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sabato 1 novembre 2014

Novità editoriale: Il soffio dei ricordi

Magic BlueRay è felice di annunciare l'emozionante esordio narrativo di Antonella Monaco


Titolo: Il soffio dei ricordi
Autore: Antonella Monaco
Collana: Magic BlueRay
Editore: Graphofeel
Prezzo: € 12.00
Data di Pubblicazione: 2014
ISBN: 978-88-97381-50-1
Pagine: 154



Le strade e i percorsi della vita ci portano a lunghi cammini obbligati, le tante tappe ci segnano, ci formano e, talvolta, il destino intreccia le vie che portano alle emozioni più intense…
Esmeralda, una ragazza come tante, ha un sogno in cui crede fermamente sin da piccola e lotterà con tutte le sue forze per realizzarlo. Ci riuscirà? Per scoprirlo il lettore non dovrà far altro che arrivare all’ultima pagina di questo appassionante romanzo.

Antonella Monaco, nasce e vive a Cosenza. Ha frequentato il Liceo Artistico. Danzatrice classica per 31 anni, ora svolge il ruolo di maestra di danza e coreografa. Scrive testi poetici e racconti per tutte le età. Alcune sue poesie sono state pubblicate in varie antologie. Ha vinto il Premio Letterario di poesia e prosa di Monte Argentario con il racconto “Schegge di ricordi” (2010). Menzione d’onore al Concorso Internazionale “Memorial Guerino Cittadino” con la poesia “Una cella di ossa”(2012). Nello stesso concorso, Primo premio con la poesia “A mio padre” (2013). Menzione d’onore con la poesia “Giorni di vita negata” (2014).

Per informazioni sull'acquisto del libro scrivere a magicgrapho@gmail.com o telefonare al 3297193354
Il libro è in vendita nel catalogo online del sito www.magicblueray.it, sulle librerie nazionali e su quelle online


domenica 10 agosto 2014

Let it Lok: Gli scrittori non vanno in vacanza

Uno scrittore non va in vacanza: né a Natale, né a Pasqua, né a Ferragosto, né mai. La scrittura è un’attitudine intrinseca dell’anima: si potrebbe mai chiedere all’anima di andare in ferie? Non credo.
Sarebbe come chiedere ad un orologio di stopparsi. Gli scrittori sono le lancette dell’anima: ogni schiocco, un’emozione, ogni secondo, una piccola evoluzione. Tic Toc. Tic Toc. Il tempo fugge, lo scrittore fermenta. Non puoi pretendere che il tempo si fermi, né tanto meno che uno scrittore non fermenti.
Mentre si passeggia, mentre si mangia, mentre ci si fa la doccia, quando si balla, quando si canta, si ride o si piange, mentre si nuota, mentre si fa l’amore, mentre si guida, mentre si studia, quando si interloquisce, quando si fanno nuove conoscenze, e persino mentre si dorme, la gente ordinaria respira, pensa, prevalentemente si crea giudizi, valutazioni. Gli scrittori, al contrario, immaginano, elaborano: ogni respiro può essere fonte di ispirazione; ogni lacrima può dare vita ad un romanzo; ogni persona (persino quelle incrociate accidentalmente) nell’immaginario, diventa protagonista di storie ancora inesistenti; ogni nota musicale, la colonna sonora di un capitolo; ogni parola captata casualmente, mette in moto il magico e turbolento vortice. Tutto trova un suo senso. Neppure il più insignificante e invisibile dei dettagli resta insensato. È questo che definisco “ fermento”. Quell’incessante pullulare nella mia mente, che mi consente di guardare oltre, senza fermarmi alle apparenze né alle valutazioni; fare un passo in più e immergermi totalmente nel momento, nell’altro, nell’emozione, nella vita.
Lo scrittore ha il free-pass per l’anima: l’introspezione costituisce il suo pane quotidiano. Ogni mistero è un po’ meno oscuro, ogni astrazione è un po’ meno inafferrabile, ogni “muro” un po’ meno impenetrabile, ogni filo spinato meno invalicabile. Ogni sguardo meno indecifrabile.
È un dono, nonché un’immane responsabilità perché spesso è meglio rimanere ignari di alcune sottili e sotterranee corrispondenze. Ma allo scrittore l’inconoscibilità non è concessa. Perché lo scrittore è la lancetta dell’anima, e non un secondo si dissolve senza che la lancetta compia il suo piccolo scatto.
E così allo scrittore non resta che trasformare ogni impalpabile vibrazione in parole; e caricare ogni singola parola di un’emozione; e far si che quella emozione, muova un nuovo impercettibile sussulto. E il moto dell’anima non s’arresta un attimo, come il tempo. E gli scrittori non vanno in vacanza.
Filomena Lok Locantore

lunedì 10 marzo 2014

Recensione di Due margherite dispari di Roberto Miano

Due margherite dispari di Roberto Miano 

Uno di quei libri che non ti aspetti, che ti prende alle spalle e ti lascia senza parole, anche se di parole ne racconta molte, orchestrate ad arte per comporre un linguaggio nuovo, a volte un po’ criptico, ma sempre molto efficace.
In copertina, i corpi con il volto nascosto, di due donne misteriose dalle lunghe braccia, accolgono il lettore unendosi nella penombra a descrivere un’immagine che, come spesso fa la vita, muta forma ad ogni sguardo. E poi, con “il cuore in stand-by, in una sorta di indefinita attesa”* si comincia a leggere.
“Ho aperto mille cassetti. Non pensavo di averne tanti a casa.”*
Così ci dice il protagonista di uno dei racconti e così è questo libro, una raccolta di storie in cui il lettore s’imbatte, quasi ad ogni riga, in tantissimi cassetti che racchiudono mille e più consigli utili per vivere. Non è obbligatorio aprirli e spesso non è facile, ma chi non vuole farlo o non ci riesce si perde davvero qualcosa d’importante. Si respira tanta rabbia e il tono è spesso aggressivo, ma si percepisce che questo serve per mascherare una grande sofferenza e per provare a scuotere la vita come un vecchio flipper, uno di quelli che quando se la vedevano brutta nascondevano la testa sotto la sabbia, andando in tilt. I racconti hanno spesso degli incredibili finali a sorpresa, ma non sempre un lieto fine, anche se questo apparente pessimismo è in realtà omeopatico e trasmette l’energia necessaria per tirare avanti e perché no, per spiccare il volo: “Ha sorriso perché, riflesso nel vetro, un gioco di luci lontane le ha restituito quelle ali che un uomo, prima di morire, le aveva spiegato.”*
Dire altro è impossibile perché questo è un libro che si può scoprire solo leggendo, ed è consigliato a tutti, ma in particolare a chi è stanco delle solite vecchie storie e magari ha sempre sognato di andare a caccia di margherite in una notte buia e senza luna.
Dario Amadei  

                        
Due margherite dispari*
 Racconti
Autore: Roberto Miano
Editore: FusibiliaLibri
Collana: sentire-errare (prosa)
Anno 2013
 pp. 136

domenica 2 marzo 2014

"Confidenzialmente". Le interviste di Michela Zanarella

INTERVISTA A LUCA FRUDA'

Luca Frudà, scrittore di versi e prose, è nato a Catania. Dopo aver trascorso l’infanzia a Taormina (Me) nella zona di Villagonia, all’età di otto anni si è trasferito a Giardini Naxos (Me), dove ha vissuto fino al 2009. Si è laureato nel luglio del 2003 in Lettere moderne presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Catania con la tesi Per un’analisi semantica dei Malavoglia. Successivamente ha assolto al servizio di leva come obiettore di coscienza presso il WWF nell’Isola Bella di Taormina. Si è quindi trasferito a Roma dove attualmente vive e insegna nella scuola secondaria.
Ha collaborato con diverse riviste letterarie e ha partecipato a concorsi nazionali di poesia con diversi riconoscimenti. Sue liriche compaiono in antologie e riviste.
Ha pubblicato "Io, il mio amore", "Poesia cortese", "Uomo allo specchio", "Sole notturno", "Logica sentimentale", "I segreti", "Sentimenti del tempo", "I Malavoglia: semantica e genesi del titolo".


D- Luca Frudà sei autore di poesia, narrativa e saggistica, cosa ti ha fatto avvicinare alla scrittura?
R- Ho iniziato a scrivere un po’ per gioco, facendo rime giocose. Poi ho sentito il bisogno di comunicare quello che provavo dentro e che non riuscivo a dire in altro modo, per solitudine e per timidezza. Ho scoperto così l’importanza della parola e la possibilità di dare agli altri qualcosa di me tramite essa. Mi sono posto umilmente sotto la guida dei classici (in particolare latini, greci e italiani) e ho dialogato con loro. Il saggio su I Malavoglia, nasce proprio da questo dialogo e dalla scoperta della poetica verghiana, una poetica di gesti e silenzi, con squarci di poesia in prosa.

D- Il tuo libro "Sentimenti del tempo" edito da Edizioni Smasher è una raccolta di trenta racconti,
c'è un filo conduttore che li lega tra loro? Quali sono le tematiche che affronti?
R- Non è facile poter rispondere a entrambe le domande. Quello che è portante nel libro, è lo spirito che lo anima. Ogni racconto potrebbe essere inteso come il frammento, il sogno, la domanda che un’anima rivolge a se stessa e al mondo. Ogni racconto è indipendente, eppure insieme agli altri trova una completezza che mi sembra sia quella stessa della nostra specie: siamo tutti diversi, ma siamo tutti esseri umani. Le tematiche allo stesso modo sono diverse: la natura, l’amicizia, la solitudine, l’amore, la giustizia, il rapporto tra la vita e la morte, tra padre e figlio, tra realtà inventate e invenzioni reali. Credo che il libro sia un viaggio nel quale accompagno il lettore senza la presunzione di insegnargli nulla, ma con l’intento di provocare riflessioni sulla nostra realtà contemporanea.

D- Che valore assume il tempo nella tua quotidianità?
R- Il tempo è una trappola, un inganno. Non dura mai quanto vorremmo. Nei momenti felici fugge a creare ricordi sbiaditi, nei momenti più tristi o noiosi sembra stare lì a godersi con calma la tua insofferenza. Per uno scrittore è importante il tempo dedicato alla riflessione e al confronto con gli altri, e l’otium litterarium credo sia la massima aspirazione di qualsiasi vero scrittore. Tuttavia qualsiasi pausa poetica riesca a interrompere il consueto vivere è un ristoro. Soprattutto nelle giornate più frenetiche, fermarsi a leggere o a scrivere una pagina o una poesia, può sconvolgere il senso delle ore e del tempo. Del resto chi scrive, spesso, lo fa in un non-tempo, perdendo la cognizione dello scorrere delle ore.

D-Cos'è per te la poesia?
R- La poesia è la parola del tutto, la poesia è una scienza dell’anima, è la parola che ti prende dentro, che ti trasmette il dolore o la speranza, che ti fa sorridere, che ti fa riflettere. La poesia è comunicazione e, se è vera e grande e sincera, è un darsi con tutta l’anima per gli altri e non per la gloria. La poesia è ciò che consente a un poeta di dare senso alla sua esistenza, è il suo contributo al bene dell’umanità. Il poeta non può esimersi dal suo compito, deve scrivere, deve far sudare le carte con le emozioni delle sue mani. Se io non scrivo quando la parola mi cerca, mi assale uno strano senso di colpa, un rimorso che è difficile spiegare.

D- Ho avuto modo di visitare il tuo blog, ci racconti come è nato? Qual è il tuo rapporto con i social network?
R- Il blog, che il 19 marzo prossimo compirà tra l’altro10 anni, è nato con l’intento di presentarmi ai viandanti del web e di far conoscere i miei pensieri e le mie opere, ma non soltanto. Mi serviva un luogo nel quale potermi confrontare con tematiche e persone diverse. Il blog era ed è ancora uno spazio nel quale affrontare argomenti in maniera più diretta e veloce: l’importanza del donare sangue, l’entusiasmo crescente per l’unità europea, l’amore per la natura, tutte le arti… Con i social network sono stato invece un po’ più diffidente. Solo da qualche anno e con un utilizzo ponderato mi sono ‘affacciato’ su Facebook.

D- Mi hanno colpito alcuni versi di una tua poesia, la chiusa in particolare di "Nel cuore dell'autunno": C’è vita/in ogni istante/che noi/rendiamo vivo". Cosa ti ha portato a scrivere questa lirica?
R- La solitudine è stata per me sempre una condizione su cui riflettere. L’occasione per scrivere questa lirica mi è stata offerta da un concorso di poesia sul tema dell’anziano che si svolse ad Acireale (CT). Vi partecipai con uno pseudonimo e con “Nel cuore dell’autunno”. In quei versi avevo vissuto un’esistenza intera: mi ero proiettato in un futuro nel quale non mi sarei mai rassegnato a perdere il mio tempo o la mia speranza. L’incontro con la felicità, la realizzazione di una speranza può accadere in qualsiasi momento, e qualsiasi momento può spingerci incontro alla possibile felicità.

D- Eugène Godin scrisse: "Il sentimento colma le lacune dell'ignoranza". Una tua riflessione.
R- Forse, più che il sentimento, è la sensibilità, specie se rivolta verso gli altri, a creare le condizioni necessarie al superamento di molte barriere mentali e a facilitare le riflessioni più profonde. La sensibilità ci consente di creare quei ponti di pensiero, spesso intensi, nel bene e nel male, che sono appunto i sentimenti. Il sentire della mente è in sostanza ciò che ci permette di cogliere con pienezza il fuori e dentro di noi.

D- Prossimi impegni?

R- Ho parecchi desideri letterari da realizzare, alcune opere sono già sul punto di essere terminate, altre in cantiere. In particolare dovrei solo limare la prossima silloge di poesie, così come una nuova raccolta di racconti, quella successiva a “Sentimenti del tempo”, che attende soltanto di essere ripulita della polvere e delle più evidenti imperfezioni. Tuttavia sono molto legato a “Sentimenti del tempo” e spero di poter continuare a far conoscere a un pubblico sempre più vasto questo libro con i suoi racconti di umanità. Questo nell’ottica di un neoumanesimo che auspico come fondamentale per questa società sempre più alienante e alla ricerca di se stessa. In tal senso vorrei realizzare anche delle traduzioni dal latino da rendere gratuite e pubbliche, ma è presto per dire altro. Intanto grazie per queste domande e per l’attenzione.

Michela Zanarella

venerdì 27 settembre 2013

Serate letterarie in pizzeria


Da aprile 2013 Magic BlueRay e l'Associazione School of Dreams stanno organizzando per i loro amici e soci delle serate letterarie presso la Pizzeria Mani InPasta in viale Colli Portuensi 284. Luogo insolito per la letteratura penseranno in molti, ma non noi che della bibliolettura interattiva abbiamo fatto la nostra leva che solleverà il mondo!!! Il 24 settembre c'è stato il quarto incontro e come sempre abbiamo registrato il tutto esaurito perché le persone hanno fame di cultura, di riconoscersi nelle parole e negli sguardi di chi come loro si emoziona davanti alle pagine di quei libri, che scandiscono la nostra vita. E parlarne è bello... Così a cena insieme a noi c'erano Bach, Yoshimoto, Proust, Pessoa, Pennac, Lorca, Lodoli, Orvieto, Marias e tanti altri, ma anche i "nostri" amici attori/autori Rossana Bonadonna, Gabriele Fabiani, Lucia Izzo, Giuseppe Lorin, Anna Manzo, Andrea Tinaburri, Antonio Trimarco, Michela Zanarella e tutte le persone che con le loro schegge di pensiero ci hanno regalato qualcosa… e alcune di loro sono riuscite a raggiungerci da molto lontano (Isabella, Filomena)
Se avete voglia di unirvi a noi, sapete dove trovarci...
24 settembre
24 luglio
10 luglio
9 aprile

Elena e Dario

venerdì 30 agosto 2013

La caditoia magica

Racconto microbonsai, in sei frasi corrispondenti alle sei rampe della Tecnica Step by step di Dario Amadei

La caditoia magica
Da quando era iniziata la Nuova Era, dopo la Grande Epidemia che aveva cambiato il mondo, in quella città, un tempo sfortunata, tutto apparentemente aveva ripreso a funzionare come doveva funzionare.
Giobbe, un ragazzo molto paziente, che sapeva sempre il fatto suo, mentre stava passeggiando di sera in una strada periferica, buia ed isolata, venne abbagliato da una luce intensa che si sprigionò da una caditoia.
Quando si avvicinò con il volto per cercare di capire cosa stesse accadendo, venne risucchiato dalla grata e finì in una specie di limbo sospeso tra passato, presente e futuro, dove si accorse che la sua mente poteva svelare qualunque mistero.
Voleva capire tutto e si abbandonò al potere della caditoia, che gli raccontò, per filo e per segno, come e da chi era stato rovinato il mondo.
Ormai era diventato padrone del suo destino e quando espresse la volontà di ritornare indietro, venne accontentato all’istante.
Si ritrovò nella strada periferica non più buia, ma illuminata a giorno e da quel momento in poi non permise mai a nessuno di rovinargli il futuro.

Dario Amadei

martedì 16 luglio 2013

Lo sai che...

Il 16 luglio del 1951...
... viene pubblicato il romanzo Il giovane Holden di J. D. Salinger.


E' la storia di Holden Caulfield, un ragazzo sicuramente molto problematico che però non ce la fa per colpa di una società in cui tutti, i familiari, gli insegnanti, gli amici, gli sconosciuti, sembrano d’accordo per respingerlo e rinchiuderlo in una specie di gabbia da cui forse non uscirà mai... Un libro da leggere a 16 anni e rileggere durante tutta la vita, fermandosi a riflettere e facendo un po' di sana autocritica, per evitare di cadere nell'errore di scacciare chi ci sta chiedendo aiuto...

Quasi tutte le volte che qualcuno mi fa un regalo finisce che mi rende triste. (cap. VII, 1961, p. 61)

Consiglio del giorno: 
Diffidare di chi per farci volare in alto con la fantasia ci acquista degli aerei da guerra...
Dario Amadei