lunedì 31 agosto 2026

BIblioterapia educativa: Quando le storie costruiscono comunità di Luana De Quattro

Quando le storie costruiscono comunità
La letteratura per l'infanzia come dispositivo pedagogico nel Sistema Integrato 0-6

La lettura di un albo illustrato nella scuola dell'infanzia dura pochi minuti. Eppure, in quel tempo sospeso, può accadere qualcosa di straordinario. Un bambino riconosce in un personaggio una paura che non aveva mai saputo raccontare, una bambina osserva un'immagine e la collega a un ricordo vissuto con i nonni, un compagno interviene, aggiunge la propria esperienza, l’insegnante lascia fluire quei dialoghi, donandogli significato e ponendo domande circolari per aprire nuovi spunti.
L'insegnante assume un ruolo fondamentale in questo processo, oltre al lettore della storia è anche il facilitatore del dialogo che nasce intorno ad essa. Le sue domande, i suoi silenzi, la capacità di accogliere punti di vista differenti trasformano la lettura in un'esperienza di dialogo autenticamente partecipativa.
Qualche giorno dopo quel libro entra nelle case: un genitore lo rilegge prima di dormire, un fratello più grande ascolta, una famiglia continua la conversazione iniziata a scuola.
In quei momenti si stanno costruendo relazioni, significati condivisi e senso di appartenenza. Si sta dando forma, poco alla volta, a quella comunità educante di cui tanto si parla nei documenti pedagogici e che prende vita ogni volta che adulti e bambini condividono il piacere della narrazione.
La lettura e la narrazione non contribuiscono solo allo sviluppo cognitivo dei bambini, come da sempre utilizzate, ma anche emotivo e sociale. In particolare evidenziamo l’importanza della relazione tra adulto e bambino durante la lettura, e il valore delle storie nel favorire una maggiore consapevolezza di sé e degli altri.
Tutto questo l’ho notato ed esperito negli anni di storie condivise, con i bambini e le bambine, dove anche la mia postura di lettrice ad alta voce si è trasformata, dando forma a quel ruolo di facilitatrice tra strumento e persone creando relazioni narrative.
Ogni storia è un luogo di incontro. Attraverso le parole e le immagini, i bambini e le bambine esplorano emozioni, danno significato alle proprie esperienze, formulano domande e costruiscono interpretazioni della realtà. La narrazione offre uno spazio sicuro nel quale è possibile parlare della paura, della gioia, della perdita, dell'amicizia, della diversità e della scoperta, senza sentirsi giudicati.
Gli albi illustrati, in particolare, possiedono una straordinaria capacità di mettere in dialogo linguaggi differenti. Il testo e le immagini non si limitano a raccontare una storia ma invitano il lettore a osservare, interpretare, immaginare, completare ciò che non viene esplicitamente detto. I bambini e le bambine non sono ascoltatori passivi, ma co-costruttori delle storie.
La lettura condivisa diventa così un'esperienza dialogica. Ogni domanda, ogni osservazione, ogni silenzio contribuisce alla costruzione di significati comuni. Non è il libro, da solo, a produrre questa magia ma sono le relazioni che vi nascono intorno, il libro è solo uno strumento.
Negli scritti di Jerome Bruner leggiamo spesso come il pensiero narrativo rappresenti una delle modalità fondamentali attraverso cui gli esseri umani attribuiscono significato all'esperienza, potremmo ipotizzare, quindi, che il pensiero narrativo possa essere la prima forma del pensare: attraverso le nostre narrazioni costruiamo una visione di noi stessi nel mondo.
Questo assunto assume un valore particolare nei servizi educativi per l'infanzia. I bambini piccoli costruiscono la propria identità attraverso le relazioni con gli altri e attraverso le narrazioni che condividono quotidianamente. Ogni storia ascoltata diventa una risorsa per comprendere sé stessi e gli altri, per dare forma al mondo emotivo interno, per sperimentare punti di vista differenti.
La lettura ad alta voce, la conversazione intorno a un albo illustrato, l'invenzione collettiva di una storia o la documentazione delle esperienze vissute rappresentano pratiche che alimentano il dialogo e favoriscono la partecipazione. I genitori che possono osservare i processi di lettura e dialogo dei propri figli attraverso la documentazione educativa, sono stimolati a fare altrettanto a casa.
Questa dimensione relazionale rende la letteratura per l'infanzia uno strumento prezioso per il Sistema Integrato 0-6. Le storie non appartengono esclusivamente ai libri. Appartengono alle persone che le raccontano, le ascoltano, si interrogano, le reinterpretano e le condividono.
Le sezioni dei servizi educativi sono oggi sempre più caratterizzate da diversità culturali, linguistiche, familiari e sociali. Accogliere questa pluralità significa andare oltre una logica di integrazione, per costruire contesti nei quali ogni bambino e ogni bambina possa riconoscersi e sentirsi parte della comunità.
Bambini e bambine portano con loro esperienze familiari, lingue, culture e modi diversi di guardare il mondo. La narrazione permette a queste differenze di incontrarsi.
Un albo illustrato può offrire l'occasione per parlare di una festa vissuta in famiglia, di una lingua parlata a casa, di una paura condivisa, di un viaggio, di ricette, delle routine familiari. Attraverso il racconto, ciascun bambino e ciascuna bambina trova uno spazio nel quale sentirsi riconosciuti e, nello stesso tempo, scopre qualcosa dell'esperienza degli altri.
In questo modo la lettura diventa un esercizio quotidiano di ascolto reciproco. Non perché insegni direttamente, pedagogicamente e moralmente il rispetto delle differenze, ma perché crea le condizioni e un ponte narrativo affinché le differenze possano essere raccontate, accolte e valorizzate e dove tutte e tutti possono esprimersi.
Un albo illustrato che racconta una famiglia composta da persone diverse da quella classica, un wordless picture book (silent book) che lascia spazio all'interpretazione personale, una fiaba proveniente da un'altra cultura o un racconto che affronta il tema dell’imprevisto, permettono ai bambini e alle bambine di confrontarsi con la complessità del mondo in modo rispettoso e accessibile.
La narrazione rende visibili esperienze che spesso rimangono sullo sfondo, permette di raccontare sé stessi, ma anche di ascoltare le storie degli altri. In questo modo l'inclusione smette di essere un obiettivo dichiarato e diventa un'esperienza vissuta quotidianamente.
Negli ultimi anni il concetto di comunità educante è entrato con forza nel lessico pedagogico italiano. Le Linee pedagogiche per il sistema integrato zero-sei richiamano la necessità di superare una visione della scuola e dei servizi educativi come luoghi chiusi e autosufficienti, promuovendo invece una rete di relazioni capace di coinvolgere famiglie, istituzioni, biblioteche, associazioni, realtà culturali e territorio.
La comunità educante non coincide con la semplice collaborazione tra scuola e famiglia, né con la partecipazione occasionale dei genitori alle attività educative. È, piuttosto, un modo di intendere l'educazione come responsabilità condivisa, nella quale ogni soggetto contribuisce, con le proprie competenze e la propria storia, alla crescita dei bambini e delle bambine.
In questa prospettiva, educare significa costruire legami. Significa creare connessioni con contesti nei quali ciascun bambino e ciascuna bambina possa sentirsi accolto/a, ascoltato/a e riconosciuto/a, mentre gli adulti imparano a condividere responsabilità, linguaggi e obiettivi educativi.
Ma una comunità non nasce per decreto. Non basta prevedere momenti di partecipazione o organizzare incontri con le famiglie. Una comunità educante prende forma attraverso esperienze significative, capaci di generare fiducia, dialogo e appartenenza. Ed è proprio qui che la letteratura per l'infanzia può esprimere una delle sue potenzialità meno esplorate.
Quando un albo illustrato entra in una sezione della scuola dell'infanzia, non appartiene più soltanto all'insegnante o ai bambini. Può diventare un ponte tra i diversi contesti di vita dei bambini e delle bambine.
Pensiamo, ad esempio, ai progetti di lettura condivisa in cui il libro viene portato a casa, attraverso il prestito delle biblioteche scolastiche, letto in famiglia e poi restituito alla scuola.
In queste esperienze la narrazione continua oltre le pareti della sezione, attraversa le case, coinvolge fratelli, nonni e genitori, per poi ritornare a scuola arricchita di nuovi significati.
La storia diventa così un terreno comune di incontro, non esiste più una separazione netta tra ciò che accade a scuola e ciò che accade a casa. Esiste un racconto che continua, cambia voce, si trasforma attraverso le esperienze di chi vi partecipa e può essere riletto e interpretato con nuovi sguardi e diversi punti di vista.
È in questi passaggi che si costruisce la corresponsabilità educativa. Non attraverso documenti o dichiarazioni d'intenti, ma grazie a pratiche quotidiane che permettono agli adulti di condividere un linguaggio comune e di riconoscersi parte dello stesso progetto educativo.
La lettura condivisa assume allora un significato che va ben oltre la promozione della lettura. Diventa un'esperienza di partecipazione, capace di rafforzare la fiducia reciproca tra educatori/educatrici, insegnanti e famiglie, creando continuità tra i diversi ambienti di vita dei bambini e delle bambine.
Cosa succede quando una famiglia non è abituata alla lettura? Come si fa ad “educare” anche gli adulti alla pratica della lettura ad alta voce e a fruire di quello strumento meraviglioso e trasformativo che è l’albo illustrato?
Nelle nostre sezioni non solo abbiamo fatto uscire gli albi illustrati attraverso il prestito settimanale, pratica che ha un rituale bellissimo: i bambini e le bambine passeggiano tra gli albi, precedentemente sistemati a terra dalle insegnanti e, lasciandosi “chiamare” da essi, ne scelgono uno da portare a casa. Abbiamo anche fatto entrare gli albi illustrati nelle riunioni di sezione, nei colloqui individuali, negli Open Day, così da far conoscere ed esperire il loro potenziale attraverso il coinvolgimento diretto in una pratica consolidata.
La costruzione della comunità educante non può limitarsi ai confini della scuola. I libri hanno la straordinaria capacità di uscire dalle aule e di creare connessioni con il territorio.
Ma è anche il territorio che deve entrare nelle scuole, attraverso aperture straordinarie ed eventi che hanno come attività principale quella della lettura e la possibilità di poter avere a disposizione i libri utilizzati nelle pratiche quotidiane, da poter sfogliare, leggere, esplorare e conoscere.
Quando un servizio educativo collabora con la biblioteca del quartiere per organizzare letture ad alta voce, quando invita un autore o un illustratore a incontrare i bambini, quando coinvolge le famiglie in un progetto di festa della lettura, notti degli albi illustrati, notti bianche delle fiabe, non sta promuovendo un'attività culturale, sta ampliando la rete educativa del territorio e offrendo ai bambini l'esperienza concreta di una comunità che educa insieme.
Così la letteratura per l'infanzia diventa un bene comune, le storie non appartengono più ai libri o alla scuola: appartengono alla comunità che le legge, le racconta, le custodisce e le rinnova attraverso nuove esperienze condivise.
Forse è proprio questa la sfida più significativa per il Sistema Integrato 0-6: riconoscere che ogni pratica narrativa può trasformarsi in un'occasione per rafforzare il tessuto educativo di un territorio. Ogni libro letto insieme può diventare un piccolo laboratorio di cittadinanza, di dialogo e di partecipazione.
Oggi il Sistema Integrato di educazione e istruzione dalla nascita ai sei anni, invita i servizi educativi e le scuole dell'infanzia a ripensare il proprio ruolo. Educare non significa più soltanto progettare esperienze di apprendimento, ma costruire contesti nei quali bambini, famiglie, educatori e comunità possano riconoscersi parte di un percorso di fiducia comune.
Sono le relazioni a dare forma ai contesti educativi, senza di loro non esisterebbero progetti, metodologie e strumenti educativi. La letteratura per l'infanzia ci ricorda che ogni storia letta insieme è un invito ad ascoltare, a dialogare e a costruire significati, forse è proprio qui che risiede il suo valore pedagogico più autentico, perché ogni bambino ha diritto a crescere in una comunità che sappia ascoltare le sue storie, ri-narrarle insieme e raccontare il mondo.
Luana De Quattro, insegnante, psicoterapeuta e biblioterapeuta

Per approfondire
• Amadei D.; Sbaraglia E., La biblioterapia educativa nei nidi e nelle scuole di ogni ordine e grado. Castelvecchi.
• Amadei D., Sbaraglia E., Bibliotherapy in educational-scholastic contexts. The Bi.Ne. method, in V. 10 N. 1 (2025): Medical Humanities e Medicina Narrativa - MHMN
• Bruner J., La fabbrica delle storie.
• Bruner J., La cultura dell’educazione.
• Beseghi E., (a cura di), Infanzia e racconto.
• De Quattro M.L., Uno strumento della medicina narrativa: la biblioterapia, Quaderni del master in Medical Humanities: scienze umane per la cura, in appendice a “Medical Humanities & Medicina Narrativa”, n. 1, anno 4, giugno 2023.
• Dal Gobbo A., Quando i grandi leggono ai bambini.
• Linee pedagogiche per il sistema integrato zero-sei (Ministero dell'Istruzione, 2021).
• Orientamenti nazionali per i servizi educativi per l'infanzia (Ministero dell'Istruzione e del Merito, 2022).