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venerdì 13 febbraio 2026

Il bianco che accoglie: esperienze sensoriali ed educazione emotiva nei primi anni

Immaginare una stanza che profuma di aria fresca, dove la luce si fa azzurra e morbida, il silenzio ricorda una nevicata lenta, e le mani incontrano superfici fredde, lisce, granulose.
Non è solo un ambiente scenografico: è uno spazio pedagogico immersivo, progettato per attivare cervello, corpo ed emozioni insieme. Una stanza della neve e del ghiaccio diventa così un laboratorio sensoriale dove l’esperienza precede la parola e dove l’apprendimento nasce dal sentire.

Neuroscienze: perché l’immersione funziona!
Le neuroscienze ci mostrano che il cervello infantile apprende meglio quando l’esperienza è:
• multisensoriale
• corporea
• emotivamente significativa

1. Attivazione sensoriale integrata
Texture fredde, luci soffuse, suoni ovattati stimolano contemporaneamente:
• corteccia somatosensoriale (tatto, temperatura)
• sistema visivo (luci, movimento, riflessi)
• sistema vestibolare e propriocettivo (movimento nello spazio)
Questa integrazione sensoriale rafforza le connessioni sinaptiche e favorisce la memoria a lungo termine.

2. Emozione e memoria
L’esperienza “fredda” e insolita attiva il sistema limbico, in particolare:
• amigdala → coinvolgimento emotivo
• ippocampo → consolidamento dei ricordi
Quando un bambino prova meraviglia, sorpresa o calma, il cervello rilascia dopamina e serotonina: l’apprendimento diventa più stabile e significativo.

3. Regolazione neurofisiologica
Le tonalità blu e bianche, i suoni lenti e il ritmo rallentato:
• abbassano il livello di cortisolo
• favoriscono uno stato parasimpatico (calma e sicurezza)
• migliorano attenzione e autoregolazione
La stanza diventa quindi anche spazio di riequilibrio emotivo.
Le emozioni come porta dell’apprendimento Il freddo evoca immagini primarie e archetipiche: silenzio, quiete, attesa, trasformazione.

Nella stanza immersiva emergono emozioni sottili:
• stupore
• curiosità
• calma
• ascolto
• concentrazione profonda.
Queste emozioni creano uno stato di presenza, condizione ideale per apprendere.
Il bambino non “fa un’attività”: abita un’esperienza.

Valenze pedagogiche
Apprendimento scientifico
• stati dell’acqua (solido/liquido)
• trasformazioni termiche
• osservazione e ipotesi
Sviluppo sensoriale
• discriminazione caldo/freddo
• percezione tattile fine
• coordinazione motoria delicata
Sviluppo emotivo
• riconoscere sensazioni corporee
• verbalizzare stati interni
• autoregolazione
Linguaggio e simbolico
• narrazioni invernali
• metafore (ghiaccio che si scioglie, neve che copre)
• gioco immaginativo (igloo, esploratori, orme)
Proposte di esperienze
• vasche con ghiaccio colorato
• neve artificiale o farina di riso
• proiezioni di fiocchi e aurore
• suoni ovattati di vento lieve
• tavoli luminosi con cristalli trasparenti
• rituale finale di “scioglimento” (acqua tiepida sulle mani)
Ogni proposta deve rispettare lentezza, silenzio, libertà esplorativa.

Il ruolo dell’adulto
L’educatore non dirige: custodisce l’atmosfera. Osserva, nomina le emozioni, offre parole gentili:
“Com’è questo freddo sulle mani?”
“Ti fa sentire sveglio o tranquillo?”
Diventa mediatore tra esperienza corporea e consapevolezza.


Una stanza immersiva “Neve e Ghiaccio” non è solo un allestimento tematico. È un paesaggio educativo dove neuroscienze ed emozioni si incontrano. Nel bianco silenzioso, il bambino scopre qualcosa di essenziale: che conoscere il mondo significa prima sentirlo sulla pelle!
E mentre il ghiaccio si scioglie tra le dita, nasce la prima forma di sapere: la meraviglia!
Angela Melillo

lunedì 2 febbraio 2026

La Stanza delle Emozioni: uno spazio pedagogico per l’ascolto, la scoperta e la crescita

La Stanza delle Emozioni nasce da una progettazione intenzionale e consapevole, che pone al centro il bambino come soggetto attivo del proprio apprendimento. Non si tratta di un ambiente neutro o casuale, ma di uno spazio pensato per accogliere, stimolare e sostenere l’esperienza emotiva, sensoriale e creativa di bambini e bambine, nel rispetto dei loro tempi, delle loro unicità e dei loro bisogni evolutivi.
In questo ambiente educativo non esistono modelli prestabiliti da imitare, né risultati da raggiungere secondo standard definiti. Al contrario, la Stanza delle Emozioni si fonda su possibilità aperte, su proposte non strutturate che invitano all’esplorazione e alla libera interpretazione. Gli stimoli presenti parlano ai sensi, accendono l’immaginazione e favoriscono un apprendimento autentico, che nasce dal fare, dal sentire e dal pensare.
Il contatto diretto con materiali diversi, naturali, di recupero, morbidi, ruvidi, leggeri o resistenti, permette ai bambini di sperimentare attraverso il corpo. Toccando, manipolando, trasformando, essi danno forma non solo a oggetti, ma anche a pensieri ed emozioni. Le mani diventano strumenti di conoscenza, capaci di collegare l’esperienza sensoriale a quella cognitiva ed emotiva. Il corpo, pienamente coinvolto, diventa parte integrante del processo di apprendimento, superando una visione frammentata dello sviluppo.
In questo contesto, ogni bambino è libero di costruire i propri significati.
L’educatore assume un ruolo di osservatore attento e facilitatore, capace di leggere i segnali, valorizzare i processi e sostenere senza dirigere. L’ascolto profondo, l’attenzione ai gesti, ai silenzi e alle scelte spontanee diventano strumenti fondamentali per accompagnare la crescita, favorendo un clima di fiducia e sicurezza emotiva.
La Stanza delle Emozioni è uno spazio vivo, in continuo dialogo con chi lo abita. Respira e cambia insieme ai bambini, si trasforma seguendo i loro bisogni emergenti, accoglie i loro interessi e si lascia modellare dalle esperienze quotidiane. Non è un ambiente statico, ma un luogo in evoluzione, capace di adattarsi e rinnovarsi, mantenendo sempre al centro la relazione educativa.
In questo spazio, il percorso di crescita si configura come un viaggio condiviso: un cammino fatto di scoperte, tentativi, emozioni e meraviglia. La Stanza delle Emozioni accompagna i bambini nei loro primi passi verso la conoscenza di sé e del mondo, sostenendo con delicatezza e rispetto il meraviglioso processo dello sviluppo umano.
Angela Melillo

giovedì 5 giugno 2025

Petra e il giardino zen

Petra e il giardino zen: continuità educativa tra nido Peter Pan e infanzia Montarsiccio attraverso natura, narrazione e senso del sé”

Nel delicato passaggio dal nido alla scuola dell’infanzia, la continuità educativa assume un ruolo fondamentale per garantire ai bambini un’esperienza armonica e significativa. A partire dalla lettura dell’albo illustrato Petra di Marianna Coppo, nasce un progetto pedagogico incentrato sulla creazione condivisa di un giardino zen: uno spazio sensoriale e simbolico dove i bambini possono esplorare, trasformare e lasciare tracce del proprio percorso.

Petra: la meraviglia dell’essere in divenire
Petra non è una semplice pietra. È montagna, isola, uovo, creatura. L’albo illustrato di Marianna Coppo, con tratti essenziali e un umorismo delicato, racconta la forza dell’immaginazione infantile e la capacità trasformativa che caratterizza l’identità dei più piccoli. Petra si adatta, cambia, si reinventa: proprio come i bambini nel loro processo di crescita.
Questo albo diventa così un prezioso strumento per affrontare, insieme ai bambini, il tema del cambiamento legato al passaggio tra servizi educativi. Non con paura o interruzione, ma con stupore e possibilità.
Un progetto ponte: il giardino zen condiviso
Nel dialogo tra nido e scuola dell’infanzia, nasce un progetto comune: la costruzione di un giardino zen sensoriale. Uno spazio naturale, semplice ma evocativo, dove ogni bambino può esplorare con i sensi, giocare con gli elementi e scoprire il valore del tempo lento.
Il giardino viene costruito gradualmente da entrambi i gruppi, con momenti condivisi e attività parallele:
• Manipolazione di sabbia, acqua e pietre
• Decorazione di sassi-personaggio ispirati a Petra
• Racconti all’aperto, osservazione della natura
• Piccoli rituali di passaggio: lasciare una pietra, una parola, un gesto


Obiettivi pedagogici
Il progetto si fonda su alcune finalità chiave:
• Promuovere una continuità vissuta, non solo organizzata, attraverso esperienze comuni
• Rafforzare il senso di identità e appartenenza dei bambini
• Favorire il linguaggio simbolico, corporeo ed emotivo
• Educare alla cura, all’osservazione e alla trasformazione.

Il ruolo dell’adulto: accompagnare e osservare
Educatrici e insegnanti diventano traghettatori di senso. Non solo progettano, ma osservano, ascoltano, documentano. Ogni gesto dei bambini, ogni modifica del giardino, ogni parola lasciata accanto a un sasso è una traccia di crescita, una storia che vale la pena raccontare. La documentazione visiva e narrativa di questo percorso assume un valore formativo anche per le famiglie, coinvolte nella restituzione finale.

Conclusione
La continuità educativa può diventare un’esperienza poetica e concreta. Con Petra come guida, e con un giardino come teatro naturale di relazioni e significati, i bambini imparano che cambiare non è perdere, ma trasformarsi. Che il nuovo non cancella il prima, ma lo accoglie. E che ogni pietra può diventare qualcosa di meravigliosamente unico.
Angela Melillo

venerdì 18 aprile 2025

La stanza immersiva al nido: uno spazio educativo tra sensorialità, emozioni e relazione!

Nel panorama delle pratiche educative rivolte alla prima infanzia, la stanza immersiva si configura come un ambiente innovativo, capace di offrire esperienze profonde e significative per lo sviluppo del bambino nei suoi primi mille giorni di vita. Si tratta di uno spazio multisensoriale in cui luci, suoni, immagini e materiali si combinano per dare forma a un luogo di esplorazione, relazione e crescita.
Un ambiente che parla ai sensi
Secondo le neuroscienze e la pedagogia attiva, i bambini piccoli apprendono attraverso il corpo e i sensi. Il cervello in costruzione ha bisogno di stimoli multisensoriali per rafforzare le connessioni neuronali e sviluppare competenze cognitive, motorie ed emotive. In questo senso, la stanza immersiva rappresenta una risposta educativa coerente con i bisogni evolutivi del bambino.
Luci che cambiano intensità e colore, suoni naturali o musicali, immagini in movimento che si proiettano sulle pareti o sul pavimento: ogni elemento contribuisce a costruire un’esperienza di apprendimento non lineare, ma profonda, emotiva, estetica. L’ambiente diventa un “terzo educatore”, come suggerito da Loris Malaguzzi, capace di influenzare positivamente i processi di scoperta, relazione e identità.
Un luogo di calma e regolazione emotiva
La stanza immersiva non è solo uno spazio di stimolazione, ma anche un ambiente di contenimento emotivo. Può essere pensata come uno spazio “lento”, in cui il bambino ritrova un ritmo naturale, rallenta, si riconnette con sé e con l’altro. In un contesto educativo che spesso è ricco di stimoli, la stanza immersiva offre la possibilità di fare esperienza del silenzio, della meraviglia, dell’ascolto profondo.
Grazie alla modulazione degli stimoli, diventa uno strumento prezioso per accompagnare i bambini nel riconoscimento e nella regolazione delle emozioni. Può sostenere momenti di transizione (ad esempio l’ambientamento), di rilassamento (dopo il pasto o prima del sonno), oppure di esplorazione narrativa e simbolica attraverso immagini e suoni evocativi.
Esperienza, relazione, linguaggio
Dal punto di vista pedagogico, la stanza immersiva è anche uno spazio che favorisce la relazione educativa. L’adulto non ha un ruolo direttivo, ma di presenza sensibile, osservativa e accompagnante. I bambini esplorano in autonomia, condividono emozioni e scoperte, comunicano attraverso il corpo e lo sguardo. Si creano momenti intensi di connessione, sia tra pari che con gli educatori.
Inoltre, l’ambiente stimola la produzione di linguaggi plurimi: corporei, simbolici, emotivi, pre-verbali. Le immagini proiettate possono diventare narrazione, gioco simbolico, stimolo per la verbalizzazione e la costruzione del pensiero. L’ambiente immersivo diventa così uno spazio di alfabetizzazione sensoriale ed emotiva, oltre che cognitiva.
Verso una pedagogia dell’esperienza e dell’attenzione
L’introduzione di una stanza immersiva in un nido non è semplicemente una scelta tecnologica, ma una scelta pedagogica. Richiede cura, progettazione, intenzionalità educativa. Ogni proposta deve essere pensata in funzione del gruppo di bambini, dei loro bisogni e interessi, in coerenza con la visione educativa del servizio.
La stanza immersiva può diventare uno spazio di ricerca anche per il team educativo: un luogo dove osservare, documentare, riflettere sui linguaggi dell’infanzia, sui tempi dell’apprendimento, sulla qualità della relazione. In questo senso, si inserisce in una pedagogia dell’esperienza, della lentezza, dell’attenzione, capace di restituire centralità al bambino come soggetto attivo e competente fin dalla nascita.
La stanza immersiva al Nido Peter Pan: un’esperienza sensoriale tra meraviglia, emozioni e crescita!


Al Nido Peter Pan, ogni ambiente è pensato per accompagnare i bambini in un viaggio quotidiano fatto di scoperte, relazioni e benessere. Tra gli spazi più speciali, la stanza immersiva rappresenta un vero e proprio angolo magico, dove luci, suoni, colori e immagini si fondono per dare vita a esperienze coinvolgenti e significative.
Un luogo che accoglie con dolcezza
La stanza immersiva del Nido Peter Pan è stata progettata per offrire un’atmosfera rassicurante e avvolgente. Appena si entra, ci si immerge in un mondo morbido e tranquillo, dove ogni stimolo è pensato per far sentire il bambino accolto, al sicuro e libero di esplorare. Le luci soffuse, i suoni naturali e le immagini proiettate sulle pareti creano un ambiente che calma, rilassa e stimola la curiosità.
Scoprire il mondo con tutti i sensi
Nei primi anni di vita, l’apprendimento passa soprattutto attraverso l’esperienza sensoriale. La stanza immersiva è uno strumento educativo straordinario perché permette ai bambini di vedere, ascoltare, toccare e muoversi in un contesto ricco e stimolante. Dal cielo stellato alla foresta che prende vita, dall’acqua che scorre alla sabbia che danza, ogni scenario proposto diventa occasione per scoprire, immaginare e comprendere il mondo che li circonda.
Uno spazio per sentire e raccontare le emozioni
Al Nido Peter Pan, grande attenzione è rivolta al mondo emotivo dei bambini. La stanza immersiva diventa anche uno spazio per esplorare le emozioni in modo dolce e giocoso. Un colore caldo può raccontare la gioia, un suono lento può evocare la calma, un’ombra che si muove può accompagnare un momento di introspezione. In questo ambiente, i bambini imparano a riconoscere ciò che sentono, a dare un nome alle emozioni e a trovare nuove modalità per esprimerle.
Inclusione e unicità
Uno degli aspetti più belli della stanza immersiva è la sua capacità di accogliere ogni bambino, con le sue peculiarità, i suoi tempi e i suoi modi. È uno spazio inclusivo, dove tutti possono partecipare, anche chi ha bisogni educativi speciali o difficoltà sensoriali. Gli stimoli possono essere calibrati, modificati o personalizzati, rendendo ogni esperienza accessibile e significativa per ciascuno.
Un supporto prezioso per gli educatori
Per le educatrici e gli educatori del Nido Peter Pan, la stanza immersiva è anche uno strumento di osservazione e progettazione pedagogica. In questo ambiente si colgono emozioni, interessi, linguaggi non verbali e relazioni tra i bambini. È uno spazio che favorisce attività strutturate ma anche momenti liberi, dove la fantasia prende il volo e l’apprendimento si fa spontaneo e gioioso.
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La stanza immersiva del Nido Peter Pan non è solo uno spazio, ma un’esperienza. Un’esperienza che lascia tracce di meraviglia, sicurezza e crescita nel cuore di ogni bambino che la vive. Perché educare, al Peter Pan, significa anche creare luoghi che parlano ai sensi, alla mente e soprattutto al cuore.
Angela Melillo

sabato 29 marzo 2025

Decostruire gli stereotipi di genere al nido: il potere trasformativo degli albi illustrati

Nel contesto educativo del nido, ogni esperienza, relazione o oggetto comunicativo contribuisce alla costruzione dell’identità del bambino. In questo delicato e potente processo, anche i libri assumono un ruolo fondamentale. In particolare, gli albi illustrati rappresentano uno strumento pedagogico prezioso per accompagnare bambine e bambini in una crescita libera da stereotipi, offrendo nuove narrazioni, immagini e modelli possibili di sé e dell’altro.
Infanzia e identità di genere: un processo in divenire
La costruzione dell’identità di genere ha inizio già nei primi anni di vita, attraverso un insieme complesso di esperienze, osservazioni e interiorizzazioni. I bambini, fin dalla più tenera età, ricevono messaggi più o meno espliciti su ciò che “è da maschio” o “da femmina”. Questi messaggi possono essere veicolati da parole, gesti, giochi, vestiti, ma anche – e forse soprattutto – dalle storie che ascoltano e dalle immagini che vedono.
La ripetizione di ruoli convenzionali – la principessa da salvare, il cavaliere coraggioso, la mamma premurosa, il papà lavoratore – contribuisce a costruire un immaginario rigido e limitante. L’educazione al nido ha il compito, e l’opportunità, di spezzare questa catena, offrendo contesti narrativi e relazionali aperti, plurali e non stereotipati.
Albi illustrati: strumenti educativi per l’equità
Gli albi illustrati, per loro natura, parlano al bambino attraverso due linguaggi fondamentali: quello visivo e quello narrativo. Le illustrazioni colpiscono direttamente l’immaginazione e creano mondi possibili; le parole accompagnano, amplificano o contrastano il messaggio visivo, aprendo spazi di riflessione.
Scegliere albi illustrati che rappresentano personaggi fuori dagli schemi tradizionali – bambine avventurose, bambini sensibili, famiglie variopinte, ruoli fluidi – significa seminare nel bambino la possibilità di riconoscersi in modalità differenti da quelle imposte dalla cultura dominante. È un gesto educativo di responsabilità e cura.
La lettura condivisa come spazio pedagogico
La lettura ad alta voce, soprattutto in contesti come il nido, non è mai un atto neutro. È un incontro tra adulti e bambini, mediato dalla narrazione. Quando un’educatrice legge un albo con attenzione, intonazione e partecipazione, crea uno spazio di relazione che stimola l’ascolto, l’identificazione e la scoperta.
In questo spazio, le storie diventano strumenti per esplorare emozioni, ruoli, relazioni e desideri. L’adulto può fare domande, stimolare osservazioni, accogliere interpretazioni: “Che cosa pensi di questo personaggio?”, “Ti è mai capitato qualcosa di simile?”, “Avresti fatto la stessa scelta?”.
Scegliere con cura: una responsabilità pedagogica
Non tutti gli albi sono adatti a un’educazione libera da stereotipi. Alcuni, anzi, perpetuano modelli rigidi, con ruoli e comportamenti legati al genere in modo implicito o esplicito. Per questo, è importante che le educatrici e gli educatori si formino in modo critico, imparino a leggere anche tra le righe e si dotino di strumenti per selezionare albi coerenti con una prospettiva di genere inclusiva.
Tra i criteri utili per la scelta:
• Protagonisti/e non convenzionali
• Rottura degli schemi familiari tradizionali
• Linguaggio non sessista e inclusivo
• Storie che valorizzano diversità, collaborazione, empatia.
All’interno del Nido Peter Pan il gioco simbolico si è rivelato una potente chiave educativa per promuovere lo sviluppo dell’identità, delle relazioni affettive e della libertà di espressione nei bambini e nelle bambine. Il progetto documentato, frutto di osservazioni quotidiane e riflessioni pedagogiche, affronta in modo concreto e sensibile il tema degli stereotipi di genere nella prima infanzia, mostrando come già dai primi anni di vita sia possibile costruire contesti educativi accoglienti, liberi da pregiudizi e capaci di stimolare il pensiero critico.
Il potere delle storie: la maglietta rosa
Tutto ha preso forma a partire da un episodio reale e spontaneo: un bambino,si bagna la maglietta durante un’attività e l’educatrice gli fa indossare una maglietta rosa, l’unica asciutta disponibile. Alla vista del padre, questo semplice gesto diventa oggetto di stupore e imbarazzo. La risposta del bambino, però, è disarmante: “Ma papà, è rosa come l’amore!”.
Un’affermazione tanto semplice quanto potente, che racchiude il senso più profondo dell’intero progetto: educare alla libertà significa permettere ai bambini e alle bambine di essere ciò che sono, senza vincoli imposti da aspettative sociali o culturali.
Il gioco simbolico come specchio dell’esperienza vissuta:
Attraverso l’osservazione sistematica del gioco simbolico nelle varie sezioni del nido (Piccoli, Medi e Grandi), gli educatori e le educatrici hanno potuto rilevare come i bambini, indistintamente dal genere, utilizzino gli oggetti e gli spazi messi a disposizione per esplorare il mondo e le relazioni.
Cucine, bambole, culle, travestimenti, macchinine, trenini: ogni oggetto diventa strumento per rielaborare esperienze, affetti, ruoli. I bambini allattano le bambole, le mettono a dormire, si travestono, si prendono cura degli altri. Lo fanno con naturalezza, senza preconcetti, imitando i gesti degli adulti in un gioco che è al tempo stesso scoperta e costruzione di sé.


L’importanza dell’atteggiamento educativo
Uno degli elementi centrali di questo percorso è stata la riflessione sul ruolo dell’adulto. Le educatrici, osservando i bambini, hanno osservato anche sé stesse. Accogliere significa mettersi in ascolto autentico, rinunciare a giudizi preconfezionati e creare uno spazio in cui ogni bambina e ogni bambino possa esprimersi liberamente.
Il nido, quindi, non è solo un luogo di cura e apprendimento, ma diventa terreno fertile per un’educazione affettiva, sociale e culturale. Un luogo in cui si leggono storie che parlano di emozioni, di uguaglianza, di diversità. Un luogo in cui si impara che i colori non hanno genere, e che ogni gesto di cura è universale.
Educare alla parità: un atto politico e culturale
Questo progetto ci ricorda che l’educazione alla parità non è un obiettivo da rimandare alla scuola primaria o all’adolescenza, ma una semina quotidiana che inizia fin dai primi anni di vita. Attraverso il gioco, le relazioni, le parole, gli sguardi.
Come recita una delle citazioni conclusive del documento:
“Stimolare i desideri delle bambine e dei bambini, educare al rispetto e alla libertà di poter essere ciò che si sceglie è importante già dal nido.”
In un mondo ancora attraversato da disuguaglianze e stereotipi, esperienze come questa ci indicano una direzione chiara: educare alla libertà significa educare al rispetto, all’empatia, all’autenticità. E questo comincia proprio lì, dove tutto ha inizio: nel gioco.
Gli albi condivisi e utilizzati durante il progetto:
1. Una bambola per Alberto – C. Zolotow, C. Delacroix – Ed. Giralangolo
Un albo che mostra come la cura e la dolcezza non abbiano genere: un bambino desidera una bambola per allenarsi a diventare un buon papà.
2. Il trattore della nonna – A. Roveda, P. Domeniconi – Ed. Giralangolo
La nonna è esperta di trattori e crostate: una figura femminile fuori dagli stereotipi.
3. Anche i papà piangono – C. Ravizza, S. Covelli – Ed. Sassi
Un albo che valorizza l’espressione emotiva nei papà: “Anche i papà hanno un cuore colmo di emozioni!”
4. Uno di questi non è come gli altri – Barney Saltzberg – Ed. Salani
Un inno all’inclusione e alla bellezza delle differenze.
5. Ci sono bambini e bambine – Cristina Petit – Ed. Valentina
Un invito a mescolarsi e scoprirsi uguali e diversi allo stesso tempo.
6. Evviva le unghie colorate – Alicia Acosta – Ed. Nube Ocho
Un bambino ama mettersi lo smalto: il piacere dei colori va oltre il genere.
7. Nei panni di Zaff – M. Salvi, F. Cavallaro – Ed. Fatatrac
Zaff gioca con bambole e sogna di fare il ballerino: un racconto sulla libertà di espressione.
8. Tea e Marcello carota e pisello – M. Hood – Emme Edizioni
Due bambini diversi che si completano: Tea non è un pisello, Marcello non è una carota.
9. Chi sono? – Caroline Dell’Ava – Ed. Terre di Mezzo
Un albo poetico sull’identità mutevole, legata al momento e alle emozioni.
10. Io sono foglia – A. Mozzillo, M. Balducci – Ed. Bacchilega
Ogni giorno possiamo essere diversi: accettarsi e accogliere le emozioni.
11. I cinque malfatti – B. Alemagna – Ed. Topipittori
Essere imperfetti può renderci unici e felici.
12. La prima volta che sono nata – V. Cuveillière, C. Dutertre – Ed. Sinnos
Una riflessione poetica sulle tappe della crescita e dell’identità.
13. Piccolo uovo – F. Pardi – Ed. Lo Stampatello
Alla scoperta delle diverse tipologie di famiglia, tutte felici e valide.
Angela Melillo 

mercoledì 4 dicembre 2024

Dal mattino si vede il buongiorno

Dal mattino si vede il buongiorno: i proverbi racchiudono nello spazio di poche parole ciò che l’esperienza ha consolidato nel tempo. Osservare le condizioni atmosferiche mattutine consente di fare una buona previsione per la giornata, perché quando prevale un tempo stabile è segno che la giornata promette bene. Viceversa, se vi sono turbolenze climatiche si potrebbe andare incontro a una giornata uggiosa o addirittura tempestosa.
L’accoglienza nell’ambiente scolastico è il mattino dell’esperienza formativa: mostrare ai genitori uno spazio a dimensione dei bambini è un passaggio fondamentale per rassicurarli sull’adeguatezza delle persone cui vengono affidati i loro figli per iniziare il cammino al di fuori del contesto familiare. È la più potente delega che un padre e una madre danno nella loro funzione genitoriale: riconoscere ad altri la tutela e, quindi, acconsentire che venga occupato il loro ruolo in base alle regole istituzionali. Se poi consideriamo che il tempo della presenza a scuola da parte dei figli diventerà superiore a quello trascorso in qualsiasi altro ambiente di vita nel corso dell’anno scolastico, ecco che diventa prioritario il compito di chi deve fornire garanzie di adeguata accoglienza ai genitori.
Accogliere significa dare ascolto, affinché le domande che scaturiscono dai dubbi e dalle incertezze, specie in relazione alla responsabilità educativa, da parte di genitori spesso molto giovani e ancora inesperti, trovino un orecchio attento per consigli o informazioni che possano aiutare a costruire un repertorio di regole atte a favorire un buon percorso evolutivo nei bambini e nelle bambine.
Significa indurre uno spirito predisposto a fare accoglienza e a dare valore alla diversità di ciascuno.
Significa agire per la costruzione di una società attenta alle differenze e alla ricchezza insita nel reciproco rispetto.
Angela Melillo
[Festa dell'accoglienza nido Peter Pan di Monte Mario a Roma]

martedì 3 settembre 2024

Atelier di lettura

ATELIER di lettura…LEGGERE, ASCOLTARE, NARRARE, OSSERVARE, SFOGLIARE…LE PAGINE DI UN LIBRO nel nido Peter Pan di Monte Mario a Roma

La lettura di libri con immagini, nelle sue varie forme, come un silent book, è uno degli strumenti educativi più duttili e stimolanti che le educatrici possono usare con i bambini del nido. Leggere ad alta voce ai piccoli ogni giorno apporta dei benefici nello sviluppo del bambino tra cui un importante incremento del linguaggio. Non solo, aumenta il livello di attenzione, migliora la memoria e sviluppa l’amore e l’interesse verso i libri.
Leggere ad alta voce fa crescere l’intelligenza! Il progetto delle educatrici del nido Peter Pan di Monte Mario a Roma nasce dall’obiettivo di far appassionare i piccoli, alternando momenti di lettura animata a suoni collegati al testo scelto. Si tratta di un’esperienza sensoriale concreta di riproduzione di situazioni piacevoli, di sollecitazioni motivazionali, di affinamento delle competenze in una visione globale in cui aspetti emozionali e cognitivi sono strettamente intricati.
“Durante il laboratorio abbiamo notato quale interesse abbiano i bambini a guardare le immagini di un libro, aiutandoli a scoprire i diversi mondi che hanno da offrire e il modo più bello per sfogliarli ed apprezzarli. Abbiamo osservato che la magia prende corpo ogni volta che nelle pagine compaiono figure affascinanti e mondi tridimensionali". La magia della comunicazione è nelle parole e al tempo stesso nel silenzio: esse regalano storie, racconti e viaggi sollecitando la fantasia e il pensiero creativo.
L’onda di Suzy Lee... Questo silent book racconta la storia dell’incontro di una bambina con il mondo del mare: prima osservato curiosamente dall’esterno, poi sfiorato timidamente e infine “giocato” fra spruzzi e scherzi, con la compagnia di un buffo gruppo di gabbiani. Fino a quando i loro mondi si incontrano con un’onda che colora tutto di azzurro, e si possono raccogliere le conchiglie come il regalo di un nuovo amico…
La forza educativa della narrazione è rappresentata mirabilmente da un’antica tradizione delle donne del Guatemala: durante la gravidanza raccontano al nascituro i nomi delle piante e tutto ciò che appartiene all’ambiente naturale, man mano che incontrano nel cammino piante fiori animali. L’incontro con il mare è un po’ qualcosa di ancestrale, perché per nove mesi il bambino ha condiviso lo stesso ambiente di un pesciolino. Per cui quando arriva l’onda a riempire di azzurro è come un ricrearsi di un particolare equilibrio, che si può toccare con mano nelle immagini appositamente tracciate. E come se tracce mnemiche venissero a rinforzarsi e a dare spazio al gioco. Attraverso la narrazione si contribuisce alla formazione della personalità in armonia con tutto ciò che ci circonda.
Angela Melillo

venerdì 21 giugno 2024

Lo “spazio appartamento” dei piccoli

Chi non ricorda l’incanto degli ambienti raffigurati dalla maestria disneyana in quel capolavoro che è stato il film di “Biancaneve”? Sette seggioline intorno al tavolo, sette piccoli bicchieri, piatti, posate, una cucina artigianale su misura, e poi i lettini, i comodini, tutti gli elementi dell’arredo… in una atmosfera sognante!
Ecco, sembra questa l’atmosfera che si crea nello “spazio appartamento” dei piccoli, dove loro diventano i protagonisti a 360 gradi per la gestione delle attività che caratterizzano la vita quotidiana di una casa “in miniatura”.
Rappresentare: è la capacità di riprodurre, con qualsiasi forma espressiva, figurativa o plastica, elementi riferiti alla realtà oggettiva. Ricostruendo gli ambienti domestici si fornisce uno spazio di rappresentazione che consente una molteplicità di schemi derivati dalla fantasia dei bambini, che amplificano quelli appresi nella realtà familiare di ciascuno di loro. Diventa possibile operare un’assunzione di ruoli che, stravolgendo le dinamiche reali, consente di veicolare costruzioni simboliche fortemente significative all’interno di uno spazio ludico, di per sé rassicurante e riconoscibile.
In questo modo, giocare nell’appartamento dei bambini diventa, per le operatrici e gli operatori della scuola dell’infanzia, un’occasione irripetibile per cogliere sfumature del vissuto quotidiano che viene riportato nella rappresentazione di ciascuno, sulla scorta del modeling proprio, mostrando i limiti ma anche le potenzialità e le aspettative riprodotte nel canovaccio messo in scena ogni qualvolta si accede a questo spazio.
Diventa, così, possibile, entrando in punta di piedi nel gioco, lasciarsi trasportare dal gioco stesso e fornire nuovi stimoli, ampliare gli schemi e restituire ai piccoli protagonisti del momento il riconoscimento delle loro potenzialità, sulle ali della fantasia.
Angela Melillo

lunedì 4 marzo 2024

L’arte è il caleidoscopio che da senso al nostro agire educativo

Se è vero che l’arte è quel “complesso di regole ed esperienze elaborate dall’uomo per produrre oggetti o rappresentare immagini tratte dalla realtà o dalla fantasia”, chi meglio dei bambini ha le carte in regola per esserne rappresentante? Quante volte li vediamo trasformare un oggetto in qualcos’altro che serve al loro gioco rappresentativo, o raffigurare qualcosa che solo ai loro occhi assume un significato simbolico? 
Ecco come nasce il progetto di mettere nelle mani dei nostri bimbi pitture famose di grandi artisti per lasciarle plasmare, a loro piacimento, e trarne opere nuove, in una rinnovata generazione naif.
Inutile dire che diventa un susseguirsi di invenzioni, in cui il divertimento si mescola, come i colori di una tavolozza, alla ricerca di forme e suggestioni che si animano di una propria vitalità e, come prendessero per mano i piccoli artisti, li rendono artefici di creazioni originali.
Così è nato il Progetto “Arte ed emozioni a Carnevale”, con l’intento di raffigurare le emozioni suscitate nei bambini della scuola d’infanzia dalla presentazione delle varie opere artistiche. E il Carnevale è diventato una vera e propria sfilata fantastica! Per una magia guidata dalle bacchette magiche delle infaticabili insegnanti le tele di Klimt, Mirò, Van Gogh, Pollock, Banski, Monet e Haring sono diventate musa ispiratrice per gli aspiranti pittori nel rappresentare la rabbia, la paura, la tristezza, la felicità, la calma, l’amore. L’impresa è diventata una festa multicolore, che ha visto protagonisti sia i più abili, sia i meno abili, perché anche i bambini con disturbo di sviluppo hanno dato il meglio di sé: l’arte non mette da parte nessuno, c’è spazio per tutti affinché si possa esprimere la propria emozione! Esplorare il mondo dell’arte in questa fase delicata dello sviluppo ha inoltre effetti profondi e molteplici: 
- Espressione e comunicazione: attraverso l’arte, i bambini imparano a esprimere se stessi, le proprie emozioni e il loro mondo interiore. Il disegno, la pittura e altre forme creative diventano un linguaggio attraverso il quale comunicano con il mondo esterno. 
- Sviluppo cognitivo e linguistico: l’arte stimola la mente dei bambini, migliorando le loro capacità espressive e cognitive. Attraverso il disegno, la manipolazione di materiali e l’osservazione di opere d’arte, sviluppano la memoria, l’immaginazione e la comprensione del mondo che li circonda.
- Consapevolezza di sé: creare arte permette ai bambini di esplorare la propria identità. Osservando le proprie opere, imparano a conoscere se stessi, a riconoscere le proprie preferenze a sviluppare una sana autostima. 
- Potenzialità creative: l’arte libera la creatività innata dei bambini. Attraverso il gioco, la sperimentazione e la produzione artistica, scoprono nuove possibilità e imparano a pensare fuori dagli schemi. 
- Sviluppo sensoriale: l’esperienza artistica coinvolge tutti i sensi. I bambini toccano, vedono, ascoltano e sentono i materiali, apprendendo attraverso l’interazione diretta con il mondomateriale. 
- Rispetto per la diversità culturale: attraverso l’arte, i bambini entrano in contatto con stili e periodi storici. Questo li rende più aperti e rispettosi verso le differenze.
- Apprendimento ludico: l’arte è un gioco serio. I bambini imparano divertendosi, senza sentirsi sotto pressione. Questo approccio ludico favorisce l’apprendimento spontaneo e naturale.
Il tutto è culminato nella baraonda finale in piazza, con danze e canti, con la coreografia delle magliette artistiche, insieme ai genitori, compiaciuti per i loro piccoli creativi, sotto gli occhi divertiti della gente, coinvolta in un Carnevale illuminato da una luce nuova.
Angela Melillo