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martedì 28 ottobre 2025

La magia della “Notte delle Fiabe”: tra narrazione, emozioni e appartenenza


Il giardino dell’Asilo Nido Massimina a Roma, come ogni anno nel mese di maggio, all’inizio del risveglio primaverile, si trasforma in un palcoscenico incantato: al calar del sole, infatti, i bambini e le bambine arrivano mano nella mano con i loro genitori, ognuno con in braccio il proprio cuscino, indossando il pigiamino preferito. La luce dorata del tramonto, si intreccia con piccole lanterne appese agli alberi, mentre le educatrici, vestite con appositi mantelli e coroncine di fiori al fine di creare una atmosfera fiabesca, accolgono tutti con sorrisi e carezze. 
Già all’arrivo, comprendono che quella non sarà una serata qualunque: l’accesso al giardino del nido è stato trasformato, infatti, in un vero e proprio portale verso un mondo magico, intriso di mistero con archi di stoffe leggere che ondeggiano al vento, lanterne e piccole luci guidano il percorso, mentre figure fiabesche decorano e tracciano il cammino.
Ad accogliere gli ospiti, una violinista suona dal vivo brani dolci e sognanti, e il suono del violino accompagna i passi tanto che sembra raccontare una storia ancor prima che la voce delle educatrici si levi.
Non c’è bisogno di parole: la musica crea un’atmosfera sospesa, calma i più agitati e invita tutti, piccoli e grandi, a entrare con il cuore pronto ad ascoltare. Alcuni bambini rallentano il passo per cercare con lo sguardo da dove provenga la melodia, altri si stringono alla mano del genitore, incuriositi e incantati. Il violino diventa la chiave d’ingresso alla fiaba: il varco che segna la differenza tra la quotidianità e il tempo straordinario dell’evento.
Anche il resto dell’allestimento è curato in ogni minimo dettaglio, con tende colorate che delimitano piccoli angoli segreti, i cuscini sparsi come inviti a fermarsi, e i tavoli decorati con stelle e lune richiamano il tema scelto per l’anno. Persino i sentieri del giardino sembrano condurre luoghi nascosti, pronti a svelare una sorpresa.
Le luci soffuse, posizionate tra gli alberi, non illuminano semplicemente ma disegnano ombre che alimentano la suggestione del racconto. Così, prima ancora che la fiaba inizi a essere narrata, i bambini e le famiglie sono già immersi in una dimensione altra: la fiaba è cominciata con il loro ingresso, e l’incanto prende forma nei suoni, nei colori, nelle sensazioni che li avvolgono.
Questo evento ha nome “Notte delle Fiabe” e nasce come iniziativa dei servizi educativi comunali di Roma dedicati all’infanzia: a partire dal 2018, infatti, il Polo Educativo 0-6 coordinato prima dalla dottoressa Stefania Bossini e portato avanti dalla pedagogista, dottoressa Roberta Pagnini ha promosso una serie di serate-evento nei nidi e nelle scuole dell’infanzia dei Municipi XII e XIII, in cui i bambini, accompagnati dai genitori, arrivano in pigiama portando cuscini o peluche e attraversano percorsi luminosi “magici” nel nido e assistono a letture animate di fiabe.
La magia non nasce da sola, e come detto un grande lavoro è svolto dalle educatrici, le quali per settimane progettano il tema dell’anno: il mare, il viaggio, il giardino incantato. Le storie vengono scelte tra albi illustrati, kamishibai o teatrini di marionette e l’ambiente si trasforma grazie a luci soffuse, scenografie naturali, stoffe e oggetti che richiamano il tema scelto. Le educatrici, in questo senso, diventano custodi di immaginari, e non solo leggono, ma interpretano, animano, si lasciano guidare dal ritmo della narrazione. La loro competenza narrativa si unisce a quella educativa, rendendo la fiaba un’esperienza estetica e al tempo stesso pedagogica.
Un esempio significativo di questo impegno creativo è rappresentato dall’esperienza delle educatrici del Nido Massimina, le quali a seguito di un corso di formazione organizzato dal Comune di Roma, hanno elaborato una storia originale dal titolo Il giardino di via Aquilanti, molto apprezzata dai formatori e dalla coordinatrice dottoressa Roberta Pagnini, e poi letta durante l’evento, in occasione del quale sono state realizzate anche marionette e scenografie, coinvolgendo i bambini in una narrazione viva e partecipata.
Il protagonista, Massimino, è il giardiniere che si prende cura del giardino del nido, simbolo di solidarietà, collaborazione e inclusione — valori che le educatrici desideravano trasmettere ai bambini e alle famiglie.
A completamento della magia, si è aggiunta anche una mamma che ha contribuito all’iniziativa, condividendo un racconto da lei scritto e pubblicato, dedicato al tema del buio e della notte stellata, offrendo così un ulteriore momento di partecipazione attiva e di incontro tra scuola e famiglia.
Sebbene la Notte delle Fiabe sia un’invenzione relativamente recente, affonda comunque le proprie radici in pratiche educative comuni nei nidi e nelle scuole dell’infanzia, e trova espressione anche in altre occasioni come la “Notte di Fiaba” di Riva del Garda, che dal 1950 anima la città trentina trasformandola in un teatro a cielo aperto, e che tuttavia non sembra avere un collegamento diretto con la Notte delle Fiabe capitolina.
Seduti su teli di stoffa e cuscini, bambini e genitori entrano nello stesso spazio simbolico, e lo stupore sul volto dei piccoli si riflette negli sguardi dei grandi, che ritrovano un ascolto attento e una calma spesso dimenticata nella vita quotidiana. Le emozioni diventano qui un ponte, grazie a questo approccio i bambini imparano a riconoscerle, a gestirle, a esprimerle, mentre i genitori riscoprono il valore dell’ascolto lento. Come avviene nella lettura partecipata di albi illustrati, anche qui la storia non è solo ascoltata ma vissuta, e grazie ad essa i bambini elaborano paure, si immedesimano, rielaborano nel gioco simbolico. Le fiabe diventano allora non solo intrattenimento, ma esperienza trasformativa che educa alla gentilezza, all’empatia, al rispetto. Dal punto di vista emotivo, dunque, l’evento permette ai bimbi di riconoscere e simbolizzare paure o desideri propri, e in questo senso, la fiaba parla ai bambini del mondo interiore, nei linguaggi e schemi che loro stessi sanno decodificare permettendo di elaborare esperienze universali e personali.
La Notte delle Fiabe appartiene all’intera comunità educativa, dai bambini alle famiglie sino a educatrici e territorio; il giardino del nido ampio e rigoglioso, non è solo un luogo fisico, ma uno “spazio educante” che si trasforma e accoglie. In quella notte non c’è distinzione tra ruoli, ma tutti diventano parte di un’unica storia: per le famiglie, l’evento resta nella memoria come un dono, e quindi non più il classico saggio di fine anno, ma un momento autentico, capace di lasciare tracce emotive profonde.
Per le educatrici, è una buona occasione per mettere in campo creatività, professionalità e sensibilità, mentre per i bambini, è un ricordo d’infanzia che continuerà a nutrire la loro immaginazione.
Ogni anno la Notte delle Fiabe, rinnova la sua magia. È un’esperienza che unisce, che celebra la crescita dei bambini e che ricorda agli adulti quanto sia importante rallentare, ascoltare, lasciarsi incantare. Le fiabe, con la loro forza antica, continuano così a educare e a ispirare, trasformando una semplice serata in un rito collettivo che resterà nel tempo come parte della nostra tradizione educativa.
Per concludere l’idea sulla quale poggia questa nostra iniziativa è quella di far evolvere oltre la semplice lettura condivisa e trasformarla in un’esperienza pedagogica e comunitaria più ampia, dandole così la possibilità di diventare un vero e proprio laboratorio di intelligenza narrativa, che permetta a bambini, educatrici e genitori di incontrarsi e costruire insieme significati, emozioni e racconti condivisi. Si tratta di una modalità partecipativa che apre nuove prospettive, e fa uscire la fiaba dai confini del nido per incontrare il territorio, immaginando così un futuro in cui l’evento possa estendersi anche in una piazza del quartiere, coinvolgendo l’intera comunità.
Proprio da qui, forse, nasce il desiderio di andare oltre e di riflettere ancora su come il nido Massimina possa continuare a sperimentare forme sempre nuove di narrazione e partecipazione collettiva: questa riflessione sarà, infine, oggetto di un prossimo articolo, dedicato a esplorare come la fiaba possa diventare strumento di relazione, partecipazione e crescita condivisa.
Alessandra Altobelli, educatrice


mercoledì 27 dicembre 2023

Quando una lettura (Guarire con Basile) ti piace tantissimo di Rosa Moio

GUARIRE CON BASILE. DODICI FIABE PER CONOSCERCI MEGLIO TRADOTTE E COMMENTATE DA DARIO AMADEI (Castelvecchi, 2021)

Un mio pensiero personale su una lettura che mi è piaciuta tantissimo (Rosa Moio).

Lo cunto de li cunti overo lo trattenemiento de peccerille, anche conosciuto con il titolo di Pentamerone, è l’antica fonte da cui molti hanno attinto, per poi rimodellare a proprio piacimento e convenienza, storie arzigogolate e fantastiche ma anche molto vicine alle battaglie interiori e agli attriti relazionali che tuttora, a ventunesimo secolo inoltrato, sono vivissimi in uomini e donne.
Le dodici fiabe che ho letto, tradotte e commentate da Dario Amadei in questa versione edita da Castelvecchi nel 2021, sono state una bellissima scoperta. Non conoscevo l’origine delle fiabe a cui ero abituata e mai avrei pensato che, andando indietro nei secoli, molto più rispetto a Perrault e ai fratelli Grimm, era esistito un uomo, napoletano, che con ardore e ironia, libero dal peso condizionante di dover intrattenere sovrani a corte, si era messo a scrivere storie destinate all’intrattenimento dei bambini ma non per questo prive di personaggi macchiati dai più terribili peccati, caratterizzati da degradanti vizi e accecati dai più assurdi desideri.
Ecco cosa fece Basile scrivendo le sue fiabe circa 400 anni fa: non nascose nulla delle debolezze degli uomini, delle vergogne di cui si macchiano, delle paure che li assediano, senza nessuna distinzione tra streghe, orchi, contadini, principesse, popolani, mercanti, principi, re, regine, orchesse e persino animali. Semplicemente, un orco non può essere solo cattivo, né un principe solo nobile d’animo perché l’essere umano è contraddittorio per natura, capace di essere onesto ma minacciato da sentimenti negativi che, come magma, ribollono dentro il suo spirito, pronti a esternarsi se quello spirito non si rivela abbastanza virtuoso e maturo da riuscire a spegnerli.
Ed ecco che una madre senza scrupoli si disfa di sua figlia per salvare sé stessa, che una principessa coraggiosa salva un principe dalla morte, che una donnaccia cattiva ammette la sua colpa e accetta di essere punita, che un padre stolto abbandona i figli per amor della seconda moglie, che un bel principe approfitta di una fanciulla addormentata e che seppur tutto finisce come deve finire, cioè bene, perché ognuno paga il prezzo dei suoi comportamenti (senza sconti), si sa che “al piacer d’amore condimento sarà spesso il dolore”.
Un po’ come dire che la vita non è tutta rose e fiori, come ci hanno voluto insegnare le perfette fiabe edulcorate nei secoli dopo Basile.
Rosa Moio

sabato 16 settembre 2023

DARIO AMADEI e ELENA SBARAGLIA presentano GUARIRE CON BASILE - DODICI FIABE PER CONOSCERCI MEGLIO

Grazie a Michela Valsecchi per averci ospitato su Prosa&Prosit con Guarire con Basile Castelvecchi editore, è stato un incontro molto stimolante ed è stato raccontato l'immenso potere delle fiabe da cui si può trarre benificio. 
Buona visione per chi ieri sera non è riuscito a collegarsi e per chi ha voglia di rivedere la puntata


lunedì 15 maggio 2023

Video incontro sulle fiabe Biblioteca Bracciano IV A e IV D

Video sull'incontro di bibliolettura interattiva presso la Biblioteca Comunale Bartolomea Orsini di Bracciano con la classe IV A e IV D dell'I.C. Bracciano Bibliolettura interattiva sulle fiabe: Cenerentola nel mondo

giovedì 9 giugno 2022

Bibliolettura interattiva al nido, con Ilaria si può

Salve a tutti, sono Ilaria e sono un’educatrice e sono qui per raccontare una storia…
In questa storia non ci sono principi con il cavallo bianco, draghi da sconfiggere e principesse da salvare, lupi neri dagli occhi gialli o animali parlanti che costruiscono case… ma ci sono i libri con tutti i loro personaggi veri o immaginari e il potente messaggio comunicativo, formativo ed emotivo che riescono a tirare fuori da ognuno di noi sfogliando quelle semplici pagine di carta ed inchiostro.
Quando ero piccola io, non ho avuto la fortuna di apprezzare la lettura resami un’attività dovuta per esigenze puramente scolastiche e vissuta da me con angoscia e ansia.
Poi all’Università, forse proprio per esorcizzare questa mia paura inculcata, ho scelto quattro semestralità di Letteratura per l’infanzia che mi hanno aiutato ad iniziare ad avere un approccio positivo al libro e alla varietà di testi più indicati da proporre alle varie fasce di età e questo mi è servito moltissimo nel mio lavoro al nido con i bambini.
E soprattutto ho cominciato ad avere piacere di leggere anch’io!!!
Non solo testi per la formazione professionale ma anche libri dove potessi trovare qualcosa di me e immergermi dentro quelle storie. Man mano che sfogliavo le pagine diventavano un po’ i miei vissuti, la mia storia…
Poi quest’anno, in occasione di un Corso di Formazione con Elena e Dario ho avuto il piacere di leggere il loro libro “Nati per Raccontare" che mi ha permesso di aggiungere un tassello in più alla mia storia.
Leggere ai bambini è un’attività che da sempre fa parte delle routines giornaliere al nido (e spero anche a casa).
Si creano momenti di lettura durante la mattinata, in piccolo gruppo, si legge prima del sonno e da quest’anno (grazie al Corso sull’Outdoor Education) si legge anche in giardino sotto l’albero.
Ci sono i libri “preziosi" quelli letti dalle educatrici e ci sono ceste o piccole librerie con i libri a portata di bambino per dare loro la possibilità di usufruirne autonomamente.
Sì, al nido si legge.
Ma non sarebbe meglio RACCONTARE???
La mia storia è proprio questa!!!
Quest’anno sono nella sezione medi una sezione in cui la fascia di età è molto variegata (1-2 anni).
Ho provato ad elaborare tutte le esperienze passate e recenti e a canalizzarle su alcuni punti chiave.
Dopo un’attenta osservazione ho selezionato alcuni testi che mostravano suscitare nei bambini un forte interesse.
Tra questi c’è sicuramente la favola di Cappuccetto Rosso.
Ho sentito alcuni (anche colleghe ahimè!!!) dire che Cappuccetto Rosso è una favola troppo cruenta e che non fa bene raccontarla ai bambini.
Forse queste persone non hanno mai avuto il piacere di leggere il saggio Il Mondo Incantato di Bruno Bettelheim!!!
La sua analisi psicoanalitica delle fiabe classiche potrebbe non trovare in tutti consensi, ma il fatto che le favole abbiano un linguaggio semplice e quindi sono di facile comprensione, che sono scritte nel linguaggio della fantasia che è lo stesso del bambino, che stimolano l’immaginazione e che attraverso i loro personaggi e le loro storie esercitano un forte impatto emotivo e formativo sui piccoli a tutti i livelli di personalità, questo glielo si deve riconoscere!!!
E lo dimostra il fatto che queste favole sono state tramandate di generazioni in generazione: i nostri nonni le hanno lette ai nostri genitori, i nostri genitori a noi e noi oggi ai nostri figli…
Ecco, continuiamo a tramandare storie!!!
C’è un momento della giornata in cui chiedo ai bambini se vogliono venire a leggere un libro.
Preferisco, vista l’età dei bambini, selezionare non più di 3/4 libri e leggerli per un certo periodo.
Ho notato che nel corso del tempo ho cominciato ad avere un gruppo di piccoli auditori sempre più vasto!!!
Li faccio sedere di fronte a me e chiedo loro che libro vogliono che racconti.
Lo prendo, faccio vedere loro l’anteprima e accolgo le loro prime reazioni: “È Cappuccetto Rosso", “Lupo Lupo!!!”, “È Cocco!!! Gnam", “Mamma Gufa!!!”…
Poi comincio a raccontare…
Il mio sguardo è rivolto sempre a bambini mentre le mie mani sfogliano le pagine per dare loro il supporto delle immagini che man mano seguono l’evolversi della storia.
Il tono di voce è modulato in base all’intensità dei momenti che caratterizzano la storia.
Se durante il racconto viene posta una domanda o un’esclamazione mi interrompo e accolgo il feedback in modo semplice anche solo ripetendo quell’esclamazione o rispondendo in modo chiaro alla domanda “È il lupo?” “Sì sì, è proprio il lupo”. “Nooo non è la sua mamma!!!” “Eh sì Cocco ha morso, ha fatto male!!!”
Quante reazioni si riescono ad intravedere e quante emozioni vengono tirate fuori e che traspaiono dai loro occhi e che finalmente riesco anch’io a vedere raccontando le storie e non semplicemente leggendole!!!
Con il tempo, quando i bambini sono entrati in confidenza con le storie, soprattutto i più grandi partecipano al racconto. Nel raccontare le favole cerco di usare sempre le stesse frasi e parole così che i bambini ne abbiano memoria.
L’altro giorno raccontando Cappuccetto Rosso ho dimenticato di dire il “toc toc” del lupo che bussa alla porta della nonna, ma fortunatamente c’erano loro che l’hanno detto per me!!!
È successo anche che finita la storia qualcuno mi ha chiesto: “E il lupo???”
Pochi secondi per rispondere… poi ho replicato io: “Eh già... E il lupo???”
Le risposte sono state: “È scappato via…” “Sta facendo la ninna.”
E allora ti rendi conto che sì, la Bibliolettura interattiva può essere sperimentata anche al nido!!!
Molto interessante è stato anche osservare che alcuni bambini, se dato loro il libro in un momento tranquillo, si raccontano la storia da soli, bisbigliando mentre sfogliano le pagine.
Queste osservazioni mi portano a credere e a sperare che già dal nido, magari nella sezione dei più grandi, non solo si può far approcciare i bambini alla lettura ma si può dar loro modo di leggersi attraverso la lettura e di raccontarsi attraverso di essa.
Questo è molto importante, perché, in questo mondo, i nativi digitali non solo sapranno apprezzare un libro, ma sapranno trarne da esso benefici sia a livello personale che sociale, perché le storie quelle vere o quelle immaginarie si tramandano davvero solo raccontandole!!!
Ilaria Dalmastri, educatrice

giovedì 19 agosto 2021

Guarire con Basile: recensione di Michela Zanarella

La recensione di Michela Zanarella su Brainstorming Culturale - Magazine di Arte e Cultura di Guarire con Basile Dodici fiabe per conoscerci meglio, tradotte e commentate da Dario Amadei, Castelvecchi editore



mercoledì 4 agosto 2021

#senzaunlibromai di Laura Marotta: La pietra del gallo in "Guarire con Basile"

E con la fiaba La pietra del gallo (se sei nella rovina più nera può capitare che tu debba recidere legami forti che ti tengono però immobilizzato - nella fiaba il protagonista ucciderà il suo amato gallo - e iniziare un percorso lungo e faticoso per acquisire la piena consapevolezza delle tue potenzialità - simboleggiate nella fiaba da una pietra magica) finisce il mio appuntamento (quasi) quotidiano in compagnia di una fiaba di Giambattista Basile.
"(...) attese che il Sole uscisse a somministrare al Cielo le pillole dorate per purgarlo dell'ombra"
"(...) e prima che il Sole insegnasse ai suoi cavalli a saltare nel cerchio dello zodiaco scese per la stessa scala d'oro"
"Quando la Notte stese i suoi vestiti neri per preservarli dalle tarme e venne il principe (...)"
"Ogni mattina, quando il Sole con l'esca della luce nel suo amo d'oro pescava le ombre della Notte, prese a recarsi o alla marina di Chiaia o al mercato del pesce"
Laura Marotta

#senzaunlibromai di Laura Marotta: Ninnillo e Nennella in "Guarire con Basile"

Una storia di sfortuna, degrado e miseria. Una famiglia felice viene sconvolta dalla morte della moglie/mamma. Quanti papà (o, a generi invertiti, mamme) di oggi non sarebbero similmente andati nel pallone: precarietà economica, paura della solitudine, un lutto da elaborare con l'aggiunta di due bimbi piccoli piccoli da crescere!! E il resto viene da sé, miseria, liti, egoismo, gelosie, paure, insicurezze, dipendenze affettive, violenze psicologiche, insomma scene di degrado familiare purtroppo troppo frequenti anche ai nostri giorni. Paradossalmente i due fratellini, che altrimenti sarebbero stati segnati indelebilmente dal contesto familiare, si salvano proprio grazie all'abbandono che permetterà ad altri adulti "più stabili" di inserirsi e di fornire l'amore e la protezione necessarie ad ogni bambino per uno sviluppo sereno. Forse non era nelle intenzioni di Basile ma io voglio leggere in questa fiaba anche un elogio all'istituto dell'affido familiare, al volontariato con i bimbi in condizioni di fragilità e a tutti coloro che, davanti ad una famiglia in sofferenza, offrono piccoli ma concreti aiuti per evitare che le tensioni sfocino in tragedia.
(Dario Amadei, Guarire con Basile)
Laura Marotta



#senzaunlibromai di Laura Marotta: Il serpente in "Guarire con Basile"

Eccomi. Io ho colto che l'accoglienza ai bimbi abbandonati (magari perché con un handicap) appaga il desiderio di genitorialità frustrato e ... salva i matrimoni, che l'appoggio incondizionato dei genitori ai sogni dei figli li aiuta sbocciare mentre le interferenze e il voler salvare le apparenze li distrugge, che non si può gettare via ciò che di mostruoso siamo stati senza un'elaborazione consapevole e soprattutto nessuno può farlo al posto nostro, che ama davvero solo chi coglie l'essenza oltre l'apparenza e che per realizzare i nostri sogni dobbiamo anche saper accettare di far soffrire o deludere chi ci sta vicino (magari ai passerotti e alla volpe io avrei chiesto solo qualche goccia del loro sangue, ma va bene così, persino le principesse sono esseri umani con pregi e difetti).
(Dario Amadei, Guarire con Basile)
Laura Marotta


#senzaunlibromai di Laura Marotta: Il corvo in "Guarire con Basile"

Il bosco impenetrabile e l'innamoramento sotto "mentite spoglie" mi hanno fatto immediatamente pensare a un qualche desiderio represso in chi sa quale parte ben nascosta del subconscio, desiderio che il re non ha avuto il coraggio di confessare neppure a sé stesso. MALE, MOLTO MOLTO MALE! Non "guardandolo in faccia" e non "chiamandolo per nome", per appagarlo egli ha dovuto trovare mille altre contorte vie e far soffrire le persone che amava ("amava"?... mmmmm, meglio se diciamo "che lo amavano"). Per fortuna, che abbiamo sempre una buona scorta di "magia" che ci viene in soccorso quando non sappiamo più dove sbattere la testa.
Bella questa fiaba, a parte i due bimbetti innocenti, non ci sono "belle statuine" e tutti i personaggi hanno un ruolo abbastanza attivo nel compimento della storia.
(Dario Amadei, Guarire con Basile)
Laura Marotta

venerdì 23 luglio 2021

#senzaunlibromai di Laura Marotta: Sole, Luna e Talia in "Guarire con Basile"

Ieri era il turno di ‘SOLE, LUNA e TALIA’.
Una fiaba cruda e attuale che ha ispirato le belle addormentate di tutte le storie successive.
Uno spaccato sulla crudeltà e l'egoismo dell'uomo e sulle nostre immense capacità di adattamento e sopravvivenza - che nella fiaba sono simboleggiate da alcune fate che appaiono magicamente - persino nelle situazioni più rischiose e apparentemente senza via d'uscita.
Un padre che abbandona la figlia nel momento in cui questa è completamente indifesa pur di non affrontare la propria sofferenza e le proprie responsabilità.
(N.d.r. non che ci sia bisogno di una fiaba per ribadirlo, per proteggere i figli bisognerebbe parlar loro dei pericoli della vita e prepararli ad affrontarli, altro che illudersi di aver rimosso ogni possible ostacolo, cosa questa che li rende, appunto, solo belli e addormentati.)
Un re che è incapace di controllare i propri capricci e vizi e che stupra una fanciulla immersa nel sonno più profondo semplicemente perché lui è potente, lei è bella e non ci sono testimoni... e che non te lo togli lo sfizio??!! Poi però se ne dimentica. ‘Più poi’ però se ne ricorda e torna a vedere se c'è ancora margine per ‘dilettarsi’ un altro po'...
Una fanciulla buona, sicuramente troppo ingenua, che alla fine riesce a uscire dallo schema "così vuole il destino per te" e riprendersi la vita mentre il resto del mondo la piange già morta, che ama senza indugiare i figli anche se li ha avuti da una violenza carnale di cui non ha memoria.
(N.d.r.-bis vi immaginate quali sarebbero i commenti oggi? “Ma quale violenza, l'ha ammaliato lei, si è fatta mettere incinta e così l'ha incastrato,...”, tanto più che Talia si lascerà sedurre dal suo violentatore e lo sposerà, “doveva denunciare subito!”)
Una moglie tradita che invece di solidarizzare con la vittima di qell'essere viscido che ha accanto, il re violentatore, trama per uccidere una fanciulla e due bimbi innocenti.
E, per fortuna, chi, anche nell'assurdità della situazione raccontata, non smarrisce né il senno né il cuore: un cuoco che sa disubbidire e che non accetta di sacrificare due bimbi innocenti alla sete di vendetta di una regina malvagia.
Insomma, il mondo così com'è: egoisti, malvagi, creduloni, vittime innocenti ma anche brave persone che con un semplice gesto di disobbedienza mandano avanti il mondo intero.
(Dario Amadei, Guarire con Basile)
Laura Marotta

[Illustrazione di Mascia Kurbatova]

#senzaunlibromai di Laura Marotta: La gatta Cenerentola in "Guarire con Basile"

Della fiaba di Cenerentola ho sempre mal retto che il destino benevolo di una ragazza dovesse arrivare ‘via principe innamorato’.Erano altri tempi, si dirà: già ma quelle favole le raccontiamo alle bimbe di oggi, così come le leggevano a me da bambina, spesso senza stimolare nessuna riflessione critica sul tema. Insomma, tu femmina, anche nella sventura, pensa solo ad apparire bella e accalappiati un buon partito...
Tuttavia, nella fiaba originale, ‘La Gatta Cenerentola’ di Giambattista Basile potremmo dire che la protagonista, Zerzolla, nei lunghi anni della sventura, non se ne sta certo con le mani in mano ad autocommiserarsi ma, al contrario, costruisce da sé la propria salvezza con azioni sempre molto coraggiose, talvolta addirittura brutali ed esecrabili: per esempio quando uccide la madre perfida con l'inganno o quando, per ben tre volte, decide di sfuggire dalle intenzioni del re innamorato perso della sua bellezza e riesce a seminare, con stratagemmi magici (che altro non rappresentano se non le nostre infinite risorse interiori), i servitori reali che le danno la caccia.
Certo, alla fine dovrà sposarlo quel re invaghito perso - difficilmente a un re, nel Seicento napoletano, potevi opporre impunemente un rifiuto - ma non ho dubbi che una fanciulla così determinata saprà, anche a corte, trovare il modo per esigere i propri spazi di benessere e autoaffermazione proprio come da bambina aveva saputo sottrarsi ai condizionamenti soffocanti della madre prima e dell'educatrice tanto amata poi (e già, anche chi ci vuol tanto bene non è detto che abbia le capacità di ‘lasciarci sbocciare’ come vorremmo e meriteremmo).
Ultima nota: queste favole su Cenerentola sono tutte intrise di sgradevolissima ‘cultura patriarcale’ però poi, nei fatti, sti maschi so' tutti mosci da morire e fanno spesso solo la figura delle belle statuine e dei bimbi capricciosi. La ‘cancel culture’ ce la risparmiamo volentieri ma sempre dovremmo accompagnare la lettura di queste fiabe ‘d'altri tempi’ con riflessioni più ‘contemporanee’.
«Che cosa desideri?» domandò.
Zezolla rispose che desiderava uscir qualche volta di casa, senza che le sorelle lo sapessero.
«Quando vorrai farlo» rispose la fata «vieni alla pianta e ripeti: dattero mio dorato, con la zappetta d'oro t'ho zappato, con il secchiello d'oro innaffiato e con la seta t'ho asciugato. Spoglia te e vesti me! Quando poi vorrai riprendere i tuoi soliti abiti, devi solo cambiare l'ultimo verso e dire: spoglia me e vesti te!».
(La Gatta Cenerentola, Guarire con Basile, Dario Amadei)
Laura Marotta



domenica 11 luglio 2021

Guarire con Basile: le fiabe che curano

Voglio raccontarvi di un uomo che nelle parole ha trovato il senso della vita, anche quando il suo professore di biologia gli diceva che il senso della vita è vivere, prerogativa fisiologica di tutti gli organismi. Voglio raccontarvi di un uomo che nella scienza, nella medicina ha sempre dato spazio all'anima e non solo al corpo, che nelle persone che incontra legge le loro storie e non si sofferma sulle maschere che indossano. Di un uomo che è un profondo conoscitore e stimatore delle fiabe intese non solo da un punto di vista letterario ma antropologico e psichico, perché ha sentito l'immenso potere che scaturisce da loro, lo ha interiorizzato e verbalizzato per donarlo a tutti quelli che hanno occhi per guardare, orecchie per sentire, mani per toccare, bocca per gustare e naso per odorare le parole. 
Sto parlando del cacciatore di storie che nel suo nuovo scritto ha riportato alla luce, traducendole dal dialetto napoletano del seicento, le fiabe di Gianbattista Basile, padre a cui hanno attinto i narratori successivi, come i Grimm. 
Guarire con Basile Dodici fiabe per conoscerci meglio, tradotte e commentate da Dario Amadei è il libro che consiglio a tutti di leggere per regalarsi un mondo leggendario e per ritrovare, in quelle atmosfere lontane, qualcosa di noi, di attuale e di andare oltre gli ostacoli, le brutture, i pregiudizi che, nel mondo moderno, ci travolgono.
«Da qualche anno ho cominciato a leggere le fiabe di Basile con grande interesse, familiarizzando pian piano con l’affascinante dialetto originale e, aiutato anche dalla meravigliosa traduzione di Benedetto Croce, ho sentito l’esigenza di raccontarle a parole mie nell’italiano del ventunesimo secolo, scoprendo riga dopo riga la grande attualità dei messaggi che contengono» dice Dario Amadei «Ne ho selezionate alcune che sicuramente vi sorprenderanno per tanti motivi e le ho raccontate in questo libro, accompagnandole con delle mie considerazioni che potranno essere degli spunti di riflessione, utili forse a comprendere meglio noi stessi e gli altri».

venerdì 13 novembre 2020

Nuova uscita "Cesco nel bosco"

 


Cesco nel bosco è una filastrocca raccontata da Dario Amadei e illustrata da Mirella Di Biagio. È il viaggio di un bambino un po’ pauroso, ma anche coraggioso in un bosco un po’ pieno di inganni, ma anche tanto magico. Volete accompagnarlo?

Eclettico, ironico, poco razionale, molto sognatore, Dario Amadei è medico, scrittore, formatore, esperto di biblioterapia e si definisce un cacciatore di storie. Ha ideato la tecnica di narrazione creativa Step by step e nel 2010 ha fondato, con Elena Sbaraglia, l’impresa culturale Magic BlueRay.
Mirella Di Biagio vive a Roma e lavora come graphic designer. Dal 2010 è art director associato di QID - Quartetto Imperfetto Design. Per lei la grafica è progettazione, cultura, interpretazione creativa del mondo che ci circonda. La sua indole multipotenziale si esprime anche in altre attività, come il ritratto artistico, l’artigianato, l’illustrazione.

Età di lettura 3 - 7 anni
Cesco nel bosco di Dario Amadei, illustrazioni di Mirella di Biagio, è disponibile in formato cartaceo su Amazon

lunedì 13 luglio 2020

Dario Amadei racconta "Le fiabe" dei fratelli Grimm per Radio Blog

Ascoltando questo interessante audio di Dario Amadei sulle fiabe dei fratelli Grimm, scoprirete che le fiabe come ve le avete sempre sentire raccontare sono una versione diversa e ben più edulcorata di quelle originali, nelle quali non c'era affatto tanta bontà! Non ci credete? 
Ascoltate questo audio e rimarrete stupiti!


Per contattarci: inf@radioblognews.it
Musica tratta da www.incompetech.com

venerdì 17 maggio 2019

Comunicato Stampa: Lunedì 20 maggio - Fiabe e altre storie di ordinaria magia - Sala della Protomoteca

sabato 26 settembre 2015

Educare alla narrazione creativa

Ci sono attività che regalano grandi emozioni ed hanno tra gli aspetti fondamentali quello di fermarsi ad ascoltare, arte ormai rara in un mondo come quello attuale, dominato dalla tecnologia e legato alle performance. 
Quando gli interlocutori principali sono i bambini e le insegnanti l’unico atteggiamento che si può assumere è quello umano, empatico, proteso verso l’altro. 
Secondo Dario Amadei (medico, co-fondatore di Magic BlueRay, autore di libri per ragazzi ed esperto di bibliolettura interattiva e narrazione creativa) quando si entra in una classe per la prima volta è fondamentale presentarsi in punta di piedi, lasciando fuori dalla porta ogni delirio di onniscienza e aspettare che i bambini accolgano nel loro mondo. Parlare il loro stesso linguaggio è ciò che distingue un bravo educatore da un educatore bravo. 
“Le storie esistono già dentro di noi” dice sempre Amadei in apertura dei suoi seminari “basta solo saperle ascoltare e dar loro voce”. Preparare i bambini alla ricerca della storia che hanno dentro è tra le basi di una buona didattica e per farlo è necessario lasciare vagare l’immaginazione, essere recettivi, aperti e disponibili ad ascoltare in modo positivo e libero da pregiudizi. Non bisogna frenare lo spirito creativo che emerge, anche se sembra che abbia lontanamente a che fare con quanto si sta producendo e questo perché ogni bambino ha i suoi tempi e i suoi modi per arrivare all’obiettivo. Se viene posto un freno all’elaborazione il bambino si autocensurerà e confinerà lo spirito creativo dentro di sé. 
Lo psicologo Jerome Bruner affermava che il bambino non è un recipiente vuoto da riempire di nozioni, ma è qualcuno capace di ragionare, di fare senso, sia per conto proprio che attraverso il dialogo con gli altri. Il bambino viene considerato capace non meno dell’adulto di riflettere sul suo stesso pensiero e di correggere le sue idee e le sue nozioni attraverso la riflessione.
"È meglio una testa ben fatta che una testa ben piena". Questa frase di Michel de Montaigne, ripresa dal filosofo e sociologo Edgar Morin, racchiude l’essenza di quanto sperimentato in questi anni di laboratori di narrazione creativa. 
I bambini amano raccontare, amano le parole che danno senso alle loro idee, cercano il confronto, stanno sempre con le mani alzate desiderosi di esprimersi e sanno ascoltare gli interventi dei loro compagni e degli adulti. 
Il principio narrativo aiuta i bambini a creare una versione del mondo in cui possono immaginare un posto per sé, un mondo personale. Introdurre strumenti narrativi, come la fiaba, o il racconto breve di diverso genere letterario, permette di elaborare la storia della propria vita facendo intervenire personaggi e ambienti in cui identificarsi. 
È noto che i bambini apprendono per imitazione, imparano dall’esposizione didattica, ma vanno visti anche come pensatori. La comprensione viene promossa tramite la discussione e la collaborazione, che incoraggiano il bambino a esprimere meglio le sue idee, attuando un incontro con le menti di altri che possono avere dei punti di vista diversi.
E di apprendimento collaborativo si parla quando i bambini esprimono e correggono le proprie credenze nel dialogo.
Durante la giornata finale di un laboratorio ci piace sempre ringraziare i bambini perché nelle ore in cui siamo stati insieme ci hanno regalato tanto. Ci hanno insegnato a guardare il mondo con i loro occhi, ci hanno fatto capire che per raggiungere un obiettivo, che nel nostro caso è raccontare una storia, sono necessarie le idee di tutti e tutti aggiungono qualcosa durante il viaggio sulle ali della fantasia. I bambini ci hanno insegnato che lavorando insieme ci si diverte di più e che ci si può esprimere liberamente senza essere giudicati. Ci hanno anche insegnato che si può imparare giocando e che è bello nutrirsi di pane e meraviglia. 
L’interazione che la narrazione creativa genera fa sperimentare ai bambini un senso di efficacia personale e di piacere, perché si sentono riconosciuti e confermati. La narrazione aiuta a riflettere, a produrre idee e a identificarsi con l'altro. È uno strumento didattico potente e allo stesso tempo ludico, che educa al rispetto reciproco e al confronto i bambini, sempre più smarriti nell’incomunicabilità generata da una “Tecnologia Nera” (cit. Dario Amadei) spietata.
I bambini purtroppo tendono ad imitare i protagonisti e i gesti dei loro videogiochi preferiti e dei cartoni animati che li bombardano quotidianamente ed è per questo che l’emozionalità nata durante la narrazione creativa assume un valore educativo molto importante. 
Raccontare fiabe è identificarsi con il personaggio a cui danno vita e il compito dell’insegnante o dell’esperto, che in quel momento li guida lungo la scala della narrazione, è quello di incoraggiarli a far fluire liberamente le loro idee, a confrontarsi e ad ascoltare i compagni per giungere insieme al traguardo comune che è quello di dar vita alla loro storia.
Ognuno di noi ha la possibilità, con la narrazione, di esternare il suo mondo interiore, trasmettendo le sue emozioni e rendendo concrete, nella parola scritta, delle situazioni importanti della sua vita. 
Come dice spesso Dario Amadei, il mondo attuale vuole sempre più convincerci che solo alcune persone sono abilitate a raccontare storie (gli sceneggiatori, gli scrittori, i giornalisti) ed è quindi un importantissimo compito degli educatori far recuperare ai bambini la capacità di raccontare delle storie che altrimenti rimarrebbero per sempre imprigionate dentro di loro. 
Elena Sbaraglia


Bibliografia
Bruner J., La fabbrica delle storie, Editori Laterza, 2002
Bruner J., La cultura dell’educazione, Feltrinelli, 2001
Goleman D., Ray M., Kaufman P., Lo spirito creativo, Rizzoli, 1999
Sbaraglia E., Step by step, la tecnica di scrittura creativa di Dario Amadei, Edizioni Simple, 2013