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domenica 19 novembre 2023

Incontro di bibliolettura interattiva "Le fasi della vita_L'adolescenza"

L'incontro di bibliolettura interattiva "Le fasi della vita_L'adolescenza" ci racconta di giovani che non riescono facilmente a trovare il loro posto nel mondo, vuoi per insicurezze interiori, vuoi per il volere di persone che non li rispettano. Non bisogna mai dimenticare, però, che crescere significa anche sperare di poter cambiare le cose e renderle a propria immagine. 
Buone letture
Ci sono fiabe dal sapore amaro, come quella che vive Pin, un giovanissimo adolescente che vive in un mondo di adulti piuttosto mostruosi che lo fanno diventare mostruoso, nonostante i nidi di ragno che sono il suo "hotel esistenza"
Dario Amadei con Il sentiero dei nidi di ragno, Italo Calvino
Adolescenza come ricerca della propria identità, quella di due giovani ragazze benestanti e modelle, fin quando la loro vita cambia, come cambia il loro Paese
Marianna Polimene con Le ragazze di Shanghai di Lisa See
Oliva Denaro, una ragazzina che vive la sua adolescenza in piena libertà, finché la sua corsa viene fermata da un ragazzo che vuole tenerla legata a sé
Isabella con Oliva Denaro di Viola Ardone
Da adolescenti si va sempre alla ricerca del pezzo perduto, con tante fragilità di superare, fino a costruire la propria identità e a dire che in fondo, da adolescenti, non era così male
Isabella con Alla ricerca del pezzo perduto di Shel Silverstein
Da adolescenti si va sempre alla ricerca del pezzo perduto, con tante fragilità di superare, fino a costruire la propria identità e a dire che in fondo, da adolescenti, non era così male
Isabella con Alla ricerca del pezzo perduto di Shel Silverstein
Quanti adolescenti si sentono invisibili? Quando iniziano a rendersi visibili agli occhi del mondo?
Carolina Ragucci e Il ragazzo invisibile di Fabbri, Rampoldi, Sardo
Parole poetiche per una storia che molti adolescenti si trovano a vivere ma che non sempre li porta a incontrare un signor cravatta nel loro cammino.
Elena Sbaraglia e Il signor cravatta di Milena Michiko Flasar



sabato 30 settembre 2023

Incontro di bibliolettura interattiva "Le fasi della vita_L'infanzia"

Le sfumature dell'incontro di bibliolettura interattiva "Le fasi della vita_L'infanzia" hanno riguardato tre aspetti: il libro che siamo stati nell'infanzia, il libro in cui il protagonista è un bambino, il libro che ci fa tornare bambini.

Dario Amadei e Canaglia di Pasquale De Caria: l'infanzia del protagonista non è stata facile, ma lui, nonostante tutto, è un personaggio positivo che si tira fuori dai guai e quel periodo della sua vita resterà solo un ricordo.
Anna Calabrò e Bambi: la vita di un capriolo dall'infanzia all'età adulta può rimanere nella scatola dei ricordi a farci compagnia.
Riccardo Castellana, Pinocchio di Collodi e Ventimila leghe sotto i mari di Verne: un pezzo di legno che diventa bambino e un viaggio alla scoperta di mondi sottomarini sono le storie che fanno diventare grandi e che non si dimenticano mai.
Isabella e La casa del nespolo di Sonoko Machida: l'infanzia legata agli alberi di nespolo, alle amicizie sotto l'ombra di quelle piante che sono un bene prezioso da proteggere.
Elena Sbaraglia e Il libro delle case di Andrea Bajani: Io e le case che ha abitato, a partire dalla Case del sottosuolo. Un viaggio dal bambino che è stato all'uomo che è diventato, anche grazie a quelle case che ha abitato.

E voi che storia letteraria sull'infanzia siete?
Buona lettura

domenica 7 giugno 2020

Finalmente è arrivata la primavera di Francesca Romana Giannetti

Finalmente è arrivata la primavera, gli uccellini cantano, il sole splende, i fiori sbocciano e il cielo è sempre più blu, la tempesta si è placata. Io, in questa quarantena, ho riscoperto molte cose, tra cui la "pace" e la mia fanciulezza spesso negata. Ho approfondito molte cose stando in casa da sola con la mia famiglia, innanzitutto che non mi devo far mettere in difficoltà da chi fa la voce grossa, perché sono troppo educata, poi che la vita è una e non te la ridà più nessuno, infine non devo aver paura delle persone che si arrabbiano o si offendono, ho formulato il mio motto: "non mi importa, se qualcosa mi infastidisce lo dico". Ho appurato che non devo permettere agli altri di trattarmi come fossi da meno di loro solo perché ho delle piccole difficoltà motorie.
Le persone possono arrivare in alto benissimo, anche io ci posso arrivare con quattro cose: determinazione, volontà, sapienza e scaltrezza. Perché come dice Corman McCartney (scrittore e drammaturgo statunitense) "è così che fanno i buoni. Continuano a provarci. Non si arrendono mai". In questa quarantena ho imparato a studiare meglio di prima, grazie a mia madre e alla prof Carlini che mi hanno seguito costantemente. Ho scoperto delle qualità che non sapevo di avere grazie a me stessa, ad esempio con la tesina per l'esame di stato della terza media che sto prepando con entusiasmo e serietà, l'unico mio vero dispiacere è per matematica, dove ero arrivata in alto solo con qualche ripetizione, ma purtroppo per me ora non è più possibile farle. Non ho molta paura del virus, perché per prima cosa basta semplicemente seguire le regole costantemente, senza mai arrendersi e seconda cosa mi sono creata una teoria, cioè covid 19 è venuto al mondo per tentare di aiutarci e riallacciare la vita con l'amore facendoci stare in casa. E quindi stando dentro la propria abitazione si possono scoprire nuovi hobby o potenzialità, ad esempio ho scoperto che fare arte mi aiuta molto a scaricare e trasmettere le mie emozioni. Spero che anche altre persone si siano fermate un attimo a pensare a quanto sia bella la vita in armonia, anziché con i nostri piccoli egoismi, violenze e guerre, perché come diceva Martin Luther King "abbiamo imparato a volare come uccelli, a nuotare come pesci, ma non abbiamo imparato l'arte di vivere come fratelli".
Francesca Romana Giannetti

giovedì 10 marzo 2016

Let it Lok: Boati di espansione

Quel momento in cui la melodia affiora lenta.. e sale, sale delicata. Si delinea sinuosa, dipingendo solchi di immensità. E poi il ritmo… assennatamente nasce spontaneo dal remoto nulla, dal silenzioso caos; sopraggiunge strisciando, e disegna serpeggianti sincopi di armonia. Cori di voci solfeggiano dall’anima, trascendendo gli abissali confini della materiale superficialità. Si innalza di seguito il nuovo fascinoso e inno, dai solitari sotterranei, a scrivere incommensurabili sinfonie di fantasiosa estensione; si espande e distribuisce sogni nei secchi campi della desolata dissoluzione.
Alzare alle braccia al cielo, socchiudere le palpebre, dispiegare le mani e aprirsi alla sconfinatezza. Inspirare e lasciarsi cullare dalla vitale linfa dei sogni silenziosi; sgusciare fuori dalle sospirate celle dei sintagmi stagnanti, per inalare sciolte sinfonie di libera spensieratezza e spalancarsi alla “quarta dimensione”; assaggiarla a minuscoli morsi, senza nessuna esitazione…e poi abbracciarla, possederla. Rilassarsi, e lasciarsi solleticare dall’appassionante sensazione di sovrana libertà, ed innamorarsene, passo dopo passo, secondo per secondo. Risvegliarsi dalla sciocca cecità assassina per assaporare quello splendore che sgorga dai vasi più nascosti. Salutare per sempre le supplichevoli speranze di promesse mai esaudite, scommesse mai superate. Lasciare all’aria le ossessionanti discussioni della mente. Smettere di aspettare e finalmente, saltare.
Saltare, ad occhi spalancati senza la precauzione di non vedere l’infinito a cui si stendono le nostre palme.
Saltare oltre quegli abissali confini, al di sopra dei minacciosi boschi delle sanguinarie battaglie, sempre in avanti, sempre più su.
Saltare per salpare nella poesia delle nuove vastità dell’esperienza dei sensi risvegliati.
Saltare. E librarsi nel boato dell’Espansione.
E nell’Espansione l’essenziale chiave della Vita.
Filomena Lok Locantore

lunedì 4 gennaio 2016

Let it Lok: L’albero dei 22 anni

“Un’età felice, un’età spensierata, un’età facile e spassosa…” questo è quello che leggevo negli occhi della gente quando rispondevo alle loro domande sul mio compleanno… 22 anni.
Certo, che io sia nel fior della giovinezza è innegabile; quella fase in cui ci si sente immortali, eternamente energici e stupendamente brillanti. Guardarsi allo specchio: contemplare un’immagine estranea, più femminile, meno adolescente; lo sguardo più profondo, ma ancora infinitamente lucente; entrare lentamente in confidenza con questo nuovo riflesso, e piacersi, riempirsi di entusiasmo, sentirsi pronti per affrontare ancora infinite notti di veglia fino all’alba. Avvertire l’energia vitale che proprio non vuole spegnersi, e talvolta diventa persino incontrollabile, quella magica energia con cui è ancora possibile conquistare il mondo!
L’età in cui pian piano i progetti si costruiscono, passo dopo passo, con costanza e dedizione; alcuni sogni prendono vita, e per gli irrealizzati, bè a 22 anni c’è ancora tempo e possibilità di sognare, e di vivere la vita come un sogno. Inciampare, precipitare, soffocare, morire; e poi rialzarsi, ricostruirsi, rinascere, è ancora gratuito e poco faticoso. Si può ritornare a volare facilmente, anche se ci si dissolve nell’abisso più sconfortevole e sperdutamente buio. Morire e sentirsi desolati è solo una proiezione della mente, un’immagine facilmente distruggibile, da cui ci si può liberare con un po’ di musica, un calice di vino in allegra compagnia, o un po’ di poesia. Ogni singolo errore acquisisce un proprio peso, ma è ancora tutto riparabile. Si è malleabili, duttili; ci si può rimodellare, correggere le cattive abitudini, e potenziare le qualità, imparando dalle esperienze.
Forse quella gente potrebbe avere ragione in fondo; però probabilmente non ha considerato l’altra facciata dell’avere 22 anni.
L’età in cui il tuo senso di immortalità e la tua spassionata energia contrastano fortemente con tutto ciò che accade intorno. Una rapida metamorfosi mossa dal ciclo della vita stravolge la tua vita senza che tu possa fare niente neanche con la tua energia da superventenne. Dire addio a tante figure che ti erano apparse eterne ti scuote, parecchio direi: non credi più alla favoletta che ti raccontavano quando eri piccolo, ovvero che si vola lassù in cielo, e che un giorno prima o poi si ritorna. Ora ti interroghi sul serio, e prendi consapevolezza della certezza che certi quesiti possano solo rimanere irrisolvibili. 
Tutto cambia, si muove: ti senti forte, ma al contempo impotente: tua madre e tuo padre hanno il viso stanco e vorresti poter donar loro un po’ della tua energia, della tua vitalità e sottrarre qualche decina dalla loro età. Vorresti che tutto fosse fiabescamente in equilibrio come lo eri quando spegnevi le candeline del tuo terzo compleanno; preferiresti credere ancora a Babbo Natale, tornare a quell’età in cui attendevi con ansia il momento di essere “adulta”, indipendente, di poter indossare i tacchi e truccarti, e nel frattempo dovevi solo accontentarti del gioco. Ah non avevi tenuto in conto tutto ciò che avrebbe comportato “essere grande”!
I 22 anni…ci vuole anche coraggio ad avere 22 anni! 
Le consapevolezze che affiorano sono sempre più numerose e più aspre e dure, amari magoni da mandar giù, e allora puoi soltanto lasciarti sopraffare dalle situazioni e dai pensieri, dal tuo senso di impotenza e dalla paura del futuro; oppure infischiartene completamente, tapparti le orecchie e bendarti gli occhi, e fingere di vivere ancora in un’allegra favoletta. 
Esiste però anche una saggia terza possibilità, fondere armoniosamente i due rami divergenti dell’albero dei 22 anni, quello dell’energia creativa e quello dell’energia potenzialmente distruttiva: abbracciare le nuove consapevolezze, viverle a pieno, e fare tesoro del dolore che ci provocano; prendere atto del fatto che tutto scorre, e che la vita è una continua marea, imparare a lasciare andare via ciò che è ora che vada via. E sopraffare quel senso di vuoto e distruzione con l’incontenibile energia creativa, reagire. Permettere all’albero di crescere ed espandersi nonostante intorno sia tutto deserto, e contagiare con la propria gioiosa maestosità l’aridità circostante. E regalare così un po’ di vita a chi sembra che non ne possa più, a chi sta per arrendersi. Rivalutare tutto ciò che ti era parso scontato ed eterno, e trovare un senso al famoso detto del tuo prozio ormai scomparso: “C’è più tempo che vita!”
E sorridere perché il magico sorriso contagioso di un ventenne è linfa vitale per tutti gli altri alberi!
Filomena Lok Locantore

lunedì 26 gennaio 2015

Let it Lok: Paura

Quando ci siamo dentro è difficile uscirne, e soprattutto renderci consapevoli. Perché in qualche arcana maniera conosciamo la verità, ma preferiamo non dischiuderla a noi stessi, perché abbiamo paura. Dare libero sfogo alla nostra primordiale essenza, al nostro puro essere ci terrorizza. E allora ci creiamo le prigioni.
Temiamo la mutabilità, ci ancoriamo all’abitudine, alla sicurezza. Ci muriamo nei castelli della nostra mente, visto che ciò che è al di là delle mura di cinta ci fa tremare; e allora prediligiamo la confortevole consuetudine di professare la libertà, mentre in realtà, stiamo erigendo, mattone dopo mattone, la nostra peggiore galera.
Nel pozzo sepolto, giace muta la certezza di essere ammanettati, eppure optiamo ogni nuova mattina, ogni notte di sconforto, per l’illusione di vivere la vita che desideriamo. Scegliamo di persuaderci che tutto sia esattamente come lo vorremmo, e che ci troviamo nel posto dove desidereremmo essere. E così facendo, ci allontaniamo via a gambe levate: via dalla meritevole conoscenza, via dalla realistica essenza, via da noi stessi.
È un po’ come l’attimo in cui devi attraversare la strada, e non ci sono semafori a infonderti rassicurazione. Guardi, e riguardi, e pensi, aspettando l’attimo meno rischioso; le auto sono ancora troppo lontane, anzi neanche ne vedi l’ombra, eppure c’è qualcosa che blocca la pianta dei tuoi piedi, una super potente colla vinilica che ti tiene in trappola tra l’ansia di raggiungere il marciapiede opposto e l’insinuante pensiero  di essere stroncato da un pirata della strada. Forse è tutto inconscio, ma questo meccanismo agisce, e ti incatena. E mentre le tue mani sudano a freddo, i tuoi insidiosi pensieri manipolano la realtà, e la sponda di fronte a te appare sempre più irraggiungibile, tic toc, tic toc, il tempo scorre, e una nuova paura si insedia sinuosamente nei meandri della tua mente: ti accorgi, disperato, di essere in procinto di perdere il bus. L’orchestra della tue testa continua a suonare con eleganza paranoiche sinfonie. E il paradosso accade: una nuova paura scaccia quella vecchia e finalmente ti lanci sulle strisce pedonali. In quel momento non ti sei liberato, anzi hai aggiunto un altro mattone alla tua cella: il tuo coraggio è fittizio. E nel frattempo, scopri deluso che hai anche perso l’autobus, e senza di quello non potrai mai arrivare puntuale all’occasione della tua vita. Perché? Perché senza un dispositivo meccanico che ti suggerisca il momento perfetto per attraversare ti senti perso. Sapete da dove nasce l’appellativo pirati della strada? Beh, la risposta è ovvia: non rispettano il codice della strada, quindi figuratevi se una luce verde o rossa faccia la differenza. Eppure hai lasciato condizionare te stesso e la tua esistenza da un pensiero tenebroso, e futile. È ciò che accade quotidianamente, ed in ogni momento: la paura guida le nostre azioni, i nostri desideri, i nostri modi di fare. Siamo incastrati in meccanismi impercettibili e non vogliamo rendercene conto, e questa stessa consapevolezza, piuttosto che darci stimoli per liberarci, ci rende ancora più prigionieri. E allora l’unica soluzione, per raggiungere il marciapiede opposto è lanciarsi, naturalmente scrutando a destra e a manca con consapevolezza e pienezza, ma senza bombardarsi la mente e distruggere la realtà, ed imparare così a vivere senza semafori!
Filomena "Lok" Locantore

lunedì 13 ottobre 2014

Let it Lok: Dis-alienatevi!

L’alienazione è la prigione dell’uomo moderno, eternamente auto-condannato all’infelicità. Abbiamo tutte le carte in tavola per sperimentare un’esistenza gioiosa, eppure optiamo sempre per la via della triste repressione: reprimiamo la rabbia, mascheriamo la tristezza, fuggiamo via dal dolore, ripudiamo l’amore, temiamo persino la libertà,mettiamo a tacere i nostri sogni, rifiutiamo la felicità. E tutto per orgoglio, e per paura. Ci siamo addirittura ridotti ad aver paura della paura, ansia di avere ansia. Viviamo come zombie allo sbaraglio: abbiamo carne ed ossa, ma la nostra anima che fine ha fatto? Siamo solo assetati di porti sicuri, comodità e benedizioni che cadano dal cielo. E nell’attesa non resta che lamentarci, e piangerci addosso; perché naturalmente la soluzione è difficile da trovare, troppo rischioso. Ovviamente è più facile restare a braccia a conserta a guardare chi ce l’ha fatta, e suicidarsi di invidia e frustrazione.
Sapete cosa vi dico? Sono propria stanca di tutto questo male di vivere, non giustifico più alcuna lamentela. Certo le disgrazie accadono, gli inconvenienti ostacolano il cammino, la strada è tortuosa, ma sono sempre più convinta che ogni caduta sia il momento perfetto per imparare a volare.
Perciò muovetevi da quella benedetta sedia dove passate il tempo incollati su Facebook inchiodati a nascondervi dietro post da moralisti convinti o da eterni infelici! Lasciate tutto e andate! Semplicemente andate,seguendo la pianta dei vostri piedi. Verso il mare se avete voglia di fare un tuffo, verso la montagna se avete voglia di sentirvi un po’ bambini facendo l’angelo nella neve; dall’avvocato se avete un matrimonio privo di amore, tenerezza e passione;o in segreteria studenti, se vi siete accorti che l’università non fa per voi; prendete l’aereo se avete voglia di viaggiare o prendete per mano la ragazza di cui siete innamorati, se avete voglia di amare. Lasciate il vostro lavoro se non vi si addice; se non ne trovate un altro, non importa, lo creerete, con la vostra infinita energia e creatività. Se la radio trasmette una canzone non di vostro gradimento, cambiate stazione! Esiste una soluzione per qualsiasi problema, però innanzitutto è imprescindibile trovare il coraggio di cercare una soluzione.
Dovremmo temere l’abitudine e l’immutabilità, non il cambiamento.  Dovremmo temere l’odio, non l’amore. E l’odio nasce quando ci costringiamo all’infelicità. E l’infelicità eterna, come la soddisfazione inappagata, sono la morte della vita. E di vita ce n’è una sola. Quindi vi chiedo soltanto una cosa: smettete di pensare, e vivete!
L’ultima volta che son caduta, tentennavo barcollando in un tunnel di tenebra. Nulla aveva più significato, neanche la mia passione per la scrittura. Prigioniera della mia depressione, trascorrevo le giornate tra divano, cameretta e toilette, senza musica, senza mangiare, senza scrivere, senza sorridere. E poi una sera all’improvviso, ho smesso di pensare alla paura e alla paura della paura; e in preda ad una violenta tarantolata, ho ritrovato la vita: in una pulsazione, in un colpo di tamburello, dall’arcano porto sepolto è riaffiorata la mia energia primordiale: ero sudata, sentivo il sangue pulsarmi impetuoso nelle vene, ero super-affamata, ma niente e nessuno avrebbe potuto fermarmi. Mi sentivo me stessa, incondizionatamente e totalmente Filomena Lok. Volavo. E così dal buio più terrificante sono tornata ad anelare alla vita.
Beh come vedete non occorrono grandi imprese, basta abbandonarci a ciò che amiamo. Senza paura, senza suggestioni, senza offuscanti preoccupazioni. Just do it!
Concludo questo sfogo liberatorio, inserendovi il testo di una canzone, a mio avviso bellissima, scritta dal cantautore romano Mannarino, affinché possa esservi di incoraggiamento per compiere il primo passo verso la “disalienazione”. Alzatevi e uscite ad acchiappare la vostra felicità !
Filomena Lok Locantore


martedì 6 maggio 2014

"Confidenzialmente" Le interviste di Michela Zanarella

INTERVISTA A RICCARDO FIORANI 

Riccardo Fiorani nasce a Roma il 5 settembre 1991, ha conseguito il diploma di maturità come perito elettronico in telecomunicazioni presso l’I.T.I.S. “Alessandro Volta- Ceccherelli”.
Vive a Corviale. Partecipa come inviato speciale del quartiere all’evento “Poesia alla Biblioteca Renato Nicolini ex Corviale”. Ha pubblicato la sua prima silloge poetica "Cambierai la vita a qualcuno" edita da Progetto Cultura.

D- "Cambierai la vita a qualcuno" è la tua prima silloge poetica, perchè questo titolo e cosa ti ha portato a raccogliere le tue poesie in un libro?

Il titolo “Cambierai la vita a qualcuno” mi è venuto riflettendo sulle cose che ho fatto nella vita per gli altri, cercando sempre di essere positivo, regalando emozioni e sentimenti. Ho raccolto queste poesie grazie al grande sostegno di persone molto importanti per me, tra cui la mia migliore amica, che è venuta a mancare l’anno scorso, alla quale volevo un bene dell’anima. Queste poesie possono essere semplici, ma nei loro versi ci sono delicate sensazioni percebili dai sensi.

D- La tua poesia "Credo nell'amore?" si apre con un interrogativo sui sentimenti, cos'è l'amore per Riccardo Fiorani?

La poesia “Credo nell’amore?” è nata da sofferenze e relazioni molto brevi nelle quali cominciavo a domandarmi se potesse esistere una persona con la quale condividere qualcosa, visto che ormai si erano perse le speranze in questo mondo dove tutto sembra passare velocemente. Credo nell’esistenza dell’amore, bisogna solamente aspettare e quando meno ce lo aspettiamo arriva. L’amore è vita, gioia di vivere, bellezza, l’amore non ha colori, non ha sesso, non ha età, l’amore è quell’inestimabile potere che ci dà emozioni e non ci fa più temere la morte. È frutto di semplici gesti che negli anni portano i due amati a fondersi in un’unica coppia.
Nella poesia “Ti amo” c’è un verso dove esprimo tutto ciò che penso dell’amore: “siamo un’unica cosa in quella “e” che non esiste”.

D- "Aiutare il prossimo è uno splendore, ti apre i margini del cuore". Questi versi mi hanno colpito molto. Quale è stata l'ispirazione per questa tua poesia?

In passato ho avuto l’opportunità di partecipare ad un grest estivo in una chiesa dove ho animato per due anni di seguito il Natale degli anziani in un centro di riposo. Vedere il sorriso disegnato sulla loro bocca, vederli contenti con poco mi rendeva felice e sentivo come se il cuore aprisse i suoi margini. Poter regalare un sorriso ti dà una carica ed una forza incredibili.

D- La tua vita è stata cambiata da qualcuno in particolare?


La mia vita è appena cominciata e spero che possa durare a lungo il mio cammino, ma ci sono due donne che veramente mi hanno cambiato: mia madre, che mi ha insegnato i valori e l’educazione con la sua dolcezza, e una grande amica, che mi insegnato ad essere positivo, sorridere sempre anche se il mondo crolla, purtroppo ci ha lasciati ed ora riposa in cielo.

D-Le tue poesie sono l'espressione di emozioni vissute sulla tua pelle e che comunque hanno una valenza universale. Ce n'è una nella raccolta a cui ti senti maggiormente legato?

Veramente ci sono due poesie alle quali sono particolarmente legato: “Cambierai la vita a qualcuno” per aiutare il prossimo e regalare emozioni con un sorriso e “Ti amo”, le parole più belle da dire alla persona che si ama.

D- Progetti per il futuro?

Spero di continuare a scrivere e mai dire mai nella vita, chissà…

Michela Zanarella

martedì 26 novembre 2013

Let it Lok: E tu, vivi?

Stiamo perdendo di vista il significato del verbo “vivere”. Corriamo per tutta la vita alla ricerca di qualcosa, tralasciando l’aspetto essenziale: vivere. Quanti di voi si sentono davvero VIVI? Quanti di voi sentono la VITA scorrere nelle loro vene?
Parlando con la gente, nella maggior parte dei casi, noto nei loro sguardi una nota di insoddisfazione; infelicità. Qualche amico mi ha persino parlato di apatia, passività di fronte a questa meravigliosa e, unica, opportunità che è la vita.
Ed io non riuscivo a darmi spiegazioni; poi ho capito. Semplicemente, la gente non è più capace di arrestarsi un attimo, per ascoltarsi, conoscersi, assaporare le proprie emozioni, capire chi si nasconde realmente nel più intimo abisso della sua esistenza.
E allora perché non iniziare così?
Una volta un saggio proferì : <<Fatti coraggio: apriti e lascia entrare l’estasi che è la vita!>>
Queste le parole di Osho Rajneesh, un guru indiano, autore di una filosofia di vita basata sull’importanza della consapevolezza (del proprio io, non in maniera egoistica) e la meditazione, chiavi indiscutibili per un’esistenza a 360°, che permetta di assaporare a pieno la vita, senza lasciarla scivolare addosso.
“Quando l’intera esistenza danza, e tu te ne stai seduto in un angolo, misero e infelice, è allora che DEVI LASCIARTI ANDARE ALLA DANZA DELLA VITA. Basta un istante di comprensione, per scatenare una RIVOLUZIONE NELLA TUA VITA.”
Ma come attuare questa rivoluzione??!!
Naturalmente attraverso la conoscenza di sé stessi, dunque mediante la MEDITAZIONE: un modo semplice e sicuro per creare un equilibrio fra lo stato fisico, emotivo e mentale.
Osho la definisce così: << Uno stato che va oltre la mente, di totale presenza di sé, nel quale raggiungere consapevolmente il silenzio interiore>>. La meditazione non include necessariamente pensieri religiosi o spirituali, né è possibile forzarla con un atto di volontà, ma semplicemente lasciare che questo stato di “non mente”, (cioè guardare la cosa senza dare giudizi) si manifesti spontaneamente. Dunque, è la mente di chi innocente si affaccia per la prima volta sull’universo e lo contempla, contrapposta alla mente manipolata.
La meditazione è uno dei tratti salienti della religione induista, indispensabile affinché l’energia , Kundalini, fluisca attraverso i canali Nadi e raggiunga i Chakra, per dare così avvio allo “Yoga”: unione tra corpo e spirito. Lo yoga, infatti, rappresenta una delle vie per raggiungere il Nirvana, lo stato di supremo benessere, caratterizzato dal totale annullamento dei sentimenti, dunque dalla PACE INTERIORE: abbracciare, quindi, l’essenza della propria esistenza, perdendovisi nei suoi meandri.
Per raggiungere questo obiettivo occorre svuotare la mente dai futili pensieri che la bombardano costantemente e dare sfogo all’urlo del nostro silenzio interiore. Questa è la ragion per cui la meditazione si caratterizza nel focalizzare l’attenzione sul presente, in modo tale che la mente, calma, non reagisca ai ricordi del passato, né si preoccupi dei piani per il futuro. Ecco che l’ascolto del flusso del proprio respiro o la ripetizione di un mantra diventano chiavi d’accesso per una dimensione tutta nuova dell’essere.
“Quando vedi qualcosa che ti crea infelicità, lascialo perdere subito, abbandonalo immediatamente, non trattenerlo neppure un istante. Questo è coraggio: coraggio di vivere!” ribadisce Osho, sottolineando il concetto basa della meditazione.
Dunque, Osho non ha mai predicato una fuga dal mondo terreno verso quello spirituale né contrapposto la vita profana a quella religiosa, bensì invita a vivere in maniera naturale e consapevole, che per lui coincide con quella sacra.
Pertanto il percorso che conduce all’“Illuminazione” consiste nel qualificare, con la massima presenza di sé, ogni atto della vita quotidiana.
Concludo la mia riflessione, con queste stupende parole, tratte da uno dei discorsi del saggio.
“La vita è movimento, e l’infelicità dipende dal fatto che noi non ci accompagniamo a quel movimento. O iniziamo ad aggrapparci al passato, e di conseguenza ostacoliamo il movimento,oppure iniziamo a pianificare il futuro, intralciando ugualmente il movimento. Per essere in quel flusso, bisogna essere privi di passato e senza futuro. In quel caso si è movimento; si è vita; non esiste più frattura tra te e il flusso della vita, ecco la gioia, ecco la beatitudine! L’armonia tra te e la vastità della vita.”
Filomena Locantore