Abbiamo un legame con Rimini e la Romagna più in generale che affonda in radici lontane, storie familiari che nutrono anche le nostre storie e nel tempo, grazie a delle insegnanti interessate, siamo riusciti a portare un po' di Magic BlueRay in riviera. Quest'anno, in più, abbiamo espresso un desiderio che siamo riusciti a realizzare: visitare il Ceis, Centro Educativo Italo Svizzero, il villaggio di Margherita Zoebeli.
A Roma, un paio di anni fa, i municipi hanno avviato il cambio dei nomi dei nidi e delle scuole pubbliche e in particolare, uno zerosei è stato intitolato alla pedagogista Margherita Zoebeli. Ora, chi ci conosce sa quanto il nostro amore per le storie è sconfinato e non conoscere la storia di questa grande educatrice ci lasciava un po' incompleti, così dallo scoprire il suo lavoro a Rimini subito dopo la guerra al chiedere di poter visitare il Centro il passo è stato breve e, ciliegina sulla torta, siamo andati, a maggio, nella settimana dell'ottantesimo anniversario.
Il Centro Educativo Italo-Svizzero (CEIS) di Rimini, fondato da Margherita Zoebeli nel secondo dopoguerra, rappresenta un modello d'avanguardia di pedagogia attiva e inclusione sociale che mantiene intatta la sua forte attualità educativa. Quando l'educatrice svizzera arrivò a Rimini, una città devastata dalla guerra, comprese subito che per ripartire c'era bisogno di portare educazione e così, quelle semplici "baracche", ancora oggi presenti, divennero un centro di accoglienza per l'infanzia e un laboratorio per la rinascita morale, civile e sociale del Paese.
Lo fu allora, e continua ad esserlo, un esempio di pedagogia attiva: in questo spazio, il gioco, la cura della persona, il senso di responsabilità e l'innovazione didattica si fondono per dare vita a un'idea di comunità aperta e proiettata verso il futuro.
A distanza di ottant'anni, l'asilo svizzero, ora CEIS, non è un semplice ricordo del passato, ma è un'eredità viva e quello che abbiamo potuto osservare è che il suo modello dimostra come lo sviluppo sociale e urbano comincia proprio dalla tutela dei bambini e dei più fragili.
L'inclusione non è una dichiarazione di intenti, ma un processo collettivo e concreto, in cui l'istruzione è il pilastro per ricostruire la società.
Quello che più ci ha affascinato entrando, sono stati gli spazi aperti: non a caso è pensato come un villaggio all'aperto e la sensazione, quando si entra da uno dei tre cancelletti della struttura, è proprio quello di trovarsi in una comunità. Anche l'ospitalità e la gentilezza della coordinatrice, che ci ha accompagnato durante la visita e ci ha raccontato di quel luogo, non sono casuali, ma sentite, perché il senso di appartenenza è molto forte e si respira in ogni “vicolo” del villaggio.
Rapporto con la natura e laboratori creativi e artigianali sono basi imprenscindibili per la loro visione educativa e sociale che è ben definita: dal primo anno di vita ai dieci anni tutti collaborano e crescono avendo come fine ultimo il bene comune.
La pratica di outdoor education lì non è uno slogan, ma rappresenta l'identità costitutiva della scuola fin dal 1946 e loro stessi si definiscono una scuola "naturalmente" outdoor. Le baracche sono collegate tra loro da percorsi pedonali, giardini e alberi e quindi già solo per spostarsi da un'attività all'altra, per andare in mensa, o in biblioteca o nei laboratori, i bambini devono necessariamente camminare all'aperto, vivendo lo spazio esterno come parte integrante della loro quotidianità scolastica. Quello che più ci ha colpito, oltre alle varie attività e ai giochi in cui erano impegnati i bambini, sempre sotto l'osservazione attenta, ma mai direzionale, degli educatori e degli insegnanti, è stato il vedere due o tre bambini di diverse età svolgere compiti per la comunità (spingere ad esempio dei carrelli con oggetti della cucina, o libri) accompagnati da un adulto di riferimento.
La continuità dentro – fuori è costante: il giardino non è lo “sfogatoio”, ma l'estensione delle aule. Si esce all'aperto in tutte le stagioni e con qualsiasi condizione meteorologica e la natura è realmente il "terzo educatore" che fornisce stimoli scientifici, geografici e fantasiosi nell'immediato. Tutti si prendono cura degli spazi verdi e dei giochi, bambini e bambine partono all'esplorazione libera, consapevoli delle proprie capacità fisiche e motorie e con un senso del rischio calcolato (si arrampicano, saltano, hanno una casa sull'albero) e soprattutto con il rispetto delle strutture all'aperto a seconda dell'età di utilizzo.Da non sottovalutare è l'aspetto inclusivo che si vive nelle aree all'aperto del Ceis dove bambini con disabilità o con diverse esigenze possono muoversi liberamente e trovare il proprio modo di interagire con il gruppo, riducendo lo stress e l'ansia da prestazione.
Nella scuola primaria la cooperazione educativa come metodo d'insegnamento è realmente tangibile, sia nella formazione delle classi aperte sia nel mettere il bambino al centro del proprio processo di crescita.Ci sono isole e non file di banchi, in cui vengono proposti lavori in gruppi e sottogruppi, che favoriscono lo scambio e l'aiuto reciproco e in cui le insegnanti cooperano con i bambini, si “mimetizzano” come abbiamo felicemente visto e quello che ti resta dentro è l'aver assistito a lezioni in cui emergono gli interessi reali, concreti e spontanei dei bambini.
L'inclusione e il supporto ai minori in condizioni di marginalità, devianza o disabilità sono risorse collettive, e non ostacoli, per il centro, in cui i bambini sperimentano concretamente i valori della solidarietà, dell'amicizia e della cittadinanza democratica.
Cosa ci siamo portati a casa? Bambini e bambine dai 2 agli 11 anni che sono cittadini consapevoli, un centro che ha compiuto ottant'anni ma ha lo sguardo sempre sul futuro, e l'aver toccato con tutti i sensi l'apprendimento emotivo e quello cooperativo, con adulti che guidano, osservano e facilitano e un ecosistema relazionale attivo e rispettoso di tutti i ruoli, in piena autonomia e responsabilità che si vivono quotidianamente.
Dario Amadei, Elena Sbaraglia



Nessun commento:
Posta un commento