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martedì 6 maggio 2014

"Confidenzialmente" Le interviste di Michela Zanarella

INTERVISTA A RICCARDO FIORANI 

Riccardo Fiorani nasce a Roma il 5 settembre 1991, ha conseguito il diploma di maturità come perito elettronico in telecomunicazioni presso l’I.T.I.S. “Alessandro Volta- Ceccherelli”.
Vive a Corviale. Partecipa come inviato speciale del quartiere all’evento “Poesia alla Biblioteca Renato Nicolini ex Corviale”. Ha pubblicato la sua prima silloge poetica "Cambierai la vita a qualcuno" edita da Progetto Cultura.

D- "Cambierai la vita a qualcuno" è la tua prima silloge poetica, perchè questo titolo e cosa ti ha portato a raccogliere le tue poesie in un libro?

Il titolo “Cambierai la vita a qualcuno” mi è venuto riflettendo sulle cose che ho fatto nella vita per gli altri, cercando sempre di essere positivo, regalando emozioni e sentimenti. Ho raccolto queste poesie grazie al grande sostegno di persone molto importanti per me, tra cui la mia migliore amica, che è venuta a mancare l’anno scorso, alla quale volevo un bene dell’anima. Queste poesie possono essere semplici, ma nei loro versi ci sono delicate sensazioni percebili dai sensi.

D- La tua poesia "Credo nell'amore?" si apre con un interrogativo sui sentimenti, cos'è l'amore per Riccardo Fiorani?

La poesia “Credo nell’amore?” è nata da sofferenze e relazioni molto brevi nelle quali cominciavo a domandarmi se potesse esistere una persona con la quale condividere qualcosa, visto che ormai si erano perse le speranze in questo mondo dove tutto sembra passare velocemente. Credo nell’esistenza dell’amore, bisogna solamente aspettare e quando meno ce lo aspettiamo arriva. L’amore è vita, gioia di vivere, bellezza, l’amore non ha colori, non ha sesso, non ha età, l’amore è quell’inestimabile potere che ci dà emozioni e non ci fa più temere la morte. È frutto di semplici gesti che negli anni portano i due amati a fondersi in un’unica coppia.
Nella poesia “Ti amo” c’è un verso dove esprimo tutto ciò che penso dell’amore: “siamo un’unica cosa in quella “e” che non esiste”.

D- "Aiutare il prossimo è uno splendore, ti apre i margini del cuore". Questi versi mi hanno colpito molto. Quale è stata l'ispirazione per questa tua poesia?

In passato ho avuto l’opportunità di partecipare ad un grest estivo in una chiesa dove ho animato per due anni di seguito il Natale degli anziani in un centro di riposo. Vedere il sorriso disegnato sulla loro bocca, vederli contenti con poco mi rendeva felice e sentivo come se il cuore aprisse i suoi margini. Poter regalare un sorriso ti dà una carica ed una forza incredibili.

D- La tua vita è stata cambiata da qualcuno in particolare?


La mia vita è appena cominciata e spero che possa durare a lungo il mio cammino, ma ci sono due donne che veramente mi hanno cambiato: mia madre, che mi ha insegnato i valori e l’educazione con la sua dolcezza, e una grande amica, che mi insegnato ad essere positivo, sorridere sempre anche se il mondo crolla, purtroppo ci ha lasciati ed ora riposa in cielo.

D-Le tue poesie sono l'espressione di emozioni vissute sulla tua pelle e che comunque hanno una valenza universale. Ce n'è una nella raccolta a cui ti senti maggiormente legato?

Veramente ci sono due poesie alle quali sono particolarmente legato: “Cambierai la vita a qualcuno” per aiutare il prossimo e regalare emozioni con un sorriso e “Ti amo”, le parole più belle da dire alla persona che si ama.

D- Progetti per il futuro?

Spero di continuare a scrivere e mai dire mai nella vita, chissà…

Michela Zanarella

venerdì 18 aprile 2014

"Confidenzialmente" Le interviste di Michela Zanarella

INTERVISTA A CARLA DE ANGELIS

Carla De Angelis è nata a Roma nell’ottobre del 1944. Nel 1962 ha pubblicato i primi versi nella rivista internazionale «Pensiero ed Arte» e collaborato all’antologia dedicata a Dante Alighieri nel VII centenario nella nascita. Ha partecipato ad attività artistiche nel sociale, allestito mostre di ceramica in varie librerie di Roma, al Museo del Folklore e alla mostra dei Cento presepi che si svolge a Roma, in Piazza del Popolo, Sala del Bramante. Nel 1995 il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro le ha conferito l’onorificenza di “Cavaliere al merito della Repubblica Italiana”. Poesie e racconti sono presenti in diverse antologie edite da Perrone, Estroverso, David & Matthaus, Limina Mentis, Delta 3, Pagine, Aletti che l’ha inserita nel 2009 nell’Antologia dei poeti italiani contemporanei. Con Fara ha pubblicato: Salutami il mare (poesie), il libro dialogato con Stefano Martello Diversità apparenti (i due libri sono risultati vincitori e finalisti in vari premi), sillogi nelle antologie Il silenzio della poesia (2007), Poeti profetii (2008) e Chi scrive ha fede? (2013). Sempre con Fara ha curato con Stefano Martello Il resto (parziale) della storia e nel 2010 pubblica la raccolta poetica A dieci minuti da Urano (anche questi due libri sono risultati vincitori in vari premi). Nel 2011 esce Mi vestirei di mare per i tipi di Progetto Cultura. Nel giugno 2012 ha curato con Brigitte Cordes Corviale cerca Poeti (edizioni youcanprint). Collabora con la Biblioteca “Renato Nicolini” ex Corviale (Roma).

D – È uscito il tuo libro "I giorni e le strade" edito da Fara Editore, perché questo titolo? Cosa è racchiuso in questa nuova silloge?

R. Nella premessa del libro ho scritto che questa raccolta non è a tema, ma racchiude le emozioni del giorno. C’è nelle parole il desiderio di diminuire l’ansia e la preoccupazione degli avvenimenti che mi hanno particolarmente colpito, come nella poesia dedicata a tutte le guerre o a quella che ricorda gli sbarchi e le violenze. C’è anche la mia storia, i giorni , il mio quotidiano  la gioia e la fatica di viverlo. Scrivere mi ha per un momento sollevato, solo un momento perché poi la consapevolezza  di non potere operare concretamente per  risolvere mi immalinconisce.
Le strade, le scelte; le strade scelte, ho scelto io o la vita? .

D - "Le stagioni passano/immutato resta il tempo", qual è il tuo rapporto con il tempo?

R. Non è facile avere a che fare con il tempo, spesso mi accorgo di sprecarlo, questo accade quando accendo il pc e invece di fermarmi a cercare quello per cui l’ho acceso, “navigo” per ore senza concludere.
La fatica più grande è quella di vivere e gustare il presente; mi esercito da anni , ma i risultati spesso sono deludenti; sono sempre con un passo nel passato e due nel futuro.  Solo dopo mi accorgo quanto poco ho inciso sulle cose essenziali,  sulla mia illusione di progresso. Insomma mi sembra di stare in un cerchio dove ritornano le stesse cose anche se in modo diverso. Non faccio affidamento sui ricordi, perché penso che il tempo li plasmi a nostro piacimento. Per esempio non  farei mai una testimonianza sul riconoscimento di una persona. Tutto questo è ovviamente il mio pensiero.
Ho molto rispetto non solo per il mio tempo, ma anche per quello degli altri, ho imparato ad aspettare  e ho compreso che ognuno di noi ha i suoi tempi e lascio agli altri quanto occorre se io, per caso, ho capito prima di loro.
Il mio rapporto con il tempo non è di rimpianto, né di rincorsa a usarlo “bene” ogni istante è una opportunità di vita, anche la noia ne fa parte e non la percepisco negativa.

D – Collabori attivamente con la Biblioteca Renato Nicolini ex Corviale e conduci degli incontri di poesia, ci vuoi parlare dell'attività che svolgi?

R. La Biblioteca Renato Nicolini “ex Corviale” mi ha dato l’opportunità di parlare di poesia. Ogni secondo mercoledì del mese si alternano poeti che ci offrono i loro lavori e volentieri si rimettono alle domande e ai commenti del pubblico. E’ interessante vedere come molte persone, giovani compresi amano avere tra le mani la carta stampata, alcuni di loro scrivono su quaderni è quasi commovente.  L’obiettivo è quello di dialogare con tutti e in special modo con il quartiere, sono sicura che moltissime persone devono ancora acquistare fiducia per aprirsi; è il compito di questi pomeriggi. Sono affiancata dagli attori della “Scuola di Arte della Parola” diretta da Angelo Filippo Jannoni Sebastianini e Giovanna Moscetti che  ci offrono la lettura di poeti classici.

D – Cos'è la poesia per Carla De Angelis?

R. E’ il modo migliore che ho per esprimermi, è entrare in contatto con la gente, è trasmettere emozioni, suoni è entrare in modo empatico nel  mondo e sperare che lo stesso accada a chi legge; la lettura e il commento degli altri  offre la possibilità di conoscermi meglio.
La poesia è un dono, ma poeti si diventa, è necessario approfondire attraverso  letture e studio per fare di un  testo una poesia.

D – Hai dedicato una poesia al tuo gatto Oscar, ci racconti com'è nata?

R. E’ stato molto facile scrivere di Oscar. Sapevo che gli animali quando sono vicino alla fine si nascondono, nonostante ciò non ho capito che il mio Oscar si nascondeva per questo motivo e lo cercavo in casa, trovandolo nei posti meno accessibili. Lo prendevo in braccio e lo accarezzavo, poi una mattina, guardandomi, ha urlato un miagolio e si è diretto verso la porta di uscita,  ho obbedito, ho aperto la porta e lui si è andato a morire sotto un albero. E’ stato un grande dolore, questa mia poesia vuole essere un atto riparatore  e un ringraziamento per tutte le volte che mi ha dormito accanto con il musetto sul palmo della mia mano, per tutte le volte che mi  ha accolto quando tornavo a casa, il saluto più bello e disinteressato che io abbia mai avuto.

D – Nella raccolta ci sono diverse dediche, mi ha colpito molto la poesia con cui hai omaggiato Franca Rame. Cosa ti ha portato a scrivere questi versi?

R. Non amo scrivere poesia e difficilmente riesco a farlo su tema dettato, ma questa volta quando il Direttore della Biblioteca “Renato Nicolini” ex Corviale Antonio Trimarco  mi ha proposto  di scrivere un testo su Franca Rame, in occasione di una serata dedicata a lei, non ho avuto tentennamenti, perché ho conosciuto  Franca Rame, l’ho sempre seguita e ammirata per la sua lealtà  e coraggio. Ancora oggi non dimentico  le sue parole;  la sua lettera di dimissioni da senatrice sono un esempio di grande  rispetto verso se stessa e gli altri. Ha avuto il coraggio di vivere senza accettare compromessi. Una vita, un esempio da seguire.

D – Prossimi impegni?


R. Terminato il lavoro presso la pubblica amministrazione continuo a scrivere, a organizzare eventi oltre a quelli in programma nella Biblioteca “Renato Nicolini” ex Corviale a maggio ci sarà una bella presentazione in Campidoglio del libro “Pazziando” edito FARA; sto imparando a suonare uno strumento e vorrei riprendere a modellare la creta, forse sono solo sogni, ma senza sognare non so vivere.

Michela Zanarella

domenica 2 marzo 2014

"Confidenzialmente". Le interviste di Michela Zanarella

INTERVISTA A LUCA FRUDA'

Luca Frudà, scrittore di versi e prose, è nato a Catania. Dopo aver trascorso l’infanzia a Taormina (Me) nella zona di Villagonia, all’età di otto anni si è trasferito a Giardini Naxos (Me), dove ha vissuto fino al 2009. Si è laureato nel luglio del 2003 in Lettere moderne presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Catania con la tesi Per un’analisi semantica dei Malavoglia. Successivamente ha assolto al servizio di leva come obiettore di coscienza presso il WWF nell’Isola Bella di Taormina. Si è quindi trasferito a Roma dove attualmente vive e insegna nella scuola secondaria.
Ha collaborato con diverse riviste letterarie e ha partecipato a concorsi nazionali di poesia con diversi riconoscimenti. Sue liriche compaiono in antologie e riviste.
Ha pubblicato "Io, il mio amore", "Poesia cortese", "Uomo allo specchio", "Sole notturno", "Logica sentimentale", "I segreti", "Sentimenti del tempo", "I Malavoglia: semantica e genesi del titolo".


D- Luca Frudà sei autore di poesia, narrativa e saggistica, cosa ti ha fatto avvicinare alla scrittura?
R- Ho iniziato a scrivere un po’ per gioco, facendo rime giocose. Poi ho sentito il bisogno di comunicare quello che provavo dentro e che non riuscivo a dire in altro modo, per solitudine e per timidezza. Ho scoperto così l’importanza della parola e la possibilità di dare agli altri qualcosa di me tramite essa. Mi sono posto umilmente sotto la guida dei classici (in particolare latini, greci e italiani) e ho dialogato con loro. Il saggio su I Malavoglia, nasce proprio da questo dialogo e dalla scoperta della poetica verghiana, una poetica di gesti e silenzi, con squarci di poesia in prosa.

D- Il tuo libro "Sentimenti del tempo" edito da Edizioni Smasher è una raccolta di trenta racconti,
c'è un filo conduttore che li lega tra loro? Quali sono le tematiche che affronti?
R- Non è facile poter rispondere a entrambe le domande. Quello che è portante nel libro, è lo spirito che lo anima. Ogni racconto potrebbe essere inteso come il frammento, il sogno, la domanda che un’anima rivolge a se stessa e al mondo. Ogni racconto è indipendente, eppure insieme agli altri trova una completezza che mi sembra sia quella stessa della nostra specie: siamo tutti diversi, ma siamo tutti esseri umani. Le tematiche allo stesso modo sono diverse: la natura, l’amicizia, la solitudine, l’amore, la giustizia, il rapporto tra la vita e la morte, tra padre e figlio, tra realtà inventate e invenzioni reali. Credo che il libro sia un viaggio nel quale accompagno il lettore senza la presunzione di insegnargli nulla, ma con l’intento di provocare riflessioni sulla nostra realtà contemporanea.

D- Che valore assume il tempo nella tua quotidianità?
R- Il tempo è una trappola, un inganno. Non dura mai quanto vorremmo. Nei momenti felici fugge a creare ricordi sbiaditi, nei momenti più tristi o noiosi sembra stare lì a godersi con calma la tua insofferenza. Per uno scrittore è importante il tempo dedicato alla riflessione e al confronto con gli altri, e l’otium litterarium credo sia la massima aspirazione di qualsiasi vero scrittore. Tuttavia qualsiasi pausa poetica riesca a interrompere il consueto vivere è un ristoro. Soprattutto nelle giornate più frenetiche, fermarsi a leggere o a scrivere una pagina o una poesia, può sconvolgere il senso delle ore e del tempo. Del resto chi scrive, spesso, lo fa in un non-tempo, perdendo la cognizione dello scorrere delle ore.

D-Cos'è per te la poesia?
R- La poesia è la parola del tutto, la poesia è una scienza dell’anima, è la parola che ti prende dentro, che ti trasmette il dolore o la speranza, che ti fa sorridere, che ti fa riflettere. La poesia è comunicazione e, se è vera e grande e sincera, è un darsi con tutta l’anima per gli altri e non per la gloria. La poesia è ciò che consente a un poeta di dare senso alla sua esistenza, è il suo contributo al bene dell’umanità. Il poeta non può esimersi dal suo compito, deve scrivere, deve far sudare le carte con le emozioni delle sue mani. Se io non scrivo quando la parola mi cerca, mi assale uno strano senso di colpa, un rimorso che è difficile spiegare.

D- Ho avuto modo di visitare il tuo blog, ci racconti come è nato? Qual è il tuo rapporto con i social network?
R- Il blog, che il 19 marzo prossimo compirà tra l’altro10 anni, è nato con l’intento di presentarmi ai viandanti del web e di far conoscere i miei pensieri e le mie opere, ma non soltanto. Mi serviva un luogo nel quale potermi confrontare con tematiche e persone diverse. Il blog era ed è ancora uno spazio nel quale affrontare argomenti in maniera più diretta e veloce: l’importanza del donare sangue, l’entusiasmo crescente per l’unità europea, l’amore per la natura, tutte le arti… Con i social network sono stato invece un po’ più diffidente. Solo da qualche anno e con un utilizzo ponderato mi sono ‘affacciato’ su Facebook.

D- Mi hanno colpito alcuni versi di una tua poesia, la chiusa in particolare di "Nel cuore dell'autunno": C’è vita/in ogni istante/che noi/rendiamo vivo". Cosa ti ha portato a scrivere questa lirica?
R- La solitudine è stata per me sempre una condizione su cui riflettere. L’occasione per scrivere questa lirica mi è stata offerta da un concorso di poesia sul tema dell’anziano che si svolse ad Acireale (CT). Vi partecipai con uno pseudonimo e con “Nel cuore dell’autunno”. In quei versi avevo vissuto un’esistenza intera: mi ero proiettato in un futuro nel quale non mi sarei mai rassegnato a perdere il mio tempo o la mia speranza. L’incontro con la felicità, la realizzazione di una speranza può accadere in qualsiasi momento, e qualsiasi momento può spingerci incontro alla possibile felicità.

D- Eugène Godin scrisse: "Il sentimento colma le lacune dell'ignoranza". Una tua riflessione.
R- Forse, più che il sentimento, è la sensibilità, specie se rivolta verso gli altri, a creare le condizioni necessarie al superamento di molte barriere mentali e a facilitare le riflessioni più profonde. La sensibilità ci consente di creare quei ponti di pensiero, spesso intensi, nel bene e nel male, che sono appunto i sentimenti. Il sentire della mente è in sostanza ciò che ci permette di cogliere con pienezza il fuori e dentro di noi.

D- Prossimi impegni?

R- Ho parecchi desideri letterari da realizzare, alcune opere sono già sul punto di essere terminate, altre in cantiere. In particolare dovrei solo limare la prossima silloge di poesie, così come una nuova raccolta di racconti, quella successiva a “Sentimenti del tempo”, che attende soltanto di essere ripulita della polvere e delle più evidenti imperfezioni. Tuttavia sono molto legato a “Sentimenti del tempo” e spero di poter continuare a far conoscere a un pubblico sempre più vasto questo libro con i suoi racconti di umanità. Questo nell’ottica di un neoumanesimo che auspico come fondamentale per questa società sempre più alienante e alla ricerca di se stessa. In tal senso vorrei realizzare anche delle traduzioni dal latino da rendere gratuite e pubbliche, ma è presto per dire altro. Intanto grazie per queste domande e per l’attenzione.

Michela Zanarella

martedì 4 febbraio 2014

"Confidenzialmente". Le interviste di Michela Zanarella

Carolina Ragucci, LA VOCE DELLA MIA ANIMA

Carolina Ragucci è una giovane autrice sensibile e profonda, che da poco ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie "La voce della mia anima" edita da Simple Edizioni. Ha frequentato corsi di scrittura creativa e partecipa attivamente ad incontri ed eventi letterari.

D- Sei l'autrice della raccolta poetica "La voce della mia anima", perché hai deciso di raccogliere le tue poesie in un libro e cosa ti ha portato a scegliere questo titolo?

R- Ho deciso di raccogliere le mie poesie in un libro nell’anno 2013 perché per me rappresenta la fine di un’epoca. La chiusura del periodo scolastico. Dal 2 luglio 2013 ha avuto inizio una nuova vita: ora sono libera di scegliere cosa fare della mia esistenza. Infatti le ultime otto poesie vanno considerate come l’inizio del periodo di libertà. Si nota una certa differenza con le altre. Ho scelto questo titolo perché ogni mia poesia è espressione delle parole che provengono direttamente dall’anima.

D- Nella tua poesia "La morte" scrivi: "La morte è una cosa triste/ma anche importante", cosa intendi per "importante"?

R- Secondo me la morte è importante perché ti fa rendere conto di quanto sia breve la vita e di quanto può essere forte il legame con un’altra persona finché non ti viene a mancare. Ogni volta che muore qualcuno quelli che restano, senza accorgersene, si rafforzano quando riescono a superare il dolore e il tempo che passa li aiuta. Quando si viene a contatto con la morte la prima volta si matura molto in fretta e ci si accorge che la vita non è tutta rose e fiori. Per me è stato così.

D- Che cos'è per te la poesia?

R- Per me la poesia è una goccia distillata dall’immenso oceano che costituisce l’animo di un poeta. Quando scrivo una poesia lo faccio perché sento che la mia anima mi sta parlando e se non fermo sulla carta quelle parole, so che le perderò per sempre.

D- Nelle tue poesie affronti tematiche profonde e delicate come l'amore, la natura, il sogno. Dove trovi l'ispirazione per scrivere?

R- Per quanto riguarda le poesie d’amore sono quasi tutte dedicate alla stessa persona. Le altre tematiche sono ispirate solo dallo stato d’animo in cui mi trovo, che viene convertito in parole dalla mia anima. All’improvviso sento delle parole che cominciano a ripetersi nella mia mente, allora le scrivo e poi le altre vengono fuori a flusso continuo, senza pensare. Raramente mi do delle regole e scrivo ad esempio poesie in rima, per alcune l’ho fatto, però.

D-Cosa pensi dei corsi di scrittura creativa? Quanto possono essere utili per un giovane scrittore che vuole apprendere e migliorare?

R-Sicuramente i corsi di scrittura creativa sono formativi e sono un ottimo aiuto per chi, come me, vuole imparare a scrivere bene senza risultare noioso o banale.

D-Progetti per il futuro?

R- Sicuramente continuerò a scrivere poesie e magari provare con un racconto… A settembre ho intenzione di iscrivermi alla facoltà di Lettere anche perché aumentando il mio livello di cultura sicuramente riuscirò a scrivere meglio. Mi piacerebbe molto scrivere un bel libro un giorno. Ma questo è il sogno di tutti gli scrittori. 

Michela Zanarella

lunedì 27 gennaio 2014

"Confidenzialmente". Le interviste di Michela Zanarella

Donne in gioco, il nuovo libro di Anna Manzo

Anna Manzo è nata a Pompei e vive a Roma. Appassionata di lettura e scrittura ama tutte le espressioni d'arte. Ha pubblicato da poco la raccolta di racconti "Donne in gioco" edito da Simple Edizioni. "Donne in gioco" parla di donne che combattono per superare difficoltà e incomprensioni, donne comuni che cercano di affrontare la vita con coraggio.

Michela Zanarella incontra Anna Manzo per un'intervista.

D- Hai dato alle stampe la raccolta di racconti "Donne in gioco", edito da Simple. Cosa ti ha portato a raccogliere i tuoi racconti in un libro e perché il titolo "Donne in gioco"?

R. Avevo questo materiale con un filo conduttore unico: racconti di vita o di situazioni possibili nella realtà, le cui protagoniste erano tutte donne ed ho pensato che ne sarebbe nato un buon libro, tale da suscitare la curiosità e la simpatia del mondo femminile. Esso parla di donne giovani che, trovandosi in situazioni difficili e problematiche, non si scoraggiano, non si abbattono, non si arrendono, ma cercano di trovare la forza di lottare, per poter uscire dalla ragnatela insidiosa, creata dalle situazioni complicate in cui vengono a trovarsi, ecco perché l’ho intitolato “Donne in gioco”.

D- Undici racconti, undici storie di donne. Ogni racconto ha come titolo il nome della protagonista. Ci accenni brevemente quali tematiche affrontano i tuoi testi?

R. I miei testi affrontano varie tematiche: l’Amore, quello con l’A maiuscola, che ogni donna cerca; l’amicizia, quella vera, disinteressata, altruista; la bellezza della maternità; la generosità del perdono; la necessità di credere in se stessi per poter superare le difficoltà della vita; la presenza di una forza superiore che conduce le nostre azioni…

D- Le donne di cui parli nel libro sono donne comuni, del nostro tempo. Quanto ti rispecchi in loro, quanto c'è della tua personalità nelle protagoniste?

R. Le donne protagoniste dei miei testi rispecchiano molti aspetti della mia personalità, che appare più facilmente dai miei scritti, perché in essi riesco ad essere sincera e priva di qualche inibizione.

D- Poesia e narrativa, due generi complementari ed apparentemente diversi. Cos'è per te la poesia? E la narrativa?

R. La Poesia, secondo me, è far parlare la voce dell’anima. Essa dà un senso universale alla nostra vita, ci aiuta a vedere oltre le apparenze, oltre i nostri limiti, ci aiuta ad esprimere i nostri sentimenti più profondi, a mostrare i nostri aspetti più nascosti, ci fa provare grandi emozioni.
La narrativa è un’occasione per raccontare esperienze proprie e altrui, un modo per aprirsi e chiarire a se stessi la propria interiorità, che in un secondo momento si ha piacere di condividere con il lettore. Può essere occasione di sfogo, di riflessione, di introspezione, ma è anche l’occasione per far volare la fantasia e creare storie che fanno sognare.

D- Quale messaggio vuoi trasmettere ai lettori con questa raccolta? E' un libro strettamente dedicato alle donne o ha un valore molto più ampio?

R. Con questo libro desidero trasmettere un messaggio di fiducia. Vorrei far capire che non bisogna arrendersi mai, neanche di fronte alle situazioni più dolorose o difficili. Occorre far scattare la forza e il coraggio che sono dentro di noi e lottare per cambiare le cose. Questo è un libro che parla di donne, ma che può rivelare agli uomini aspetti femminili che spesso sfuggono o sono stati dimenticati.

D- Marcel Proust scrisse: L´amore è lo spazio e il tempo resi sensibili al cuore. Una tua riflessione.

R. Quando si ama entriamo in uno stato d’animo magico per cui riusciamo a vedere ciò che ci circonda sotto un aspetto diverso. Tutto ci appare più bello e apprezzabile. L’amore ci rende migliori e più disponibili verso gli altri.

D- Prossimi progetti?

R. Ne ho alcuni. A breve scadenza, la pubblicazione di una nuova raccolta di racconti ed una di poesie. A più lunga scadenza, la stesura di un romanzo e di un’autobiografia.

Michela Zanarella

lunedì 20 gennaio 2014

"Confidenzialmente". Le interviste di Michela Zanarella

Un giorno qualunque di Alfredo Tagliavia

Alfredo Tagliavia è nato a Roma nel 1978.
Dottore di ricerca in Pedagogia, attualmente insegnante precario, ha svolto diversi viaggi di studio in Brasile. Per i tipi della EMI ha pubblicato il libro L’eredità di Paulo Freire. Vita, pensiero, attualità pedagogica dell’Educatore del mondo (2011). Per le edizioni IPOC ha tradotto il testo del filosofo brasiliano Marco Heleno Barreto Immaginazione simbolica. Riflessioni introduttive (2012). Di recente uscita è il suo primo libro di narrativa Un giorno qualunque (edizioni Book Publish), una raccolta di racconti a sfondo pedagogico, ambientati fra Italia e Brasile.
Tra le sue passioni anche la musica, si dedica all'insegnamento della chitarra. Michela Zanarella lo incontra per la rubrica "Confidenzialmente".

D- Sei l'autore di "Un giorno qualunque" raccolta di racconti ambientati tra l'Italia e il Brasile. Cosa ti ha portato a scrivere questo libro e perchè hai scelto il Brasile come ambientazione ai tuoi scritti?

Scrivo pensieri e riflessioni personali da quando ero un adolescente, ma ho cominciato a farlo con maggiore consapevolezza dal 2009: superati i trent’anni e terminato un dottorato di ricerca, mi è sembrato per la prima volta di aver accumulato una serie di esperienze di vita da raccontare, per poterle così condividere. Tra queste esperienze, proprio il prolungato viaggio di studio nella capitale del Nordest brasiliano, Recife - una delle città più povere ma anche più ricche di cultura popolare, dove si respira davvero il “Brasile profondo” - mi ha dato l’ispirazione decisiva per concepire l’idea della raccolta di racconti.

D- Italia e Brasile due mondi diametralmente opposti, ma con affinità elettive similari, concordi con questa mia supposizione?

Sono d’accordo: l’idea che mi sono fatto, in seguito ai miei viaggi, è che l’Italia e il Brasile siano due realtà simili, ma che attraversano fasi storiche opposte. L’Italia è in fase di contrazione, il Brasile invece è in grande espansione. Al di là di queste congiunture storiche e socio-economiche differenti, vedo il tratto che accomuna maggiormente i due Paesi nella forte presenza di manifestazioni culturali popolari “dal basso”, che hanno segnato la storia dell’Italia e del Brasile anche con importanti differenziazioni a livello regionale e locale (anche qui: in Italia in fase critica oramai da qualche decennio, mentre in Brasile nel pieno del loro sviluppo).


lunedì 13 gennaio 2014

"Confidenzialmente". Le interviste di Michela Zanarella

Dario Amadei, scrittura creativa e biblioterapia per riuscire a volare con la fantasia

L'autore monteverdino è il fondatore con Elena Sbaraglia di Magic Blueray.


Dario Amadei è autore di libri per ragazzi ed esperto di laboratori di lettura e scrittura creativa.  Ha pubblicato quattro libri: “Astutillo e il potere dell’anello” (2004), Un mondo migliore” (2007), “Le vere fiabe dei fratelli Grimm” (2008) e Cronache di Monterotto” (2011). Della sua opera letteraria "Un mondo migliore" è stato realizzato un audiolibro, a cura di Genitin Onlus, grazie al decisivo apporto delle voci di Emilio Solfrizzi e Neri Marcorè.
Appassionato di arte, musica, cinema e teatro, si occupa  di incontri di bibliolettura interattiva, corsi di scrittura creativa ed eventi culturali. Con Elena Sbaraglia ha fondato Magic Blueray, una realtà culturale che promuove la lettura ispirandosi alla biblioterapia.

D-Cosa rappresenta per te la scrittura e come ti sei avvicinato alla narrativa per ragazzi?

La scrittura, in realtà, ha sempre fatto parte della mia vita, perché sin da quand’ero molto piccolo, forse già alle scuole elementari, sentivo la necessità di esprimermi scrivendo. Poi crescendo questa esigenza è diventata sempre maggiore, pressante, finché ad un certo punto però ci ho rinunciato. Per almeno quindici anni, dalla fine del liceo alla nascita del mio primo figlio, sotto la spinta di pressioni negative, avevo deciso di rinunciare a quella che era  la mia più grande passione. Ma quando una passione è veramente forte non si può sopprimere per sempre e così, casualmente, come chi dopo aver smesso di fumare si avvicina ad una sigaretta e per lui è la fine, perché ricomincia a fumare come e peggio di prima, quando è nato mio figlio mi sono di nuovo avvicinato alla letteratura, perché mi sembrava uno strumento utile per comunicare con lui. Ho ricominciato a leggere voracemente dei libri che erano libri per ragazzi ed ho così scoperto un’altra cosa fondamentale: gli adulti sprecano i libri per ragazzi e non li leggono mai perché li considerano libri non alla loro altezza, rinunciando in questo modo a scoprire il mondo meraviglioso, contenuto nelle storie cosiddette per ragazzi che sono poi le storie che rimangano immortali. Se ci si riflette infatti, i libri che rimangano nel tempo e nella storia della letteratura e che, dopo decine di anni che sono stati scritti, sono ancora letti sono quasi tutti libri per ragazzi, come ad esempio il Piccolo principe, Peter Pan, Pinocchio…Ho scoperto in quel periodo le opere di Roald Dahl, che mi ha fatto definitivamente capire l’importanza della letteratura per ragazzi e ha fatto nascere in me l’esigenza di cimentarmi in questo campo. Io comunque sottolineo sempre che i miei libri sono destinati ai ragazzi di tutte le età e agli adulti che sanno ancora sognare. Questo perché la letteratura per ragazzi dovrebbe essere recuperata da tutti quegli adulti che non vogliono rinunciare ad una parte bella della propria vita.


martedì 7 gennaio 2014

"Confidenzialmente". Le interviste di Michela Zanarella

La risata dei mostri, il libro di Alexandra Censi

Alexandra Censi è nata a Gyula, in Ungheria, ma vive a Roma da quando aveva pochi anni. Nella città di Roma studia Lettere. Ha pubblicato "La risata dei mostri" per Nottetempo, nella collana narrativa.it curata e diretta da Chiara Valerio. 
Michela Zanarella la incontra per un'intervista nella rubrica "Confidenzialmente".

D- "La risata dei mostri" segna il tuo esordio nel mondo della narrativa. Cosa ti ha portato a scrivere questo romanzo e ad avvicinarti alla scrittura?

R- Non saprei con precisione. Ho ricordi confusi sulla genesi di questo libro, nella mia testa è una specie di mostro mitologico. Iniziai a scrivere con l'intento di non scrivere niente. Volevo settanta, ottanta pagine di bella lingua e di niente di più. Volevo descrivere la mente di una persona, e la città che la ingloba, andando avanti ad allucinazioni. Non dovevano essere i piedi o una trama ben costruita a portare avanti la struttura del libro: il libro doveva essere l'avanzare di una palla di luce arancione. Così è stato, ma poi ci si affeziona ai personaggi, a quelle strane entità che conosciamo e non conosciamo. Allora mi sono domandata sull'infanzia della protagonista, Francesca, e sul suo futuro. E la sua vita mi è apparsa semplicemente, tutto si costruiva da solo. Quindi, la parte più, se mi si permette, sperimentale è andata a costituire il nucleo centrale del romanzo, “Le fascinazioni”. In cui, sostanzialmente, una donna non fa nulla se non subire costantemente fascinazioni, una parola che all'epoca mi piaceva molto perché non era né Bene né Amore, ma una via di mezzo molto più pericolosa. Scrivere di Francesca è stato emozionante, perché tutto aveva un senso senza che fossi io a darlo. Credo di essermi avvicinata alla scrittura per un patto estetico e alla lettura per un bisogno fisico.

D-La risata dei mostri è il romanzo di una donna, prima bambina, poi adolescente e infine adulta, che passa dal fuoco dell’amore dei genitori alla cenere delle molte sigarette fumate col suo ragazzo, alle braci di una vita matrimoniale stuzzicata da incontri reali con amici virtuali.
Quale messaggio vuoi dare ai lettori attraverso il tuo romanzo?

R- La mia non è una narrativa di quelle che lancia messaggi. La mia narrativa vede, e dice. Punto.
Poi ovviamente possiamo trovare vari temi che vengono affrontati nel libro, e forse queste tematiche possono indirizzare il lettore verso qualcosa o qualcuno. Non so, dal tema più grande ed evidente, ossia quello della predestinazione al male, fino a quelli più latenti, come un ritorno incessante della letteratura, dell'arte, della psicoanalisi. Non mi piacerebbe neanche mandare un messaggio ai lettori. Io non sono nessuno per fare una cosa così importante, semmai sono le parole, solo loro, che possono disturbare e piacere. Le parole, una volta scritte, non sono più mie, sono le storie che si scrivono da sole, io sono parte passiva.