Il blog del contenitore culturale Magic BlueRay vuole raggiungere un pubblico nato per raccontare, con la passione per la lettura e la scrittura, capace sempre di sognare con i libri.
domenica 12 aprile 2015
giovedì 26 marzo 2015
Let it Lok: Attraverso i miei occhi
Per rompere un po’ il grigiore e l’uggiosità di
questa Primavera che da buona donna, è altamente in ritardo, ho deciso di
accontentare le richieste di un mio caro lettore, curioso di sapere com’è per
Lok guardare il mondo con gli occhi di un’altra persona. Tema che cade a
pennello, visto che da poco ho terminato la toccante lettura di “Cecità”,
incredibile romanzo mozzafiato di José Saramago, il quale attraverso il
racconto di un’immaginaria epidemia dovuta ad un misterioso morbo, ha tracciato
una straziante distopia, metafora dell’attuale condizione umana. Un po’ come
Shakespeare, eterno ossessionato dell’ottica e del significato intrinseco degli
occhi, dunque, in questo periodo sono molto sollecitata da questa attraente
tematica. Gli Occhi sono essenziali, sono gli intensificatori delle emozioni,
sono la finestra sulla realtà, e lo specchio dell’universo che conserviamo
dentro di noi. Credo che avere Occhi per sé stessi sia un’ardua impresa, di
fatto oggigiorno la maggior parte della gente preferisce non vedere; fingersi
ciechi comporta favorevoli vantaggi, come ad esempio rinunciare al timore di
una realtà che temiamo, o ripararsi dal rischio di sbagliare, deludere,
fallire, perdere. E allora la Cecità ci salva da qualsiasi tipo di
inconveniente: non guardiamo più attraverso la limpidezza della nostra
iride,bensì trapeliamo tutto attraverso il vetro appannato della nostra mente.
E non lo facciamo solo con gli altri, anzi… e allora il passo fondamentale prima
di poter immetterci nella vista di qualcun altro, è quello di avere Occhi per
noi stessi.
“Siamo capaci di guardarci veramente? O siamo il
riflesso di una nostra idea, la proiezione di un nostro preconcetto mentale?
Cosa vediamo? Perché?”
Trovare delle risposte non è semplice come può
sembrare, però se lasciate fare ai vostri Occhi, e non al vostro pensiero, è
garantito che prima o poi queste arriveranno. Forse, dopo questo enorme passo,
potrete accingervi alla “presunzione” di vedere il mondo con gli occhi di
qualcun altro. Per quanto mi riguarda, sin da bambina sono stata sempre molto
sensibile e comprensiva con tutti coloro che mi circondavano, ero la spalla su
cui sfogarsi, la porta a cui bussare quando c’era bisogno di conforto, l’animo
placato capace di mettere pace; una volta, da adolescente, qualcuno di molto
esperto mi suggerì addirittura di intraprendere la strada della psicologia,
vista la mia inusuale sensibilità e la mia insolita capacità di introspezione.
Bé dunque credo che questi “apprezzamenti” derivassero dalla mia capacità di
guardare attraverso gli Occhi degli altri, in un certo senso. Il problema era
che all’epoca non avevo ancora la capacità di Guardare a me stessa, e finivo
per lasciarmi impantanare in realtà che non mi appartenevano. Penetravo così in
profondità nel mondo visto dagli altri, che alla fine le loro angosce, le loro
paure, i loro timori, i loro incubi, le loro paranoie finivano per tormentare
anche me. Capite? Non avevo Occhi per me che mi permettessero di distinguere il
mio Io da tutto il resto, con la conseguenza che forse non vivevo neanche per
me, ma sicuramente in funzione di qualcun altro, risultandone condizionata in
qualsiasi scelta,accadimento, sentimento, sensazione. Crescendo e studiando ho
riscoperto il valore dell’Essere, e non dell’essere una proiezione; e allora mi
sono impegnata ogni giorno di più per combattere questa mia cecità, e
riscoprire la mia autentica Vista; all’inizio ho avuto paura, tanta paura, ciò
che scoprivo era sempre più inquietante e sorprendente.
La stessa
consapevolezza di essere stata per anni condizionata da altra gente, anche
inconsciamente, senza essermene resa conto, e la scoperta che Io stessa avevo
permesso e autorizzato la manipolazione del mio essere, mi mandava in crisi e
mi induceva a indietreggiare. Avanzando in questa sorta di viaggio verso la
luce, però ho appreso il valore che ha la stessa consapevolezza di essere
ciechi: qualcosa che non ci appartiene è di più facile espulsione rispetto a
qualcosa intrinseco del nostro essere; e allora incoraggiata da questa
convinzione ho compiuto un passo dopo l’altro , e non mi sono ancora fermata.
Il viaggio dentro i nostri Occhi non si arresta mai, è infinito. Però, anche se
forse non sono neanche a metà strada,mio caro lettore, sono certa di aver
capito com’è, o almeno cos’è, cosa significhi guardare il mondo attraverso gli
occhi di un’altra persona. È guardare alla vita da un’altra prospettiva, avere
la mente aperta, pensare oltre le barriere, oltre i propri pilastri, le proprie
convinzioni, i propri credo; credere che sia possibile ciò che per noi è
irrealizzabile, conoscere un’emozione al di fuori della nostra gamma;
immergersi a Occhi aperti nel mondo interiore dell’altro, capirne le emozioni,
comprendere ogni brivido, ogni lacrima, ogni sospiro, ogni sorriso; capire
perché la sua visione è diversa dalla nostra, scoprire le radici di questa
divergenza; e magari se abbiamo un’anima Piena, una volta esplorato il mondo
dell’altro potremmo, dopo la comprensione, condividere una consapevolezza e se
ci è permesso e c’è bisogno, aiutare l’altro a nutrire questa Conoscenza passo
dopo passo. Dobbiamo fare attenzione, però ,a che questo nuovo universo non
diventi il nostro: gli occhi possono combaciare, ma le strade è bene che
rimangano ben delimitate e nettamente definite, ciò che vediamo con gli occhi
degli altri non fa parte di noi. Stiamo andando incontro all’altro per portarlo
alla luce, non per essere travolti nuovamente dalla Cecità. Vedere con Occhi
diversi non implica entrare a far parte di un mondo che non ci appartiene,
vivere concezioni, traumi e condizioni che non sono nostri; significa meramente
Vedere, al massimo comprendere, accettare o rifiutare, amare di più o di meno
in base alla nostra reazione, emozionarsi, ma non un gradino in più. Vedere,
non accecarsi!
E allora cari lettori, spero abbiate Occhi per
leggere e Vedere oltre queste mie righe!
Un abbraccio
Filomena Lok Locantore
martedì 3 marzo 2015
Il soffio dei ricordi al Caffè Letterario
Grande successo al Caffè Letterario per Antonella Monaco, Il Melograno e Magic BlueRay!!!
Grazie a tutti gli amici che ci hanno fatto sentire il loro affetto e alle persone che sono intervenute!!!
Grazie a tutti gli amici che ci hanno fatto sentire il loro affetto e alle persone che sono intervenute!!!
giovedì 26 febbraio 2015
Let it Lok: L'amore
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| Maksim-Samasiuk-Fotolia.com |
Amore... Ho conosciuto l’amore in tante diverse
sfaccettature, ne ho assaporato tante differenti sfumature, e vi dico
innanzitutto che l’amore è il motore della vita: non esiste sentimento più
autentico in grado di farci sentire più autenticamente vivi, perché solo
l’amore è capace di rapirci corpo, mente e anima. Questa volta vorrei parlare
dell’amore nel senso più comune cui tutti vi si riferiscono al giorno d’oggi,
ovvero l’“amore di coppia”, concedetemi questa espressione un po’ riduttiva e
dispregiativa, a mio parere.
Sono soltanto una ventunenne, ma questa tematica
intensamente mi affascina e mi intriga, ragion per cui impiego molto del mio
tempo osservando come l’amore agisce e si manifesta tra la gente, giovani,
adulti, anziani, single, fidanzati, sposati, divorziati, persino bambini. E
tristemente vi annuncio che raramente ho visto due persone Amarsi, ma davvero,
nel senso più autentico ed essenziale, di quell’amore reale, che secondo me
dovrebbe essere vero, puro e incondizionato come la fragranza di un fiore.
Viviamo nell’era dei social network, nell’età dell’ansia, della depressione:
siamo diventati così complicati, fragili e problematici, che tutte le paranoie
e le futilità non hanno riservato neanche un misero angolino all’Amore. Date
un’occhiata dentro di voi: quanto amore è fiorito nel vostro cuore? Quanto
siete capaci di Amare la persona che vi è accanto, o che state aspettando, o
che avete perso? Non sono forse i vostri sentimenti sempre sovvertiti da
qualche minacciosa ombra di timore, senso di bisogno, paura di solitudine,
senso di competizione, di dovere, di obbligo? Quanti di voi si sentono
pienamente e felicemente a proprio agio accanto al loro partner, quanti non
desidererebbero neanche per un attimo di trovarsi in un altro posto, accanto ad
una persona diversa? Quante volte pretendete attenzioni, rispetto, affetto,
comprensione, pretendete di essere posti al centro della vita del vostro
partner, al primo posto, davanti persino a sé stesso? E quante volte nel vostro
profondo siete coscienti che forse, voi, non sareste mai in grado di fare nulla
del genere per il vostro amato, o almeno non senza la certezza di essere
ricambiati? Non abbiate paura delle risposte, semplicemente cercatele, e
siatene consapevoli.
Guardandomi attorno, sono giunta alla conclusione,
che tutti nasciamo con un enorme potenziale di amore nel cuore: nei bambini che
si amano, ho visto i sentimenti più belli e spontanei
perché i bambini non hanno peli sulla lingua né castelli della mente, amano con
innocenza perché sono pieni d’amore, e non chiedono nulla in cambio. Crescendo,
però siamo portati a smarrire questa genuinità, e l’amore diventa una
“tragedia”, come qualcuno lo ha definito; o meglio noi rendiamo l’incredibilità
dell’amore un mero affollarsi di dubbi, domande, pretese; e la considerazione
più amara che vi pongo innanzi agli occhi è che basta un nonnulla a far si che
tutto ciò sfoci in odio, rancore, vendetta: è sufficiente che qualcosina
nell’ingranaggio cessi di funzionare per un attimo, e in preda al terrore,
piuttosto che comunicare, per un crudele bisogno di sentirci forti, sputiamo
merda sul cosiddetto “amato”, infischiandocene del suo intimo sentire: è sempre
più facile prendersela con l’altro, piuttosto che affrontare i propri dissidi
interiori, no? E diamo la colpa all’amore, ai suoi problemi, alle sue
controversie, tralasciando il fatto che forse siamo noi ad avere le colpe,
perché di fatto, siamo incapaci di amare, a cuore aperto e mente limpida, e nei
casi eccezionali schiudere persino l’anima.
Non confondiate queste mie realistiche osservazioni
con una visione pessimistica dell’ “amore di coppia”, perché queste mie
“denunce” vogliono essenzialmente essere una scossa alle vostre consapevolezze,
affinché iniziate a guardare la persona che vi è accanto con i veri occhi
dell’amore. Che possiate purificarvi da tutto ciò che non è amore, aprirvi, e
viverlo quando c’è, lasciarlo andare quando cessa, senza rancore, senza
indignazione.
Io ci credo nell’Amore, (perché su per giù un paio
di volte), ho provato la gioia di questo sentimento, così travolgente e
rinvigorente. Forse da più piccola anch’io l’avevo confuso con altri
sentimenti, però a 20 anni ti conosci, e sai riconoscere anche quando sei
innamorato. Quando l’amore, quello puro e incondizionato, vive in te sei tutto
rapito, ti senti estatico, qualunque difficoltà sorga, non è un problema perché
l’amore tutto guarisce; non esistono paure, né del passato, né tanto meno del
futuro, perché ami, e non chiederesti nulla di più; ti senti imbattibile,
combatti, ma non te ne rendi nemmeno conto, perché in amore le lotte non si
chiamano battaglie, bensì doni; ami, e se non sei ricambiato come vorresti non
importa, perché il tuo amore è sufficiente ad abbracciare anche l’altro; sei
pieno e vuoi condividere tutto, felicità, tristezza, libertà, malinconia,
spensieratezza, speranza, pensieri, parole. Quando ami c’è empatia, vivi
nell’altro, e l’altro vive in te, nel bene e nel male, e il male appare più
dolce, quando qualcuno ti ci accompagna per mano; i respiri si sovrappongono, i
cuori pompano sangue all’unisono, basta una carezza e la pelle ti si accappona
tutta. Quando c’è amore, si cammina mano nella mano, nessuno rincorre nessuno,
perché si è in sintonia, si respira complicità, anche nelle cose più futili
della quotidianità. Certo, gli incidenti di percorso non mancano a nessuno, ma
si impara ad affrontarli in due, piuttosto che chiudersi in sé stessi.
Ricordo con dolcezza gli attimi dei miei amori
trascorsi, ma più di tutto mi sovviene un pomeriggio di mezza primavera, quando
camminavamo a piedi nudi in riva al mare, ridendo e scherzando; qualche giorno
prima una brutta discussione, e poi uno scooter che sfrecciava sotto il sole
verso la pace, accompagnato da canti liberatori, un po’ stonati e sommessi dal
rombo del motore. In quel momento non mi mancava nulla, mi sentivo così
pienamente me, così liberamente Filomena, era favoloso. Non avrei per niente al
mondo voluto trovarmi in un altro posto dell’universo: il mio paradiso era
esattamente lì, in un pomeriggio di aprile, su quella sabbia ancora un po’
fredda e umida. Il tempo era sparito, come il mondo attorno: eravamo solo noi,
gli sguardi di tenerezza, le poesie d’amore, due corpi intrecciati, la voglia
di vivere e tanta voglia di perderci l’uno nell’altra.
È fantastico l’amore! Dovete solo lasciargli
spazio!
Filomena Lok Locantore
lunedì 26 gennaio 2015
Let it Lok: Paura
Quando ci siamo dentro è difficile uscirne, e
soprattutto renderci consapevoli. Perché in qualche arcana maniera conosciamo
la verità, ma preferiamo non dischiuderla a noi stessi, perché abbiamo paura.
Dare libero sfogo alla nostra primordiale essenza, al nostro puro essere ci
terrorizza. E allora ci creiamo le prigioni.
Temiamo la mutabilità, ci ancoriamo all’abitudine,
alla sicurezza. Ci muriamo nei castelli della nostra mente, visto che ciò che è
al di là delle mura di cinta ci fa tremare; e allora prediligiamo la
confortevole consuetudine di professare la libertà, mentre in realtà, stiamo
erigendo, mattone dopo mattone, la nostra peggiore galera.
Nel pozzo sepolto, giace muta la certezza di essere
ammanettati, eppure optiamo ogni nuova mattina, ogni notte di sconforto, per
l’illusione di vivere la vita che desideriamo. Scegliamo di persuaderci che
tutto sia esattamente come lo vorremmo, e che ci troviamo nel posto dove
desidereremmo essere. E così facendo, ci allontaniamo via a gambe levate: via
dalla meritevole conoscenza, via dalla realistica essenza, via da noi stessi.
È un po’ come l’attimo in cui devi attraversare la
strada, e non ci sono semafori a infonderti rassicurazione. Guardi, e riguardi,
e pensi, aspettando l’attimo meno rischioso; le auto sono ancora troppo
lontane, anzi neanche ne vedi l’ombra, eppure c’è qualcosa che blocca la pianta
dei tuoi piedi, una super potente colla vinilica che ti tiene in trappola tra
l’ansia di raggiungere il marciapiede opposto e l’insinuante pensiero di essere stroncato da un pirata della
strada. Forse è tutto inconscio, ma questo meccanismo agisce, e ti incatena. E
mentre le tue mani sudano a freddo, i tuoi insidiosi pensieri manipolano la
realtà, e la sponda di fronte a te appare sempre più irraggiungibile, tic toc,
tic toc, il tempo scorre, e una nuova paura si insedia sinuosamente nei meandri
della tua mente: ti accorgi, disperato, di essere in procinto di perdere il
bus. L’orchestra della tue testa continua a suonare con eleganza paranoiche
sinfonie. E il paradosso accade: una nuova paura scaccia quella vecchia e
finalmente ti lanci sulle strisce pedonali. In quel momento non ti sei
liberato, anzi hai aggiunto un altro mattone alla tua cella: il tuo coraggio è
fittizio. E nel frattempo, scopri deluso che hai anche perso l’autobus, e senza
di quello non potrai mai arrivare puntuale all’occasione della tua vita.
Perché? Perché senza un dispositivo meccanico che ti suggerisca il momento
perfetto per attraversare ti senti perso. Sapete da dove nasce l’appellativo
pirati della strada? Beh, la risposta è ovvia: non rispettano il codice della
strada, quindi figuratevi se una luce verde o rossa faccia la differenza.
Eppure hai lasciato condizionare te stesso e la tua esistenza da un pensiero
tenebroso, e futile. È ciò che accade quotidianamente, ed in ogni momento: la
paura guida le nostre azioni, i nostri desideri, i nostri modi di fare. Siamo
incastrati in meccanismi impercettibili e non vogliamo rendercene conto, e
questa stessa consapevolezza, piuttosto che darci stimoli per liberarci, ci
rende ancora più prigionieri. E allora l’unica soluzione, per raggiungere il
marciapiede opposto è lanciarsi, naturalmente scrutando a destra e a manca con
consapevolezza e pienezza, ma senza bombardarsi la mente e distruggere la
realtà, ed imparare così a vivere senza semafori!
Filomena "Lok" Locantore
venerdì 23 gennaio 2015
Road Show Letterario
Magic BlueRay e Graphofeel SRL
con la collaborazione di AirTerminal Viaggi e Vacanze presenta il primo Road Show
Letterario "Napoli attraverso gli occhi, la bocca e la penna di Maurizio
De Giovanni" dal 20 al 22 febbraio a Napoli.
Accompagnati da Dario Amadei,
scrittore, e da Antonio Perri, docente universitario, i partecipanti vivranno
tre giorni intensi: incontreranno l'autore Maurizio De Giovanni,
visiteranno i luoghi descritti nei suoi libri e si cimenteranno in un laboratorio
di scrittura creativa.
domenica 18 gennaio 2015
Perché la bibliolettura interattiva è diversa
Innanzitutto le sedie sono
disposte in circolo e non a platea. Questa è la prima regola, è il cerchio
magico che domina la scena, indiscusso al centro della sala e pronto ad
accogliere i partecipanti.
Non è la solita presentazione di
un libro e di conseguenza non c’è un presentatore, ma un conduttore che viaggia
insieme ai partecipanti nei diversi mondi possibili che la narrativa genera.
Il libro è si al centro
dell’incontro ma non è necessario averlo letto, perché in realtà è il mezzo
attraverso cui l’interazione tra i partecipanti prende vita, stimola le
emozioni che fluiscono liberamente e fa nascere le storie che ognuno ha dentro
di sé.
Il conduttore inizia a parlare
del libro che ha portato, lo racconta, non lo spiega e le sue parole innescano
una valanga di sensazioni, di vissuti, di ricordi, di idee che non appartengono
solo a lui ma diventano di tutto il gruppo che si lancia in una conversazione
spontanea, a volte privata e di grande ricchezza per tutti i partecipanti.
Non c’è solo un libro, ma tanti
libri. Ognuno porta il suo, o solo una citazione, e lo condivide con gli altri,
tutti sono protagonisti.
La lettura è libertà e quindi
nessuno sarà nel cerchio per giudicare la scelta letteraria di un partecipante,
perché non è importante lo stile, la forma, la scrittura di un autore, ma
quello che la lettura ha suscitato nel nostro animo.
Tutto ciò che nasce all’interno
del cerchio magico ha lo stesso effetto delle onde del mare che si creano
quando si lancia un sasso, si moltiplicano, si allargano, arrivano lontano…
È questa la bibliolettura
interattiva.
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