giovedì 19 gennaio 2012

Nel Pacifico l'Isola della spazzatura per l'80 per cento formata di plastica

Lo chiamano Pacific Trash Vortex, il vortice di spazzatura dell'Oceano Pacifico, ha un diametro di circa 2500 chilometri è profondo 30 metri ed è composto per l'80% da plastica e il resto da altri rifiuti che giungono da ogni dove. "E' come se fosse un'immensa isola nel mezzo dell'Oceano Pacifico composta da spazzatura anziché rocce. Nelle ultime settimane la densità di tale materiale ha raggiunto un tale valore che il peso complessiva di questa "isola" di rifiuti raggiunge i 3,5 milioni di tonnellate", spiega Chris Parry del California Coastal Commission di San Francisco, che è da poco tornato da un sopralluogo.
Questa incredibile e poco conosciuta discarica si è formata a partire dagli anni Cinquanta, in seguito all'esistenza della North Pacific Subtropical Gyre, una lenta corrente oceanica che si muove in senso orario a spirale, prodotta da un sistema di correnti ad alta pressione. L'area è una specie di deserto oceanico, dove la vita è ridotta solo a pochi grandi mammiferi o pesci.
Per la mancanza di vita questa superficie oceanica è pochissimo frequentata da pescherecci e assai raramente è attraversata anche da altre imbarcazioni. Ed è per questo che è poco conosciuta ai più. Ma proprio a causa di quel vortice l'area si è riempita di plastica al punto da essere considerata una vera e propria isola galleggiante. Il materiale poi, talvolta, finisce al di fuori di tale vortice per terminare la propria vita su alcune spiagge delle Isole Hawaii o addirittura su quelle della California.
In alcuni casi la quantità di plastica che si arena su tali spiagge è tale che si rende necessario un intervento per ripulirle, in quanto si formano veri e propri strati spessi anche 3 metri. La maggior parte della plastica giunge dai continenti, circa l'80%, solo il resto proviene da navi private o commerciali e da navi pescherecce.
Nel mondo vengono prodotti circa 100 miliardi di chilogrammi all'anno di plastica, dei quali, grosso modo, il 10% finisce in mare. Il 70% di questa plastica poi, finirà sul fondo degli oceani danneggiando la vita dei fondali. Il resto continua a galleggiare.
La maggior parte di questa plastica è poco biodegradabile e finisce per sminuzzarsi in particelle piccolissime che poi finiscono nello stomaco di molti animali marini portandoli alla loro morte. Quella che rimane si decomporrà solo tra centinaia di anni, provocando da qui ad allora danni alla vita marina.

domenica 15 gennaio 2012

Una volta c'era il pensiero...

Emmaus di Alessandro Baricco
L’io narrante è  un adolescente della media borghesia,  vive la propria fede cristiana condividendola con tre amici Luca, Bobby e il Santo senza contraddizioni o latitanze, con un impegno rigoroso e convinto. Il resto del mondo, quello oltre la parrocchia, l’ospedale dove i ragazzi praticano volontariato, sembra ostinatamente costretto al di fuori. Ma il gruppo percepisce, anche se inconsciamente, che ai margini di quella esistenza c'è un'altra realtà: un universo non attraversato da binari religiosi ma segnato dal disordine, dalla violenza e dal sesso, strade in cui si cammina e si inciampa…
Il romanzo si snoda con movimenti lenti o a tratti velocissimi, storie che viaggiano su un percorso inedito e inconsueto, quello del cattolicesimo praticante, declinato con la formazione di giovani vite: i protagonisti della storia. Tutto si compie, si ripete o si ricompone in un’apparente confusione e mancanza di un fine che in conclusione è solo la ricerca o l’impossibilità di restare sulla strada tracciata dal vecchio o dalla tradizione; lo sguardo non può non vagare oltre, il sesso non può continuare nelle collaudate e quasi incomplete pratiche, l’irrompere sulla scena della bellezza quasi androgina della giovane Andrè dimostra che la vita non è tracciata neanche da una fede che tutto prevede sulle modalità del “come stare al mondo”.
Emmaus è la metafora dell’incapacità di riconoscere nonostante la conoscenza. Come nell'episodio dei discepoli di Emmaus, il brano del Vangelo preferito dai protagonisti, in cui la natura del Messia si rivela quando lui è ormai svanito. E la stessa certezza della conoscenza diviene effimera.
È la parabola dell’irrompere del vero, inteso come contraddizione, domanda, inquietudine, ambivalenza, perché il vero non è VERITÀ, è tutt’altro. Non sarà il cattolicesimo a salvare i protagonisti dalla contraddizione, non sarà il gruppo: se vorrai vedere sul serio, sperimentare la conoscenza con prove ed errori praticherai l’esercizio del dubbio oltre le certezze indotte, accetterai di non capire, aspetterai che il mosaico si componga. Forse.
"Siamo molto normali, non è previsto un altro piano che essere normali, è un'inclinazione che abbiamo ereditato nel sangue. Per generazioni le nostre famiglie hanno lavorato a limare la vita fino a toglierle ogni evidenza – qualsiasi asperità che potesse segnalarci all'occhio umano". E questa presentazione dell’io narrante mi pare la cifra su cui ragionare, il filo d’Arianna da tenere stretto in mano mentre si legge il romanzo.
Ombretta D’Ulisse

venerdì 13 gennaio 2012

Un tè con l'autore - Dario Amadei a Corviale sabato 28 gennaio alle 17:00

WebAppunti di Antonio Trimarco

Le Idi di marzo
"Le idi di marzo, liberamente tratto dall’opera teatrale Farragut North di Beau Willimon, ex aiutante di Hillary Clinton, si apre sulla fase finale della campagna elettorale alle primarie democratiche." (da panoramablog)
"I pugnali delle Idi di marzo possono anche uccidere ma, soprattutto, sono in grado di infliggere ferite che sembrano apparentemente rimarginarsi mentre in realtà danno inizio a un processo di putrefazione delle coscienze che rischia di coinvolgerci tutti." (da my movies).
Forse è ancora più amaro il film di Clooney "Le Idi di marzo" intanto perché sarebbe semplicistico pensare che le dinamiche che vediamo riguardino solo la politica e non tutte le situazioni di potere, rimane dopo il film un amaro in bocca che a voler guardare bene ci coinvolge un po’ tutti.
Molti di noi, credo la maggioranza delle persone credono nella propria costituzione e nelle regole comuni che ci diamo, ma? Riusciamo a rispettarle? Ma qui il punto non è solo critico o autocritico, la questione riguarda forse la natura stessa dell'uomo (e della donna), diciamo meglio dell'umanità e delle sue debolezze, fragilità , ma anche della ferocia di cui siamo capaci.
Qui è l'anello più debole a cadere, una giovane stagista, troppo giovane, troppo bella e che ha forse troppa necessità (psicologica interna) di sedurre, ma che soprattutto è molto sfortunata.
I duri del film sono i politici, i loro capistaff, i giornalisti. Qui ciò che conta è vincere, affermarsi, mantenere il controllo ed il potere.
Un film che lascia poche speranze sulle scene che illumina, e sulla vita in generale. sarà forse questo tempo così difficile e che ci impaurisce un po’ tutti, ma Clooney coglie nel segno e con questo film ci consegna la realtà che stiamo vivendo dove per i più forti conta potere e/o profitto e agli altri rimane la paura e con la paura la possibilità concreta della fine.
Da vedere  
Antonio Trimarco

Per saperne di più:

sabato 7 gennaio 2012

Il giorno in più - incontro di bibliolettura interattiva

L’incontro di bibliolettura sul libro “Il giorno in più” di Fabio Volo è stato davvero interessante!!! Abbiamo deciso di proporlo, su consiglio di una nostra affezionata amica, con l’idea di studiare il “fenomeno Fabio Volo”, un personaggio televisivo molto noto, che decide ad un certo punto della sua carriera di scrivere romanzi. Inutile nascondersi dietro un dito, sappiamo che questo tipo di narrativa viene un po’ snobbata da molti che preferiscono letture più impegnative e stroncano certi libri senza nemmeno averli letti. Per noi di Magic BlueRay che leggiamo tutto senza pregiudizi  Fabio Volo è stata una bella scoperta.
Secondo noi questo autore piace non solo per la sua notorietà, ma perché la sua scrittura è diretta, essenziale, non si perde in particolari inutili, insopportabili per una generazione che vive a ritmi elevatissimi. Nei suoi libri racconta bene la società moderna, usa un linguaggio che il lettore sente suo ed ha uno stile narrativo per molti versi moraviano, nel senso che le sue pagine sanno regalare i profumi e i sapori della città che i personaggi vivono intensamente, come tutti noi vorremmo vivere.
Nel libro “Il giorno in più” si parla della “relazione complicata”, definizione che spesso leggiamo sugli stati di Facebook e che descrive quell’amore un po’ agonizzante, figlio del disagio che ormai da qualche anno contraddistingue la nostra società. Giacomo è una persona anaffettiva, con i genitori separati che non riesce a impegnarsi seriamente nei rapporti con le donne,  perché è scottato da una precedente relazione e perché sua madre è stata da sempre per lui un esempio estremamente negativo. Ha paura di mettersi in gioco, di scoprire i suoi punti deboli, teme di farsi male e così preferisce rapporti mordi e fuggi che si consumano rapidamente e lasciano il vuoto assoluto. Improvvisamente però viene attratto da una situazione che lo stuzzica, lo fa emozionare, e gli fa gustare il sapore dell’attesa:  tutte le mattine incontra sul tram una ragazza che lo affascina e cresce in lui la speranza di essere ricambiato.  Quando scopre che l’interesse è reciproco, subisce però uno strano scherzo del destino: la ragazza deve trasferirsi per lavoro negli Stati Uniti. Giacomo ricade nella sua vita tediosa, ma ormai  non la sente più sua e così decide di rischiare e parte per New York, sperando di incontrare la donna che tanto ha scosso il suo cuore e la sua mente. Tra i due nasce una storia che si potrebbe definire semplicisticamente poco reale, ma che invece descrive alla perfezione le scelte di un uomo e di una donna che, non credendo più nel rapporto di coppia tradizionale, decidono coraggiosamente di percorrere una nuova via.
Non mancano intorno a loro altri personaggi che descrivono aspetti umani, sociali e caratteriali tipici della nostra epoca. La mamma e la nonna che hanno cresciuto Giacomo facendo molto ma non abbastanza; l’amica del cuore, sposata e insoddisfatta figlia di una famiglia borghese perbenista  e con qualche scheletro nell’armadio; l’amico solo e rompiscatole che cerca di “accollarsi” in tutti i modi.
Dunque non meravigliamoci se i libri di Fabio Volo piacciono: sono libri in cui tutti si possono ritrovare, scavano il mondo dei sentimenti con una sensibilità profonda e fanno sognare… il che al giorno d’oggi non è davvero superfluo.

Dario ed Elena

giovedì 5 gennaio 2012

Una volta c'era il pensiero...

BEFANE DI QUINTA, SESTA, SETTIMA…
C’era una volta una Befana. Non era sempre stata Befana ma  con l’avanzare dell’età lo era diventata; no,non solo anziana: proprio Befana. Del tipo: le spalle si erano incurvate,le gambe un po’ arcuate, il naso, una volta diritto, aveva preso una strana piaga all’ingiù,il mento,prima graziosamente appuntito si era allungato esageratamente tanto da potersi definire “scucchia”, i capelli avevano perso l’originale lucentezza ed erano ribelli al pettine… Ma lei non sembrava accorgersi dei cambiamenti del suo apparire e si credeva ancora attraente,sciupa uomini e rovina famiglie. Per il suo pensare aveva, però, una scusante: in effetti durante la sua lunga vita era stata sempre molto ammirata tanto da collezionare tre mariti (l’ultimo dei quali dignitosamente sotterrato qualche anno addietro) e un numero incalcolabile di maschietti che non avevano resistito al suo fascino. E ciò, anche se può sembrare strano, era accaduto fino ad età avanzata della nostra protagonista, il suo ultimo amante aveva quarant’anni e lei lo aveva fatto suo per parecchi mesi quando aveva già compiuto i sessantacinque!!! Dopo di lui, però, da troppo tempo, nessun fremito amoroso aveva più scaldato le serate della signora e, per quanto non se ne desse per vinta,per quanto nel corso delle sue innumerevoli frequentazioni, cercasse di abbordare qualche malcapitato, niente, non succedeva proprio niente, accidenti!!! Al massimo,alla fine della serata,qualcuno si offriva di accompagnarla a casa più preoccupato del suo incedere ,ormai palesemente malfermo, che voglioso di una conoscenza più ravvicinata.
I settanta ormai erano del tutto evidenti ma la nostra non sapeva proprio come affrontarli: nella sua vita non c’era stato altro che l’appagamento della sua avvenenza, la gratificazione datale dalla conquista seriale. Che fare? I nipoti? Ma non se ne parlava neanche … le amiche? Non ne aveva, quasi tutte se la erano date a gambe,già da tempo, per paura di subire attentati ai propri matrimoni … aveva una sorellina,però,più giovane e piuttosto ben messa … Già, come mai non dimostrava quasi i suoi sessanta, la cara sorellina?
Una telefonatina, due moine, dobbiamo stare un po’ insieme et voilà: il segreto della sorellina è presto svelato,e il numero di telefono del chirurgo già memorizzato nel telefonino.
In capo ad un mese il naso aveva perduto la gobba all’ingiù, le gote erano floride, paffute e le labbra,sebbene un po’ violacee, erano rigonfie di procaci promesse.
La nostra si guardava allo specchio, si truccava si sistemava il reggiseno sulle protesi quinta misura e soddisfatta da quella nuova lei, era pronta a riappropriarsi della sua  identità.
Fu proprio il 5 gennaio che la signora decise di prendere l’auto e di avvicinarsi a Piazza Navona per curiosare tra le bancarelle, ma il destino, che non fà sconti a nessuno,quel giorno non le fu propizio. Fu infatti svoltando per corso Rinascimento  senza mettere la freccia che tagliò la strada ad un ragazzotto su uno scooter il quale,dopo aver frenato,essersi piegato tutto da un lato,aver allargato le gambe per tenersi in equilibrio ed essersi,infine, fermato a qualche millimetro dallo sportello della macchina tirava un gran sospiro mentre la signora lo apostrofava con le seguenti parole:
 - Stia attento con quel trabiccolo, io ho fretta! Sto andando a Piazza Navona non vede che stavo andando da quella parte? Impari a guidare … 
Il ragazzo vide le mani protese dal finestrino e ne notò la rugosità poi alzò gli occhi su  un collo raggrinzito sormontato da un viso quasi di gomma,lucido come il plexiglas; anche le poche parole che aveva udito erano state pronunciate da una voce rauca  e lo sguardo che vedeva fisso nei suoi occhi era stanco e appannato. Premette allora sul bottone della messa in moto e prima di andarsene gridò all’incauta guidatrice:
-Ah, Befana, vai, vai a lavorà a Piazza Navona che è mejo… scendi dalla machina sali sulla scopa!!!-
Ora, se la notte tra il cinque e sei Gennaio guarderete bene in su vi accorgerete che, staccato dalle altre che non le hanno volute con loro,vaga per i cieli un gruppo di Befane, dette “le rifattone”, non dovreste avere difficoltà nel riconoscerle perché, dritte sulle scope, fanno stagliare contro il riflesso lunare le loro quinte,seste,settime misure….
Buona Epifania a tutte, Befane e non                                                                  
Ombretta D’Ulisse

mercoledì 4 gennaio 2012

Tessuti naturali: quali i vantaggi?

I vestiti che indossiamo oltre a permetterci di esprimere i molteplici lati di noi stessi in contesti sociali differenti, ricoprono la funzione base di proteggerci dal freddo, dal caldo e da possibili contaminazioni batteriche.
Fibre naturali o sintetiche? Animali o vegetali? Sono tante le scelte che deve affrontare il consumatore quando entra in un negozio di vestiti;
e poiché il materiale e la provenienza dei capi non sempre sono segnalati come prevede la legge, per realizzare un acquisto consapevole bisogna fare ordine nella giungla delle informazioni reperibili.
Dopo il cibo, l’abbigliamento è ciò con cui entriamo più a stretto contatto nella vita quotidiana; i tessuti, attraverso la pelle, rilasciano nel nostro corpo le particelle chimiche derivanti dai trattamenti industriali subiti.
La natura mette a disposizione molte materie prime che possono trasformarsi in meravigliosi tessuti con differenti caratteristiche: dalle più comuni come cotone, lino e lana, alle meno conosciute quali canapa e kapok; dalle stoffe più pregiate come cachemire e seta, a quelle più esotiche come la fibra di bambù.
Nonostante l’ampia offerta naturale il consumo di fibre sintetiche continua ad aumentare a causa del basso costo di commercializzazione, ma ci sono degli svantaggi nell’indossare usualmente abbigliamento sintetico.
Le fibre sintetiche, non permettendo la circolazione dell’aria e l’evaporazione del sudore, non lasciano “respirare la pelle”; dal punto di vista igienico un ambiente umido crea le condizioni per la proliferazione batterica. Per questo motivo gli indumenti sintetici devono essere lavati più spesso  ed è facile che le pelli più sensibili possano sviluppare allergie ai poliesteri come nylon ed acrilico.
Anche dal punto di vista strettamente tecnico i tessuti sintetici esposti ad un numero elevato di lavaggi sono soggetti ad  usura maggiore, oltre ad essere per la loro struttura chimica meno resistenti all’acqua calda. Con l’acquisto di un “vestito naturale” il consumatore potrà vestirsi con un capo resistente da poter usare negli anni e potrà sostenere direttamente le economie di produzione che rispettano il nostro corpo e l’ambiente.