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martedì 24 febbraio 2026

Storie sulle Colline dell'Albegna

La formazione che da anni proponiamo è per noi un atto di dare forma alla conoscenza che si genera dall'intreccio delle storie delle persone che si incontrano, che si raccontano scambiando vissuti, emozioni, esperienze.
Quando abbiamo chiesto al gruppo delle insegnanti ed educatrici dello zerosei delle Colline dell'Albegna in formazione sulla biblioterapia educativa di portare gli “albi che sono o sono state”, non pensavamo di ricevere in cambio così tanta narrazione entusiasta di essere in quel cerchio. Un tripudio di parole, di emozioni, di bellezza, di realtà che a volte non piace ma che si cerca di trasformare, e a dircelo sono stati loro, gli albi illustratri, quel potente strumento in mano all'educatore che sceglie se usare come totem o come viatico di conforto, di accettazione, di esistenza.
Alice ci ha raccontato che nel suo nido arriva sempre un momento giusto per raccontare Il giardiniere dei sogni (Sassi Junior) (la storia di tutte le storie di bibliolettura interattiva), a volte tutto, altre volte soffermandosi su quelle illustrazioni magiche che aprono alla fantasia e alla narrazione dei bambini e delle bambine. Con Il signor Vroum (Uppa), invece, che va veloce e corre sempre, riflette anche con i genitori, perché quello che ci mostra il signor Vroum è che ciò che non si coltiva si perde e quando si inizia ad andare lentamente, ci si accorge di cosa c'è intorno. Fermarsi ogni tanto è un atto di cura per tutti.
Federica ride e fa ridere tanto i suoi bambini e le sue bambine del nido con Abbaia George (Salani), un albo che fa uscire la parte giocosa di ognuno di noi, ma che si presta anche a importanti riflessioni, come d'altronde fa La zuppa di sasso (Babalibri), soprattutto se porti nel servizio una grossa pentola e tante verdure con cui i bambini preparano zuppe appetitose.
Per rinforzare le relazioni, anche e soprattutto durante l'ambientamento, Agnese ci racconta che nel suo nido, grazie a Le cose che passano, (Topipittori), può riflettere insieme ai genitori sul rapporto di fiducia, perché anche se le cose se ne vanno, la costante che rimane è l'amore.
In Si può dire senza voce (Glifo), Valentina sa quanta dolcezza c'è nel dare e nel ricevere e che i gesti sono più importanti delle parole, sia quando quelle parole non si trovano, quando ancora non si conoscono o quando sono parole straniere.
Alice, nel suo nido, crea cerchi per rinforzare l'autostima, soprattutto quando i bambini pensano di non riuscire a fare delle cose, e allora viene in aiuto Il punto (Ape Junior) che è il qualcosa che trasmette il positivo che serve come incoraggiamento per iniziare.
Quanto si divertono i bambini e le bambine quando anticipano Yuba mentre racconta A caccia dell'Orso (Mondadori), che ci mostra come rimanere uniti davanti alle avversità, e se nel cerchio qualcuno si dovesse chiedere se i bambini alla fine rimangono male perché l'orso se ne va da solo, nessun problema, perché sono sempre i bambini a trovare il conforto in queste situazioni, grazie al loro infinito io creativo.
Eliana nel suo nido parte alla scoperta delle meraviglie del mondo senza dimenticare di ricordare ai suoi bambini e alle sue bambine che ognuno di loro è una meraviglia. Tu sei una meraviglia (Terre di mezzo) è anche per quegli adulti che non vogliono correre il rischio di tarpare le ali ai bambini e alle bambine che si affacciano al mondo con gli occhi dello stupore.
Monica sa che quando al nido la stanchezza si fa sentire, con Il mio palloncino (Babalibri) torna il sorriso e il buon umore, perché il lupo che ha paura di Cappuccetto è davvero divertente.
Carlotta scopre Olivia e le principesse (Salani) come mamma e ce lo racconta con tanto orgoglio e anche quando lo racconta in maniera diversa nel suo servizio per rinforare nei bambini e nelle bambine l'idea che possono essere ciò che vogliono e non ciò che la società ci impone.
Grazie a Serena abbiamo ricordato l'importanza de Il pentolino di Antonino (Kite) con il suo buon educatore che nel libro non insegna ma mostra ad Antonino come superare le difficoltà e mostra anche a tutti quelli che lo leggono il mondo con occhi diversi, una ricchezza per tut, grandi e piccini.
Raffaella ci racconta la storia de Il vecchio e l'albero (Nord-Sud) e quanto è importante riflettere sul fatto che le parole quando arrivano, hanno il potere di trasformare, in bene o in male e che la cura passa sempre attraverso la natura e le parole.
Caterina e Laura ci raccontano che l'albo Che cos'è un bambino (Topipittori) dovrebbe aiutare a non smarrirsi come adulti e come educatori, perché anche se il gruppo di lavoro cambia, quello che non deve cambiare mai è l'idea di bambino, aiutando anche i genitori a riconoscere le competenze dei loro figli.
Antonella ci voleva raccontare Il ciuccio di Nina (il Castoro), ma sappiamo bene che sono gli albi a sceglierci e Il momento perfetto (Glifo) è arrivato proprio al momento giusto e nel cerchio si è compreso il motivo dello scambio.
Giovanna ci racconta Sarò il tuo porto sicuro (Feltrinelli) con la bellissima metafora che rappresenta il bambino come un veliero che naviga sul mare delle emozioni.
Francesca con Piccolo buio (il Castoro) crea l'atmosfera nella sua scuola dell'infanzia mimando i gesti con i bambini e le bambine che iniziano a formarsi il pensiero che le paure si possono superare non avendo paura della paura.
Ninna nanna per una pecorella (Topipittori) e Urlo di mamma (Nord-Sud) sono le scelte di Sandra nel cerchio magico, che ci raccontano di una solitudine che si aggrappa ad ogni speranza per sentirsi accolta e quando accade la consolazione della solitudine e l'accoglienza della diversità si fanno strada negli animi delle persone, così come si possono superare i traumi e le paure quando ci sentiamo a pezzi e con un abbraccio tutto torna al suo posto.
Carmela suona una corda molto delicata, quella dell'adulto che si sostituisce al bambino, lo anticipa anche nella gestione delle sue emozioni e allora ci racconta di Albert e albero (Lapis) per ricordarci che l'ascolto del reale bisogno del bambino è fondamentale perché ogni bambino è diverso e quello che l'adulto pensa non sempre è quello di cui il bambino ha bisogno.
Non si può non parlare di tempo, e allora Susanna attraverso L'uomo che vendeva il tempo (Terre di mezzo) rallenta e ci racconta che troppo spesso vendiamo il nostro tempo senza aspettare che ci torni qualcosa indietro per recuperare energie e idee. E allora, se non siamo ancora convinti di questo, ci racconta anche Il piccolo principe (Terre di mezzo), un albo così complicato per gli adulti e così semplice per i bambini, grazie al quale possiamo iniziare ad imparare a non fare troppe cose in quel tempo che abbiamo a disposizione.
Marta ci esorta a non fare una scelta quando abbiamo la possibilità di scegliere più cose, soprattutto se sono le storie che dobbiamo scegliere e allora ci racconta Il fuoco del drago (Giunti), Edmond e Abracazebra (Nord-Sud) che ci parla di come accogliere la diversità sia sempre un arricchimento relazionale ed emotivo; Perfetta per due (Pane e sale) che ci mostra quanto portarsi dietro cose speciali sia confortevole; Zeb la scorta di baci (Babalibri) che i bambini e le bambine interiorizzano così tanto da consolarsi a vicenda con scorte di baci caramella; La compagnia delle stelle (Gallucci) perché non è solo possedere che ci rende felici, lo è di più condividere e infine A te la scelta (Franco Cosimo Panini) che esorta ad aprirsi a un mondo di possibilità.
Il cerchio magico si chiude con Carmela e con la generosità di Il pettirosso e Babbo Natale (Gribaudo), un sentimento dal quale non si può prescindere.
Ancora una volta abbiamo avuto la conferma che di una storia non esiste un'unica interpretazione e che solo raccontando e raccontandosi si può generare quel flusso di idee ed emozioni che permette a tutte le persone nel cerchio magico di conoscere meglio se stesse e gli altri, sciogliendo dei nodi e accogliendo bellezza.
Dario Amadei e Elena Sbaraglia

sabato 14 febbraio 2026

martedì 3 febbraio 2026

La bibliolettura interattiva_intervista agli autori

All'interno della #rubrica Terza Pagina, condotta da Saverio Simonelli su #TV2000 #DarioAmadei e #ElenaSbaraglia sono stati intervistati sul loro nuovo libro #Labiblioterapiaeducativa nei nidi e nelle scuole di ogni ordine e grado Castelvecchi Editore

venerdì 23 gennaio 2026

LE ORIGINI DEL CERCHIO MAGICO DELLE STORIE

“La lettura è quel sesto senso che va piantato, annaffiato, curato”
(Gianni Rodari)

Come “seminiamo” un po’ di magia della lettura per fare in modo che poi il resto lo faccia la voglia di narrare?
Nel corso del nostro percorso professionale come educatrici di nido, tutto è partito da un’attenta, diretta e continua osservazione sui nostri piccoli lettori in un viaggio a ritroso che ha richiesto del tempo, ma la nostra curiosità e la voglia di scoprire ciò che di bello i bambini ci insegnano, ci hanno trasmesso l'energia necessaria per andare avanti.
I bambini grandi (parliamo di 2-3 anni) ascoltano, osservano e arrivano a immergersi nelle storie, le scelgono, le sfogliano e si raccontano, ma soprattutto le narrano ai propri compagni che a loro volta sono attratti e pronti all’ascolto. Tutto ciò ci ha portate a riflettere su una domanda: visto che abbiamo tutti una storia da raccontare, come arrivano i bambini a narrare le storie?

Partiamo dallo spazio
All’interno della sezione dei piccoli abbiamo allestito un angolo morbido, uno spazio che “profumerà” di storie, caratterizzato da un grande e accogliente tappeto blu, dove abbiamo posizionato una cesta di vimini piena di libri, che aspettano solo di essere manipolati, “assaggiati”, e alla fine sfogliati…
I primi approcci (6 mesi circa)
È in questo periodo che il bambino scopre il libro. Quando il libro è alla sua portata, inizia a conoscerlo, lo passa da una mano all’altra, lo assaggia, lo mordicchia e comincia a girare le pagine avanti e indietro solo per il piacere del movimento e del rumore che provocano. Poco importa se qualche pagina verrà rovinata o stropicciata, anche questo fa parte del processo di conoscenza e di avvicinamento al libro, che per i bambini è caratterizzato da immagini grandi e riconoscibili, di tipo non narrativo perché non raccontano storie, ma piuttosto hanno illustrazioni che rispecchiano la vita reale.

Il libro diventa… ”Libro”! (6/10 mesi circa)
È in questo periodo che il libro acquista la sua vera identità, perché il bambino realizza che quell’oggetto non è un giocattolo come gli altri, ma rappresenta un mondo di curiosità e scoperte. Ora è in grado di seguire le pagine con lo sguardo, ed è attratto dalle figure grandi e colorate. Da questo momento il libro diventa l’oggetto su cui condividere l’attenzione, ed è per questo che introduciamo la “lettura guidata”, durante la quale, tenendo il bambino in braccio (ovviamente rivolto verso il libro), gli mostriamo gradualmente come sfogliarlo con calma, facendo in modo che presti attenzione alle figure, indicandole e nominandole, e poi lasciando che lui torni a giocarci.

Ora faccio io! (8/12 mesi circa)
Da questo momento, grazie all’acquisizione della posizione seduta in modo autonomo, i bambini possono avere un approccio più fisico con i libri. È a questa età, infatti, che da soli li prendono dalla cesta utilizzandoli a loro piacimento, ad esempio li possono guardare nel verso sbagliato, li girano e rigirano, saltano le pagine, li fanno cadere per poi arrivare a immergersi in un’osservazione più attenta. Tutto fa parte del percorso di scoperta, che pone le basi per lo sviluppo delle intelligenze, di cui quella narrativa è il tema principale della nostra riflessione.

Arrivano gli Albi Illustrati (12/18 mesi)
Fino a ora, abbiamo preparato le basi per fare in modo che il rapporto fra “bambini e lettura” abbia il suo naturale epilogo, cioè uno scambio interattivo e continuo attraverso il quale ascoltare una storia poi spingerà il bambino a raccontarla a sua volta.
È a questo punto che noi possiamo iniziare a raccontare loro le storie degli albi illustrati. All’inizio ovviamente saranno storie brevi per poter stimolare e via via rafforzare i tempi della loro attenzione. In questa fase giocano un ruolo importante i Neuroni Specchio, in quanto, attraverso l’imitazione, favoriscono lo sviluppo dell’empatia e la comprensione delle emozioni. È proprio questo tipo di lettura relazionale a essere particolarmente preziosa per il bambino, perché lo stimola a partecipare attivamente e a immergersi nelle “storie”.

Ce l’abbiamo fatta! Narratori si diventa!
Bruno Munari scrive: “trovare una sorpresa in un libro quando si è piccoli, conduce a ricercarla tutta la vita nei libri”.
In questo nostro viaggio a ritroso verso l’importanza della lettura prima, e della narrazione poi, siamo entrate in punta di piedi, e ne siamo uscite alla fine con gli occhi pieni di meraviglia e di soddisfazione nel vedere “chi ascolta e chi racconta”, e come tutto questo incanto arriva agli occhi di chiunque li osserva nel cerchio magico della narrazione.

Alessia Pietrini, Fabiana Casetta, educatrici del nido Il glicine, Roma Capitale

domenica 4 gennaio 2026

Lo spazio terzo narratore in biblioterapia educativa

Ci occupiamo di biblioterapia nei contesti educativi e scolastici ormai da molti anni utilizzando il nostro metodo Bi.Ne. (bibliolettura interattiva e narrazione emotiva) che permette di sviluppare un processo emozionale che, grazie al libro, genera un flusso di idee ed emozioni che altrimenti resterebbero sopite. Ciò avviene all’interno di un cerchio che definiamo magico, in cui un narratore racconta o legge una storia, rispettando la centralità dell’ascoltatore e non quella del libro. L’ascolto permette un’introiezione e poi una restituzione della storia che a quel punto è quella dell’ascoltatore, rimasto sempre attivo, che racconta o si racconta secondo delle libere associazioni che appartengono ai suoi vissuti.
Ci troviamo quindi nella situazione in cui ascoltatore e narratore hanno come fine comune la storia e collaborano in uno spazio condiviso e in un tempo dedicato all’ascolto e al racconto.
Ora, una componente molto rilevante nel cerchio magico è lo spazio, che può potenziarlo, se utilizzato in maniera corretta.
Sappiamo da Loris Malaguzzi che lo spazio è il terzo educatore: «lo spazio deve essere progettato e predisposto per garantire che tutti i bambini e gli educatori si sentano a loro agio e sviluppino il piacere del fare insieme».
Sappiamo dagli studi sull'empatia degli spazi (Mallgrave su tutti) che gli ambienti suggeriscono il modo di essere abitati e per questo, secondo noi, lo spazio riveste una funzione di terzo comunicatore: se consideriamo gli spazi che abitano i bambini nei nidi e nelle scuole dell’infanzia (e perché no, anche nelle scuole di ogni ordine e grado) questi devono avere un linguaggio chiaro, semplice, riconoscibile nell’immediato, perché il bambino possa avviare un dialogo di fruibilità e di agio.
Ciò che, invece, abbiamo colto nelle molteplici osservazioni nei servizi educativi zerosei, è che durante i laboratori di narrazione, spesso, non si coglie l'importanza dello spazio come terzo narratore.
Ricordiamo che in biblioterapia educativa, al centro del cerchio magico delle storie non c'è il libro, come comunemente si pensa, ma il bambino che è il principale narratore. Lo scopo del facilitatore è di portarlo a raccontare e raccontarsi. Il facilitatore che legge o racconta la storia è il narratore attivatore, o trigger, che ha la funzione di accendere i neuroni specchio dei bambini innescando in loro quel flusso di idee ed emozioni che li porterà a raccontare e a raccontarsi. In questo contesto, lo spazio ha la funzione di terzo narratore, o narratore di supporto, ma deve assecondare il narratore attivatore e non sovrastarlo con stimoli sensoriali potenti che raccontano un'altra storia.
La consapevolezza del facilitatore sta nel creare quella coincidenza narrativa tra la storia e lo spazio, altrimenti gli elementi che compongono lo spazio possono risultare di distrazione per il bambino che verrà attratto più dall'ambiente che dalla storia.
Distrazione, però, che non è responsabilità del bambino, ma dell'adulto che ha sottovalutato il potere narrativo degli elementi con cui ha preparato lo spazio per la narrazione: il bambino entra in dialogo con tutto ciò che ha davanti, perché per lui ogni oggetto diventa un'occasione per alimentare la sua immaginazione, per costruire ipotesi e soluzioni.
Cosa intendiamo per coerenza tra la storia e lo spazio terzo narratore?
Le stanze immersive scelte come luoghi per la narrazione sono un esempio importante, perché sono pensate a tema (le quattro stagioni, o gli ambienti naturali come il mare o il bosco) e quando si porta una storia all'interno della stanza immersiva il bambino, a sostegno di ciò che sta ascoltando, deve ritrovare nello spazio elementi, suoni e luci che stimolino il suo pensiero narrativo con un meccanismo polisensoriale.
I. S. Francesco di Sales
nido Peter Pan
Non necessariamente però un cerchio magico di storie deve attivarsi in una stanza immersiva, perché anche quando si svolge nella sezione si può creare, all'interno del cerchio, una coerenza narrativa tra la storia e lo spazio, che assume la funzione di terzo narratore.
nido Contea degli hobbit
nido Peter Pan
Invitiamo, dunque, le insegnanti e le educatrici, impegnate in un laboratorio narrativo sia di routine che durante un evento, a riflettere sempre sulla coerenza tra spazio e storie, presupposto questo indispensabile per coltivare in maniera efficace l'intelligenza narrativa dei bambini.
Dario Amadei Elena Sbaraglia


Bibliografia
Amadei D., Sbaraglia E., La biblioterapia educativa nei nidi e nelle scuole di ogni ordine e grado, Castelvecchi editore, 2025
Amadei D., Sbaraglia E., Chiedilo ai libri, Castelvecchi editore, 2022
Amadei D., Sbaraglia E., Nati per raccontare, 2020
Pubblicazioni di Malaguzzi
Pubblicazioni varie sull'empatia degli spazi

lunedì 7 luglio 2025

Esplorando l’infinito blu e… oltre

Esplorando l’infinito blu e… oltre
Percorso didattico immersivo
Scuola d’Infanzia C. Collodi Polo 0-6

Quest’anno il mare ha deciso di fermarsi a Collodi per rapire, con le sue meraviglie e i suoi tesori nascosti, i bambini, le bambine e le insegnanti della scuola d’infanzia C. Collodi. Un percorso pensato soprattutto con il cuore, prima che con la mente, per restituire a ciascuno un’esperienza unica da poter custodire e da cui attingere.
Un viaggio sensoriale, tra luci, suoni, profumi e colori in cui i bambini e le bambine sono stati guidati con cura ed amore verso un’esperienza educativa coinvolgente ed interattiva. L’interazione con l’ambiente immersivo ha favorito l’esplorazione e la sperimentazione e ciascun partecipante ha esplorato l’IO mare.
L’allestimento del laboratorio didattico immersivo è stato strutturato nel seguente modo per ricreare l’ambiente marino: utilizzando tessuti, luci, torce, materiali naturali (conchiglie, sassi, bastoncini ecc), stampe e gigantografie fotografiche, videoproiezioni sull’ambiente marino, meduse realizzate con materiali da riciclo, lenti di in gradimento per osservare.
Partendo da un grande tessuto adagiato su tutta la superficie del pavimento abbiamo cercato di ricreare il movimento delle onde sistemando il tessuto in maniera morbida e con l’utilizzo di luci blu e bianche abbiamo evidenziato le increspature del tessuto proprio per dar “volto” alle onde.
Il percorso è stato strutturato sfruttando i tre locali messi a disposizione dalla scuola; i bambini e le bambine (6 per volta, due per ciascuna sezione), dopo un breve “circle time” all’esterno del laboratorio, venivano esortati a lasciare fuori scarpe e calzini per entrare scalzi in una dimensione magica; l’attenzione si accendeva, gli occhi si facevano curiosi ed una volta entrati la magia aveva inizio. Una prima vasca accoglieva i piedini nella sabbia, dopo pochi passi, l’altra li abbracciava nell’acqua.
Una tenda ondulata li accompagnava nella prima grande sala dove il mondo marino si palesava ai loro occhi: il suono delle onde, il profumo dell’acqua marina facevano da sfondo al loro osservare, toccare, annusare, esplorare. Un angolo morbido con cuscini accoglieva albi illustrati, l’angolo con pietre e conchiglie attirava gli esploratori più audaci, la sabbiera quelli più curiosi ed infine nell’angolo dei travasi l’acqua diveniva la protagonista indiscussa del loro agire. Come piccoli alchimisti riempivano bottigliette, ciotole, e facevano fluire, con le loro sapienti manine, questo liquido carico di magia!
Dalla sala più grande, a gruppi di due, si accedeva in una saletta nella quale si poteva dipingere al buio aiutati dalle lucine che, come in un acquario, proiettavano pesci sospesi da fili invisibili. Ciascun bambino ha avuto la possibilità di esprimere liberamente la propria creatività e ha lasciato la traccia del proprio IO mare su una tela trasparente.
L’esperienza della pittura era l’ultima del percorso. Una volta transitati in questo ambiente il gruppo veniva accompagnato fuori e li, nel cerchio magico, il mare faceva loro un piccolo regalo… ogni bambino e bambina, come ricordo di questa magica esperienza, ha portato a casa una piccola medusa, un pezzetto di quel mare che è entrato a far parte del loro cuore e della loro mente stimolando la loro creatività grazie alla meraviglia, alla curiosità e al desiderio di scoperta.
Auguriamo ai nostri bambini e alle nostre bambine che la meraviglia alberghi sempre nei loro occhi e nei loro cuori e che la bellezza sia sempre nutrita e abbracciata.
Simona Marfia
Maria Antonietta Rocco

giovedì 3 luglio 2025

La biblioterapia educativa nella promozione della salute e del benessere

L'OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, definisce la salute come uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente come assenza di malattie o infermità1. Il diritto alla salute e al benessere della persona è sancito dalla Costituzione (art. 32), ma non basta, è l’educazione alla salute e al benessere che fa la differenza. Educare ha lo scopo di aiutare le persone ad acquisire la salute attraverso il proprio comportamento e i propri sforzi, perché il proprio stato di salute non si risolve solo nel settore della sanità, ma è determinato anche dalle condizioni di vita, dal grado di istruzione, dal tipo di occupazione e dall’ambiente in generale.
La qualità di vita, infatti, è un concetto che si apre a più dimensioni ed esprime la soddisfazione e il benessere che ognuno percepisce su stesso in relazione alla salute, al lavoro, alle relazioni interpersonali, al tempo libero, agli svaghi, ai desideri. Non sono dunque solo i fattori oggettivi che determinano e misurano la qualità di vita, ma quelli soggettivi che sono dettati dalle esperienze di ognuno. Ed ecco che l'educazione alla salute e al benessere psicofisico passa attraverso la consapevolezza del prendersi cura di se stessi in rapporto ai fattori ambientali e socio-economici.
Quello che gli organismi deputati alla promozione della salute e del benessere individuale e collettivo dovrebbero chiedersi è quando iniziare a rendere consapevoli gli individui che sono parte attiva della loro salute. La risposta è nella scuola, perché è il luogo sociale privilegiato dove imparare a conoscere e a prendersi cura di se stessi e degli altri.
Le attività progettuali e di informazione, nella scuola, forniscono degli strumenti utili per conoscere e fare propri tutti quegli atteggiamenti che portano al vivere sano e bene attraverso l'acquisizione di competenze, conoscenze e abilità sociali necessarie al pensiero critico e alla formazione della persona come cittadino attivo che sa comprendere e discernere le influenze esterne. Inoltre, a essere coinvolta in questo percorso di promozione è tutta la comunità educante (insegnanti, famiglie, territorio) rafforzando così il senso di collettività.
In questo contesto di promozione della salute e del benessero psicofisico a scuola e nei nidi, noi utilizziamo la biblioterapia educativa con gli strumenti della bibliolettura interattiva e della narrazione emotiva (metodo Bi.Ne.).
Che leggere faccia bene ormai è risaputo ed è il concetto che abbiamo espresso in Nati per raccontare e in Chiedilo ai libri2: bisogna distinguere il saper leggere inteso come competenza linguistica, logica e di comprensione del testo, dall’essere un lettore. Infatti, nel momento in cui leggendo si acquisisce la consapevolezza della propria identità narrativa, è possibile accedere alla conoscenza del mondo, di se stessi e degli altri e comprendere meglio se stessi, gli altri e il mondo. Si accede inoltre al pensiero critico, ai ricordi e si impara a prendersi del tempo per se stessi, a regolare le emozioni e ad allenare una certa temperanza. Si sviluppa un’alfabetizzazione emotiva che rende empatici, in grado di comprendere le proprie e le altrui emozioni, imparando ad accettare l’imprevisto, il possibile, l’ignoto, le differenze. Si impara a controllare l’ansia e lo stress, perché nel momento della lettura si apprende l’arte dell’astrazione, che non è dissociazione dalla realtà, ma è abitare, per un certo lasso di tempo, in altri mondi.
«Le storie sono piacevoli perché ci consentono di evadere dalla realtà»3.
Nel nostro libro di Biblioterapia educativa di prossima uscita, affermiamo quanto la lettura e la scrittura siano delle abilità benefiche nel breve e nel lungo termine, supportati, oltre che dalla nostra esperienza, da alcune importanti ricerche. Uno studio dell’Emory University in Georgia ha dimostrato con la risonanza magnetica funzionale per immagini (fMRI)4 che leggere romanzi potenzia le capacità cerebrali. Il neuroscienziato Gregory Berns, che ha condotto la ricerca, sostiene che leggere un romanzo comporta un’identificazione fisica con i protagonisti della storia attraverso l’embodied simulation5 attivata dai neuroni specchio, con evidenti benefici a lungo termine, che permangono anche dopo la lettura del romanzo.
É importante mettere in evidenza la differenza tra una lettura ricreativa, per il piacere di leggere, e una lettura che ha lo scopo di indagare metodi per una crescita interiore. Si è dimostrato che la lettura ricreativa aumenta l’empatia, genera una migliore comprensione di se stessi e degli altri, della propria identità sociale e di quella di culture diverse dalla propria ed è legata a un maggiore senso di comunità e di inclusione6. Inoltre, studi successivi7, hanno ribadito che la lettura ricreativa ha un impatto positivo sulla gestione degli stati ansioso-depressivi e sulla cura di se stessi, ridimensiona la solitudine e potenzia la fiducia in se stessi e negli altri.
In una nostra esperienza in un liceo romano, abbiamo potuto rilevare alcune situazioni di notevole importanza, attinenti alle ricerche svolte, anche all’estero, come in Turchia o in Giappone, relative alla socialità e agli stati d’animo dei giovani8. Nel gruppo di bibliolettura interattiva e narrazione emotiva, dove la lettura ricreativa è protagonista, è emerso, infatti, un forte senso di comunità che, al di fuori di quell'ambito, non era riconosciuto dai partecipanti che si sono sentiti per la prima volta gruppo pur essendo in quel liceo chi da due, chi da cinque anni.
Il più grande studio a lungo termine sullo sviluppo del cervello e sulla salute dei bambini negli Stati Uniti, l'Adolescent Brain and Cognitive Development, ha messo a confronto i giovani che hanno iniziato la lettura ricreativa tra i 2 e i 9 anni e quelli che hanno iniziato a farlo più tardi, o che non lo hanno per niente fatto e nel gruppo dei lettori più precoci sono stati rilevati meno segni di stress e depressione, un miglioramento dell’attenzione e una riduzione di problemi comportamentali9.
Durante gli anni di biblioterapia a scuola con il metodo Bi.Ne. abbiamo toccato con mano questi benefici, rilevando che si generano effetti positivi solo se si utilizza un metodo di lettura basato sul confronto e l’interazione e assolutamente non giudicante. Questo permette di coltivare anche quel senso di speranza, di percezione sana del mondo che i giovani andranno ad abitare e ciò è fondamentale, soprattutto in questo momento storico, culturale e sociale, per sentirsi meno soli, meno disorientati e più coinvolti in sistemi relazionali funzionali.
Dario Amadei e Elena Sbaraglia



1https://www.epicentro.iss.it/passi/indicatori/approfondimentogiornisalute
2Amadei D., Sbaraglia E., Castelvecchi, 2020 e 2022
3Gottschall J., op. cit,, pag. 65
4https://bit.ly/4e44rDO
5https://bit.ly/4e0XUd6
6 https://bit.ly/3B444dX
7https://bit.ly/3XsP0xQ
8https://bit.ly/3B444dX
9https://bit.ly/3B444dX

Intervista a Dario Amadei e Elena Sbaraglia di Magic BlueRay

La nostra intervista su Fab TV il giorno della premiazione di Energie per Roma. Un grazie di cuore a tutti coloro che negli anni ci hanno accompagnato lungo il nostro percorso e hanno scambiato con noi nei nostri Cerchi Magici energia positiva ed emozioni.

sabato 22 marzo 2025

IMPARANDO A RACCONTARE E RACCONTARSI

“Nella Scuola sulla Collinetta bambine e bambini hanno appena finito di fare merenda; se una persona entrasse in classe in quel momento, potrebbe facilmente intuirlo già solo dalle briciole di crackers che colorano di pallini gialli il marmo secolare del pavimento. E non c’è nulla da fare; questi pallini sono proprio impertinenti, perché, per quanto la maestra tenti di spazzarli via, ecco che spuntano nuovamente. Sembra proprio che abbiano delle zampette agili e veloci che si prendono beffa della scopa!
Finalmente è tempo di giocare e, mentre si conclude il ripristino, c’è già qualcuna e qualcuno pronta e pronto a scegliere quale avventura inventare, o in quale storia partecipare.
Nei cinque minuti che precedono i numerosi inizi, inutile dire che frastuoni e schiamazzi fanno da accompagnamento sonoro all’allegra atmosfera, ma poi, dal momento in cui tutti i giochi prendono forma, quel disordine rumoroso si acquieta e ad un ascolto attento e ad uno sguardo curioso e perspicace non possono certo sfuggire quelle sfumature e quei dettagli che rendono la fantasia uno spettacolo irresistibile. C’è chi costruisce sulla pedana un palazzo di dieci piani con le costruzioni; chi schiera su un tavolo due file di dinosauri e li prepara ad uno scontro preistorico all’ultimo grido; chi invece, al tavolo di fronte, si diletta con la tombola delle stagioni; chi, nell’angolo sotto la finestra dalla quale si vede passare il treno (quello vero!), sta costruendo una ferrovia sui cui binari viaggiano delfini, squali e balene, e chi si è nascosto dietro ad alcune sedie e si sta raccontando un segreto.
Luna tiene tra le mani il libro che ha portato questa mattina, gliel’ha regalato ieri suo padre e non riesce a separarsene. Eva e Lorenzo le chiedono di poterlo leggere insieme sulla panchetta; lei da subito sembra restia, poi, però, acconsente a patto che a sfogliare le pagine sia solo lei. La maestra, dopo essersi arresa alla resistenza dei pallini gialli, si è seduta al tavolo rotondo per aiutare Alessio che sta provando a fare l’incastro della fattoria, quello che proprio non riesce a completare e, mentre lo incoraggia a scrutare le estremità dei tasselli, non può fare a meno di ascoltare come Luna racconti il libro alla sua amica e al suo amico, come moduli la sua voce per imitare la bambina protagonista e come si impegni a ricordare quelle frasi e quelle parole apprese solo da un paio di giorni. La lettura di Luna è veramente suggestiva, tanto che le si avvicinano anche Paolo, Elisa, Fabian e Stella, e senza dire nulla, si mettono per terra vicino alla panchetta e, seduti a gambe incrociate, ascoltano Luna che narra la “storia di Priscilla”.
Elisa è entusiasta e, appena la sua compagna chiude il libro, si precipita dalla maestra per chiederle di leggere Priscilla quando faranno il ‘cerchio’. La maestra, però, ha capito che questo libro ha un valore speciale per Luna e risponde ad Elisa affermando che, se la sua compagna vorrà, avrà piacere di leggerlo alla classe, anzi potrebbero farlo anche insieme, dal momento che ne ha imparato quasi tutte le frasi. Elisa, allora, torna da Luna e le chiede se le va di leggere la storia di Priscilla insieme alla maestra durante il Cerchio Magico. Luna, quindi, si gira subito verso la maestra con aria titubante, ma, ricevendo nello stesso istante il suo sorriso rassicurante, le mostra il libro e le dice: “Che lo puoi leggere dopo, quando ci mettiamo ‘sedie a cerchio’ e io mi siedo vicino a te?”


Quella maestra potrei essere io, e come me, tutte quelle educatrici, educatori ed insegnanti convinte e convinti che le storie e i racconti siano la chiave per intessere una rete pedagogica funzionale e significativa.
Io sono Maestra Giulia e mi piace pensare che dove finiscono la mia voce, i miei occhi, le mie orecchie e i miei gesti, iniziano le parole di un racconto, quelle scritte in oggetti magici come gli albi illustrati, ma anche e soprattutto quelle che narrano le storie dell’affascinante mondo che è l’io individuale di bambine e bambini. Non mi riferisco, però, solo alle parole che si presentano nei ruscelli cristallini di chi ha l’irrefrenabile voglia di farle scorrere libere in una trasparenza disarmante; esistono storie anche in quelle parole che si nascondono nelle ombre di una voce acerba, in una pausa prolungata e accompagnata da profondi sospiri, in un sorriso che riempie un intero viso, nelle goccioline salate che rendono liquidi due occhi che sbattono le palpebre per mandarle via.
Il Racconto è un orizzonte di senso, è un luogo non luogo della conoscenza, un Iperuranio di possibilità che si districano in un processo continuo di scoperta, immaginazione e confronto, perché è nel Raccontare e nel Raccontarsi che l’essere umano ed in particolar modo bambine e bambini fanno esperienza di sé e di chi orbita intorno la loro persona. Attraverso la narrazione si aprono stanze illuminate da accecanti significati che non possono essere oscurati dalla frenesia di un fare compulsivo caratteristico dell’agire adulto; i significati dei racconti vanno accolti, presi per mano, alcune volte persino presi in braccio, vanno stretti in un contatto di ascolto e fiducia, vanno protetti dalle intemperie della superficialità e dall’esigenza data dall’uniformare, dal semplificare, dal dover tradurre ogni pensiero in concetti omologamente riconosciuti.
La narrazione è un potente strumento di esplorazione emotiva, è un canale in cui si mescolano affluenti di segreti, confidenze, aneddoti, dolori, traumi, che non sempre sono espressi in una versione manifesta e chi, come me, decide di essere un custode emotivo, non può non fare i conti con un senso di responsabilità che pulsa ogni qual volta una bambina e un bambino si mette a bordo di una zattera e attraversa quel canale, il suo canale, dove può imbattersi in una cascata o, anche solo in una piccola rapida, e scopre di aver bisogno di un giubbotto di salvataggio. Non è detto, però, che debba necessariamente navigare su acque impetuose, potrebbe aver bisogno di aiuto per riflettere la sua immagine nella limpidezza di un fiume amico. Essere custodi emotivi significa sapersi muovere con leggerezza, dinamicità e destrezza nello sfondo di esperienze possibili che si delineano nella dimensione cognitivo-sensoriale del Racconto; significa essere libere e liberi da fardelli stereotipati, da ostacoli pregiudizievoli, da aspettative inopportune che minano la sincerità di Storie autentiche e spontanee.
Sono un’insegnante di Scuola dell’Infanzia del Comune di Roma da circa dieci anni, ma mi esercito ad essere una custode emotiva sufficientemente buona da diversi anni; ho iniziato ascoltando le storie che mi raccontavano le bambine e i bambini nelle case-famiglia e nei centri di accoglienza, quando ancora non sapevo mettere filtri e mi facevo spugna della tristezza e della speranza di ciascuna e ciascuno di loro. Poi, però, ho deciso di cambiare rotta e di intraprendere un viaggio di crescita professionale e personale, percorrendo i sentieri policromi che la dimensione scolastica mi avrebbe destinato ed imparando a riservare uno spazio inevitabile e puntuale al Racconto, al mio racconto individuale, al racconto delle parole scritte e a tutti quei racconti espressi e celati dalle bambine e dai bambini.
Tra i cinque campi d’esperienza delle Indicazioni Nazionali per la Scuola dell’Infanzia sono presenti due sfere d’indagine che legittimano la continua attenzione pedagogica dedicata al Racconto, ovvero, I Discorsi e le Parole e Il Sé e l’Altro, sfere d’indagine che si estendono nell’ampia finalità educativa rivolta allo sviluppo dell’Identità, che a sua volta si esprime all’interno di un orizzonte di senso affine, di un caleidoscopico sfondo di condizioni ed esperienze possibili rappresentato dalla Relazione. Come educatrice d’infanzia ed insegnante il mio obiettivo educativo è di creare un movimento dialettico tra questi elementi, di tracciare un itinerario che metta in comunicazione aspetti le cui entità rivelino la propria efficacia in una connessione reciproca e continuativa e credo di poter affermare che il contesto che si presta in modo più congeniale a questa comunione di intenti sia inevitabilmente il Racconto.
Luna chiede alla maestra di poter leggere la storia di Priscilla quando si fossero messe/i sedie a cerchio, ovvero quando sarebbe giunto il momento della routine, buona pratica, strategia educativa, metodologia didattica, tutte definizioni corrette per descrivere quello che a me ed altre esploratrici ed altri esploratori narrativi piace chiamare Cerchio Magico.
Bambine e bambini sono invitati a fare il Cerchio, e questo termine è, appunto, la metafora educativa per rappresentare la circolarità che caratterizza le relazioni: il legame individuale che ciascuna bambina e ciascun bambino stringono con l’insegnante, il rapporto della classe con la figura educativa di riferimento, le relazioni che intercorrono tra bambine e bambini, non necessariamente piacevoli ed esclusive, anzi, spesso dinamiche conflittuali tendono ad evidenziare maggiormente il loro carattere circolare. Nel cerchio si assorbono gli spigoli e si allungano le braccia, poggiandosi sulle spalle della propria vicina o del proprio vicino vicendevolmente, dove potersi sentire sicure e sicuri e riconoscersi come parte indivisibile e unica di un Tutto leale e protettivo.
Ho avuto la fortuna di imparare a condurre il Cerchio Magico da degli esperti della narrazione emotiva, due professionisti che trasformano questo strumento in un’occasione di scoperta, immaginazione e confronto per accogliere con entusiasmo e delicatezza il pensiero e la creatività delle bambine e dei bambini, invitandoli a prendere posto al ricevimento delle loro emozioni.
Elena Sbaraglia e Dario Amadei non sono solo due tra i più coinvolgenti ed appassionati Formatori di Roma Capitale, sono due pionieri della narrativa emotiva ed i loro insegnamenti, nonché il loro esempio, costituiscono per me e per numerose educatrici e insegnanti il vero stimolo a considerare il Racconto la più redditizia delle opportunità educative in termini di identità, relazione ed autostima.
Ecco perché ogni giorno non siamo solo educatrici, educatori ed insegnanti; nei nostri Cerchi Magici, infatti, siamo anche e soprattutto Cacciatrici e Cacciatori di Storie, dove le Storie non sono altro che spazi privilegiati in cui stare e da cui poter risalire per spingersi il più possibile alla ricerca del proprio discorso interiore e, nello stesso tempo, del discorso dell’io altrui.

“La maestra invita le bambine e i bambini a sedersi, mentre Luna continua a stringere il suo libro a sé.
-Maestra, che ci leggi il libro di Luna?- afferma euforica Elisa.
-Se Luna è d’accordo, mi farebbe molto piacere!-risponde cauta la maestra. Luna, allora, posiziona la sedia vicina a quella dell’insegnante e appoggia l’albo sulle gambe. Dopo numerosi solleciti a prendere posto, finalmente l’inevitabile cigolio delle sedie e l’esuberante vocio insistente iniziano a placarsi; è allora che le compagne e i compagni orientano la loro curiosa attenzione su Luna che, cercando lo sguardo complice della maestra, si rivolge alla classe e pronuncia l’inesorabile frase: - cosa vediamo nella copertina di questo libro?
Lorenzo: c’è una bambina con un cespuglio in testa tutto rosso fuoco.
Eva: sembra ‘Ribelle’.
Elisa: macchè ‘Ribelle’, quella c’ha i capelli più lunghi e più arancioni!
Alessio: e poi mica è la storia del cartone, quella era di cavalieri, questa invece mi pare una bambina.
Stella: a me Ribelle non mi sta simpatica, però neanche questa, a me mi sembra che è arrabbiatissima.
Paolo: è arrabbiata perché gli hanno bruciato i capelli, guarda come vanno a fuoco!
Manuel: forse chiamano i pompieri!
Stella: sì sì è arrabbiata, forse perché hanno scarabocchiato il suo disegno.
Elisa: sembra che ha una nuvola di rabbia in testa.
Paolo: gli si vede pure la gola.
Eva: no quella è la tonsilla.
Luna, allora, afferma - Questa è Priscilla e sì, è molto arrabbiata perché deve andare alla festa di Carnevale e non riesce a trovare il suo scettro perché è una regina, e siccome non lo trova, non può essere una vera regina e quindi si arrabbia tantissimo e i capelli iniziano a bruciarsi!-
La maestra aggiunge: - Vi ricordate Roberto che era così arrabbiato da sputare fuori quella cosa grossa grossa e tutta rossa, A Priscilla invece si bruciano i capelli… E invece la vostra rabbia come è fatta?-
Il libro non è ancora stato letto, ma i pensieri di bambine e bambini hanno iniziato a danzare in un libero gioco con la loro immaginazione e le loro emozioni.”

Giulia Iuliano, insegnante scuola dell'infanzia








lunedì 19 agosto 2024

La cura delle storie tra immagini e parole

Gli albi illustrati sono scrigni meravigliosi e trasformativi, pieni di immagini e parole, aprendoli si scoprono strade che accedono a mondi interni e paesaggi interiori di cui, spesso non possediamo le chiavi. Dove finiscono le parole e le immagini che leggiamo, ascoltiamo e guardiamo attraverso un albo illustrato? Si depositano dentro di noi, come piccoli semi, poggiando sulle nostre storie e con calma germogliano portandoci nuovi inaspettati punti di vista.
Lo sanno bene i bambini che, dopo aver usufruito della lettura ad alta voce di un albo illustrato, hanno premura di parlare, urgenza di raccontare cosa, quella storia ascoltata e ammirata, ha sollecitato in loro... ricordi del passato, intuizioni per il futuro.
I bambini sono maestri in questo, prendono avidamente tutto ciò che c’è da prendere in una lettura fatta insieme. Rimanendo in relazione con loro, durante la lettura, si scopre che sono in grado di condividere idee, soluzioni, nuove storie, la bellezza di ciò che hanno contemplato, sono generosi nel restituire e donare i loro racconti, le loro narrazioni e i ricordi vissuti.
Ma cosa succede se offriamo, come lettura, un albo illustrato ad un adulto?
L'albo illustrato viene sempre erroneamente considerato un "libro per bambini".
Questo stereotipo è duro a morire, perché l'albo è uno strumento che non si conosce ancora abbastanza, perché i libri con le "figure" fanno pensare ad una facilità di fruizione, perché mettere in gioco noi stessi non è mai facile.
Lo sa bene chi si rivolge a me come psicoterapeuta, quando nella stanza delle parole all'improvviso tiro fuori questo strumento potente e complesso.
La prima reazione è sempre scettica, incredula: "dottoressa perché un libro per bambini?". Quando poi ci immergiamo insieme nel testo e nelle illustrazioni, quello che ho tra le mani diventa un meraviglioso ponte tra me e la persona che ho di fronte, tra la persona e il suo inconscio.
Un ponte capace di portarci nelle trame della sua storia, per ri-narrarla insieme, al di là di ciò che è giusto o sbagliato, dove intrecciare nuovi vissuti, diversi punti di vista su quella stessa storia, attraverso i sentiti che quella storia e quelle immagini hanno fatto risuonare.
Lo sa bene, anche, chi partecipa ai miei gruppi di “Libroterapia illustrata”, il gruppo diventa una cassa di risonanza di vissuti “altri”, dove i membri del gruppo possono rispecchiarsi o aprirsi a nuove possibilità, all’interno del “cerchio magico” (AMADEI, SBARAGLIA, 2020).
Quando si legge insieme un albo illustrato o un silent book, e se ne condividono le impressioni, i pensieri, le emozioni provate, questo strumento diventa un ponte su cui, tutti i partecipanti al gruppo, possono salire per esprimere ciò che sentono per narrare la propria storia, per potersi concedere di ri-narrarla a sé stessi con nuovi sguardi facendosi guidare da opportunità che non avevano mai considerato prima di ascoltare gli altri.
Condurre questi gruppi (di bambini e adulti), di cui io stessa faccio parte, in cui mi metto in gioco, mi fa stare in una posizione privilegiata di “custode di storie” e portatrice di possibilità, attraverso quel meraviglioso oggetto che è l’albo illustrato.
Tornando alla metafora del ponte vorrei ricordare che, in questa prospettiva, esso diventa un collegamento tra adulto e bambino, adulto e adulto, adulto/bambino e albo illustrato.
Ciò che rende potente queste opere d’arte, quali gli albi illustrati, è la relazione che hanno con l’essere umano in ogni fase del ciclo di vita.
Se, come sostiene Jella Lepman, i libri sono “educatori silenziosi”, prendersi cura dei bambini attraverso la letteratura è il modo migliore per accompagnarli nella crescita, dargli la possibilità di imboccare quei “ponti sospesi tra immagini e parole” (TERRUSI, 2012), come luoghi aperti, tempo di ricerca, incontro, scoperta e avventura; in questa prospettiva l’albo illustrato è uno strumento con enormi potenzialità. (VECCHINI, 2019).
dr.ssa Luana De Quattro, psicoterapeuta, biblioterapeuta, insegnante


Bibliografia:
D. Amadei, E. Sbaraglia, (2020), Nati per raccontare. Castelvecchi, Roma.
J. Lepman, (2018), Un ponte di libri. Sinnos, Roma.
M. Terrusi, (2012), Albi illustrati. Leggere, guardare, nominare il mondo nei libri per l’infanzia. Carocci, Roma.
S. Vecchini, (2019), Una frescura al centro del petto. L’albo illustrato nella crescita e nella vita interiore dei bambini. Topipittori, Milano.

martedì 23 luglio 2024

Coding, una risorsa efficace e preziosa

Viviamo nell’era dei cosiddetti “nativi digitali”, in cui i bambini, sin da piccolissimi, familiarizzano con i dispositivi offerti dal mondo della tecnologia, spesso non sufficientemente controllati dalle famiglie riguardo ai tempi di utilizzo e, man mano che crescono, anche relativamente ai contenuti, per cui si passa facilmente dall’uso all’abuso, con grossi rischi a livello fisico, cerebrale, relazionale.
Ma non per questo dobbiamo demonizzare la tecnologia che, utilizzata in modo consapevole e adeguato e, parlando di bambini, sotto l’occhio vigile degli adulti, costituisce una risorsa preziosa in ogni ambito dell’apprendimento. Gli strumenti digitali e i contenuti multimediali che popolano oggi la nostra vita quotidiana sanno catturare l'attenzione dei bambini e ragazzi e comunicare con loro in modo efficace e diretto. La tecnologia a scuola è una risorsa preziosa, capace di trasformare l’apprendimento in un'occasione di crescita agile e divertente e fornisce inoltre strumenti di qualità, in grado di promuovere l'uso della memoria, lo sviluppo della fantasia e della curiosità, assecondando i bisogni didattici degli alunni.
Nel lontano 2002 la nostra scuola ha introdotto la tecnologia e l’informatica come corso opzionale pomeridiano alla Scuola Primaria, allestendo il laboratorio informatico-multimediale con apposite postazioni per i bambini, mentre dal 2004 questa disciplina è stata inserita nel curricolo scolastico, ben prima dell’esistenza delle Indicazioni Nazionali e della legge 107/2015, chiamata anche della “Buona Scuola”.
Dal 2017 abbiamo cominciato anche con i bambini dell’ultimo anno della Scuola dell’Infanzia, inserendo tecnologia e informatica nel “Progetto continuità” con la Primaria.
Poi, un validissimo corso di formazione per educatrici e insegnanti del settore 0-6 su “Coding e pensiero computazionale” ci ha condotto a capirne l’importanza nell’apprendimento e nella didattica. Seguendo le indicazioni della bravissima formatrice e attivandoci con l’acquisto di alcune Bee bot e la preparazione di reticolati, servendoci di storie e fiabe note ai bambini, abbiamo iniziato nel 2018 un vero e proprio progetto di coding, lavorando sempre in continuità con i bambini di 5 anni della Scuola dell’Infanzia e le prime 3 classi della Primaria. Non solo, ma abbiamo anche attuato un approccio alla pixel art, che avvicina gradualmente sempre più alla codifica ed è un’ulteriore modalità per accompagnare i bambini allo sviluppo delle competenze computazionali.
Dopo la battuta d’arresto dovuta alla pandemia e la successiva ripresa molto cauta, abbiamo continuato il percorso di tecnologia e di informatica, sospendendo momentaneamente il coding, in vista di una formazione e preparazione più approfondita e sostenuta che ci ha portato a un salto di qualità non indifferente.
Durante l’anno scolastico appena trascorso, mentre le docenti nelle varie classi hanno utilizzato il coding e la pixel art, l’insegnante di tecnologia e informatica ha reintrodotto i reticolati e le Bee bot con le classi dei più piccoli, mentre ha avviato gli alunni delle classi 4^ e 5^ all’uso della piattaforma Scratch, validissima per imparare a programmare e migliorare le proprie abilità di coding. I bambini infatti hanno imparato a programmare animazioni, giochi e storie interattive e condividere il risultato del loro lavoro con gli altri.
Qual è l’obiettivo da raggiungere e quali sono i vantaggi che gli alunni possono ricavarne? L’intento è quello di promuovere in ogni bambina e bambino la capacità di approcciarsi alle situazioni in modo analitico, di trovare e pianificare le soluzioni più adatte, dopo aver individuato i vari aspetti del problema. Il coding, infatti, si basa su attività finalizzate ad apprendere il pensiero logico e analitico orientato alla risoluzione di problemi. Di fronte a ogni situazione in cui è richiesta una procedura da elaborare, la costruzione di una sequenza di operazioni e un insieme di connessioni da stabilire, il pensiero computazionale fornisce un fondamentale supporto.
La tecnologia e le attività informatiche, come programmare un piccolo video gioco sulla piattaforma Scratch o altra simile, rendono gli alunni capaci non di programmare meccanicamente, bensì apprendendo, attuando delle strategie mentali per risolvere situazioni.
C’è inoltre un altro risvolto di fondamentale importanza: il coding favorisce l’apprendimento cooperativo perché viene utilizzata con frequenza la modalità di lavoro in gruppo o in coppie e questo permette ai bambini di potenziare le proprie abilità sociali, ma anche di rafforzare la loro autonomia perché, come dice Vygotskij, “ciò che i bambini sanno fare insieme oggi, domani sapranno farlo da soli”.
Il coding, infine, è un prezioso alleato per quanto riguarda l’inclusione, perché attira e coinvolge i bambini con fragilità e bisogni speciali e permette di attivare la classe o sezione in modalità diversificata, permettendo a questi bambini di acquisire con più facilità competenze di tipo matematico e di orientamento spaziale.
Per concludere, la bellezza e il valore aggiunto del coding stanno nel fatto che non si tratta di una particolare disciplina, ma di un metodo didattico, che ha due fondamentali caratteristiche: la trasversalità e l’interdisciplinarietà. Possiamo pertanto utilizzarlo sicuramente nella sfera logico-matematica, ma anche in quella linguistico-narrativa, nell’ambito dell’arte, utilizzando la pixel art, ma anche in quello della geografia, della storia, dell’attività motoria, e così via. Spesso a scuola costruiamo grandi reticolati con scotch carta sui pavimenti e le Bee bot sono sostituite da bambini che rivestono il ruolo di pedine viventi, mentre i “programmatori” forniscono le coordinate di movimento e danno le indicazioni necessarie per raggiungere la meta.
Per il prossimo anno scolastico ci siamo prefissi un’ulteriore sfida: approdare alla robotica, ancora più coinvolgente per i bambini, che dovranno impegnarsi a costruire e programmare piccoli robot. L’obiettivo è quello di condurli sempre più al “learning by doing”, potenziando le loro capacità di decodificare i linguaggi della programmazione, imparando a prendere dimestichezza con istruzioni sequenziali e metterle in pratica.
Sento già in me la… scossa elettrica dell’entusiasmo e vedo gli occhi dei bambini luccicare per la soddisfazione!
La coordinatrice Suor Mariapaola Campanella

domenica 24 marzo 2024

“Non siamo solo donne, siamo storia”

“Non siamo solo donne, siamo storia”
Incontro di bibliolettura interattiva sulla discriminazione di genere Presso il Municipio roma xiii aurelio con le scuole del territorio
a cura di Dario Amadei e Elena Sbaraglia

venerdì 5 gennaio 2024

Lo spazio come terzo comunicatore

Lo spazio come terzo comunicatore. No, non è un errore di battitura, non volevamo scrivere lo spazio come terzo educatore, volevamo scrivere proprio “comunicatore” perché quando si tratta di relazioni e stili comunicativi, anche gli spazi parlano, hanno un loro linguaggio, sono un mezzo di comunicazione. Se consideriamo gli spazi che abitano i bambini e le bambine nei nidi e nelle scuole dell'infanzia (ma vogliamo dire anche nelle case e nei luoghi pubblici) questi devono avere un linguaggio chiaro, semplice, riconoscibile nell'immediato, perché il bambino e la bambina possano avviare un dialogo di fruibilità e di agiatezza. Cosa significa?
Che se noi basiamo la centralità del bambino sulla sua autonomia, questa può essere esercitata solo se noi adulti rendiamo gli ambienti identificabili per il loro uso, distinguibili tra un angolo e un altro in modo che non si crei confusione nel bambino e nella bambina che stanno ricevendo un messaggio, sperimentando quella funzionalità, quell'abitabilità dello spazio. In un angolo morbido, il tappeto e i cuscini comunicano al bambino e alla bambina rilassatezza, riposo, calma. In un angolo di loose parts, i materiali destrutturati comunicano offrendo opportunità e soluzioni. In un angolo di giochi d'acqua, la comunicazione sarà gioiosa, caotica, molto coinvolgente da un punto di vista emotivo.
Se consideriamo, invece, gli spazi abitati da noi adulti, per gli incontri con le famiglie, piuttosto che quelli per le riunioni tra colleghe e colleghi, la comunicazione spaziale dovrà essere priva di equivoci, di sovrapposizioni, riservata. Lo spazio non dovrà avere ostacoli fisici, bisognerà predisporre l'ambiente con il giusto numero di oggetti (sedie, appoggi vari), esattemente per il giusto numero di persone che lo abiteranno. In questo modo, il luogo, prima ancora che la nostra voce, parlerà di accoglienza, di attesa dell'incontro, di condivisione e di comprensione e distenderà gli animi se, magari, sono preoccupati, o contrariati.
Dario Amadei e Elena Sbaraglia

Giù le mani da Mickey Mouse

È scoccata la mezzanotte del 1 gennaio 2024 e Topolino e Minnie versione Steamboat Willie del novembre 1928 hanno perso la protezione del copyright. Cosa significa? Che ora, chiunque, può usare quel Topolino e quella Minnie (ma attenzione, solo quelle rappresentazioni che negli anni hanno subito evoluzioni e rimodellamenti, come abbiamo scritto nel nostro libro Mickey Mouse la vera storia del topo più famoso del mondo, Graphofeel edizioni, 2022) e trasportarlo su un altro set che non sia il battello a vapore, ma magari un horror, o peggio, una scena pornografica.

Intanto, si legge in rete, è già pronto un videogioco che uscirà nel 2025 ambientato in un'atmosfera di gangster americani degli anni trenta. Sappiamo che nel 1998 il Congresso aveva approvato una legge “Salva Topolino”, la Mickey Mouse Protection Act, che prorogava la scadenza del copyright di vent'anni, dai settantacinque ai novantacinque, arrivando appunto alla scadenza del 2023. In quest'epoca, rispetto agli anni novanta, gli interessi sono cambiati, il web ha un potere immenso, in tanti beneficieranno della scadenza del copyright e probabilmente sarà molto difficile, se non impossibile, per la Disney ottenere un'altra proroga.
La nostra posizione su questo argomento così spinoso è ben precisa: riteniamo che l'immagine di Topolino debba essere difesa con tutti gli strumenti possibili da coloro che vorrebbero distorcerla e infangarla. Mickey non è semplicemente il personaggio di un fumetto, ma viene percepito, nell'immaginario collettivo, come una persona reale che è nata e cresciuta attraversando quasi cento anni di storia in maniera dignitosa, dimostrando una grande moralità in tutti i campi. Descriverlo in una storia splatter come un mostro significa calunniarlo e fare del male ai tanti bambini e ragazzi del ventunesimo secolo che hanno il diritto, come i loro genitori e i loro nonni, di vivere la magia incontaminata dell'universo di Topolino.

Qui il link per ascoltare il nostro intervento al riguardo su Radio Cusano Campus 
Dario Amadei e Elena Sbaraglia

lunedì 27 novembre 2023

Tutti intorno a una storia di Mariapaola Campanella

Una settimana di storie e cerchi magici alla Scuola Primaria S. Francesco di Sales
L’idea meravigliosa che ci ha portato a vivere con entusiasmo questa esperienza è partita da un bellissimo corso di formazione, rivolto al team pedagogico delle educatrici e docenti di tutta la scuola, sulla bibliolettura interattiva e narrazione emotiva, ovvero il metodo BiNe.
I nostri formatori, Dario Amadei ed Elena Sbaraglia, creatori di questo metodo, sono i nostri amici cacciatori di storie che ci accompagnano da anni: Dario da ben 20, Elena è arrivata qualche anno dopo, e grazie a loro in questi due decenni alcune classi hanno sperimentato i laboratori di scrittura creativa con il metodo “step by step”, ideato proprio da Dario.
Questi venti anni di storie alla S. Francesco di Sales sono raccontate nel libro scritto insieme da noi tre in questi mesi, A scuola di storie, che riporta le fantastiche esperienze che i bambini di varie generazioni hanno vissuto e le linee pedagogiche ed educative che stanno alle spalle di tutto questo lavoro.
Ed è proprio in occasione di questo ventennale, e grazie al corso di formazione a cui abbiamo partecipato, che abbiamo acquisito maggiore consapevolezza sull’importanza del raccontare e raccontarsi nella vita di ogni persona, nello specifico i bambini, dei quali ci occupiamo quotidianamente. Lo abbiamo sperimentato su noi stessi, mettendo in atto a fine corso l’esperienza del cerchio magico nel quale, lavorando collettivamente con la tecnica step by step, con la sapiente guida di Dario ed Elena, abbiamo costruito una bellissima storia.
E di lì è scaturita la proposta di dare inizio all’anno scolastico in modo diverso, lasciandosi trasportare dalle storie e aprendo tutti quanti il cuore e il cassetto della fantasia per lasciare sgorgare liberamente idee ed emozioni, ma anche condividere con le famiglie questo bel percorso e coinvolgere i genitori a partecipare al cerchio magico.
La storia della maestra Samantha, protagonista del racconto costruito dagli insegnanti, è stata proposta, opportunamente abbreviata o modificata in base all’età dei bambini, in tutte le classi dalla prima alla quarta della Scuola Primaria. In quinta la maestra ha presentato ai suoi alunni non la storia già scritta, ma solo l’incipit che era stato dato da Dario ed Elena al cerchio magico del team docenti e, con la tecnica step by step, i bambini hanno costruito una storia veramente bella.
Ovunque l’entusiasmo è stato prorompente, la narrazione ha rapito tutti i bambini e ha permesso ad ognuno di esprimersi al meglio. Ogni classe ha dato un suo titolo e ha creato una sua conclusione alla storia e tutti ne hanno rappresentato attraverso il disegno i vari momenti della narrazione.
È stato un lavoro costruttivo e lungo, durato quasi due mesi, perché ha messo in atto vari elementi e passaggi, partendo da una progettazione condivisa fra maestre e bambini, ma che in seguito ha anche consentito momenti di riflessione e approfondimenti collettivi. Partendo dalla maestra Samantha e dai suoi ricordi d’infanzia, si è parlato dei ricordi che ognuno ha nel suo cuore e che a volte affiorano; in una classe che sta lavorando sulla “descrizione” è partito tutto un lavoro di immaginazione delle caratteristiche di questa maestra Samantha e ognuno ne ha fatto la sua descrizione, a volte definendo particolari anche molto dettagliati e a volte offrendo caratteristiche sulla sua personalità. Possiamo dire che il percorso fatto ha avuto anche un ampio risvolto di multidisciplinarietà e quindi un’importante ricaduta a livello didattico, ma anche di rafforzamento dell’autonomia dei bambini, che si sono dimostrati in grado di autogestirsi nella progettazione e nell’organizzazione di un lavoro e di saper cooperare tra loro.
Le classi hanno scelto modalità diverse sia di lavorare che di presentare la storia ai genitori.
In alcune il racconto è stato diviso in sequenze, rappresentate col disegno eseguito a piccoli gruppi o a coppie, in altre ogni singolo bambino ha avuto un pezzetto di storia da leggere e illustrare. Nella settimana dedicata alla condivisione con i genitori nelle classi di prima e seconda il racconto della storia è stato fatto dalla maestra, mentre i bambini a coppie mostravano i quadri illustrati da loro nei giorni precedenti. Nelle classi di terza e quarta i bambini stessi hanno letto la storia, mostrando il disegno che ne illustrava la sequenza.
Al termine del racconto in tutte le classi i bambini con molta disinvoltura hanno esternato le loro emozioni e raccontato le sensazioni più belle che avevano provato durante questo percorso. Anche i genitori hanno fatto le loro riflessioni, apprezzando il lavoro svolto e la scelta di lavorare con le storie. In qualche classe i bambini avevano cercato in casa e portato a scuola, all’insaputa dei loro genitori per non togliere loro l’effetto sorpresa, gli oggetti e gli elementi presenti nel racconto, ricreando così, in modo molto suggestivo, anche l’ambiente e il clima del racconto.
I ragazzi di quinta hanno presentato la storia, da loro stessi costruita e rappresentata graficamente, ma assieme alla loro insegnante hanno coinvolto i genitori e qualche nonno presente nel cerchio magico, chiedendo che ognuno offrisse la sua conclusione della storia.
È stato molto emozionante e, nello stesso tempo, divertente per le conclusioni simpatiche che venivano proposte.
Naturalmente in tutti i bambini è molto forte il desiderio di continuare e da parte dei genitori la richiesta di poter condividere tanta ricchezza.
Noi ne siamo assolutamente felici, ancor di più perché quest’anno tutte le classi dalla prima alla quinta faranno il laboratorio di narrazione creativa con Dario ed Elena ed è una meravigliosa occasione di crescita per tutti.
A questo punto, dopo parecchi bellissimi anni di questa esperienza, tra le tante riflessioni e considerazioni che si affollano dentro di me, mi piacerebbe condividerne alcune, relative a ciò che mi ha colpito di più.
Ho toccato con mano quanto la crescita intellettuale, culturale, emotiva, creativa, umana dei bambini è molto legata e favorita “dalle opportunità di apprendimento offerte da un particolare contesto culturale”1, in questo caso la scuola, ma ho sperimentato anche in maniera diretta come l’offerta di opportunità di apprendimento come quella che stiamo attuando in questo percorso sia fondamentale per far sviluppare e maturare nei bambini l’intelligenza narrativa che va “coltivata fin dai primissimi anni di vita e tra questi hanno un’importanza fondamentale la bibliolettura interattiva e la narrazione emotiva2.
Vedendo poi le reazioni dei bambini, la loro carica emotiva “a mille” ogni volta in cui ascoltano una storia e intervengono per raccontare il loro vissuto, che vedono rispecchiato in quella storia, o quando sono loro stessi gli autori di una storia, mi viene spontaneo rapportarmi alle affermazioni di Goleman sull’importanza dell’intelligenza emotiva che interagisce con l’intelligenza cognitiva, “che può aiutarci a comprendere meglio noi stessi e le nostre relazioni”3.
Infine, anche se ci sarebbe molto altro da dire, una cosa che mi ha toccato veramente tanto e che ho sperimentato in maniera tangibile è la forza aggregante delle storie, che creano unione, che creano legami, perché hanno il potere di unire in un unico cerchio magico adulti e bambini, senza barriere di età, di ruoli, di pregiudizi, senza il timore o la vergogna di condividere i propri pensieri e le emozioni che provano.
Mariapaola Campanella, coordinatrice della scuola San Francesco di Sales


1 Amadei D., Sbaraglia E., Chiedilo ai libri. Il benessere della biblioterapia, Castelvecchi 2022, pag. 15
2 Amadei D., Sbaraglia E., op. cit, pag. 17
3 Amadei D., Sbaraglia E., op. cit, pag. 69