venerdì 23 gennaio 2026

LE ORIGINI DEL CERCHIO MAGICO DELLE STORIE

“La lettura è quel sesto senso che va piantato, annaffiato, curato”
(Gianni Rodari)

Come “seminiamo” un po’ di magia della lettura per fare in modo che poi il resto lo faccia la voglia di narrare?
Nel corso del nostro percorso professionale come educatrici di nido, tutto è partito da un’attenta, diretta e continua osservazione sui nostri piccoli lettori in un viaggio a ritroso che ha richiesto del tempo, ma la nostra curiosità e la voglia di scoprire ciò che di bello i bambini ci insegnano, ci hanno trasmesso l'energia necessaria per andare avanti.
I bambini grandi (parliamo di 2-3 anni) ascoltano, osservano e arrivano a immergersi nelle storie, le scelgono, le sfogliano e si raccontano, ma soprattutto le narrano ai propri compagni che a loro volta sono attratti e pronti all’ascolto. Tutto ciò ci ha portate a riflettere su una domanda: visto che abbiamo tutti una storia da raccontare, come arrivano i bambini a narrare le storie?

Partiamo dallo spazio
All’interno della sezione dei piccoli abbiamo allestito un angolo morbido, uno spazio che “profumerà” di storie, caratterizzato da un grande e accogliente tappeto blu, dove abbiamo posizionato una cesta di vimini piena di libri, che aspettano solo di essere manipolati, “assaggiati”, e alla fine sfogliati…
I primi approcci (6 mesi circa)
È in questo periodo che il bambino scopre il libro. Quando il libro è alla sua portata, inizia a conoscerlo, lo passa da una mano all’altra, lo assaggia, lo mordicchia e comincia a girare le pagine avanti e indietro solo per il piacere del movimento e del rumore che provocano. Poco importa se qualche pagina verrà rovinata o stropicciata, anche questo fa parte del processo di conoscenza e di avvicinamento al libro, che per i bambini è caratterizzato da immagini grandi e riconoscibili, di tipo non narrativo perché non raccontano storie, ma piuttosto hanno illustrazioni che rispecchiano la vita reale.

Il libro diventa… ”Libro”! (6/10 mesi circa)
È in questo periodo che il libro acquista la sua vera identità, perché il bambino realizza che quell’oggetto non è un giocattolo come gli altri, ma rappresenta un mondo di curiosità e scoperte. Ora è in grado di seguire le pagine con lo sguardo, ed è attratto dalle figure grandi e colorate. Da questo momento il libro diventa l’oggetto su cui condividere l’attenzione, ed è per questo che introduciamo la “lettura guidata”, durante la quale, tenendo il bambino in braccio (ovviamente rivolto verso il libro), gli mostriamo gradualmente come sfogliarlo con calma, facendo in modo che presti attenzione alle figure, indicandole e nominandole, e poi lasciando che lui torni a giocarci.

Ora faccio io! (8/12 mesi circa)
Da questo momento, grazie all’acquisizione della posizione seduta in modo autonomo, i bambini possono avere un approccio più fisico con i libri. È a questa età, infatti, che da soli li prendono dalla cesta utilizzandoli a loro piacimento, ad esempio li possono guardare nel verso sbagliato, li girano e rigirano, saltano le pagine, li fanno cadere per poi arrivare a immergersi in un’osservazione più attenta. Tutto fa parte del percorso di scoperta, che pone le basi per lo sviluppo delle intelligenze, di cui quella narrativa è il tema principale della nostra riflessione.

Arrivano gli Albi Illustrati (12/18 mesi)
Fino a ora, abbiamo preparato le basi per fare in modo che il rapporto fra “bambini e lettura” abbia il suo naturale epilogo, cioè uno scambio interattivo e continuo attraverso il quale ascoltare una storia poi spingerà il bambino a raccontarla a sua volta.
È a questo punto che noi possiamo iniziare a raccontare loro le storie degli albi illustrati. All’inizio ovviamente saranno storie brevi per poter stimolare e via via rafforzare i tempi della loro attenzione. In questa fase giocano un ruolo importante i Neuroni Specchio, in quanto, attraverso l’imitazione, favoriscono lo sviluppo dell’empatia e la comprensione delle emozioni. È proprio questo tipo di lettura relazionale a essere particolarmente preziosa per il bambino, perché lo stimola a partecipare attivamente e a immergersi nelle “storie”.

Ce l’abbiamo fatta! Narratori si diventa!
Bruno Munari scrive: “trovare una sorpresa in un libro quando si è piccoli, conduce a ricercarla tutta la vita nei libri”.
In questo nostro viaggio a ritroso verso l’importanza della lettura prima, e della narrazione poi, siamo entrate in punta di piedi, e ne siamo uscite alla fine con gli occhi pieni di meraviglia e di soddisfazione nel vedere “chi ascolta e chi racconta”, e come tutto questo incanto arriva agli occhi di chiunque li osserva nel cerchio magico della narrazione.

Alessia Pietrini, Fabiana Casetta, educatrici del nido Il glicine, Roma Capitale

domenica 11 gennaio 2026

Alla taverna della zuppa di sasso

Nella taverna della “zuppa di sasso” si preparano solo zuppe fatte di buone pratiche saporite, magari accompagnate da un calice di buon albo illustrato frizzantino.
A volte può capitare che gli ingredienti non leghino tra loro, allora qualche criticità salta fuori in cucina, ma prontamente si aggiusta per preservarne il gusto saporito.

Ci sono storie che si prestano a diverse interpretazioni e tra queste, sicuramente, c'è Una zuppa di sasso, l'albo di Anaïs Vaugelade per Babalibri che, soprattutto in biblioterapia educativa tra adulti, apre a infinite possibilità: ci si chiede chi sia il lupo, chi sia il sasso, cosa vogliano dirci i commensali, cosa rappresentano gli animali che via via si aggiungono alla serata conviviale, perché il lupo va via portando il sasso con sé. Ma non solo, perché questa storia, in un contesto come quello che si è venuto a creare in un gruppo di bibliolettura interattiva tra professionisti dell'educazione, ha aperto le porte di una taverna in cui, ogni partecipante ha portato un ingrediente saporito (albo illustrato) da aggiungere alla zuppa e condividere nel cerchio magico.
Far circolare bellezza è (o almeno dovrebbe essere) una priorità se si vuole crescere in ambito professionale (e ovviamente personale) e farlo attraverso la narrazione è il metodo per noi migliore, perché nel raccontare e nel raccontarsi ci si riconosce, ci si accetta, non ci si sente giudicati e si tende a prediligere la condivisione più che la competizione, due parole, queste, che negli ambienti lavorativi spesso sono in contrasto.
Così, nel grande pentolone dove bolle la zuppa, sono stati aggiunti: il tempo, l'osservazione e la consapevolezza, il disinnesco, l'amore, l'emozione, l'ascolto, l'inclusione e una spezia finale, la vita, che ha amalgamato il tutto.

Il tempo ci è stato raccontato attraverso Vorrei un tempo lento lento e L'uomo che vendeva il tempo: un tempo vuoto che porta a fare e un tempo che a volte possiamo far tornare indietro per restituirlo a qualcuno che ce l'ha donato.
L'osservazione e la consapevolezza ci sono state raccontate da Pinguino e la pigna, Nell'erba, Sulla collina e Piccolo lupo saggio: ci vuole tanta consapevolezza nell'attivare uno sguardo nuovo su ciò che abbiamo davanti ogni giorno e su chi condivide con noi quel quotidiano. L'osservazione richiede cura, fiducia, un approccio diverso e condiviso, perché non c'è un unico modo giusto per fare.
Il gioiello dentro me ci ha raccontato il disinnesco: creare un ambiente dove non c'è bisogno di disinnescare, perché ciò che ci fa brillare può essere la leva per interrompere la paura di essere giudicati quando non ci sentiamo accettati per quello che siamo.
L'amore è raccontato da Io gomitolo tu filo: il senso è tutto in quel filo sempre più lungo e in quel gomitolo sempre più corto, finché si arriva ad amare l'aquilone che ci fa crescere.
L'emozione ci è stata raccontata attraverso Merlino sei piccolo o grande? e da Cosa dice il piccolo coccodrillo?: due albi che parlano ai bambini, ma sanno parlare anche a quegli adulti che hanno la capacità di mettersi in ascolto per scoprire che a volte ci sentiamo piccoli, e a volte ci sentiamo grandi, e che fermarsi a visualizzare lo scorrere del tempo con tutti sensi è una buona pratica per grandi e piccini.
L'ascolto non ce l'ha raccontato un albo, ce l'hanno raccontato tutti quelli che sono entrati nella taverna ed è un'arte che non dobbiamo mai smettere di coltivare, perché non sapere, o peggio, non volere ascoltare, è troppo semplice e ci fa perdere tanta bellezza.
Sofia la mucca musicista
ci racconta l'inclusione: ognuno ha il proprio suono e quanto sono armoniose quelle orchestre composte da strumenti diversi come diverse sono le abilità, le esperienze e i sogni di ogni componente.
La spezia finale, dicevamo, è la vita raccontata da Tutti i colori della Vita che racchiude il tempo in cui il cerchio si è raccontato: «Ci si conosce raccontando agli altri chi siamo e che cosa ci piace e non ci piace fare, senza paura di essere presi in giro e di non essere capiti […]
E poi ci si conosce ascoltando con attenzione gli altri, quando raccontano chi sono e che cosa gli piace, sforzandoci di capirli anziché prenderli in giro, come è facile fare quando si comportano in un modo che ci pare strano solo perché è diverso dal nostro».
Ed è così che nel cerchio magico nato alla taverna della zuppa di sasso è accaduto quello che la bibliolettura interattiva e la narrazione emotiva ci dimostrano ogni volta che vengono utilizzate come strumenti per mettere in dialogo le persone con le storie: si è creato un contesto in cui ognuno può dare forma alla propria visione di mondo e la dona e la confronta con la visione di mondo generata dall'altro, in una danza reciproca di immagini e parole con cui crescere.
Dario Amadei e Elena Sbaraglia

domenica 4 gennaio 2026

Lo spazio terzo narratore in biblioterapia educativa

Ci occupiamo di biblioterapia nei contesti educativi e scolastici ormai da molti anni utilizzando il nostro metodo Bi.Ne. (bibliolettura interattiva e narrazione emotiva) che permette di sviluppare un processo emozionale che, grazie al libro, genera un flusso di idee ed emozioni che altrimenti resterebbero sopite. Ciò avviene all’interno di un cerchio che definiamo magico, in cui un narratore racconta o legge una storia, rispettando la centralità dell’ascoltatore e non quella del libro. L’ascolto permette un’introiezione e poi una restituzione della storia che a quel punto è quella dell’ascoltatore, rimasto sempre attivo, che racconta o si racconta secondo delle libere associazioni che appartengono ai suoi vissuti.
Ci troviamo quindi nella situazione in cui ascoltatore e narratore hanno come fine comune la storia e collaborano in uno spazio condiviso e in un tempo dedicato all’ascolto e al racconto.
Ora, una componente molto rilevante nel cerchio magico è lo spazio, che può potenziarlo, se utilizzato in maniera corretta.
Sappiamo da Loris Malaguzzi che lo spazio è il terzo educatore: «lo spazio deve essere progettato e predisposto per garantire che tutti i bambini e gli educatori si sentano a loro agio e sviluppino il piacere del fare insieme».
Sappiamo dagli studi sull'empatia degli spazi (Mallgrave su tutti) che gli ambienti suggeriscono il modo di essere abitati e per questo, secondo noi, lo spazio riveste una funzione di terzo comunicatore: se consideriamo gli spazi che abitano i bambini nei nidi e nelle scuole dell’infanzia (e perché no, anche nelle scuole di ogni ordine e grado) questi devono avere un linguaggio chiaro, semplice, riconoscibile nell’immediato, perché il bambino possa avviare un dialogo di fruibilità e di agio.
Ciò che, invece, abbiamo colto nelle molteplici osservazioni nei servizi educativi zerosei, è che durante i laboratori di narrazione, spesso, non si coglie l'importanza dello spazio come terzo narratore.
Ricordiamo che in biblioterapia educativa, al centro del cerchio magico delle storie non c'è il libro, come comunemente si pensa, ma il bambino che è il principale narratore. Lo scopo del facilitatore è di portarlo a raccontare e raccontarsi. Il facilitatore che legge o racconta la storia è il narratore attivatore, o trigger, che ha la funzione di accendere i neuroni specchio dei bambini innescando in loro quel flusso di idee ed emozioni che li porterà a raccontare e a raccontarsi. In questo contesto, lo spazio ha la funzione di terzo narratore, o narratore di supporto, ma deve assecondare il narratore attivatore e non sovrastarlo con stimoli sensoriali potenti che raccontano un'altra storia.
La consapevolezza del facilitatore sta nel creare quella coincidenza narrativa tra la storia e lo spazio, altrimenti gli elementi che compongono lo spazio possono risultare di distrazione per il bambino che verrà attratto più dall'ambiente che dalla storia.
Distrazione, però, che non è responsabilità del bambino, ma dell'adulto che ha sottovalutato il potere narrativo degli elementi con cui ha preparato lo spazio per la narrazione: il bambino entra in dialogo con tutto ciò che ha davanti, perché per lui ogni oggetto diventa un'occasione per alimentare la sua immaginazione, per costruire ipotesi e soluzioni.
Cosa intendiamo per coerenza tra la storia e lo spazio terzo narratore?
Le stanze immersive scelte come luoghi per la narrazione sono un esempio importante, perché sono pensate a tema (le quattro stagioni, o gli ambienti naturali come il mare o il bosco) e quando si porta una storia all'interno della stanza immersiva il bambino, a sostegno di ciò che sta ascoltando, deve ritrovare nello spazio elementi, suoni e luci che stimolino il suo pensiero narrativo con un meccanismo polisensoriale.
I. S. Francesco di Sales
nido Peter Pan
Non necessariamente però un cerchio magico di storie deve attivarsi in una stanza immersiva, perché anche quando si svolge nella sezione si può creare, all'interno del cerchio, una coerenza narrativa tra la storia e lo spazio, che assume la funzione di terzo narratore.
nido Contea degli hobbit
nido Peter Pan
Invitiamo, dunque, le insegnanti e le educatrici, impegnate in un laboratorio narrativo sia di routine che durante un evento, a riflettere sempre sulla coerenza tra spazio e storie, presupposto questo indispensabile per coltivare in maniera efficace l'intelligenza narrativa dei bambini.
Dario Amadei Elena Sbaraglia


Bibliografia
Amadei D., Sbaraglia E., La biblioterapia educativa nei nidi e nelle scuole di ogni ordine e grado, Castelvecchi editore, 2025
Amadei D., Sbaraglia E., Chiedilo ai libri, Castelvecchi editore, 2022
Amadei D., Sbaraglia E., Nati per raccontare, 2020
Pubblicazioni di Malaguzzi
Pubblicazioni varie sull'empatia degli spazi

martedì 28 ottobre 2025

La magia della “Notte delle Fiabe”: tra narrazione, emozioni e appartenenza


Il giardino dell’Asilo Nido Massimina a Roma, come ogni anno nel mese di maggio, all’inizio del risveglio primaverile, si trasforma in un palcoscenico incantato: al calar del sole, infatti, i bambini e le bambine arrivano mano nella mano con i loro genitori, ognuno con in braccio il proprio cuscino, indossando il pigiamino preferito. La luce dorata del tramonto, si intreccia con piccole lanterne appese agli alberi, mentre le educatrici, vestite con appositi mantelli e coroncine di fiori al fine di creare una atmosfera fiabesca, accolgono tutti con sorrisi e carezze. 
Già all’arrivo, comprendono che quella non sarà una serata qualunque: l’accesso al giardino del nido è stato trasformato, infatti, in un vero e proprio portale verso un mondo magico, intriso di mistero con archi di stoffe leggere che ondeggiano al vento, lanterne e piccole luci guidano il percorso, mentre figure fiabesche decorano e tracciano il cammino.
Ad accogliere gli ospiti, una violinista suona dal vivo brani dolci e sognanti, e il suono del violino accompagna i passi tanto che sembra raccontare una storia ancor prima che la voce delle educatrici si levi.
Non c’è bisogno di parole: la musica crea un’atmosfera sospesa, calma i più agitati e invita tutti, piccoli e grandi, a entrare con il cuore pronto ad ascoltare. Alcuni bambini rallentano il passo per cercare con lo sguardo da dove provenga la melodia, altri si stringono alla mano del genitore, incuriositi e incantati. Il violino diventa la chiave d’ingresso alla fiaba: il varco che segna la differenza tra la quotidianità e il tempo straordinario dell’evento.
Anche il resto dell’allestimento è curato in ogni minimo dettaglio, con tende colorate che delimitano piccoli angoli segreti, i cuscini sparsi come inviti a fermarsi, e i tavoli decorati con stelle e lune richiamano il tema scelto per l’anno. Persino i sentieri del giardino sembrano condurre luoghi nascosti, pronti a svelare una sorpresa.
Le luci soffuse, posizionate tra gli alberi, non illuminano semplicemente ma disegnano ombre che alimentano la suggestione del racconto. Così, prima ancora che la fiaba inizi a essere narrata, i bambini e le famiglie sono già immersi in una dimensione altra: la fiaba è cominciata con il loro ingresso, e l’incanto prende forma nei suoni, nei colori, nelle sensazioni che li avvolgono.
Questo evento ha nome “Notte delle Fiabe” e nasce come iniziativa dei servizi educativi comunali di Roma dedicati all’infanzia: a partire dal 2018, infatti, il Polo Educativo 0-6 coordinato prima dalla dottoressa Stefania Bossini e portato avanti dalla pedagogista, dottoressa Roberta Pagnini ha promosso una serie di serate-evento nei nidi e nelle scuole dell’infanzia dei Municipi XII e XIII, in cui i bambini, accompagnati dai genitori, arrivano in pigiama portando cuscini o peluche e attraversano percorsi luminosi “magici” nel nido e assistono a letture animate di fiabe.
La magia non nasce da sola, e come detto un grande lavoro è svolto dalle educatrici, le quali per settimane progettano il tema dell’anno: il mare, il viaggio, il giardino incantato. Le storie vengono scelte tra albi illustrati, kamishibai o teatrini di marionette e l’ambiente si trasforma grazie a luci soffuse, scenografie naturali, stoffe e oggetti che richiamano il tema scelto. Le educatrici, in questo senso, diventano custodi di immaginari, e non solo leggono, ma interpretano, animano, si lasciano guidare dal ritmo della narrazione. La loro competenza narrativa si unisce a quella educativa, rendendo la fiaba un’esperienza estetica e al tempo stesso pedagogica.
Un esempio significativo di questo impegno creativo è rappresentato dall’esperienza delle educatrici del Nido Massimina, le quali a seguito di un corso di formazione organizzato dal Comune di Roma, hanno elaborato una storia originale dal titolo Il giardino di via Aquilanti, molto apprezzata dai formatori e dalla coordinatrice dottoressa Roberta Pagnini, e poi letta durante l’evento, in occasione del quale sono state realizzate anche marionette e scenografie, coinvolgendo i bambini in una narrazione viva e partecipata.
Il protagonista, Massimino, è il giardiniere che si prende cura del giardino del nido, simbolo di solidarietà, collaborazione e inclusione — valori che le educatrici desideravano trasmettere ai bambini e alle famiglie.
A completamento della magia, si è aggiunta anche una mamma che ha contribuito all’iniziativa, condividendo un racconto da lei scritto e pubblicato, dedicato al tema del buio e della notte stellata, offrendo così un ulteriore momento di partecipazione attiva e di incontro tra scuola e famiglia.
Sebbene la Notte delle Fiabe sia un’invenzione relativamente recente, affonda comunque le proprie radici in pratiche educative comuni nei nidi e nelle scuole dell’infanzia, e trova espressione anche in altre occasioni come la “Notte di Fiaba” di Riva del Garda, che dal 1950 anima la città trentina trasformandola in un teatro a cielo aperto, e che tuttavia non sembra avere un collegamento diretto con la Notte delle Fiabe capitolina.
Seduti su teli di stoffa e cuscini, bambini e genitori entrano nello stesso spazio simbolico, e lo stupore sul volto dei piccoli si riflette negli sguardi dei grandi, che ritrovano un ascolto attento e una calma spesso dimenticata nella vita quotidiana. Le emozioni diventano qui un ponte, grazie a questo approccio i bambini imparano a riconoscerle, a gestirle, a esprimerle, mentre i genitori riscoprono il valore dell’ascolto lento. Come avviene nella lettura partecipata di albi illustrati, anche qui la storia non è solo ascoltata ma vissuta, e grazie ad essa i bambini elaborano paure, si immedesimano, rielaborano nel gioco simbolico. Le fiabe diventano allora non solo intrattenimento, ma esperienza trasformativa che educa alla gentilezza, all’empatia, al rispetto. Dal punto di vista emotivo, dunque, l’evento permette ai bimbi di riconoscere e simbolizzare paure o desideri propri, e in questo senso, la fiaba parla ai bambini del mondo interiore, nei linguaggi e schemi che loro stessi sanno decodificare permettendo di elaborare esperienze universali e personali.
La Notte delle Fiabe appartiene all’intera comunità educativa, dai bambini alle famiglie sino a educatrici e territorio; il giardino del nido ampio e rigoglioso, non è solo un luogo fisico, ma uno “spazio educante” che si trasforma e accoglie. In quella notte non c’è distinzione tra ruoli, ma tutti diventano parte di un’unica storia: per le famiglie, l’evento resta nella memoria come un dono, e quindi non più il classico saggio di fine anno, ma un momento autentico, capace di lasciare tracce emotive profonde.
Per le educatrici, è una buona occasione per mettere in campo creatività, professionalità e sensibilità, mentre per i bambini, è un ricordo d’infanzia che continuerà a nutrire la loro immaginazione.
Ogni anno la Notte delle Fiabe, rinnova la sua magia. È un’esperienza che unisce, che celebra la crescita dei bambini e che ricorda agli adulti quanto sia importante rallentare, ascoltare, lasciarsi incantare. Le fiabe, con la loro forza antica, continuano così a educare e a ispirare, trasformando una semplice serata in un rito collettivo che resterà nel tempo come parte della nostra tradizione educativa.
Per concludere l’idea sulla quale poggia questa nostra iniziativa è quella di far evolvere oltre la semplice lettura condivisa e trasformarla in un’esperienza pedagogica e comunitaria più ampia, dandole così la possibilità di diventare un vero e proprio laboratorio di intelligenza narrativa, che permetta a bambini, educatrici e genitori di incontrarsi e costruire insieme significati, emozioni e racconti condivisi. Si tratta di una modalità partecipativa che apre nuove prospettive, e fa uscire la fiaba dai confini del nido per incontrare il territorio, immaginando così un futuro in cui l’evento possa estendersi anche in una piazza del quartiere, coinvolgendo l’intera comunità.
Proprio da qui, forse, nasce il desiderio di andare oltre e di riflettere ancora su come il nido Massimina possa continuare a sperimentare forme sempre nuove di narrazione e partecipazione collettiva: questa riflessione sarà, infine, oggetto di un prossimo articolo, dedicato a esplorare come la fiaba possa diventare strumento di relazione, partecipazione e crescita condivisa.
Alessandra Altobelli, educatrice


lunedì 13 ottobre 2025

A tavola! La storia è servita

Salve a tutti, sono Ilaria Dalmastri e sempre con grandissimo piacere mi trovo a scrivere una nuova storia sulla mia esperienza del Metodo BI.NE. come educatrice al nido. Negli scorsi articoli già ho avuto modo di raccontare alcune esperienze portando questo metodo di bibliolettura interattiva e narrazione emotiva sin dalla sezione dei piccoli.
Quest'anno io e le mie colleghe siamo nella sezione grandi (2-3 anni).
Volendo portare avanti un Progetto sull’Educazione Alimentare (su proposta delle dietiste del nostro municipio), eravamo alla ricerca di alcuni racconti che potessero essere affini e “cavalcare l'onda" di questo tema.
Volevamo che fossero sempre le storie a dare l'incipit a questo Progetto che poi avrebbe interessato anche laboratori e documentazione.
Cerca e ricerca, mi balza agli occhi un libro intitolato “A tavola”.
La mamma chiama suo figlio a tavola che è pronta la minestra.
Il bambino non la vuole mangiare, la mamma gli chiede almeno di assaggiarla ma lui si rifiuta e così la mamma “minaccia” di chiamare il lupo.
Lo sfoglio… il lupo, l'orco, e mi sembrava di risentire mia madre che per farmi mangiare chiamava la tigre di Sandokan!!!
Mi sono detta: forse no, non vorrei instillare nei bambini lo spettro di qualche DCA!!!
Poi una collega, che aveva avuto modo di raccontare questa storia, mi ha fatto riflettere sul modo di proporla e sull’espressione divertente e la sfumature ironica che potevo darle.
Il risultato???
Come piccoli orologi svizzeri, ogni giorno, alle 11.15 (prima dell'arrivo del carrello del pranzo) i bambini richiedono all’unanimità il racconto di “A tavola".
Tutti seduti sul tappeto dell'angolo della lettura, iniziale silenzio quasi “meditatorio", occhi sbarrati e bocche aperte dallo stupore e poi… Ecco che raccontano la storia insieme a me e commentano che “i lupi non mangiano i bambini”.
Un modo tutto personale e unico di elaborare questo racconto che forse non li porterà a mangiare la “minestra arancione” raffigurata nel libro, ma forse a superare con il tempo quelle che sono definite le “neofobie” alimentari della prima infanzia o a imparare che provare cose nuove nella vita non è così spaventoso, come non lo sono il lupo e l'orco di questa storia.
È ormai una routine che ogni giorno si arricchisce di nuovi e interessanti feedback da parte dei piccoli uditori sempre molto recettivi ed attivi durante il racconto.
E io ogni volta mi aspetto, e sono pronta, a raccogliere i loro nuovi feedback e le loro diverse “elaborazioni” che nascono naturalmente dal racconto e dalle emozioni che suscita.
Far partire i Progetti dalle storie, è un metodo fruttuoso per portarli avanti.
È proprio dall'interesse che suscitano le narrazioni e dalle risposte attive dei loro uditori che emergono e si pongono le radici per lo sviluppo, la crescita e la fioritura spontanea del Progetto stesso.
Quindi per i prossimi progetti si andrà prima… a CACCIA di STORIE!!!
Ilaria Dalmastri, educatrice

lunedì 7 luglio 2025

Esplorando l’infinito blu e… oltre

Esplorando l’infinito blu e… oltre
Percorso didattico immersivo
Scuola d’Infanzia C. Collodi Polo 0-6

Quest’anno il mare ha deciso di fermarsi a Collodi per rapire, con le sue meraviglie e i suoi tesori nascosti, i bambini, le bambine e le insegnanti della scuola d’infanzia C. Collodi. Un percorso pensato soprattutto con il cuore, prima che con la mente, per restituire a ciascuno un’esperienza unica da poter custodire e da cui attingere.
Un viaggio sensoriale, tra luci, suoni, profumi e colori in cui i bambini e le bambine sono stati guidati con cura ed amore verso un’esperienza educativa coinvolgente ed interattiva. L’interazione con l’ambiente immersivo ha favorito l’esplorazione e la sperimentazione e ciascun partecipante ha esplorato l’IO mare.
L’allestimento del laboratorio didattico immersivo è stato strutturato nel seguente modo per ricreare l’ambiente marino: utilizzando tessuti, luci, torce, materiali naturali (conchiglie, sassi, bastoncini ecc), stampe e gigantografie fotografiche, videoproiezioni sull’ambiente marino, meduse realizzate con materiali da riciclo, lenti di in gradimento per osservare.
Partendo da un grande tessuto adagiato su tutta la superficie del pavimento abbiamo cercato di ricreare il movimento delle onde sistemando il tessuto in maniera morbida e con l’utilizzo di luci blu e bianche abbiamo evidenziato le increspature del tessuto proprio per dar “volto” alle onde.
Il percorso è stato strutturato sfruttando i tre locali messi a disposizione dalla scuola; i bambini e le bambine (6 per volta, due per ciascuna sezione), dopo un breve “circle time” all’esterno del laboratorio, venivano esortati a lasciare fuori scarpe e calzini per entrare scalzi in una dimensione magica; l’attenzione si accendeva, gli occhi si facevano curiosi ed una volta entrati la magia aveva inizio. Una prima vasca accoglieva i piedini nella sabbia, dopo pochi passi, l’altra li abbracciava nell’acqua.
Una tenda ondulata li accompagnava nella prima grande sala dove il mondo marino si palesava ai loro occhi: il suono delle onde, il profumo dell’acqua marina facevano da sfondo al loro osservare, toccare, annusare, esplorare. Un angolo morbido con cuscini accoglieva albi illustrati, l’angolo con pietre e conchiglie attirava gli esploratori più audaci, la sabbiera quelli più curiosi ed infine nell’angolo dei travasi l’acqua diveniva la protagonista indiscussa del loro agire. Come piccoli alchimisti riempivano bottigliette, ciotole, e facevano fluire, con le loro sapienti manine, questo liquido carico di magia!
Dalla sala più grande, a gruppi di due, si accedeva in una saletta nella quale si poteva dipingere al buio aiutati dalle lucine che, come in un acquario, proiettavano pesci sospesi da fili invisibili. Ciascun bambino ha avuto la possibilità di esprimere liberamente la propria creatività e ha lasciato la traccia del proprio IO mare su una tela trasparente.
L’esperienza della pittura era l’ultima del percorso. Una volta transitati in questo ambiente il gruppo veniva accompagnato fuori e li, nel cerchio magico, il mare faceva loro un piccolo regalo… ogni bambino e bambina, come ricordo di questa magica esperienza, ha portato a casa una piccola medusa, un pezzetto di quel mare che è entrato a far parte del loro cuore e della loro mente stimolando la loro creatività grazie alla meraviglia, alla curiosità e al desiderio di scoperta.
Auguriamo ai nostri bambini e alle nostre bambine che la meraviglia alberghi sempre nei loro occhi e nei loro cuori e che la bellezza sia sempre nutrita e abbracciata.
Simona Marfia
Maria Antonietta Rocco

giovedì 3 luglio 2025

La biblioterapia educativa nella promozione della salute e del benessere

L'OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, definisce la salute come uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente come assenza di malattie o infermità1. Il diritto alla salute e al benessere della persona è sancito dalla Costituzione (art. 32), ma non basta, è l’educazione alla salute e al benessere che fa la differenza. Educare ha lo scopo di aiutare le persone ad acquisire la salute attraverso il proprio comportamento e i propri sforzi, perché il proprio stato di salute non si risolve solo nel settore della sanità, ma è determinato anche dalle condizioni di vita, dal grado di istruzione, dal tipo di occupazione e dall’ambiente in generale.
La qualità di vita, infatti, è un concetto che si apre a più dimensioni ed esprime la soddisfazione e il benessere che ognuno percepisce su stesso in relazione alla salute, al lavoro, alle relazioni interpersonali, al tempo libero, agli svaghi, ai desideri. Non sono dunque solo i fattori oggettivi che determinano e misurano la qualità di vita, ma quelli soggettivi che sono dettati dalle esperienze di ognuno. Ed ecco che l'educazione alla salute e al benessere psicofisico passa attraverso la consapevolezza del prendersi cura di se stessi in rapporto ai fattori ambientali e socio-economici.
Quello che gli organismi deputati alla promozione della salute e del benessere individuale e collettivo dovrebbero chiedersi è quando iniziare a rendere consapevoli gli individui che sono parte attiva della loro salute. La risposta è nella scuola, perché è il luogo sociale privilegiato dove imparare a conoscere e a prendersi cura di se stessi e degli altri.
Le attività progettuali e di informazione, nella scuola, forniscono degli strumenti utili per conoscere e fare propri tutti quegli atteggiamenti che portano al vivere sano e bene attraverso l'acquisizione di competenze, conoscenze e abilità sociali necessarie al pensiero critico e alla formazione della persona come cittadino attivo che sa comprendere e discernere le influenze esterne. Inoltre, a essere coinvolta in questo percorso di promozione è tutta la comunità educante (insegnanti, famiglie, territorio) rafforzando così il senso di collettività.
In questo contesto di promozione della salute e del benessero psicofisico a scuola e nei nidi, noi utilizziamo la biblioterapia educativa con gli strumenti della bibliolettura interattiva e della narrazione emotiva (metodo Bi.Ne.).
Che leggere faccia bene ormai è risaputo ed è il concetto che abbiamo espresso in Nati per raccontare e in Chiedilo ai libri2: bisogna distinguere il saper leggere inteso come competenza linguistica, logica e di comprensione del testo, dall’essere un lettore. Infatti, nel momento in cui leggendo si acquisisce la consapevolezza della propria identità narrativa, è possibile accedere alla conoscenza del mondo, di se stessi e degli altri e comprendere meglio se stessi, gli altri e il mondo. Si accede inoltre al pensiero critico, ai ricordi e si impara a prendersi del tempo per se stessi, a regolare le emozioni e ad allenare una certa temperanza. Si sviluppa un’alfabetizzazione emotiva che rende empatici, in grado di comprendere le proprie e le altrui emozioni, imparando ad accettare l’imprevisto, il possibile, l’ignoto, le differenze. Si impara a controllare l’ansia e lo stress, perché nel momento della lettura si apprende l’arte dell’astrazione, che non è dissociazione dalla realtà, ma è abitare, per un certo lasso di tempo, in altri mondi.
«Le storie sono piacevoli perché ci consentono di evadere dalla realtà»3.
Nel nostro libro di Biblioterapia educativa di prossima uscita, affermiamo quanto la lettura e la scrittura siano delle abilità benefiche nel breve e nel lungo termine, supportati, oltre che dalla nostra esperienza, da alcune importanti ricerche. Uno studio dell’Emory University in Georgia ha dimostrato con la risonanza magnetica funzionale per immagini (fMRI)4 che leggere romanzi potenzia le capacità cerebrali. Il neuroscienziato Gregory Berns, che ha condotto la ricerca, sostiene che leggere un romanzo comporta un’identificazione fisica con i protagonisti della storia attraverso l’embodied simulation5 attivata dai neuroni specchio, con evidenti benefici a lungo termine, che permangono anche dopo la lettura del romanzo.
É importante mettere in evidenza la differenza tra una lettura ricreativa, per il piacere di leggere, e una lettura che ha lo scopo di indagare metodi per una crescita interiore. Si è dimostrato che la lettura ricreativa aumenta l’empatia, genera una migliore comprensione di se stessi e degli altri, della propria identità sociale e di quella di culture diverse dalla propria ed è legata a un maggiore senso di comunità e di inclusione6. Inoltre, studi successivi7, hanno ribadito che la lettura ricreativa ha un impatto positivo sulla gestione degli stati ansioso-depressivi e sulla cura di se stessi, ridimensiona la solitudine e potenzia la fiducia in se stessi e negli altri.
In una nostra esperienza in un liceo romano, abbiamo potuto rilevare alcune situazioni di notevole importanza, attinenti alle ricerche svolte, anche all’estero, come in Turchia o in Giappone, relative alla socialità e agli stati d’animo dei giovani8. Nel gruppo di bibliolettura interattiva e narrazione emotiva, dove la lettura ricreativa è protagonista, è emerso, infatti, un forte senso di comunità che, al di fuori di quell'ambito, non era riconosciuto dai partecipanti che si sono sentiti per la prima volta gruppo pur essendo in quel liceo chi da due, chi da cinque anni.
Il più grande studio a lungo termine sullo sviluppo del cervello e sulla salute dei bambini negli Stati Uniti, l'Adolescent Brain and Cognitive Development, ha messo a confronto i giovani che hanno iniziato la lettura ricreativa tra i 2 e i 9 anni e quelli che hanno iniziato a farlo più tardi, o che non lo hanno per niente fatto e nel gruppo dei lettori più precoci sono stati rilevati meno segni di stress e depressione, un miglioramento dell’attenzione e una riduzione di problemi comportamentali9.
Durante gli anni di biblioterapia a scuola con il metodo Bi.Ne. abbiamo toccato con mano questi benefici, rilevando che si generano effetti positivi solo se si utilizza un metodo di lettura basato sul confronto e l’interazione e assolutamente non giudicante. Questo permette di coltivare anche quel senso di speranza, di percezione sana del mondo che i giovani andranno ad abitare e ciò è fondamentale, soprattutto in questo momento storico, culturale e sociale, per sentirsi meno soli, meno disorientati e più coinvolti in sistemi relazionali funzionali.
Dario Amadei e Elena Sbaraglia



1https://www.epicentro.iss.it/passi/indicatori/approfondimentogiornisalute
2Amadei D., Sbaraglia E., Castelvecchi, 2020 e 2022
3Gottschall J., op. cit,, pag. 65
4https://bit.ly/4e44rDO
5https://bit.ly/4e0XUd6
6 https://bit.ly/3B444dX
7https://bit.ly/3XsP0xQ
8https://bit.ly/3B444dX
9https://bit.ly/3B444dX