martedì 30 dicembre 2014

Let it Lok: The power of Lok

Carissimi lettori, come è noto ci si sta appropinquando ad accogliere l’anno che verrà, organizzando super-cenoni, prenotando ticket per super-balere, acquistando abiti super rossi per super feste e mentre tutti si avvicendano impavidi nei super preparativi, io, da buona “outsider”, mi rifugio nel mio isolotto “capsott” per far si che la vocina dentro di me, attraverso le mie mani e queste parole, racconti il mio 2014.
Questo che va concludendosi, per me, è stato l’anno di tantissime prove fisiche, sentimentali e intellettuali, alcune superate a pieni voti, altre un po’ zoppicando, o probabilmente non ancora superate, ma tutte sicuramente affrontate con tutta me stessa, in perfetta congiunzione di corpo, mente e anima. È stata l’annata dello tsunami, che mi ha sconvolto e tramutata dalla testa ai piedi, innalzandomi prima sull’apice della felicità, gettandomi poi nello sconforto della buia malinconia. E questo non mi rattrista, perché la vita è dinamicità ed è impossibile stare sempre perfettamente in equilibrio sulla cresta dell’onda. Ora non ho più paura, non temo la tristezza, né il dolore, perché ho capito che la forza primordiale racchiusa in ognuno di noi, emerge nella sua forma più pura e travolgente solo quando si annega: è in quel momento che tutta l’energia vitale ti assale, per renderti un essere nuovo,  rigenerato e imbattibile. Dunque questo tsunami mi ha insegnato tantissimo e in vista dell’arrivo di nuovo anno mi piacerebbe condividere con voi almeno 10 lezioni che ho imparato in questi 365 giorni di alti e bassi, affinché possiate affrontare l’anno che verrà da una prospettiva alternativa e a mio avviso, più interessante. Buona lettura!
Lezione n.1
Date il benvenuto ad ogni mattino nel modo più piacevole e gradevole che ci sia: prima di immergervi nello stress del tran-tran quotidiano, dedicatevi un po’ di tempo, coccolatevi, fate qualcosa che vi  piace tanto, una tisana calda, una passeggiata al parco, una doccia fresca, un po' di yoga, ciò che più desiderate. Iniziando la giornata già “in ritardo”, correndo affannosamente, vi siete già predisposti negativamente a tutto ciò che vi aspetta, e quindi finirete per non sopportare tutto ciò che fate, lamentarvi, piangervi addosso, e così via. L’alternativa è far affluire tutta l’energia a vostra disposizione e trovare la carica adatta  per essere brillanti e smaglianti.
Come mai la domenica o il sabato sono i giorni preferiti dalla maggior parte della gente? Elementare: sono le giornate in cui possiamo concedere a noi stessi tutti i piaceri che vogliamo, rilassarci, prendercela con comodo. E allora se iniziate a dedicarvi del tempo, delle “cure”, delle attenzioni  ogni mattina, prima di immettervi nel caotico mondo circostante, vi accorgerete che la settimana non sarà più un inferno, ma ogni giorno sarà delizioso quanto un week-end!
Lezione n.2
Ogni persona che incontri lungo la tua strada è un libro da sfogliare e leggere: non fermarti alle apparenze! Ogni singolo atteggiamento ha il suo perché, ogni cattiveria, ogni parola sconveniente, ogni risposta aggressiva nasce da un moto interiore, sepolto o conosciuto. Non sentirti ferito nell’orgoglio, piuttosto allarga la tua mente, e cerca di penetrare nel mondo di chi ti sta accanto: tutti abbiamo combattuto la nostra battaglia, e tutti ne portiamo le cicatrici in cuore. Non sarà la rabbia a curarle, bensì la comprensione e la compassione.
Lezione n.3
Se senti l’amore sgorgarti dalle vene, vivilo! Non chiederti perché, non interrogarti sulla durata, sui rischi, sulle difficoltà; non aver paura di non essere ricambiato, o di essere abbandonato. Quando un sentimento lo avverti nel profondo è autentico, e non necessita di sicurezze, né di compromessi, né di timori, né di parole come orgoglio o dignità. Sarà l’amore a trasportarti sul sentiero della bellezza e della gioia! In tutti casi , e comunque vada, anche se ti ritrovi nudo e senza nessuno né niente,  la felicità di aver amato  incondizionatamente e totalmente riempirà il tuo cuore.
Lezione n.4
Non abbiate paura! Il mio ex professore di inglese ripeteva quotidianamente: “The only thing you have to fear, is fear itself.” Acquisite la consapevolezza che ogni vostro singolo pensiero è, consciamente o inconsciamente condizionato da una vostra paura. Individuatela e sradicatela, solo allora sarete liberi di fare tutto e pronti a qualsiasi sorpresa vi riservi l’esistenza. Se non avete il coraggio di scrollarvi le vostre ansie di dosso, non vi resta che accontentarvi di un’esistenza misera.
Lezione n.5
Impara a leggere la realtà semplicemente per quella che è, senza complicazioni, né sfumature recepite dal mondo che hai dentro di tè. La realtà è una, non lasciare che la tua mente ne inventi una parallela più difficile e meno estatica. Goditela così com’è,  nel bene e nel male!
Lezione n.6
Guadagni per vivere o vivi per guadagnare? Fa sì che il denaro non sia la stella cometa che guidi la rotta della tua vita, bensì uno strumento accessorio che ti consenta di usufruire di agi e comodità. Non essere ossessionato dal denaro, né dalla sua ricerca, altrimenti finirai per mancare la vita, ostinandoti ad accumularne sempre più e a preservarlo per il futuro.
Lezione n.7
Invece che piangere e deprimervi per ciò che non potete ottenere  vi conviene esultare e gioire per tutto ciò che già avete conquistato: non ci si accontenta mai, si pretende sempre di più. Certo questo naturalmente è stimolante quando porta a crescere e a migliorarsi , ma è distruttivo quando comporta tristezza, angoscia, senso di fallimento e di vuoto. Quindi guardatevi attorno, ma soprattutto dentro, e siate grati a voi stessi e all’esistenza per avervi reso così ricchi e pieni!
Lezione n.8
Fai amicizia con te stesso, conosciti, indagati: esplora il mondo che è dentro di te, non evitarlo! Solo conoscendoti potrai capire, riconoscere e assorbire tutte le sette lezioni precedenti.
Lezione n.9
“ Chi vuol esser lieto sia, del doman non v’è certezza!” recitavano dei versi di una ballata scritta da Lorenzo Il Magnifico. E come dargli torto? È ora che tu scelga per te stesso la strada della felicità, della totalità, ascoltando il tuo cuore, il tuo spirito! Ora o mai più!Non ti dico di sopprimere la tristezza, perché questa è parte naturale dell’esistenza; ti suggerisco piuttosto di abbandonare la strada della non-vita, e di sentirti felicemente vivo in ogni singola esperienza, persino nella più dolorosa che ci sia. Anche le lacrime sono il succo della vita: non dimenticare che si piange anche di gioia!
Lezione n.10
Meglio morire e poi rinascere, che non fingere di essere vivi, e stentare come zombie! Evviva la vita: sempre e comunque!

Questi sono i consigli di Filomena Lok per accogliere il 2015, in maniera realmente diversa, con un pizzico in più di consapevolezza, amore e gratitudine! Spero vi ritornino utili!
Carissimi fan, auguro a tutti voi un anno prosperoso, gioioso e scintillante!!!
Filomena "Lok" Locantore

martedì 16 dicembre 2014

Il soffio dei ricordi a Cosenza

Il Soffio dei ricordi di Antonella Monaco ci ha portato a Cosenza!
Sabato 13 dicembre, presso la libreria Ubik di Cosenza, Magic BlueRay ha presentato il libro Il soffio dei ricordi di Antonella Monaco alla presenza di numerose persone che hanno scaldato con la loro presenza e con il loro affetto un'atmosfera già carica di emozioni. Gli scrittori Dario Amadei e Flavio Nimpo hanno egregiamente presentato il libro sottolineandone le qualità stilistiche (una scrittura lineare, semplice, diretta, carica di immagini) ed empatiche (il viaggio tra i ricordi e il viaggio per realizzare i sogni in cui si crede, il passato, il presente e il futuro sono alcuni degli elementi cardini di questo romanzo che accompagnano il lettore dalla prima all'ultima pagina inserendolo in un contesto magico ed evocativo). Una storia d'amore, un romanzo di formazione che può legare una lettrice avanti con l'età perché rivive la sua giovinezza tra i ricordi della protagonista e una lettrice giovane perché sogna per lei la stessa storia d'amore di Esmeralda.
Sempre durante la serata, le letture dell'attore Franco Monaco hanno avvolto la sala di magia e l'intervento della scrittrice Antonella Monaco ha regalato ai presenti sensazioni davvero uniche.
Un invito alla lettura, il nostro, che sappiamo vi condurrà lontano, molto lontano...

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martedì 9 dicembre 2014

piulibri2014 visto da Magic BlueRay

Intensi e divertenti i giorni trascorsi a Più libri Più liberi 2014. Presentazioni, musica, degustazioni, sorprese e naturalmente libri, tanti libri che hanno riempito le vite dei lettori che sono venuti al Palazzo dei Congressi. Magic BlueRay ha fermato, nelle sue foto, alcuni dei volti della Fiera e naturalmente non potevano mancare alcuni momenti allo Stand T27 di Graphofeel Edizioni dove abbiamo vissuto un'esperienza davvero speciale.
Per vedere l'album Facce da Fiera clicca qui
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Fornelli metafisici a piulibri2014

E le luci di Più libri più liberi si sono spente non prima che lo Stand T27 di Laura Pacelli ci ha deliziato con Fornelli Metafisici, Graphofeel edizioni di Laura Bonelli che ha firmato le copie per i lettori tra degustazioni e sorprese...
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lunedì 8 dicembre 2014

Un Buddha in giardino a piulibri14

Lo Stand T27 di Laura Pacelli non smette di stupirci e di regalarci dei bei momenti culturali curati nei minimi dettagli e così quello di ieri, 7 dicembre, è stato un delizioso pomeriggio a Più libri più liberi in compagnia dello scrittore Franco Roselli che ha firmato le copie del suo libro Un Buddha in giardino, Graphofeel edizioni, accompagnato dalle incantevoli note della bravissima Annalisa Baldi.

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sabato 6 dicembre 2014

Il romanzo storico a Piùlibri14

La Sala Corallo gremita per l'incontro letterario "Cogito ergo scrivo: il romanzo storico" a Più libri più liberi  a cura di Graphofeel edizioni di Laura Pacelli

Un momento culturale di altissimo livello con gli scrittori Roberto Fiorentini e il suo libro Le Chaijm, Stella Stollo e il suo libro I delitti della primavera, entrambi Graphofeel Edizioni, presentato dall'incontenibile Dario Amadei e con gli interessanti interventi della prof.ssa Simona Foà e della prof.ssa Francesca Vannucchi. Il tutto in un'atmosfera magica grazie agli interventi musicali della bravissima Giovanna Micaglio!!!

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venerdì 5 dicembre 2014

E' arrivato Johnny!!!

Ieri, 4 dicembre, alla Fiera Più libri Più liberi 2014, è stato presentato "Libri e ciambelle per Johnny" di Giovanna Micaglio, Graphofeel Edizioni.
Questo meraviglioso libro non poteva che essere figlio di Giovanna Micaglio, Responsabile della Biblioteca Renato Nicolini di Roma, che da anni si dedica con passione alla realizzazione di "libri a portata di mano" e che ha ben saldo il concetto di "inclusività", un termine molto utilizzato ma a volte poco praticato.
Johnny è un dolcissimo criceto, amico dei bambini, che ama mangiare ciambelle ma anche leggere!!! 
Il libro ha il testo tradotto in PCS (picture communication symbols), una forma di scrittura in simboli utilizzata per comunicare con bambini che hanno varie forme di disabilità psichica e cognitiva.
Forti emozioni e momenti di divertimento con i bambini della scuola Peter Pan hanno caratterizzato la presentazione, a cura delle Biblioteche di Roma e alla presenza, oltre che dell'autrice, di Danila Lobello, che ha tradotto il testo in PCS, di Stas' Gawronsky, di Dario Amadei, di Paola Gaglianone, Presidente Biblioteche di Roma, de Il Melograno, della Fondazione Libero Bizzarri, di Lions Club Host San Benedetto del Tronto, di Omphalos per l'autismo, di Tutti giù per terra, di Vitalba Onlus.

Per informazioni su come ricevere Libri e ciambelle per Johnny scrivere a johnny@graphofeel.com
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lunedì 24 novembre 2014

Let it Lok: AMATI, LIBERATI, COMBATTI

La Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne è ormai alle porte, pertanto mille riflessioni affiorano poco a poco nella mia mente e nel mio cuore.
In primis, mi pare assurdo il fatto che nel XX secolo ci sia bisogno di una giornata mondiale per rendere note e ricordare le incessanti violenze  cui le donne di tutto il mondo sono sottoposte ogni giorno, una all’ora. Non ci definiamo forse una civiltà culturalmente e socialmente avanzata e progredita? Una società che combatte in nome dell’amore, della libertà e della pace? E invece no. Se così fosse l’ ONU non avrebbe neanche avuto la necessità di istituire una ricorrenza del genere. Forse non siamo così “avanti” come crediamo, perché vi ricordo e sottolineo, che in questa particolare giornata, non si ricordano solo le violenze in Oriente, nelle tribù africane, e nelle altre “terre esotiche” che siamo soliti associare al concetto di sottomissione della donna, bensì quelle dell’intero globo, quindi anche quelle del nostro “progredito” Occidente, dove le cifre del femminicidio e delle violenze domestiche stanno schizzando alle stelle.
Vedo donne violentate ovunque: la violenza non si consuma solo nell’atto fisico, è lo stupro dell’anima quello che ferisce di più. Ed io vedo donne ferite, dappertutto, non c’è più bisogno di sintonizzarmi su un Tg o mettere play ad un film. Piangono donne ovunque, perché credono di non amare abbastanza se non “obbediscono” al desiderio di controllo che divora i loro padri, ragazzi, mariti; si colpevolizzano perché non sono abbastanza o sono troppo, troppo attraenti,ad esempio, da “indurre” un uomo a tradire la sua partner, o troppo poco  disponibili e accomodanti nei confronti dell’uomo che è loro accanto; piangono perché se escono di casa in leggins e rossetto, lo fanno perché vogliono attirare l’attenzione dell’uomo, e non perché è una libera espressione del loro essere. In fondo non siamo così diversi dai musulmani che impongono alle loro donne il burka, e contro i quali non facciamo altro che puntare il dito: però a differenza loro sappiamo ben fingere di aver afferrato il concetto di libertà e di metterlo in pratica quotidianamente.
 Vedo donne strapparsi i capelli perché hanno combattuto per una loro idea, e sono state ricambiate solo con sputi e insulti, perché quella idea non regge se sei una donna. Vedo donne straziate tra la voglia di andare a vivere la loro vita a 360° e il loro stesso essere donne, che ancor nel XX secolo detta pregiudizi, convenzioni, limiti. Vedo donne suicidarsi ogni giorno, mettendo la loro vita e la loro libertà in mano ai loro uomini. Vedo donne subire le più raccapriccianti violenze fisiche, verbali, psicologiche e piangere in silenzio, perché tanto è inutile e sbagliato ribellarsi contro ciò che è giusto.
E allora non vi pare che noi donne della bella civiltà non siamo paragonabili a quelle delle tribù africane costrette all’infibulazione? Ogni volta che ad una donna viene negata la possibilità di pensare, agire, vivere LIBERAMENTE, mutilano una parte di noi, della nostra essenza!
 E cambiare la testa dell’uomo occidentale in cui è saldamente ancorata questo putrefatto concetto di misoginia e di inferiorità della donna, fidatevi, è molto più impegnativo e impensabile che avviare una campagna contro l’infibulazione nei villaggi somali. Sento ogni giorno uomini, anche giovanissimi, parlare delle loro fidanzate come fossero oggetti, orgogliosi della loro autorità e del fatto che le loro ragazze accettino e obbediscano da brave schiavette. È parte della nostra forma mentis, ahimè, una cultura retrograda e asfissiante che davvero mi ha stancato. Ma ciò che più mi inquieta è il fatto, più che evidente, che noi donne siamo le prime ad accettare questa idea di essere diverse dall’uomo, e dunque a convincerci che sia giusto subire qualsiasi tipo di discriminazione e violenza, in nome della famiglia, per amore, per amicizia, in nome del lavoro, dello studio, e così via..
E allora mie carissime amiche, fan, lettrici, è a voi che mi appello! Se davvero desiderate che tutta questa violenza che si nutre di noi, consumando la nostra più intima essenza, cessi immediatamente, è imprescindibile, come primo passo, che maturi in voi, nella vostra mente e nel vostro spirito una pulita consapevolezza del vostro valore.
Correte a guardarvi allo specchio: siete bellissime, intelligenti, creative! Siete splendide: guardatevi! Emanate luce ed energia, e il vostro cuore è pieno di amore. Siete una perfetta parte dell’esistenza! Esiste un motivo valido che giustifichi tanto dolore, tanta frustrazione, tanti sensi di colpa, tante lacrime, tante ferite, tanto sangue, tanto silenzio? No!! Meritate tutto l’amore, la dignità e la gioia di qualsiasi altro essere vivente: siatene consapevoli!! Perché la violenza sulle donne può avere fine solo se il cambiamento parte da voi, da Noi. Solo l’amore per noi stesse può emanciparci da questa schiavitù che perdura ormai dalla storia dei secoli.
Ricordate che la prima violenza è quella che facciamo a noi stesse ogni qualvolta accettiamo una “schiavitù”: amatevi e troverete la forza di liberarvi dalla vostra prigionia! Solo quando imparerete ad amare voi stesse, potremo tutte insieme dire basta al femminicidio, alla misoginia, alla violenza domestica, allo stalking, allo sfruttamento femminile, all’infibulazione!
STOP ALLA VIOLENZA: AMATI!
LIBERATI!
COMBATTI!
La tua battaglia sarà insegnare l’amore alle altre donne, perché l’amore è il motore della libertà; la libertà, l’ingrediente segreto della gioia. Buona fortuna a tutte!
Filomena Lok Locantore

sabato 1 novembre 2014

Novità editoriale: Il soffio dei ricordi

Magic BlueRay è felice di annunciare l'emozionante esordio narrativo di Antonella Monaco


Titolo: Il soffio dei ricordi
Autore: Antonella Monaco
Collana: Magic BlueRay
Editore: Graphofeel
Prezzo: € 12.00
Data di Pubblicazione: 2014
ISBN: 978-88-97381-50-1
Pagine: 154



Le strade e i percorsi della vita ci portano a lunghi cammini obbligati, le tante tappe ci segnano, ci formano e, talvolta, il destino intreccia le vie che portano alle emozioni più intense…
Esmeralda, una ragazza come tante, ha un sogno in cui crede fermamente sin da piccola e lotterà con tutte le sue forze per realizzarlo. Ci riuscirà? Per scoprirlo il lettore non dovrà far altro che arrivare all’ultima pagina di questo appassionante romanzo.

Antonella Monaco, nasce e vive a Cosenza. Ha frequentato il Liceo Artistico. Danzatrice classica per 31 anni, ora svolge il ruolo di maestra di danza e coreografa. Scrive testi poetici e racconti per tutte le età. Alcune sue poesie sono state pubblicate in varie antologie. Ha vinto il Premio Letterario di poesia e prosa di Monte Argentario con il racconto “Schegge di ricordi” (2010). Menzione d’onore al Concorso Internazionale “Memorial Guerino Cittadino” con la poesia “Una cella di ossa”(2012). Nello stesso concorso, Primo premio con la poesia “A mio padre” (2013). Menzione d’onore con la poesia “Giorni di vita negata” (2014).

Per informazioni sull'acquisto del libro scrivere a magicgrapho@gmail.com o telefonare al 3297193354
Il libro è in vendita nel catalogo online del sito www.magicblueray.it, sulle librerie nazionali e su quelle online


venerdì 31 ottobre 2014

Magic BlueRay per Libriamoci 2014

29, 30, 31 ottobre 2014, "Libriamoci! Giornate di lettura nelle scuole"
Tre giorni intensi, carichi di emozioni, otto classi di scuola primaria e secondaria di primo grado. Dario Amadei ha raccontato i libri della sua vita a circa duecento ragazzi presso l'I.C. Bravetta e la Biblioteca Casa del Parco. Ma i consigli di lettura sono venuti anche dai ragazzi, che hanno dimostrato grande entusiasmo e partecipazione. Per noi di Magic BlueRay tre giorni di grande arricchimento!

lunedì 13 ottobre 2014

Let it Lok: Dis-alienatevi!

L’alienazione è la prigione dell’uomo moderno, eternamente auto-condannato all’infelicità. Abbiamo tutte le carte in tavola per sperimentare un’esistenza gioiosa, eppure optiamo sempre per la via della triste repressione: reprimiamo la rabbia, mascheriamo la tristezza, fuggiamo via dal dolore, ripudiamo l’amore, temiamo persino la libertà,mettiamo a tacere i nostri sogni, rifiutiamo la felicità. E tutto per orgoglio, e per paura. Ci siamo addirittura ridotti ad aver paura della paura, ansia di avere ansia. Viviamo come zombie allo sbaraglio: abbiamo carne ed ossa, ma la nostra anima che fine ha fatto? Siamo solo assetati di porti sicuri, comodità e benedizioni che cadano dal cielo. E nell’attesa non resta che lamentarci, e piangerci addosso; perché naturalmente la soluzione è difficile da trovare, troppo rischioso. Ovviamente è più facile restare a braccia a conserta a guardare chi ce l’ha fatta, e suicidarsi di invidia e frustrazione.
Sapete cosa vi dico? Sono propria stanca di tutto questo male di vivere, non giustifico più alcuna lamentela. Certo le disgrazie accadono, gli inconvenienti ostacolano il cammino, la strada è tortuosa, ma sono sempre più convinta che ogni caduta sia il momento perfetto per imparare a volare.
Perciò muovetevi da quella benedetta sedia dove passate il tempo incollati su Facebook inchiodati a nascondervi dietro post da moralisti convinti o da eterni infelici! Lasciate tutto e andate! Semplicemente andate,seguendo la pianta dei vostri piedi. Verso il mare se avete voglia di fare un tuffo, verso la montagna se avete voglia di sentirvi un po’ bambini facendo l’angelo nella neve; dall’avvocato se avete un matrimonio privo di amore, tenerezza e passione;o in segreteria studenti, se vi siete accorti che l’università non fa per voi; prendete l’aereo se avete voglia di viaggiare o prendete per mano la ragazza di cui siete innamorati, se avete voglia di amare. Lasciate il vostro lavoro se non vi si addice; se non ne trovate un altro, non importa, lo creerete, con la vostra infinita energia e creatività. Se la radio trasmette una canzone non di vostro gradimento, cambiate stazione! Esiste una soluzione per qualsiasi problema, però innanzitutto è imprescindibile trovare il coraggio di cercare una soluzione.
Dovremmo temere l’abitudine e l’immutabilità, non il cambiamento.  Dovremmo temere l’odio, non l’amore. E l’odio nasce quando ci costringiamo all’infelicità. E l’infelicità eterna, come la soddisfazione inappagata, sono la morte della vita. E di vita ce n’è una sola. Quindi vi chiedo soltanto una cosa: smettete di pensare, e vivete!
L’ultima volta che son caduta, tentennavo barcollando in un tunnel di tenebra. Nulla aveva più significato, neanche la mia passione per la scrittura. Prigioniera della mia depressione, trascorrevo le giornate tra divano, cameretta e toilette, senza musica, senza mangiare, senza scrivere, senza sorridere. E poi una sera all’improvviso, ho smesso di pensare alla paura e alla paura della paura; e in preda ad una violenta tarantolata, ho ritrovato la vita: in una pulsazione, in un colpo di tamburello, dall’arcano porto sepolto è riaffiorata la mia energia primordiale: ero sudata, sentivo il sangue pulsarmi impetuoso nelle vene, ero super-affamata, ma niente e nessuno avrebbe potuto fermarmi. Mi sentivo me stessa, incondizionatamente e totalmente Filomena Lok. Volavo. E così dal buio più terrificante sono tornata ad anelare alla vita.
Beh come vedete non occorrono grandi imprese, basta abbandonarci a ciò che amiamo. Senza paura, senza suggestioni, senza offuscanti preoccupazioni. Just do it!
Concludo questo sfogo liberatorio, inserendovi il testo di una canzone, a mio avviso bellissima, scritta dal cantautore romano Mannarino, affinché possa esservi di incoraggiamento per compiere il primo passo verso la “disalienazione”. Alzatevi e uscite ad acchiappare la vostra felicità !
Filomena Lok Locantore


domenica 21 settembre 2014

"Donna Sapiens" alla Biblioteca Casa del Parco di Roma

Grande partecipazione all’evento di domenica 14 settembre presso la Biblioteca Casa del Parco per la Giornata Europea della Cultura Ebraica 2014. In collaborazione con UCEI ed Istituto Pitigliani la biblioteca, in apertura straordinaria di domenica dalle 10.00 alle 13.00, ha offerto all’utenza due incontri sul tema “La donna nell’ebraismo”: la presentazione del libro “Maschio e Femmina D-o li creò” con la scrittrice Ilana Bahbout e un laboratorio di lettura per bambini sulla regina Esther curato dal personale della biblioteca specializzato per il settore ragazzi.
Al laboratorio per bambini hanno partecipato tanti genitori e figli, ma anche i piccoli ospiti della Casa Verde (struttura comunale di accoglienza per minori ) con le loro mamme, l’educatrice Nicoletta e la volontaria Alessandra.
Nell’incontro, che si è svolto nel giardino della biblioteca grazie alla bellissima giornata di sole, sono stati letti alcuni midrashim (racconti ebraici) sulla storia delle lettere dell’alfabeto, mentre il libro della regina Esther è stato rappresentato con i burattini.
I bambini con le lettere ebraiche in cartoncino hanno potuto creare dei libricini e fare una merenda a tema con i biscottini a forma di Alephbeth (alfabeto ebraico).
La giovanissima volontaria Miriam ha suonato la chitarra ed ha insegnato ai bambini alcune canzoni ebraiche.
All’interno della biblioteca si è svolta, con la scrittrice Ilana Bahbout, la presentazione del libro “Maschio e Femmina D-o li creò” edito da Sovera e scritto da ben nove scrittrici: Micol Nahon, Iaia Shuòlamit Vantaggiato, Sira Fatucci, Giordana Limentani, Ilana Bahbout, Gaia Piperno, Hdeva Nissim Ben Efraim, Anna Arbib, Donatella Di Cesare. 
Le autrici, tutte esperte di ebraismo, mettono in rilievo la presenza di tante donne che nella storia ebraica hanno dato il loro contributo sia in campo religioso che culturale. Un pubblico attento ed interessato ha riempito la sala, facendo domande e trasformando la presentazione del libro in un dialogo con Ilana Bahbout. Gli argomenti sollevati sono stati molti: il ruolo della donna ebrea in famiglia e nelle pratiche religiose, la libertà di studio e di affermazione nella vita pubblica, la normativa sul divorzio, la divisione dei compiti tra coniugi all’interno della famiglia. 
Ne è emersa una figura femminile ebraica che, attraverso la storia di una società in continua evoluzione, ha cercato di affermare il proprio essere donna senza rinnegare il proprio ruolo di moglie e di madre ma anzi arricchendolo di una grande preparazione culturale e religiosa. 
La donna ebrea è stata in qualche modo tutelata dalla tradizione religiosa e dalla normativa ebraica che dai tempi più antichi le ha assegnato un posto di rispetto e dignità all’interno della famiglia. 
Ma non sempre questo è stato sufficiente per garantire la parità con gli uomini.
Nel libro oggetto della presentazione sono raccontate storie di donne che hanno cercato di uscire da un ruolo tutto interno alla famiglia, soprattutto attraverso lo studio, tra cui il caso di una donna nel ‘500 chiese ed ottenne il permesso di studiare. 
A tale proposito la Bahbout ha svolto una lettura ad alta voce di un brano del libro che è particolarmente significativo. Si tratta della storia di una donna che aveva deciso di frequentare la Casa di Studio (simile ad una università) e si dedicava con passione allo studio dei testi biblici e della letteratura rabbinica. La studentessa, unica donna a frequentare i corsi, era così intelligente al punto che era divenuta più brava dei suoi colleghi uomini. Questi decidono di prendersi gioco di lei e di farle trovare sullo scaffale della biblioteca un libro ben rilegato dal titolo “La saggezza delle donne”. Quando la donna lo aprì trovò che era stato rilegato con pagine bianche, come reagì la donna? Per rispondere a questa domanda vi invitiamo a leggere il libro, infatti la fine del racconto è tutt’altro che scontata.
La storia del libro dalle pagine bianche, estrapolata da un librodi Shmuel Yosef Agnon pubblicato nel 1942, ci ha suggerito di realizzarne uno simile e dimetterlo disposizione delle utenti della biblioteca che potranno riempirlo scrivendovi riflessioni, pensieri, poesie creando un nuovo libro della saggezza delle donne.
Il tempo disposizione per l’incontro non ha esaurito le tante domande alla scrittrice, la discussione è poi proseguita in giardino durante il rinfresco a base di cous cous offerto dalla biblioteca.
Si ringrazia Micaela Vitale responsabile del settore cultura del BaitBet Istituto Pitigliani che ha donato numerosi libri sull’ebraismo alla biblioteca, presentandone i contenuti all’inizio dell’incontro.
Giovanna Micaglio

sabato 13 settembre 2014

"Let it Lok": “Leggere, perché?”

Vi siete mai interrogati sul senso delle frasi “Leggere è importantissimo!”, “Bisogna leggere di più!”?
Familiari ritornelli, a cui le nostre orecchie sono avvezze sin dalla tenera età, esattamente dalle scuole elementari quando i maestri iniziano a condannarci a questo aspro “sacrificio” imponendoci la lettura  dei famigerati libri di narrativa durante le vacanze estive. Quasi un incubo, per la stragrande maggioranza dei bambini!
- La lettura incentiva la conoscenza dell’ortografia, delle regole grammaticali, delle strutture sintattiche, migliora le capacità espressive, quindi l’eloquenza discorsiva; arricchisce il bagaglio lessicale, nonché quello culturale. - ci ribadivano. 
Ma posta in questi termini la lettura, ad un bambino di soli 7-8 anni, appare paragonabile al terribile “zimox”, obbligatorio antibiotico da  ingoiare, contro ogni volontà, in caso di mal di gola e febbre. Del tutto comprensibile, dunque, la negativa reazione fanciullesca dinanzi a questi “ponderosi malloppi di indecifrabili pagine”, a cui, ovviamente risultano preferibili i cartoons, i video-giochi, i tablet, i social-networks e chi più ne ha, più ne metta.
Naturalmente la lettura supera qualsiasi aspetto accademico, pedantesco: leggere è molto più che apprendere per perfezionare rigide nozioni linguistiche. La lettura è il passepartout per un mondo tutto nuovo ed inesplorato. I libri, certo, sono una medicina, un indispensabile sciroppo per non rischiare di incappare nella triste e grigia sorte dei meccanici allievi del Signor Gradgrind, severo e occluso maestro protagonista del rinomato romanzo dickensiano Hard Time. Egli aborrisce categoricamente qualsiasi cosa non sia esplicabile attraverso i numeri e  la fantasia per i suoi poveri burattini è un dichiarato tabù:  guai a chi provi ad osare con la sua immaginazione e ad infrangere gli inalienabili standard.  Ecco a voi uno dei motivi per cui “bisogna leggere di più” sin da giovanissimi! Ma c’è dell’altro.
Qualche giorno fa, ho avuto il piacere di assistere ad un interessantissimo incontro letterario presso la Casa Cava nei Sassi di Matera, dove con grande partecipazione e ammirazione è stato accolto il prof. Pietro Dorfles, scrittore e critico letterario, autore de “I cento libri”. In questo libro, egli ci accompagna in un coinvolgente iter attraverso il fascinoso mondo della letteratura, analizzando i cento capolavori che meglio incarnano il nostro immaginario letterario condiviso e ineludibile. Naturalmente la disquisizione non ha potuto lasciarmi indifferente: un pullulare di riflessioni e spunti ha immediatamente cominciato a sgorgare nel mio porto sepolto.
“I libri sono un cannocchiale, che ci permette di guardare lontano” ha affermato il Sig. Dorfles. Splendidamente vero! Quanto, ma quanto, la nostra mente ha viaggiato attraverso, parole, pagine, capitoli? Nel passato, nel futuro, nel presente, per mondi esotici, terre sconosciute, remote civiltà, variopinte culture. Con un libro in mano puoi sentirti cittadino del mondo nella solitaria solitudine della tua cameretta: misteriosamente il mondo ti si svela nella sua più estasiante completezza.
E quanti viaggi attraverso la storia e i suoi orrori, attraverso i peccati e i mali della società, passata e odierna: pensate per esempio a “Se questo è un uomo” di Primo Levi o alle distopie di Huxley e Orwell. Ricordate la sua Animal Farm, in cui “alcuni animali sono più uguali degli altri”? Beh credo non ci sia una migliore allegoria della società anti-meritocratica in cui siamo intrappolati oggigiorno. Come potremmo penetrare nelle profonde e oscure viscere del nostro mondo se non attraverso i libri? La lettura rischiara il passato, il presente e persino il futuro dell’umanità.
Leggere ci mette in contatto con “l’altro”, allarga i nostri orizzonti, rivoluziona il nostro sguardo verso il mondo, ci consente di superare barriere di qualsiasi tipo.  Riflettete su “Siddharta” il grande cult capolavoro di Herman Hesse, un approccio all’esistenza totalmente innovativo e anticonformista, un tempo inconcepibile per la civiltà occidentale.
Quale arricchimento più auspicabile? Beh in realtà a mio parere c’è ancora dell’altro. Avete mai riflettuto su quanto leggere faciliti il viaggio attraverso il luogo più ignoto che ci sia: noi stessi?
I libri sono una lente d’ingrandimento per indagare la nostra anima. Una chiave per il libero accesso alla nostra introspezione. Naturalmente, le parole impresse su anonimi fogli di carta, scaturiscono in noi centinaia di migliaia di emozioni, sensazioni, ricordi, associazioni, riflessioni, aiutandoci ad avvicinarci sempre più alla nostra essenza. Quante volte ci siamo immedesimati nei personaggi dei romanzi, interrogandoci su come avremmo reagito noi al loro posto, cosa avremmo fatto, pensato; saremmo fuggiti? Avremmo saputo dare una risposta? Avremmo perdonato? Avremmo avuto paura? Avremmo amato? Ed ecco venire a galla segreti desideri, arcani timori, dimenticate sofferenze , inconsce ansie. E così una lettura consapevole diventa un eccellente ed efficace strumento per conoscerci meglio, per mettere a nudo ciò che realmente siamo, lasciando cadere le maschere a cui ci costringiamo quando siamo fuori dalla nostra cameretta.
Anche leggere può essere il primo passo per rivoluzionare sé stessi. Ecco la ragione per la quale quei famosi ritornelli, in fondo, racchiudono verità imprescindibili.
Filomena Lok Locantore

domenica 7 settembre 2014

"Riflessioni" di Riccardo Ferrante

Il 19 agosto 2014 ho partecipato al seminario di scrittura creativa, svoltosi nella Sala Sigilli di Forte Sangallo. La mattina dopo, all’inizio di una nuova, splendida giornata che la vita quotidianamente ci regala, riflettevo su una frase che il dott. Dario Amadei pronunciava durante il seminario. “Mi dissocio” è un verbo che si usa molto in politica, specialmente quando viene presa una decisione da una parte politica contraria al tuo schieramento (politico). Questo in parte è vero, perché si tenta sempre a distinguere le due parti politiche, però quando si amministra una realtà locale piccola, media o grande che sia, ciò non dovrebbe avvenire. Se in un comune si va verso un indirizzo utile alla collettività, non ci dovrebbe essere una distinzione tra la destra e la sinistra. La discussione che indubbiamente scaturisce dall’indirizzo scelto dovrebbe servire solo a favorire una migliore riuscita. Questa è la cosa più importante per la collettività. La scelta deve servire a rendere migliore la vivibilità di una collettività a prescindere dalla parte politica che ne ha assunta la paternità. Oggi il momento storico che stiamo vivendo è particolarmente difficile in ogni campo, locale, regionale, nazionale e mondiale. La crisi economica indubbiamente condiziona il nostro vivere quotidiano ed è assurdo che in questi momenti si pensi agli interessi di una parte politica di destra o di sinistra o peggio ancora si pensi solo ai propri interessi personali. Oggi c’è bisogno di persone di buona volontà che a prescindere dalla loro origine politica lavorino nell’interesse della collettività tutta, perché i problemi che abbiamo davanti sono molti e il tempo per risolverli diventa sempre meno. Sarò forse un po’ ingenuo, ma credo che le persone di buona volontà, malgrado tutto ancora esistono. Sarà sufficiente che i più scettici o i più opportunisti maturino, affinché il senso di responsabilità abbia la prevalenza sugli altri interessi. Solo questo ci condurrà verso un futuro migliore e ci permetterà di apprezzare questo “sole che appena sorto sta tremolando sulle onde del mare” all’inizio di questa splendida giornata che la vita ogni giorno continua a regalarci.
Riccardo Ferrante

sabato 6 settembre 2014

Step by step al Photofestival Attraverso le pieghe del Tempo 2014

Dalla parola all'immagine secondo i principi della bibliolettura interattiva... Ecco il video realizzato con le citazioni dai racconti scritti durante il laboratorio Step by step al Photofestival "Attraverso le pieghe del Tempo" 2014 nella Città di Nettuno
Grazie a tutti i partecipanti per le emozioni che ci hanno fatto vivere!!!




lunedì 25 agosto 2014

Magic BlueRay al PhotoFestival "Attraverso le pieghe del tempo"

Magic BlueRay ha partecipato alla quarta edizione del PhotoFestival "Attraverso le pieghe del Tempo" con un workshop di scrittura creativa sulla tecnica Step by step di Dario Amadei e con un incontro di bibliolettura interattiva sul libro Cosmogonia di Silvana Lazzarino
Entrambi gli incontri si sono svolti nella suggestiva cornice del Forte Sangallo di Nettuno, nella Sala Sigilli, con lo sfondo del mare nella sua maestosità.

Le foto degli eventi

Il PhotoFestival "Attraverso le pieghe del Tempo" è ideato e curato dall'Associazione Occhio dell'Arte, nella persona del suo Presidente, Lisa Bernardini

martedì 12 agosto 2014

Aspettando il Photofestival - La parola e l’immagine

Esiste un luogo che è possibile raggiungere con la fantasia dove si vivono delle esperienze meravigliose, che si sente poi il bisogno di condividere con gli altri. Dieci anni di laboratori di bibliolettura interattiva e scrittura creativa e la pratica della biblioterapia hanno insegnato a noi di Magic BlueRay che la lettura e la scrittura possono diventare degli strumenti importanti nella vita di tutti i giorni, ma purtroppo ci vengono somministrati sin da piccoli come la più amara delle medicine e questo inevitabilmente provoca delle inibizioni. Chi ha un blocco di questo tipo, ovviamente, non riesce a spiccare il volo e non può scoprire con la fantasia quel mondo meraviglioso che rimane comunque a disposizione di tutti. 
Durante il Photofestival, nel laboratorio di scrittura creativa e nell’incontro di bibliolettura su Cosmogonia, spiegheremo qual è il percorso migliore per superare quei condizionamenti che ci costringono a rinunciare ad una parte fondamentale del nostro essere e verrà inoltre sottolineata l’importanza delle immagini, fotografiche o pittoriche, che, a seconda dei casi, hanno il potere di evocare la parola o di descriverla in maniera compiuta.
Vi aspettiamo pertanto martedì 19 agosto alle 16.30 nella Sala Sigilli del Forte Sangallo per condividere con noi idee ed emozioni.
Dario Amadei

lunedì 11 agosto 2014

Aspettando il Photofestival - Il Gabbiano e l’Avvocato

Una mattinata incredibile, di quelle che sembrano un sogno e si ricordano per tutta la vita. Sono stato ricevuto dal Nipote del Gabbiano Jonathan Livingston che finalmente dopo tanti anni ha accettato d’incontrarmi, sulla scogliera al largo dove passa le sue giornate a scrutare il mare sotto un ombrellone. L’ho raggiunto a bordo di un pedalò, insieme al suo insostituibile Avvocato, che durante il tragitto mi ha fatto mille raccomandazioni, il Gabbiano è un tipo molto suscettibile e ci vuole poco a contrariarlo. Tirava un vento forte e il mare era molto mosso, il tempo ideale per scoprire dei segreti.
Ci siamo seduti come due vecchi amici a bere Limoncello, l’Avvocato è rimasto in piedi alle nostre spalle a controllare silenziosamente la situazione. Ho mostrato al Gabbiano il catalogo del NettunoPhotofestival, lui lo ha sfogliato con grande interesse, sorridendo e in alcuni momenti mi è sembrato visibilmente commosso.
- Avete imboccato la strada giusta – mi ha detto – e continuate così senza lasciarvi intimorire da nessuno. Il 19 agosto, anche se ormai non posso più muovermi da qui, sarò con voi e insieme a tutti quelli che ci saranno vivremo un’esperienza indimenticabile che ci farà scoprire il mondo al di là della linea dell’orizzonte. Ricordatevi sempre che solo chi ci crede riuscirà a volare.
Poi il Gabbiano ha smesso di parlare e si è girato verso il mare come se io non fossi più lì con lui.
- Si è fatto tardi – mi ha sussurrato l’Avvocato – dobbiamo tornare.
Mentre pedalavo verso la riva, improvvisamente mi sono sentito felice e ho stretto tra le braccia il catalogo del Photofestival.
- È un evento unico – ho pensato – e chi non parteciperà non saprà mai quello che si è perso.
Dario Amadei

domenica 10 agosto 2014

Let it Lok: Gli scrittori non vanno in vacanza

Uno scrittore non va in vacanza: né a Natale, né a Pasqua, né a Ferragosto, né mai. La scrittura è un’attitudine intrinseca dell’anima: si potrebbe mai chiedere all’anima di andare in ferie? Non credo.
Sarebbe come chiedere ad un orologio di stopparsi. Gli scrittori sono le lancette dell’anima: ogni schiocco, un’emozione, ogni secondo, una piccola evoluzione. Tic Toc. Tic Toc. Il tempo fugge, lo scrittore fermenta. Non puoi pretendere che il tempo si fermi, né tanto meno che uno scrittore non fermenti.
Mentre si passeggia, mentre si mangia, mentre ci si fa la doccia, quando si balla, quando si canta, si ride o si piange, mentre si nuota, mentre si fa l’amore, mentre si guida, mentre si studia, quando si interloquisce, quando si fanno nuove conoscenze, e persino mentre si dorme, la gente ordinaria respira, pensa, prevalentemente si crea giudizi, valutazioni. Gli scrittori, al contrario, immaginano, elaborano: ogni respiro può essere fonte di ispirazione; ogni lacrima può dare vita ad un romanzo; ogni persona (persino quelle incrociate accidentalmente) nell’immaginario, diventa protagonista di storie ancora inesistenti; ogni nota musicale, la colonna sonora di un capitolo; ogni parola captata casualmente, mette in moto il magico e turbolento vortice. Tutto trova un suo senso. Neppure il più insignificante e invisibile dei dettagli resta insensato. È questo che definisco “ fermento”. Quell’incessante pullulare nella mia mente, che mi consente di guardare oltre, senza fermarmi alle apparenze né alle valutazioni; fare un passo in più e immergermi totalmente nel momento, nell’altro, nell’emozione, nella vita.
Lo scrittore ha il free-pass per l’anima: l’introspezione costituisce il suo pane quotidiano. Ogni mistero è un po’ meno oscuro, ogni astrazione è un po’ meno inafferrabile, ogni “muro” un po’ meno impenetrabile, ogni filo spinato meno invalicabile. Ogni sguardo meno indecifrabile.
È un dono, nonché un’immane responsabilità perché spesso è meglio rimanere ignari di alcune sottili e sotterranee corrispondenze. Ma allo scrittore l’inconoscibilità non è concessa. Perché lo scrittore è la lancetta dell’anima, e non un secondo si dissolve senza che la lancetta compia il suo piccolo scatto.
E così allo scrittore non resta che trasformare ogni impalpabile vibrazione in parole; e caricare ogni singola parola di un’emozione; e far si che quella emozione, muova un nuovo impercettibile sussulto. E il moto dell’anima non s’arresta un attimo, come il tempo. E gli scrittori non vanno in vacanza.
Filomena Lok Locantore

Aspettando il PhotoFestival - Silvana Lazzarino

Venerdì 22 agosto, ore 18.00 – 20.00, Sala Sigilli del Forte Sangallo di Nettuno, con Silvana Lazzarino e Dario Amadei

Venerdì 22 agosto durante il Photofestival verrà presentata la silloge poetica “Cosmogonia” di Silvana Lazzarino. È un appuntamento molto interessante, consigliato non solo agli appassionati di poesia ma anche a tutti coloro che non rinunciano a trovare delle risposte. L’autrice si spinge molto in profondità, in territori inesplorati, alla ricerca dell’origine dell’universo per provare a  dare un significato al ruolo dell’uomo nel mondo che appare sempre più misterioso.
Il viaggio, il ricordo e l’Amore sono i tre grandi temi che vengo affrontati e magistralmente spiegati con la poesia, che verrà messa in rapporto con le arti figurative e la musica,lungo un percorso nuovo e affascinante. La bibliolettura interattiva di Magic BlueRay, che sarà presente all’incontro, si nutre di esperienze come questa, che testimoniano che la poesia non è roba per eruditi, ma ha un ruolo di fondamentale importanza nella nostra società sempre più dominata dalla Tecnologia Nera.
Dario Amadei

venerdì 8 agosto 2014

Aspettando il PhotoFestival - Lisa Bernardini

Abbiamo conosciuto Lisa Bernardini lo scorso anno, ospiti del suo NettunoPhotoFestival “Attraverso lepieghe del tempo”. Dario Amadei ha partecipato come relatore alla presentazione del bellissimo libro  “Sentimenti del Tempo” di Luca Fudrà e subito, al primo sguardo, abbiamo percepito la grande energia positiva che Lisa trasmette.
Roma l’ha adottata, ma è toscana di nascita e le sue origini emergono non solo nelle sue parole, ma anche nel suo spirito e nel suo sorriso che non manca mai e che immediatamente coinvolge.
È art-photographer di fama internazionale (le sue foto sono state esposte all’“ARTISTICA ART GALLERY” a Denver, Colorado) ha ottenuto diversi premi prestigiosi ed è Presidente dell’Associazione Occhio dell’Arte con cui si dedica a rassegne, mostre fotografiche e di pittura, viaggi fotografici e culturali, corsi di fotografia, corsi di recitazione e concorsi, concerti, spettacoli e conferenze.
Il 19 agosto inizierà la quartaedizione del NettunoPhotoFestival, che si annuncia come sempre ricchissima di eventi. Saranno due settimane di mostre, spettacoli, presentazioni e premi speciali e a cui prenderà parte anche Magic BlueRay con il seminario di scrittura creativa Step by step (il 19 agosto alle ore 16.30, Sala Sigilli Forte Sangallo) e con la presentazione del libro “Cosmogonia” di Silvana Lazzarino (il 22 agosto alle ore 18.00, Sala Sigilli Forte Sangallo)
Abbiamo letto di Lisa Bernardini che ama definirsi un "passeggero distratto" a spasso per il mondo e alla difficile ricerca di una buona luce narrante e siamo contenti che i nostri viaggi si siano incontrati, perché siamo sicuri che insieme arriveremo davvero molto lontano…
Dario Amadei e Elena Sbaraglia

PhotoFestival Attraverso le pieghe del tempo edizione 2014

Avete già sfogliato il catalogo del NettunoPhotoFestival? Dal 19 al 31 agosto tanti eventi che vi regaleranno emozioni uniche!!!
http://www.occhiodellarte.org/documenti/60efcd39c407376019c44bf227729e3a.pdf

domenica 3 agosto 2014

Sofia contro i Grigi

Maledetti grigi!!! È da ieri che li sto combattendo. Si sono infiltrati nella mia casa usciti da chissà dove e insinuando paura e sgomento con il loro fastidiosissimo ronzio mentre chiacchieravo tranquilla con amici del passato e dei bellissimi colorati che non ci sono più. Si erano travestiti di giallo per confondersi con i colorati, ma il loro odioso ronzio li ha traditi e resi presenze grige all'udito prima ancora che alla vista. Ci siamo subito allertati, io e i miei amici prima e poi da sola. Ne ho uccisi diversi, senza pietà... mentre mi chiedevo: ma perché il buon Dio li ha creati? Qual'è il loro scopo??? Dare la caccia ai colorati??? Sicuramente dar fastidio e trasmettere morte, fisica e/o dell'anima. Mentre riflettevo ho capito da dove arrivavano. Entravano dal camino che svettava nel cielo azzurrognolo e rossiccio della sera. Sono uscita fuori ed ho alzato gli occhi a mirare i meravigliosi colori del cielo e li ho visti roteare intorno al comignolo per poi entrare... Era lì che avevano fatto il loro nido. Allora ho ideato la mia vendetta. Ho caricato il camino e gli ho dato fuoco in una sera d'agosto. Non li ucciderò tutti come spero, ma almeno gli darò fastidio e fumo da torcere! Avevo dato inizio alla guerra ai grigi. Tra il fumo che aveva invaso la mia cucina nonostante il camino fosse chiuso dal vetro, la battaglia ha avuto inizio. Imbestialiti e ronzanti i grigi storditi dal fumo sbattevano contro il vetro del camino e uscivano dalla piccolissima fessura tra la pietra e il ferro che sosteneva il vetro. Allora ho preso un asciugamano e ho tappato la fessura ricordandomi che è così che ho visto fare in un film. La battaglia era vinta! Potevo andare a letto soddisfatta e farmi una doccia nel tentativo di togliermi di dosso l'odore acre del fumo e dalle orecchie quel fastidioso ronzio,ma prima dovevo fare un'ultima cosa... Ho fatto un giro di perlustrazione per tutta la casa alla ricerca dei grigi entrati dalle finestre che avevo lasciato aperte nel pomeriggio. Mentre perlustravo, la mia casa mi sembrava immensamente grande e infinitamente bella. Mai e poi mai l'avrei lasciata ai grigi, pensavo, e dopo averne scovati e uccisi altri tre o quattro mi sono sentita soddisfatta. Stamani mi sono alzata di buon ora, sono scesa a fare il caffè ma il gas era lentissimo. Accidenti ho pensato, è finita la bombola o è l'hanno boicottata i grigi per vendetta? Mentre il caffè lentamente usciva, ho aperto la porta per far entrare la freschezza del mattino e guardare il cielo quando li ho sentiti. Erano storditi e nascosti ma li ho scovati e distrutti. Cominciamo bene, battaglia mattutina vinta! Ora pausa caffè. Mentre prendo il caffè uscito del tutto anche se molto lentamente do un'altro sguardo al cielo che è grigio anch'esso e penso ai bellissimi colori, a Dario Amadei che mi ha fatto notare l'esistenza dei grigi, a dare il buongiorno ai miei amici e alla prossima battaglia che mi farà vincere la guerra con i grigi: l'arrivo dello spazzacamino che annienterà il covo dei grigi e il sole che illuminerà i colori della natura e riscalderà il cuore dei colorati.

Sofia Morena

sabato 2 agosto 2014

Aspettando il 19 agosto a Nettuno - Seminario di scrittura creativa Step by step

Eccoci finalmente a Nettuno, è qui che il 19 agosto racconteremo tutti insieme le nostre storie sulla riva del mare. Un posto meraviglioso che ispira dei racconti stupendi. Un’occasione da non perdere. (Dario Amadei)










venerdì 11 luglio 2014

22 luglio - Estate Romana 2014 ai Giardini di Castel Sant'Angelo con Dario Amadei

Martedì 22 Luglio ore 21.30 per l'Estate Romana 2014 saremo ai Giardini di Castel Sant'Angelo (Area Palco, v.le Ceccarelli, lato via della Conciliazione) con la bibliolettura interattiva di "Piccole storie di sette giorni" (Graphofeel Edizioni)
Con Dario Amadei sarà presente l'autrice, Laura Bonelli
Intermezzo musicale Baldi Borozan Duo, chitarra e voce

martedì 8 luglio 2014

Let it Lok: Sogno di una notte di mezza estate

Ci sono alcune giornate che ci appaiono interminabili. Lunghe, lunghissime, infinite giornate affannose. Quando l’unico momento che attendiamo è gettarci sul nostro caro letto, spegnere la luce, chiudere gli occhi e dire momentaneamente addio al mondo. Spegnere la mente e trovare un po’ di pace, in un porto sicuro. Mettere da parte tutto e tutti, e immergerci a capofitto nei tortuosi meandri del proprio inconscio, lasciandoci cullare dall’intangibile fascino della notte. E sognare magari. Perché i sogni non sono altro che l’essenza della libertà, della beatitudine. Un momento di tangibile felicità, dopo ore ed ore di monotono tran-tran quotidiano. Attimi in cui persino l’inimmaginabile è possibile, accade; e tutto è semplicemente come noi desidereremmo che fosse.
Talvolta però, taluni sogni sono tutt’altro che estasi. Spesso pare che i fantasmi che ci perseguitano da svegli, non ci diano tregua mai, neanche nella notte. Sudiamo. Imprechiamo. Soffochiamo. Urliamo. Semplicemente non abbiamo pace. Bé, per me non si tratta di sogni. Piuttosto mi piace chiamarli incubi.
Questa notte ho vissuto una delle esperienze oniriche più coinvolgenti di sempre. E mi piacerebbe condividerla con voi, per mostrarmi come, persino l’incubo più terrificante, può trasformarsi nel sogno più incantevole.
“Sono le 10 di sera. Mi sveglio confusa e palpitante. È tardissimo. Sono in partenza per non so quale meta, e come sempre accade prima di un avvenimento rilevante, sono in super ritardo. Devo ancora sistemare i bagagli, trovare i documenti, fare una doccia, vestirmi, prepararmi. È una corsa contro il tempo. Tutti i miei abiti sono scomparsi dall’armadio. Impazzisco per casa alla ricerca dei miei effetti personali, ma niente di niente. Per di più mi sento intrappolata dalla pesantezza del sonno: gli occhi non vogliono restare aperti, le mie gambe sono stremate, la mia testa cade di qua e di là, in cerca di riposo. E il tutto non fa che rallentarmi. Una dannata corsa verso l’impossibile.
Esco di casa, con indosso soltanto il mio pigiamino. Sono scalza. E in mano ho un biglietto aereo, ma non riesco a leggere la destinazione. Cerco disperatamente un aeroporto o qualcosa del genere. Sono sola, disperata e persa nelle tenebre. Brancolo nel buio alla ricerca di una salvezza, lottando contro la pesantezza del dormiveglia. Di tanto in tanto in lontananza scorgo qualche figura evanescente, ma la mia voce sembra insonora. Grido, urlo, mi dimeno, ma nessuno mi dà ascolto. E ogni volta che riesco a raggiungere una di quelle presenze, questa si dissolve nel nulla. Corro. Corro. E ancora corro, in preda al panico più totale. Una maratona verso il nulla. Inciampo. Cado. Sembro quasi arrendermi e lasciarmi andare alla forza di gravità. Ma no. Mi rialzo. E continuo a correre. Sudo. Corro. Il mio cuore sta impazzendo. Urlo grida di silenzio. I piedi scalzi, sono sudici e insanguinati. Ma ancora corro. Fino a quando cado, di nuovo. (E se fino a quel momento fossi stata convinta di assaggiare il puro terrore, allora non saprei come definire ciò che mi sta per accadere). Vorrei rimettermi in sesto, ma non ce la faccio. Una misteriosa forza, più oscura e travolgente di quella di gravità mi trattiene al suolo. Mi sussurra che quello è il mio immodificabile destino. La fine della maratona. La mia fine. Vorrei reagire, ma i miei arti sono pesantissimi, e immobili. Come incatenati da qualcosa di invisibile. E ancora più straziante, vorrei gridare, ma la voce non fuoriesce. Ogni urlo soffocato ritorna giù come un amaro magone. È come se le mie labbra fossero incollate tra di loro. Continuo ad agitarmi. Tento di scalciare, di tirare pugni, ma ogni tentativo si rivela mera illusione. Sono intrappolata. Condannata. Non mi resta che accettare la mia condizione, chiudere gli occhi e smettere di sperare. Smettere di respirare. Perché ogni respiro equivale ad un struggente istante in più della tortura.
La resa però non è nel mio stile. Correrò la maratona fino al traguardo. Ricomincio a dimenarmi. Ci deve essere una soluzione. Per forza. Tutte le maratone hanno una linea di traguardo. Esattamente nell’istante in cui ogni sforzo mi era sembrato completamente vano, noto che riesco a sentire un filo di voce. Si, si, lentamente la mia voce sta riacquisendo il suo vigore. Un barlume di speranza. Non finisce qui, non per me. Gli arti però sono ancora bloccati. Mi sento tirare in quattro direzioni divergenti. Ma non mi arrendo. Combatto per svincolarmi, voltandomi a destra prima, a manca poi; come per scrollarmi di dosso quella forza oscura. Sudo. Grido. Impazzisco. E ancora grido. Sudo. Piango. Tremo. Sanguino. Grido per la disperazione. Per il dolore. O semplicemente perché sono ammattita. Ma non mi arrendo. E proprio quando sento di essere arrivata all’extremis, quando sto per gettare la spugna e cedere la mia anima alle tenebre; quando credo di non avere più alcuna ragione in nome della quale combattere; quando tutto è vano, e niente è stimolo, proprio allora affiora una forza misteriosa. Con tutta la mia energia residua, proietto il mio corpo verso destra e cado. Precipito. Sempre più in basso. E il solo poter muovere liberamente gli arti, mi da sollievo. Un incredibile gustosa soddisfazione. Un gesto così spontaneo, e naturale assume per me l’entità di un miracolo. E perdendomi nelle mie riflessioni, mi sveglio in un luogo totalmente diverso. Cammino sulla sabbia calda, sicura di me, vittoriosa, imponente come una grossa nave. Certa di aver tagliato il traguardo. Mi guardo attorno e percepisco di ritrovarmi in un paradiso terrestre. Il sole sta sorgendo. Il mare, cristallino, è calmissimo. Di qua e di là svolazza qualche gabbiano. È così bello udire finalmente i dolci suoni della natura.
La certezza di ritrovarmi in una sorta di locus amoenus, mi giunge quando scorgo lui ad attendermi tranquillamente seduto su uno scoglio. L’imperturbabile lui.
Corro a più non posso, ansiosa di gettarmi tra le sue braccia. Ed eccolo, finalmente a pochi millimetri da me. In quel preciso attimo ogni sforzo assume significato, ogni struggente lotta trova il suo conforto, il suo dolce ristoro. Mi abbraccia forte, e quell’abbraccio mi ridona la vita. Mi perdo nell’infinito dei suoi occhi verdi, che luccicano sotto la tenue luce del primo sole. Mi stringe più forte, inspira l’odore della mia pelle, e mi sussurra: “Finalmente! Tutta per me!”
Ci prendiamo per mano, e ci tuffiamo nell’immenso azzurro per vivere insieme il nostro sogno.”
Fine.
Filomena "Lok" Locantore

giovedì 3 luglio 2014

Biblioteche a rischio di estinzione

Sicuramente, la figura del bibliotecario, così com'è nell'immaginario comune, rischia l'estinzione.
Oggi la biblioteca deve saper offrire servizi che vanno oltre il prestito di documenti. Chiunque può cercarsi un titolo su SBN, sui MetaOpac e può richiedere da casa un prestito. Quindi perché tenere in piedi una biblioteca?
Il bibliotecario deve scendere dal piedistallo e avere un rapporto diretto con l'utente, aiutandolo anche in ricerche che vanno oltre i titoli di documenti. 
Il reference deve coprire ogni campo e rispondere anche a domande comuni e di normale quotidianità.
A noi concorsisti hanno fatto studiare la biblioteca virtuale che va oltre le mura fisiche. Hanno chiesto le linee guida IFLA per l'alfabetizzazione informatica degli utenti, diritto amministrativo, pratiche manageriali, fund raising…
E allora? Perché lasciarci marcire per anni nel limbo? Non è il caso di dare un senso a quello che ci hanno fatto studiare?
Se la situazione non cambia, sono d'accordo, i bibliotecari rischiano l'estinzione e le biblioteche si ridurranno a luoghi dove i ragazzi universitari si ritrovano per studiare senza fare prestiti, senza partecipare alle attività culturali, pronti ad abbandonarle al termine di ogni esame.
Sì, la biblioteca ha anche questo ruolo sociale, ma non deve essere l'unico.

Alessandra Benedetti

mercoledì 2 luglio 2014

Voci di quartiere

Lettera di un bambino di Monteverde alla sua mamma di Alfredo Tagliavia

Cara mamma,
oggi non portarmi al centro estivo, per favore, non portarmi in mezzo alla baraonda degli altri bambini, delle cose da fare, quando entro in quegli stanzoni non ci capisco più niente dal chiasso, so che devo partecipare, fare come tutti gli altri a tutti i costi, cantare, ballare, fare lavoretti con la carta e i gomitoli di lana, poi metterci tutti in fila, correre, giocare a ruba-bandiera, poi fare ricreazione, e allora lì diventiamo tutti nervosi, io incomincio a dire parolacce, prendere calci da chi ne dà, darne anche qualcuno a chi so io, mi sento sommerso, arrivo a fine giornata stanchissimo, ho solo una gran confusione in testa, tanta agitazione e tanta voglia di tornare a casa.
E per favore, cara mamma, da settembre non iscrivermi più al rugby, da grande non voglio diventare un giocatore, non sono nemmeno così grosso, quando gioco sento tutti gli altri bambini più alti e grossi di me che mi vengono addosso, qualche volta cado e mi faccio anche male, ma non lo dico, continuo, perché bisogna sempre continuare, non essere vigliacchi, non fermarsi, ce lo dice anche l’allenatore, ma certe volte invece ho paura e piango prima di andare a rugby, non vorrei proprio entrare in campo, vorrei solo fermarmi, mettermi in un angoletto e guardare la partita da spettatore, rimanendo vicino alle panchine…

Cara mamma,
per favore, il prossimo anno non portarmi più neanche a musica, sono stufo di imparare note e brani con il violino che mi hai comprato, esercitare le dita e la memoria a casa, tutto per avere un forte applauso tuo e di papà a Natale, e un altro ancor più forte da tutti i genitori degli alunni della scuola di musica al saggio di fine anno. Non mi interessano gli applausi, a volte mi dici che devo essere meglio degli altri, vieni alla lezione collettiva di musica e dopo mi dici che ho suonato meglio di quello, peggio di quell’altro, ma io, cara mamma, non voglio essere meglio o peggio di nessuno, non sono un violinista, sono solo un bambino.
E sai che ti dico, mamma cara, da settembre lasciamo stare anche i brevetti del nuoto, te lo chiedo per favore. L’allenatore è molto severo, a volte ci prende di sorpresa, ci butta in acqua senza preavviso, gli altri ridono ma io ho paura di affogare, e quando dobbiamo fare le gare ci fa lavorare durissimo, certe volte ci mette uno contro l’altro per vedere chi va più veloce, dice che la velocità è tutto nella vita, che se impariamo ad impegnarci e ad essere veloci ci troveremo bene ovunque, forse avrà anche ragione, forse sarà anche così, ma perché?
Non ce la faccio, cara mamma, non ce la faccio più ad alzarmi la mattina alle sette, fare otto ore di scuola, uscire fuori alle quattro del pomeriggio, poi ogni santo giorno andare a fare un’attività diversa, una volta a settimana violino, due volte al rugby, altre due volte a nuoto, più le partite della domenica e le gare per prendere i brevetti. Il sabato e la domenica mi piacerebbe chiamare i miei amichetti, andare al parco e giocare, senza pensare a chi è più bravo o a chi ha fatto più cose, giocare e basta, ma spesso sono troppo stanco, non ho energie per fare niente, i muscoli mi fanno male e passo il fine settimana davanti alla televisione o alla play station, senza nemmeno vedere il sole (a pensarci bene non lo vedo quasi mai il sole)…

Cara mamma,
per favore, oggi non portarmi al centro estivo, lo so, devi andare a lavorare, papà non c’è mai a casa, certi giorni non ci sei mai neanche tu, mi lasci ore ed ore con la babysitter, ma solo per oggi, non potresti fare un’eccezione? Guarda, è una bella giornata assolata di fine giugno, tira anche un vento stranamente fresco, c’è qualche nuvola di passaggio in cielo, si capisce che andrà via presto, mettiamoci qua, su questo prato davanti alla scuola di musica, tu puoi sederti su questa panchina, io nel frattempo comincio a correre, stavolta come dico io però, c’è l’erba alta come piace a me, anche due altalene là in fondo, mamma cara, non ti arrabbiare se te lo dico, ho sognato tutto l’anno di venire via dalla lezione di violino, così all’improvviso, senza neanche avvisare il maestro, mettermi qui davanti, in mezzo a questo prato brullo, staccare i fili d’erba senza motivo, gridare senza motivo, correre per tutta l’ora senza motivo, da solo, senza meta né direzione, in circolo, proprio come sto facendo adesso, e guardami mamma, proprio ora, in questo preciso istante, sono quel puntino bianco e rosso che ballonzola davanti a te, in mezzo alle spighe e alle canne e alle margherite, mi riconosci?, guardami bene negli occhi e dimmi se non sono felice.

Alfredo Tagliavia