di Giovanna Micaglio, di Giovan Battista Brunori e di tutti i volontari dell’Associazione.
Chi in questi anni non ha mai partecipato si è perso davvero qualcosa di bello. Abbiamo trascorso tante ore in allegria, tra solidarietà, attività sportive, musica e una gara di gustosissime torte e non è mancata la magia. Si, perché mentre le moltissime persone che partecipavano all’evento giocavano a ping pong, mangiavano ciokebab, o ascoltavano le esibizioni musicali, nel gazebo del magico raggio blu alcuni ragazzi e adulti che si erano fermati, pensando di passare un po’ di tempo a scrivere storie innocue, hanno creato personaggi e situazioni davvero fantastiche. Nelle loro fiabe, ballerine dal talento inaspettato fluttuavano a passo di danza nell’aria, farfalle variopinte facevano vivere momenti indimenticabili, porte magiche nel bosco conducevano in mondi paralleli, insoliti animali trascinavano in intrepidi viaggi, fiori magici permettevano di esprimere desideri, nuvole diventavano tavolezze di colori, un gatto parlante incarnava la verità, luoghi immaginari pieni di dolci sembravano diventare reali, parabole gigantesche teletrasportavano cibi succulenti e ricordi di profumi e sapori dell’infanzia venivano evocati.
Tutti gli scrittori, divertendosi ed emozionandosi, hanno fatto fluire liberamente le loro idee fra l’allegria dei festanti e le fronde degli alberi che danzavano al vento.
E per chi è curioso di saperne di più, può leggere i racconti pubblicati su e@tales: le fiabe corrono online e vedere il video su Youtube.
Dario Amadei e Elena Sbaraglia

venerdì 28 dicembre 2012

L'alba della Tecnologia Nera

Auguriamoci per questo nuovo anno la forza di contrastare l'avanzare della Tecnologia Nera con armi innocue ma molto potenti: i libri, la cura della nostra persona e dell'ambiente... perché un mondo migliore è possibile!!!

mercoledì 1 febbraio 2012

Effetti delle piogge acide sulle piante

Le piogge acide danneggiano l’intero patrimonio vegetale del pianeta: in molte parti dell'Europa e del Nord America, come anche in Brasile, le piante vengono danneggiate in modo più o meno grave. Se non interverranno delle inversioni di tendenza entro 10-20 anni molte foreste nel mondo saranno completamente distrutte, e questo provocherà localmente l'espansione del fenomeno carsico (cioè la penetrazione dell'acqua nel sottosuolo), la siccità, la progressiva aridità dei suoli, l'aumento della possibilità di inondazioni e il cambiamento del clima.
L’aggressione nei confronti delle piante è duplice. Può avvenire attraverso le foglie oppure attraverso modificazioni nella composizione chimica del terreno.
Le foglie rappresentano le parti della pianta più esposte e vulnerabili all’azione degli inquinanti dell’aria in quanto rappresentano la sede degli scambi gassosi. Attraversando gli stomi i gas penetrano all’interno delle foglie dove vanno a sciogliersi nel velo liquido intercellulare che permea le pareti delle cellule del mesofillo. Da qui si diffondono nella foglia dove si possono accumulare in concentrazioni tossiche.
Gli effetti di gran lunga più dannosi sono dovuti all’anidride solforosa.
L’inquinamento da biossido di azoto viene considerato di minore importanza in quanto provoca dei danni alla vegetazione solo a concentrazioni molto più alte della SO2; i sintomi sono comunque simili a quelli descritti per l’anidride solforosa (vedi nella sezione degli inquinanti principali).
Quando gli inquinanti acidi (soprattutto anidride solforosa) arrivano al terreno sottoforma di precipitazioni o di deposizioni secche allora si attua l’acidificazione del suolo (per maggiori informazioni vedi il paragrafo successivo). Nel terreno si libera lo ione alluminio che è in grado di sostituire il calcio dai suoi siti di legame sui peli radicali delle piante; avviene una diminuzione dell’apporto dei nutrienti e la pianta si indebolisce notevolmente, esponendosi all’attacco di insetti, malattie e variazioni climatiche eccessive. Questi fenomeni si evidenziano particolarmente nelle zone dove il suolo è più sottile e nelle aree nelle quali le piante sono maggiormente esposte alle intemperie (come l’alta montagna).

http://www.nonsoloaria.com/piacepi.htm

Il Wwf lancia l'allarme sull'Artico "Animali uccisi dalle sostanze chimiche". Orsi bianchi diventano cannibali a causa del riscaldamento globale

ROMA - Che l'Artico stia diventando una discarica chimica è ormai accertato, ora il Wwf chiede che il governo italiano e l'Unione Europea si facciano promotori per salvare una zona cruciale per la salute del pianeta. Una zona molto più vicina, per problematiche e importanza, di quanto comunemente si pensi. Proprio per questo il Wwf sottolinea che impegnarsi per la salvaguardia dell'Artico non è solo dovere etico, ma anche investimento economico.
Il rapporto del Wwf. L'organizzazione mondiale per la conservazione della natura ha reso pubblico un nuovo rapporto sullo stato di salute delle specie animali artiche, dal quale emerge che le sostanze inquinanti provenienti dalle regioni industrializzate dell'America del Nord e dell'Europa occidentale stanno alterando in modo consistente l'habitat. Se non si interverrà subito, denuncia il Wwf, si rischia "l'alterazione irreversibile di un'intera regione del pianeta".
Nell'immaginario comune l'Artico è una distesa di ghiaccio, semideserta e come tale poco esposta al rischio di inquinamento, poiché la presenza dell'uomo è limitata ed è scarsa l'attività industriale. In realtà correnti marine e venti spingono verso l'Artico quantità enormi di agenti chimici volatili di origine industriale e agricola. Già nel 2005 il Wwf aveva stilato un rapporto sui livelli di concentrazione dei prodotti chimici nell'Artico, il rapporto diffuso oggi evidenzia in particolare gli effetti che queste sostanze hanno sugli animali della zona.
Gli effetti dell'inquinamento chimico. I prodotti chimici che inquinano l'Artico creano drammatiche alterazioni nella fauna della zona, gli agenti tossici interferiscono con il sistema ormonale e immunitario degli animali, indeboliscono le loro ossa, modificano i loro comportamenti intervenendo su funzioni neurologiche, stimoli della fame e della sete, impulsi sessuali. Tra le specie che più risentono di tali mutamenti gli orsi polari, dei quali sono stati provati i cambiamenti ormonali (stanno nascendo individui ermafroditi) e comportamentali.
L'ursus maritimus è solo il più noto tra gli animali minacciati e quello sul quale gli effetti sono più visibili, poiché si trova al vertice della catena alimentare e si nutre degli altri animali, vittime a loro volta dell'inquinamento. Il rapporto del Wwf indica però come i danni dell'inquinamento chimico sono riscontrabili anche sui beluga, cetacei che risalgono le foci dei fiumi, dove la concentrazione di sostanze tossiche è altissima: alcune carcasse di beluga trovati morti vicino al fiume San Lorenzo, in Canada, sono state smaltite come rifiuti tossici, tanta era la concentrazione di sostanze inquinanti nelle loro carni.
Le specie a rischio. A rischio per l'inquinamento dell'Artico sono lepri, volpi, renne, caribù, buoi muschiati, foche, trichechi, uccelli, a riprova che il grado di inquinamento è tale da colpire ogni gradino della catena alimentare. E' stato accertato, per esempio, che nei volatili le sostanze chimiche passano direttamente alle uova, nel tuorlo, quindi l'embrione è esposto dalle prime fasi dello sviluppo al rischio di malformazioni. Agli effetti dell'inquinamento chimico si aggiunge il riscaldamento progressivo dell'Artico, che obbliga gli animali a doversi adattare rapidamente a nuove situazioni ambientali. Un compito difficile, che diventa quasi impossibile per animali indeboliti dalle alterazioni metaboliche dovute alle sostanze tossiche.
L'azione politica. "Il Parlamento Europeo, a fine ottobre prossimo, tornerà a decidere su "Reach", cioè Registrazione, valutazione e autorizzazione delle sostanze chimiche - sottolinea il Wwf - riteniamo indispensabile che venga approvato un testo in cui sia chiaro e netto il principio di sostituzione delle sostanze più pericolose, e la progressiva eliminazione di quelle per le quali è già disponibile un'alternativa".
Ambientalismo ed economia. L'organizzazione per la tutela della natura si appella anche al governo italiano, ponendo l'accento sulla necessità di un'azione che non ha solo fondamenti ambientalisti ma anche economici, poiché investire sulla ricerca ecologica significa anche investire in innovazione: "Il principio stabilito dall'Ue dovrà poi essere recepito dal Consiglio dei Ministri e il Wwf si augura che il governo italiano giochi un ruolo positivo in tal senso, dal momento che l'industria italiana non potrà che trarre vantaggi da una forte spinta all'innovazione".

Animali in pericolo a causa dell'inquinamento

L’estinzione degli animali non è dovuta solo alla caccia (che è un problema portatosi avanti da centinaia di anni), ma anche all’inquinamento.
Ci sono tanti tipi di inquinamento che fanno scomparire gli animali e qui sono
elencati i più importanti :
-         inquinamento atmosferico
-         effetto serra
-         inquinamento idrico
-         inquinamento luminoso
-         inquinamento elettromagnetico (provocato da cellulari, ripetitori ecc…)
-         inquinamento chimico
Tutti questi tipi di inquinamento stanno sconvolgendo la vita di quasi tutti gli animali mettendo a grave rischio la loro esistenza, anzi gli animali sono messi più in pericolo da ciò che dalla caccia che compie l’uomo da moltissimi anni.
Un dato che ci fa capire l’estinzione degli animali è stato l’improvvisa mancanza di passeri, un esempio è la Gran Bretagna dove nel 1970 si erano registrate 12milioni di coppie di passeri, mentre nel 2007 la quota è scesa a 6 milioni, quindi quasi la metà. Il dato più sconcertante è stato ricavato in Irlanda con la diminuzione del 95% di questa magnifica specie. Ciò sta portando l’ aumentare degli insetti che distruggono molte culture, i pesticidi ormai sembrano che non facciano più nulla, gli insetti si sono abituati a tutti i veleni. Si è rotto un importante equilibrio. Un altro problema è la mancanza di api. Molti sostengono che è a causa dei cellulari e dell’inquinamento elettromagnetico, ma la spiegazione più plausibile è che non ci sono più mezze stagioni, il clima è cambiato di 1,8°C.  Dal 1900 al 1995, così le api si sono trovate scombussolate, non hanno più il calendario regolare di una volta, inoltre impollinano fiori e molti fiori sono impregni di sostanze chimiche per farli crescere di più e renderli immune dagli insetti e quindi anche dalle api… In molte zone dell’Europa questo importantissimo e bellissimo insetto è scomparso tra il 20% e il 50%. In Italia si stima intorno ai 30%-40%. Gli scienziati dicono che l’uomo senza le api non avrà più di 4 anni di vita e quindi anche la specie umana si estinguerebbe. Ma non è finita: a causa dell’inquinamento marino, e dell’effetto serra i mari più freschi come i mari Europei stanno diventando tropicali, portando molti  pesci migratori come squali, moltissimi pesci in branchi e soprattutto le balene ad arenarsi su molte coste Europee, perché si aspettavano un clima freddo e invece si sono trovati un clima caldo che è mutato di poco dall’ ambiente da cui venivano. Ma non solo le balene stanno scomparendo a causa di ciò, stanno scomparendo moltissimi altri pesci come aringhe, merluzzi ecc… che finiscono sulle nostre tavole. L’eccessiva pesca avvenuta negli anni ’90 e il nostro odierno inquinamento stanno distruggendo un equilibrio importantissimo. A causa dell’effetto serra e della mancanza di acqua si stima che in Africa i Leoni siano diminuiti del 15%, facendo aumentare così i roditori che distruggono le foreste.  Non solo questi animali sono in pericolo nel mondo, perché tutti gli animali sono in pericolo, molte specie sono quasi sul punto di non ritorno. E quindi si sta rompendo un equilibrio importantissimo per tutti gli esseri viventi del pianeta Terra, provocando l’ estinzione di moltissime specie e lo scombussolamento dell’ ecosistema. L’uomo come tutti gli animali ne fa parte di questo ecosistema, e prima o poi si troverà anche lui a soccombere sotto le sue stesse mani.  Molti scienziati dicono che l’uomo è sul punto di non ritorno, e se l’uomo cessasse tutte le cose che sta facendo, specialmente l’inquinamento si troverebbe ugualmente sul punto di estinguersi come tutti gli animali. E’ come se si avesse dato un calcio a un pallone e non c’è nessuno che lo può fermare perché il pallone va fino alla fine che si ferma, e quando il “ pallone” si fermerà sarà veramente troppo tardi, tardi di circa 150 mila anni, se non milioni dicono gli scienziati. Quindi questo per far capire che anche se l’uomo la smettesse di fare quello che sta facendo non ci sarebbe più soluzione e le cose riprenderanno ad avere equilibrio da più di 1 milione di anni, con nuove specie e nuovi equilibri.  Questi dati non sono frutto dell’ immaginazione di scienziati pazzi o pessimisti, ma frutto di scienziati con anni di carriera e a mio parere pure troppo ottimisti.  Quindi ora la situazione è in mano alla gente, cosa fare? Ci sarà mai una soluzione? Oppure si darà l’irrazionale spiegazione che provvederà Dio? Il problema ce lo siamo creati e ora ne paghiamo le spese, purtroppo però ne paga tutta la Terra.

giovedì 19 gennaio 2012

Nel Pacifico l'Isola della spazzatura per l'80 per cento formata di plastica

Lo chiamano Pacific Trash Vortex, il vortice di spazzatura dell'Oceano Pacifico, ha un diametro di circa 2500 chilometri è profondo 30 metri ed è composto per l'80% da plastica e il resto da altri rifiuti che giungono da ogni dove. "E' come se fosse un'immensa isola nel mezzo dell'Oceano Pacifico composta da spazzatura anziché rocce. Nelle ultime settimane la densità di tale materiale ha raggiunto un tale valore che il peso complessiva di questa "isola" di rifiuti raggiunge i 3,5 milioni di tonnellate", spiega Chris Parry del California Coastal Commission di San Francisco, che è da poco tornato da un sopralluogo.
Questa incredibile e poco conosciuta discarica si è formata a partire dagli anni Cinquanta, in seguito all'esistenza della North Pacific Subtropical Gyre, una lenta corrente oceanica che si muove in senso orario a spirale, prodotta da un sistema di correnti ad alta pressione. L'area è una specie di deserto oceanico, dove la vita è ridotta solo a pochi grandi mammiferi o pesci.
Per la mancanza di vita questa superficie oceanica è pochissimo frequentata da pescherecci e assai raramente è attraversata anche da altre imbarcazioni. Ed è per questo che è poco conosciuta ai più. Ma proprio a causa di quel vortice l'area si è riempita di plastica al punto da essere considerata una vera e propria isola galleggiante. Il materiale poi, talvolta, finisce al di fuori di tale vortice per terminare la propria vita su alcune spiagge delle Isole Hawaii o addirittura su quelle della California.
In alcuni casi la quantità di plastica che si arena su tali spiagge è tale che si rende necessario un intervento per ripulirle, in quanto si formano veri e propri strati spessi anche 3 metri. La maggior parte della plastica giunge dai continenti, circa l'80%, solo il resto proviene da navi private o commerciali e da navi pescherecce.
Nel mondo vengono prodotti circa 100 miliardi di chilogrammi all'anno di plastica, dei quali, grosso modo, il 10% finisce in mare. Il 70% di questa plastica poi, finirà sul fondo degli oceani danneggiando la vita dei fondali. Il resto continua a galleggiare.
La maggior parte di questa plastica è poco biodegradabile e finisce per sminuzzarsi in particelle piccolissime che poi finiscono nello stomaco di molti animali marini portandoli alla loro morte. Quella che rimane si decomporrà solo tra centinaia di anni, provocando da qui ad allora danni alla vita marina.

mercoledì 4 gennaio 2012

Tessuti naturali: quali i vantaggi?

I vestiti che indossiamo oltre a permetterci di esprimere i molteplici lati di noi stessi in contesti sociali differenti, ricoprono la funzione base di proteggerci dal freddo, dal caldo e da possibili contaminazioni batteriche.
Fibre naturali o sintetiche? Animali o vegetali? Sono tante le scelte che deve affrontare il consumatore quando entra in un negozio di vestiti;
e poiché il materiale e la provenienza dei capi non sempre sono segnalati come prevede la legge, per realizzare un acquisto consapevole bisogna fare ordine nella giungla delle informazioni reperibili.
Dopo il cibo, l’abbigliamento è ciò con cui entriamo più a stretto contatto nella vita quotidiana; i tessuti, attraverso la pelle, rilasciano nel nostro corpo le particelle chimiche derivanti dai trattamenti industriali subiti.
La natura mette a disposizione molte materie prime che possono trasformarsi in meravigliosi tessuti con differenti caratteristiche: dalle più comuni come cotone, lino e lana, alle meno conosciute quali canapa e kapok; dalle stoffe più pregiate come cachemire e seta, a quelle più esotiche come la fibra di bambù.
Nonostante l’ampia offerta naturale il consumo di fibre sintetiche continua ad aumentare a causa del basso costo di commercializzazione, ma ci sono degli svantaggi nell’indossare usualmente abbigliamento sintetico.
Le fibre sintetiche, non permettendo la circolazione dell’aria e l’evaporazione del sudore, non lasciano “respirare la pelle”; dal punto di vista igienico un ambiente umido crea le condizioni per la proliferazione batterica. Per questo motivo gli indumenti sintetici devono essere lavati più spesso  ed è facile che le pelli più sensibili possano sviluppare allergie ai poliesteri come nylon ed acrilico.
Anche dal punto di vista strettamente tecnico i tessuti sintetici esposti ad un numero elevato di lavaggi sono soggetti ad  usura maggiore, oltre ad essere per la loro struttura chimica meno resistenti all’acqua calda. Con l’acquisto di un “vestito naturale” il consumatore potrà vestirsi con un capo resistente da poter usare negli anni e potrà sostenere direttamente le economie di produzione che rispettano il nostro corpo e l’ambiente.



La salvaguardia del patrimonio forestale

Quanto vale un bosco? Rappresenta solo il legname che è possibile ricavarne oppure porta con sé altri valori? A conclusione dell’anno internazionale per le foreste abbiamo una visione decisamente più chiara sull’argomento. Il valore delle foreste va ben oltre la semplice produzione di legname e di biomassa per il riscaldamento e la produzione di energia.
Delle foreste oggi viene studiata e valutata la capacità di fornire una grande varietà di beni e servizi che influenzano l’intero ecosistema: la salvaguardia della biodiversità, la  cattura di CO2, la regolazione delle risorse idriche, il contenimento dell’erosione, l’infiltrazione delle acque e la funzione di ritenzione.
Aumentare dunque la superficie forestale, e proteggere quella esistente, rappresenta per l’intero pianeta l’opportunità più naturale attraverso la quale creare valore in ultima analisi anche economico. E’  proprio questo che mette in luce la Conferenza “Le risorse forestali nazionali e i servizi ecosistemici. Il ruolo delle Istituzioni”, organizzata dall’ISPRA tenutasi a Roma lo  scorso 6 dicembre.
In Italia, ad esempio, è stato calcolato, sarebbero disponibili circa 9,5 milioni di ettari, quasi un terzo del territorio nazionale, per interventi di riforestazione che avrebbero il vantaggio di mettere in sicurezza il territorio contribuendo a frenare l’erosione dei suoli.
Solo 1 di questi potrebbe essere, infatti, destinato alla creazione di grandi  foreste chiuse; gli altri 8,5 sarebbero costituiti da tante piccole aree verdi sparse sul territorio nazionale e integrate in altre destinazioni d’uso del territorio, comprese quelle agricole, urbana e industriale.
Al contrario, ci ricordano gli esperti dell’Ispra presenti al convegno, “la trasformazione delle aree naturali in parcheggi e centri commerciali non fa altro che rallentare o impedire il ruscellamento delle piogge il cui deflusso viene accelerato e gli effetti diventano a volte distruttivi.
Anche a livello di riduzione dell’inquinamento atmosferico le foreste italiane giocano un ruolo chiave, immagazzinando una quantità di carbonio pari a quella che viene emessa in atmosfera in 9 anni dal nostro Paese. Al prezzo attuale d’una tonnellata di anidride carbonica sul mercato delle quote europee delle emissioni di gas-serra (circa 8 euro), la capacità fissativa delle foreste italiane avrebbe un valore di circa 520 milioni di euro l’anno.
Se non bastassero i dati economici a giustificare la necessità di un’azione urgente, ci sono da considerare anche aspetti culturali come la memoria “boschiva” profonda  presente in ciascuno di noi, ed il legame tra il godimento di boschi e foreste e il benessere individuale e culturale.
E benché la misurazione economica dei servizi culturali e di ricreazione risulta difficile, rappresenta il tentativo di assegnare un peso ad aspetti importanti per la nostra vita e per il nostro futuro, al fine di renderli tangibili a noi stessi e alle istituzioni.

Ecologia urbana: ripensare al modello per tutelare l’eco-sistema

Vi siete mai fermati a pensare alla forma che stanno prendendo le nostre città e a quanto il loro sviluppo possa essere determinante per la vita del nostro eco-sistema?
Probabilmente non siamo molto abituati a fare questo tipo di considerazioni. Ma secondo la ricerca “Time for a change: dynamic urban ecology”, pubblicata da Trends in Ecology & Evolution, le città contemporanee si stanno espandendo molto rapidamente e soprattutto in un modo spazialmente complesso e non sempre lineare.
Scopo del presente studio è quello di fornire «gli elementi essenziali di un nuovo quadro per l’ecologia urbana, che integra le caratteristiche dell’urbanizzazione contemporanea e consente così agli ecologisti di capire e intervenire nella pianificazione e nella gestione delle città», secondo le parole degli autori.
I ricercatori, infatti, ritengono che gli attuali modelli utilizzati dagli ambientalisti per valutare l’urbanizzazione guardano a questo problema in un modo «piuttosto semplificato», utilizzando ampie categorie come urbano, suburbano e rurale.
Mentre in passato le città sono cresciute lentamente ma in modo abbastanza “compatto” e secondo un modello definito ad “anelli progressivi”, ora le nostre metropoli prendono dimensioni sempre più ampie ma disperse, diventando «[…] tentacolari, in configurazioni simili a tele di ragni sulle grandi distanze, e incorporano frammenti di terreni con altri usi in un paesaggio in rapido cambiamento».
Da un punto di vista ecologico, questo tipo di espansione crea degli impatti negativi al nostro eco-sistema, causando la frammentazione e la perdita su larga scala degli habitat naturali e semi-naturali.
In Paesi come Usa ed Australia, ad esempio, l’urbanizzazione attualmente è uno dei principali fattori di perdita della biodiversità.
Uno stimolo di riflessione per gli ambientalisti "una prospettiva temporale, che consideri la frammentazione, l’uso del territorio e la storia, può fornire una conoscenza delle condizioni ambientali e dei residui valori di conservazione e, quindi, essere utilizzata per stabilire le priorità di intervento e di conservazione. Priorità che potrebbero essere, ad esempio, assegnate ai resti significativi rimasti sui territori che sono stati recentemente frammentati".

Lazio ai primi posti dell’economia verde italiana

Il Lazio, con le sue 30.240 imprese che tra il 2008 e il 2010 hanno investito in prodotti e tecnologie green, è al terzo posto nella graduatoria italiana solo dopo la Lombardia e il Veneto. Questo quanto rileva il rapporto Green Italy 2011, presentato pochi giorni fa da Unioncamere a Milano, e testimone del salto in avanti di tutta l'economia verde del nostro Paese.
Il rapporto mette in evidenza, infatti, che è l'intero tessuto economico italiano a muoversi seguendo un "filo verde" che attraversa e innova non solo i comparti tradizionalmente ambientali – come per esempio il risparmio energetico, le fonti rinnovabili o il riciclo dei rifiuti – ma anche i settori più maturi della nostra economia, perché la peculiarità della green economy italiana sta proprio nella riconversione in chiave ecosostenibile dei comparti tradizionali dell’industria italiana di punta.
Sembra essere in atto una vera rivoluzione verde: il 23,9% delle imprese italiane hanno investito in prodotti e tecnologie green e il 38% delle assunzioni programmate per l’anno in corso è per figure professionali legate alla sostenibilità. 
Altro dato positivo è che quest'onda di cambiamento attraversa il Paese da nord a sud, tanto che le prime dieci posizioni della classifica regionale per diffusione delle imprese che investono in tecnologie green, sono occupate equamente da cinque regioni settentrionali e cinque meridionali.
Claudio Gagliardi, segretario generale Unioncamere, nel suo contributo alla presentazione del rapporto Green Italy 2011, mette in evidenza come il modello italiano di green economy non sia frutto di politiche pubbliche ma il risultato di un processo bottom-up. Un processo  guidato da 6 milioni di imprese e fondato sia sullo sviluppo di settori alternativi "classici" che sulla rivitalizzazione dell'offerta economica legata al territorio e ai saperi delle PMI. La strada verde dell’industria italiana, a cui il rapporto Green Italy ha dato voce, è il “racconto collettivo” delle tante imprese protagoniste, spesso inconsapevoli, di questa riconversione "silenziosa".
Sempre Gagliardi ci offre un approfondimento nella lettura di quanto è accaduto, nei vari settori produttivi:
Conciario - Dall'emergenza ambientale all'efficienza: il 95% delle acque utilizzate nel processo viene depurato, mentre il 75% dei rifiuti viene riutilizzato all‟interno dello stesso ciclo conciario o in altre filiere.
Cartario - Ha ridotto di un terzo i consumi energetici, mentre il macero del riciclato rappresenta la prima fonte di fibre per i prodotti cartari italiani, con una percentuale del 50% sul totale delle materie prime utilizzate.
Legno e arredo - Forte crescita delle certificazioni forestali che riguardano l‟origine stessa dei prodotti in legno e sviluppo di innovazioni nel segno della sostenibilità in tutte le fasi della filiera.
Agricoltura - Boom del biologico in Italia: ottava al mondo per superficie bio e seconda in UE, maggior esportatore mondiale di prodotti bio, prima in UE per n° di imprese agricole che hanno scelto il metodo biologico.

Per approfondire: www.unioncamere.gov.it

Carta d’identità per i pini di Villa Borghese

Un check up completo per i 600 pini ultracentenari di Villa Borghese.
Questo prevede il piano deciso, e già avviato, dall’Assessorato all’Ambiente del Comune di Roma per salvaguardare gli alberi ultracentenari e garantire la sicurezza dei visitatori del famoso parco cittadino.
Ogni pino verrà “visitato” e analizzato da forestali “tree-climbers” in 30 punti diversi, dal bulbo ai rami più alti, attraverso l’impiego di uno speciale strumento che misura la densità del legno.
Al termine dei controlli ogni albero avrà la sua carta d’identità, con il numero di serie, età, circonferenza, localizzazione sul territorio e annotazioni sanitarie.
Tutte queste informazioni faranno parte dell'anagrafe delle circa 8000 piante di Villa Borghese e saranno utilizzate per stilare una graduatoria di intervento e di manutenzione.

Città italiane e nuove insicurezze urbane

L’insicurezza urbana? Non è solo quella legata alla microcriminalità o alla percezione del  rischio, ma è anche quella che viviamo in modo inconsapevole e che riguarda la vivibilità e la salute delle città, dallo smog, al traffico, ai  rifiuti, agli sprechi d’acqua, alle industrie e alle abitazioni a rischio.
I risultati del 18esimo Rapporto Ecosistema Urbano, l’annuale ricerca di Legambiente e dell’Istituto di Ricerche Ambiente Italia, presentati lo scorso ottobre, hanno messo in evidenza proprio questo tipo di insicurezze, di cui si parla troppo poco.
La ricerca, che ha interessato 104 città suddivise in 3 fasce in base alla loro popolosità, mette in evidenza uno scenario decisamente preoccupante e rivela che, una delle prime emergenze ambientali delle città italiane capoluogo di provincia, è quella dello smog.
Sono ancora molti i casi in cui le concentrazioni di sostanze tossiche nell'aria continuano a superare le soglie considerate pericolose per la salute umana. In particolare in circa 50 città, infatti, si rileva la presenza di aree critiche per le concentrazioni da biossido di azoto, e in  6 quelle delle polveri sottili.
Per quel che riguarda il problema della dispersione idrica sono 12 le città che continuano ad avere perdite idriche superiori al 50% (Siracusa, L’Aquila, Potenza, Catania, Grosseto, Avellino, Pescara, Trieste, Latina, Campobasso, Gorizia e  Cosenza), mentre negli altri capoluoghi le percentuali variano dall’11% di Milano al 73% di Cosenza.
Questione rifiuti: in una situazione di stallo generale, alcuni centri fanno lievi progressi, posizionandosi ai primi posti della classifica in termini di qualità urbana. È il caso del Nord est (Venezia, Bolzano, Belluno), a cui però si contrappone il caso della Sicilia che precipita in fondo alle graduatorie, sia che si parli di  grandi capoluoghi come Palermo, Messina e Catania, che di città medie come Siracusa.
La nuova impostazione della ricerca non rende possibile un confronto diretto con gli anni precedenti, ma consente di avere una fotografia sicuramente più equilibrata rispetto al passato.
Ecco allora che per le grandi città troviamo al primo posto di vivibilità Venezia, per le medie città conquista la vetta Bolzano, mentre la regina dei piccoli centri è Belluno.

Per approfondimenti: www.legambiente.it

Riscaldamenti: consigli utili per risparmiare

D’estate, quando ci basta una t-shirt ed un paio di sandali non è molto difficile essere ecologisti e risparmiare sui consumi casalinghi.
In vista dell’inverno la questione cambia molto e i riscaldamenti iniziano ad assorbire la maggior parte dei consumi domestici. 
Possiamo fare molto per risparmiare energia senza sentire freddo!

Ecco alcuni consigli:
- Tenere una stanza a una temperatura inferiore di 1° permette un risparmio energetico del 6%. Indossiamo un maglione caldo ed evitiamo di alzare il riscaldamento.
- La notte la temperatura può diminuire di 5°. Teniamo chiuse le porte degli ambienti più freddi.
- Ogni ambiente ha la sua temperatura ideale: le camere da letto intorno ai 16°, la sala da pranzo, il salotto e la camera dei bambini tra i 18° e i 21°. Il bagno può essere caldo solo al mattino e la sera. Riscaldiamo a temperature differenti le singole stanze. Con termostati elettronici possiamo controllare le temperature e con apposite valvole montate sui termosifoni possiamo gestirne l'afflusso di acqua calda.
- Arieggiare bene, ma velocemente, i locali: più volte al giorno a finestre spalancate e per pochi minuti. Avremo aria sempre fresca, ma pareti e pavimento caldi.
- Non coprire i termosifoni.
- Finestre e porte isolate male possono causare importanti perdite di calore: utilizziamo paraspifferi o guarnizioni isolanti per migliorarne la chiusura.
- Le persiane aiutano a mantenere il calore. Chiudiamole sempre nelle ore notturne.

Impronta idrica: usare l’acqua consapevolmente

Le pratiche quotidiane di risparmio idrico sono semplici da ricordare e da concepire; azioni come chiudere l’acqua quando non è necessaria, sono entrate a far parte della nostra educazione al non spreco.  Ogni persona nel suo (grande) piccolo ha modo di controllare tutti gli sprechi nelle azioni quotidiane.
Esistono però altre azioni, magari meno visibili, ma che determinano in maniera significativa l’ammontare del nostro consumo di acqua. Acquistare un capo di abbigliamento porta con sé, attraverso la tecnica di produzione, la quantità d’acqua necessaria affinché il capo venga prodotto ed arrivi sui banchi dei negozi.
A monitorare la quantità di acqua utilizzata sul nostro pianeta ci pensa il Water Footprint, ovvero “impronta idrica”: uno studio a livello mondiale che raccoglie ed analizza i tanti usi (e gli sprechi) dell’acqua.
Grazie a questo strumento è possibile conoscere precisamente la quantità d’acqua necessaria a produrre la nostra automobile, il nostro frigorifero o i nostri pantaloni.
Risparmiare acqua, quindi, non significa soltanto fare attenzione quando innaffiamo o ci laviamo. Oltre alla rete idrica pubblica, anche l’industria, l’agricoltura e il turismo sono fra i principali consumatori di acqua. Uno dei settori più “idro-dipendenti”, ad esempio, è la produzione di energia elettrica in quanto arriva a consumare il 44% sul totale dell’acqua consumata a livello mondiale.
Sempre più numerose sono le prove scientifiche che sottolineano il legame tra i cambiamenti climatici e la disponibilità di risorse idriche.
L’importanza di queste evidenze esprime l’urgenza, a livello sistemico, di favorire un uso quanto più possibile “cosciente” delle risorse idriche.
In tal senso ci fanno ben sperare i risultati di un nuovo studio relativo al risparmio idrico dell’UE: la quantità d’acqua utilizzata in Europa potrebbe essere ridotta anche del 40% grazie a nuove tecnologie per il risparmio idrico nell’industria, a migliori tecniche di irrigazione e, chiaramente, alla riduzione degli sprechi domestici. Secondo la relazione, l’acqua utilizzata a fini personali potrebbe  essere quasi dimezzata, da una media attuale di 150 litri a 80 litri al giorno.
Secondo l’ente Europeo IPCC, esperto di cambiamento climatico, negli ultimi 30 anni almeno il 17% del territorio europeo e l’11% della sua popolazione sono stati colpiti da carenza idrica, e l’accelerazione del cambiamento climatico accentuerà questa tendenza.
Pensare all’intero ciclo di vita dei prodotti che compriamo significa anche essere consapevoli della quantità di acqua reale che è stata necessaria per produrli, utilizzarli e smaltirli.
Se non troviamo metodi innovativi per utilizzarla al meglio, l’acqua è destinata a diventare “il nuovo petrolio”, con la differenza che guidare un’auto non è essenziale alla sopravvivenza, mentre bere acqua lo è; considerazione questa che ci aiuta a dare il giusto valore alle cose.

Per approfondimenti: www.waterfootprint.org

domenica 20 novembre 2011

Inquinamento acustico: incidenza inferiore solo a quello dell’aria

L’inquinamento acustico ha un’incidenza inferiore solo a quello dell’aria. Si tratta di una questione da non sottovalutare e che viene determinata da diversi fattori. A provocare rumori fastidiosi non sono soltanto le automobili, ma anche le ferrovie, gli aeroporti, le sirene delle ambulanze, i lavori eseguiti nelle strade. Un problema che riguarda tutte le città in Europa. A far riflettere sulla questione sono alcuni dati che sono stati messi in evidenza dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Viene sottolineato soprattutto il fatto che l’inquinamento acustico provoca gravi problemi di salute.
Si è calcolato che a causa dell’inquinamento acustico sono stati persi circa 1 milione di anni di vita. Una misura che ci dà l’idea di come sia importante riuscire a limitare i danni di questa forma di inquinamento. L’inquinamento acustico può essere considerato un vero e proprio nemico invisibile, in grado di causare difficoltà di apprendimento, acufeni, pressione alta e disturbi cardiovascolari. I rumori possono non rendere facile il riposo e il sonno.
Riguardo all’inquinamento acustico esistono una specifica normativa e delle sanzioni previste dalla legge. È essenziale applicare queste normative, effettuando degli appositi controlli, in modo da determinare un impatto ambientale ridotto anche da questo punto di vista. Potremmo fare rientrare tutto ciò nella definizione e nelle regole per vivere a impatto zero.
L’inquinamento acustico costituisce un aspetto rilevante della sostenibilità ambientale, nei confronti della quale occorre rivolgere il nostro impegno collettivo ecoresponsabile.