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venerdì 13 febbraio 2026

Il bianco che accoglie: esperienze sensoriali ed educazione emotiva nei primi anni

Immaginare una stanza che profuma di aria fresca, dove la luce si fa azzurra e morbida, il silenzio ricorda una nevicata lenta, e le mani incontrano superfici fredde, lisce, granulose.
Non è solo un ambiente scenografico: è uno spazio pedagogico immersivo, progettato per attivare cervello, corpo ed emozioni insieme. Una stanza della neve e del ghiaccio diventa così un laboratorio sensoriale dove l’esperienza precede la parola e dove l’apprendimento nasce dal sentire.

Neuroscienze: perché l’immersione funziona!
Le neuroscienze ci mostrano che il cervello infantile apprende meglio quando l’esperienza è:
• multisensoriale
• corporea
• emotivamente significativa

1. Attivazione sensoriale integrata
Texture fredde, luci soffuse, suoni ovattati stimolano contemporaneamente:
• corteccia somatosensoriale (tatto, temperatura)
• sistema visivo (luci, movimento, riflessi)
• sistema vestibolare e propriocettivo (movimento nello spazio)
Questa integrazione sensoriale rafforza le connessioni sinaptiche e favorisce la memoria a lungo termine.

2. Emozione e memoria
L’esperienza “fredda” e insolita attiva il sistema limbico, in particolare:
• amigdala → coinvolgimento emotivo
• ippocampo → consolidamento dei ricordi
Quando un bambino prova meraviglia, sorpresa o calma, il cervello rilascia dopamina e serotonina: l’apprendimento diventa più stabile e significativo.

3. Regolazione neurofisiologica
Le tonalità blu e bianche, i suoni lenti e il ritmo rallentato:
• abbassano il livello di cortisolo
• favoriscono uno stato parasimpatico (calma e sicurezza)
• migliorano attenzione e autoregolazione
La stanza diventa quindi anche spazio di riequilibrio emotivo.
Le emozioni come porta dell’apprendimento Il freddo evoca immagini primarie e archetipiche: silenzio, quiete, attesa, trasformazione.

Nella stanza immersiva emergono emozioni sottili:
• stupore
• curiosità
• calma
• ascolto
• concentrazione profonda.
Queste emozioni creano uno stato di presenza, condizione ideale per apprendere.
Il bambino non “fa un’attività”: abita un’esperienza.

Valenze pedagogiche
Apprendimento scientifico
• stati dell’acqua (solido/liquido)
• trasformazioni termiche
• osservazione e ipotesi
Sviluppo sensoriale
• discriminazione caldo/freddo
• percezione tattile fine
• coordinazione motoria delicata
Sviluppo emotivo
• riconoscere sensazioni corporee
• verbalizzare stati interni
• autoregolazione
Linguaggio e simbolico
• narrazioni invernali
• metafore (ghiaccio che si scioglie, neve che copre)
• gioco immaginativo (igloo, esploratori, orme)
Proposte di esperienze
• vasche con ghiaccio colorato
• neve artificiale o farina di riso
• proiezioni di fiocchi e aurore
• suoni ovattati di vento lieve
• tavoli luminosi con cristalli trasparenti
• rituale finale di “scioglimento” (acqua tiepida sulle mani)
Ogni proposta deve rispettare lentezza, silenzio, libertà esplorativa.

Il ruolo dell’adulto
L’educatore non dirige: custodisce l’atmosfera. Osserva, nomina le emozioni, offre parole gentili:
“Com’è questo freddo sulle mani?”
“Ti fa sentire sveglio o tranquillo?”
Diventa mediatore tra esperienza corporea e consapevolezza.


Una stanza immersiva “Neve e Ghiaccio” non è solo un allestimento tematico. È un paesaggio educativo dove neuroscienze ed emozioni si incontrano. Nel bianco silenzioso, il bambino scopre qualcosa di essenziale: che conoscere il mondo significa prima sentirlo sulla pelle!
E mentre il ghiaccio si scioglie tra le dita, nasce la prima forma di sapere: la meraviglia!
Angela Melillo

martedì 29 aprile 2025

Le emozioni dei bambini: oggi mi sento…

Nella sezione dei grandi dell’asilo nido Aquilanti alle 9.30, come ogni mattina, S. è l’ultimo bambino ad arrivare in sezione. Saluta la mamma in fretta e furia, entra correndo con l’espressione furba di chi già sa cosa farà, e infatti si dirige subito nel suo spazio preferito dove lo stanno aspettando i suoi amici disavventure.
La richiesta di noi educatrici a sedersi a mangiare la frutta viene sommersa da schiamazzi continui e dal baccano dei giochi smontati e rimontati in continuazione.
Cantando il ritornello in rima di una canzoncina piano piano riportiamo le cose al loro ordine abituale.
Mangiato frettolosamente l’ultimo pezzettino di frutta, arriva il momento della contesa dei bambini nel proporre la lettura della mattina e ognuno scalpita affinché venga scelta la sua storia preferita.
- Il lupo! Il lupo!, esclama B. (l’albo dal titolo Io sono il più forte)
- I mostri! I colori dei mostri!, richiede L. con tono esuberante (l’albo dal titolo I colori delle emozioni)
Una volta deciso cosa raccontare, ci sediamo tutti in un Cerchio Magico che rappresenta un girotondo, simbolo di pace e amicizia, che accoglie tutti fino a diventare sempre più grande. Più si fa grande il Cerchio più si arricchisce il nostro bagaglio e ci aiuta a guardare da prospettive diverse. Le relazioni si intrecciano in un linguaggio universale e il Cerchio acquisisce il sapore del mistero e il profumo dell’unicità.
La scelta dei bimbi cade su un albo illustrato molto laborioso, I colori delle emozioni di Anna Llenas, ricco di proposte emozionali tanto che i piccoli attori coinvolti, contenitori di vitalità effervescente, improvvisamente si posizionano seduti in rispettoso silenzio. Con occhi curiosi cominciano a percorrere un sentiero misterioso, quello della fantasia, dai colpi di scena inaspettati che colgono i loro visi di sorpresa. Ma sono anche momenti di riflessione, in cui si fanno attenti, con uno sguardo differente e curioso, e si mostrano desiderosi di ascoltare ed essere ascoltati.
Rievocando sensazioni vissute durante il loro quotidiano ci aiutano a comprendere, sin da piccolissimi, ciò che provano.
Alessandra Altobelli

venerdì 18 aprile 2025

La stanza immersiva al nido: uno spazio educativo tra sensorialità, emozioni e relazione!

Nel panorama delle pratiche educative rivolte alla prima infanzia, la stanza immersiva si configura come un ambiente innovativo, capace di offrire esperienze profonde e significative per lo sviluppo del bambino nei suoi primi mille giorni di vita. Si tratta di uno spazio multisensoriale in cui luci, suoni, immagini e materiali si combinano per dare forma a un luogo di esplorazione, relazione e crescita.
Un ambiente che parla ai sensi
Secondo le neuroscienze e la pedagogia attiva, i bambini piccoli apprendono attraverso il corpo e i sensi. Il cervello in costruzione ha bisogno di stimoli multisensoriali per rafforzare le connessioni neuronali e sviluppare competenze cognitive, motorie ed emotive. In questo senso, la stanza immersiva rappresenta una risposta educativa coerente con i bisogni evolutivi del bambino.
Luci che cambiano intensità e colore, suoni naturali o musicali, immagini in movimento che si proiettano sulle pareti o sul pavimento: ogni elemento contribuisce a costruire un’esperienza di apprendimento non lineare, ma profonda, emotiva, estetica. L’ambiente diventa un “terzo educatore”, come suggerito da Loris Malaguzzi, capace di influenzare positivamente i processi di scoperta, relazione e identità.
Un luogo di calma e regolazione emotiva
La stanza immersiva non è solo uno spazio di stimolazione, ma anche un ambiente di contenimento emotivo. Può essere pensata come uno spazio “lento”, in cui il bambino ritrova un ritmo naturale, rallenta, si riconnette con sé e con l’altro. In un contesto educativo che spesso è ricco di stimoli, la stanza immersiva offre la possibilità di fare esperienza del silenzio, della meraviglia, dell’ascolto profondo.
Grazie alla modulazione degli stimoli, diventa uno strumento prezioso per accompagnare i bambini nel riconoscimento e nella regolazione delle emozioni. Può sostenere momenti di transizione (ad esempio l’ambientamento), di rilassamento (dopo il pasto o prima del sonno), oppure di esplorazione narrativa e simbolica attraverso immagini e suoni evocativi.
Esperienza, relazione, linguaggio
Dal punto di vista pedagogico, la stanza immersiva è anche uno spazio che favorisce la relazione educativa. L’adulto non ha un ruolo direttivo, ma di presenza sensibile, osservativa e accompagnante. I bambini esplorano in autonomia, condividono emozioni e scoperte, comunicano attraverso il corpo e lo sguardo. Si creano momenti intensi di connessione, sia tra pari che con gli educatori.
Inoltre, l’ambiente stimola la produzione di linguaggi plurimi: corporei, simbolici, emotivi, pre-verbali. Le immagini proiettate possono diventare narrazione, gioco simbolico, stimolo per la verbalizzazione e la costruzione del pensiero. L’ambiente immersivo diventa così uno spazio di alfabetizzazione sensoriale ed emotiva, oltre che cognitiva.
Verso una pedagogia dell’esperienza e dell’attenzione
L’introduzione di una stanza immersiva in un nido non è semplicemente una scelta tecnologica, ma una scelta pedagogica. Richiede cura, progettazione, intenzionalità educativa. Ogni proposta deve essere pensata in funzione del gruppo di bambini, dei loro bisogni e interessi, in coerenza con la visione educativa del servizio.
La stanza immersiva può diventare uno spazio di ricerca anche per il team educativo: un luogo dove osservare, documentare, riflettere sui linguaggi dell’infanzia, sui tempi dell’apprendimento, sulla qualità della relazione. In questo senso, si inserisce in una pedagogia dell’esperienza, della lentezza, dell’attenzione, capace di restituire centralità al bambino come soggetto attivo e competente fin dalla nascita.
La stanza immersiva al Nido Peter Pan: un’esperienza sensoriale tra meraviglia, emozioni e crescita!


Al Nido Peter Pan, ogni ambiente è pensato per accompagnare i bambini in un viaggio quotidiano fatto di scoperte, relazioni e benessere. Tra gli spazi più speciali, la stanza immersiva rappresenta un vero e proprio angolo magico, dove luci, suoni, colori e immagini si fondono per dare vita a esperienze coinvolgenti e significative.
Un luogo che accoglie con dolcezza
La stanza immersiva del Nido Peter Pan è stata progettata per offrire un’atmosfera rassicurante e avvolgente. Appena si entra, ci si immerge in un mondo morbido e tranquillo, dove ogni stimolo è pensato per far sentire il bambino accolto, al sicuro e libero di esplorare. Le luci soffuse, i suoni naturali e le immagini proiettate sulle pareti creano un ambiente che calma, rilassa e stimola la curiosità.
Scoprire il mondo con tutti i sensi
Nei primi anni di vita, l’apprendimento passa soprattutto attraverso l’esperienza sensoriale. La stanza immersiva è uno strumento educativo straordinario perché permette ai bambini di vedere, ascoltare, toccare e muoversi in un contesto ricco e stimolante. Dal cielo stellato alla foresta che prende vita, dall’acqua che scorre alla sabbia che danza, ogni scenario proposto diventa occasione per scoprire, immaginare e comprendere il mondo che li circonda.
Uno spazio per sentire e raccontare le emozioni
Al Nido Peter Pan, grande attenzione è rivolta al mondo emotivo dei bambini. La stanza immersiva diventa anche uno spazio per esplorare le emozioni in modo dolce e giocoso. Un colore caldo può raccontare la gioia, un suono lento può evocare la calma, un’ombra che si muove può accompagnare un momento di introspezione. In questo ambiente, i bambini imparano a riconoscere ciò che sentono, a dare un nome alle emozioni e a trovare nuove modalità per esprimerle.
Inclusione e unicità
Uno degli aspetti più belli della stanza immersiva è la sua capacità di accogliere ogni bambino, con le sue peculiarità, i suoi tempi e i suoi modi. È uno spazio inclusivo, dove tutti possono partecipare, anche chi ha bisogni educativi speciali o difficoltà sensoriali. Gli stimoli possono essere calibrati, modificati o personalizzati, rendendo ogni esperienza accessibile e significativa per ciascuno.
Un supporto prezioso per gli educatori
Per le educatrici e gli educatori del Nido Peter Pan, la stanza immersiva è anche uno strumento di osservazione e progettazione pedagogica. In questo ambiente si colgono emozioni, interessi, linguaggi non verbali e relazioni tra i bambini. È uno spazio che favorisce attività strutturate ma anche momenti liberi, dove la fantasia prende il volo e l’apprendimento si fa spontaneo e gioioso.
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La stanza immersiva del Nido Peter Pan non è solo uno spazio, ma un’esperienza. Un’esperienza che lascia tracce di meraviglia, sicurezza e crescita nel cuore di ogni bambino che la vive. Perché educare, al Peter Pan, significa anche creare luoghi che parlano ai sensi, alla mente e soprattutto al cuore.
Angela Melillo

lunedì 2 dicembre 2024

SCIENZA E STUPORE, i bambini insegnano

“La più bella e profonda emozione che possiamo provare è il senso del mistero; sta qui il seme di ogni arte, di ogni vera scienza”. (A. Einstein). Mi piace iniziare questa riflessione sull’esperienza appena vissuta nella nostra scuola, il Polo ZeroUndici “San Francesco di Sales” di Roma, da parte di tutti i bambini che la frequentano da 1 a 11 anni, coinvolti in una settimana di full immersion nell’ambito della scienza. Come tutti siamo a conoscenza, la legge 197 del 29/12/22 e il DM 184 del 15/9/23 con le Linee Guida alle Discipline STEAM hanno sollecitato l’attenzione del mondo della scuola non tanto sulle singole discipline, che da sempre hanno il loro spazio nella programmazione e nel curricolo d’Istituto, ma sull’aspetto dell’interdisciplinarietà che ci riconduce alla vita nella sua quotidianità e al mondo del lavoro. L’esercizio di ogni professione e attività non richiede abilità ristrette a un solo ambito, bensì abilità trasversali necessarie ad ogni persona per compiere bene il proprio lavoro. Per fare un esempio pratico, un architetto deve conoscere senz’altro la matematica e possedere nozioni d’ingegneria, avere basi scientifiche ma anche estetiche, soprattutto se si occupa di edifici, restauri e quant’altro, e infine, oggi più che mai, avere solide conoscenze tecnologiche. Ma aggiungerei che non devono mancare buone capacità espositive, il saper presentare i suoi lavori, saper illustrare i suoi progetti; nel mondo globale di oggi avere ottima conoscenza delle lingue, ma qui mi fermo perché ci sarebbe da argomentare all’infinito.
Per tornare a noi, in fase di progettazione iniziale, abbiamo deciso di creare, durante l’anno scolastico, delle settimane tematiche, ognuna delle quali si focalizza su ogni disciplina STEAM e siamo partiti in novembre, dal 18 al 22, con la settimana dedicata alla scienza. Per la Scuola dell’Infanzia e i cuccioli del Nido sono state pensate dalle insegnanti ed educatrici attività laboratoriali, sempre partendo dal racconto di una storia e poi seguite dallo sperimentare fisicamente materiali diversi e reazioni differenti di vari elementi. Alla scuola dell’Infanzia, ad esempio, ci siamo spinti abbastanza in alto, presentando ai bambini ogni giorno qualche personaggio della scienza, come Galileo Galilei, Einstein, Leonardo da Vinci e passando poi alla fase degli esperimenti reali: dalle “macchine volanti” progettate da Leonardo e tradotte in aeroplanini di carta colorata che hanno sfrecciato nel giardino della scuola, al principio di Archimede sulla densità dei liquidi, sperimentando con acqua, colorante alimentare, miele olio, detergente per stoviglie, l’effetto degli strati di liquido separati fra loro. L’apice dell’esperienza è stato il tempo trascorso nel laboratorio di scienze della scuola, in cui anche i piccoli hanno potuto visualizzare, ingranditi al microscopio, vari tipi di materiale come sale grosso, foglie, piccoli sassi, conchiglie ed esprimere le loro osservazioni. Qui abbiamo potuto toccare con mano quanto i bambini, a differenza di noi adulti, siano capaci di stupore e di emozionarsi ed entusiasmarsi per ogni piccola scoperta che, fino a quel momento, era stata racchiusa in un’aria di mistero. Le loro espressioni sul volto, gli occhi sbarrati ma pieni di luce, le bocche spalancate a “O” confermano le parole di Einstein che ho citato all’inizio e la consapevolezza che nessun ambito della nostra vita possa tenere lontano le emozioni, che sono parte integrante di noi. 
La Scuola Primaria ha vissuto la settimana della scienza con tantissime belle opportunità di scoperta e di crescita, impreziosite dalla partecipazione e conduzione del Dott. Dario Amadei e della Dott.ssa Elena Sbaraglia. Il lunedì hanno aperto la “Settimana” con le classi dalla prima alla terza, presentando ai bambini il bellissimo albo illustrato digitale “Esplorando con la fantasia”, da loro creato appositamente per i piccoli uditori. Con la sua grande formazione scientifica e la capacità insuperabile di saper parlare ai bambini in modo facile di cose difficili, Dario ci ha fatto vivere due ore veramente fantastiche, colme di tanti “Ohhh!” di meraviglia, di una folla di mani alzate per porre domande, raccontare esperienze e la voglia di poter sperimentare al microscopio quanto prima, cosa che è stata realizzata nei giorni successivi. Anzi, seguendo il suo consiglio, tutti hanno disegnato ciò che hanno osservato: la realtà, l’elemento analizzato, il “com’è”, e la fantasia: “che cosa mi sembra”, cioè a che cosa associavano l’immagine vista al microscopio. L’incontro con le classi di quarta e quinta, qualche giorno dopo, ha condotto i bambini in un “Viaggio nella storia della medicina” per imparare l’importanza dell’educazione sanitaria e “acquisire la salute attraverso il proprio comportamento e i propri sforzi”, come dice l’OMS. Anche qui si è parlato del microscopio come fondamentale strumento nel campo della medicina, della differenza fra batteri e virus, dei grandi medici della storia che hanno dato importanti contributi al mondo sanitario. Inutile dire quanta attenzione, interesse, curiosità e quanto entusiasmo abbiano dimostrato gli uditori. Basta vedere che la tabella dei turni per l’accesso delle classi al laboratorio di scienze è sempre piena di…piccoli ricercatori. Mi piace concludere questa mia condivisione con chiunque vorrà leggerla sottolineando un concetto per me estremamente importante: non c’è nulla che i bambini non siano in grado di apprendere, nulla che non sia adatto. Si tratta solo di adeguare a loro il nostro linguaggio e far leva sul loro coinvolgimento, sulla curiosità e fantasia che sanno tirare fuori, che ha una parte molto importante anche nel mondo scientifico. 
Ce lo dice un “gigante” nell’ambito della scienza, Giorgio Parisi, premio Nobel per la fisica: “La fantasia è fondamentale per la scienza, perché bisogna inventarsi delle soluzioni che nessuno prima si era inventato”. A qualcuno sembrerà strano che un grande scienziato come lui non si sia limitato ad argomentare solo di temi scientifici, ma abbia pubblicato una raccolta di favole intitolata “Tre favole e altre storie” dedicata ai suoi figli e nipoti. In un’intervista a Tgcom24 ha sottolineato l’importanza di coltivare la curiosità e la fantasia nei bambini, fin dalla tenera età. Uno dei tanti compiti della scuola è proprio questo: stimolare la creatività e la fantasia dei bambini, preparandoli ad affrontare le sfide del futuro.
Suor Mariapaola Campanella, Coordinatrice Scuola S. Francesco di Sales

mercoledì 28 giugno 2023

“Oggi decido io” - Libertà creativa e autodisciplina

Il progetto sperimentale “Oggi decido io”, attuato alla Scuola dell’Infanzia nella seconda parte dell’anno scolastico, è stato strutturato in 3 tappe. Lasciandoci guidare dalle parole di Maria Montessori: “per aiutare un bambino, dobbiamo fornirgli un ambiente che gli consenta di svilupparsi liberamente” abbiamo deciso insieme di inserire nella terza tappa qualche variante rispetto alle esperienze precedenti: le maestre non avrebbero proposto alcuna attività laboratoriale specifica, ma avrebbero solo creato in ogni sezione tanti angoli e spazi forniti di varie tipologie di materiali.
Osservando quanto si presentava ai loro occhi, i bambini avrebbero dovuto scegliere liberamente che cosa fare, facendosi guidare dalla fantasia e dall’ispirazione del momento.
Abbiamo inoltre proposto ai bambini di lavorare dividendosi in gruppi di età omogenea, per osservarli nel loro relazionarsi con i pari, dal momento che all’interno di ogni sezione sono di due fasce d’età.
Possiamo dire che ognuna di queste tappe è stata vissuta dai bambini con entusiasmo ed eccitazione, grazie alla modalità con la quale le maestre hanno saputo preparare il terreno: da una parte incuriosendoli con l’effetto sorpresa che, alla fine, non li faceva stare più nella pelle dalla curiosità, dall’altra prospettando loro il valore e la positività di scegliere in piena libertà, di gestire in autonomia il loro lavoro, indipendentemente dalla figura adulta di riferimento.
Il 4 giugno, giorno tanto atteso, i bambini di 3 anni si sono radunati nella sezione dei Pesciolini Gialli, i bambini di 4 anni si sono uniti ai Pesciolini Verdi e i “cinquenni” si sono ritrovati nella sezione dei Pesciolini Rossi.
È stato bellissimo osservare le loro reazioni in ogni aula e percepire gli “ohhh!” pieni di stupore, ma anche vederli impegnati a osservare con una certa serietà i materiali a loro disposizione perché c’era solo l’imbarazzo della scelta: un ricco angolo delle loose parts; spazi attrezzati per la pittura; colla, forbici, cestini di pezzetti di carta colorata di ogni tipo e cartoncini formato A4 per fare dei collage; angoli con contenitori di pasta di sale di vari colori, ma anche farina e acqua per impastare; pasta alimentare di vari formati da infilare e farne collane e braccialetti.
La maggior parte dei bambini, dopo aver concluso un’attività, ha cambiato postazione, dedicandosi ad altro e riuscendo a svolgere anche due o tre laboratori, con un’aria soddisfatta e vincente.
Anche questa volta ci siamo rese conto che, durante le due ore in cui erano stati assorbiti dalle attività, i bambini erano stati capaci di gestirsi in autonomia, senza ricorrere all’aiuto delle insegnanti, avevano scelto con cura il materiale e il tipo di lavoro che volevano fare, erano in grado di lavorare concentrati e senza confusione, parlando tra loro, in qualche caso aiutandosi o lavorando insieme, esprimendo le loro emozioni e anche raccontandosi che cosa stavano facendo e che cosa avevano intenzione di fare dopo.
Molto bello è stato il rientro di ogni gruppo nella propria sezione di appartenenza: in quel momento, sì, c’è stato qualche attimo di confusione, perché tutti volevano raccontare la loro esperienza, descrivere ciò che avevano fatto, ma anche tirare fuori il turbinio di emozioni che…esplodeva dentro di loro.
In questo contesto così allegramente eccitato, mentre le parole e i racconti fluivano inarrestabili, per me è stato estremamente emozionante anche vedere brillare gli occhi delle maestre mentre ascoltavano i racconti dei loro bambini.
Leggevo nei loro sguardi, sui loro volti non solo la felicità derivata dalle esperienze significative ed entusiasmanti che i bambini avevano fatto, ma la gioia di poter osservare la loro maturità, la loro capacità di scegliere quello di cui veramente avevano bisogno, la loro autonomia. Tante e soddisfacenti conquiste!
Concludendo, mi sento di condividere in pieno, ancora una volta, le parole della grande Maria Montessori: “Il più grande segno di successo per un insegnante… è poter dire: i bambini stanno lavorando come se io non esistessi”.
La coordinatrice Suor Mariapaola Campanella

lunedì 27 marzo 2023

“Oggi decido io” I bambini e il trinomio creatività-emozioni-apprendimento

Dopo il successo dell’esperienza “Oggi decido io”, svolta precedentemente con i bambini della Scuola dell’Infanzia del Polo Zerosei, il team dei docenti ha deciso di ritentare questa esperienza dimostratasi molto proficua e stimolante per tutti i bambini compresi fra i tre e i cinque anni.
Si è pensato di comune accordo di proporre laboratori diversi optando per: uno di preparazione della pizza al pomodoro, uno di pittura verticale, utilizzando come pennelli e spatole parti di vari tipi di verdura e frutta, e un laboratorio di costruzione di strumenti musicali con materiale di riciclo.
Dopo la prima esperienza, la proposta di un altro laboratorio simile è stata accolta con un entusiasmo travolgente da parte dei bambini, che hanno trascorso i giorni precedenti alla data stabilita in un clima di attesa carica di eccitazione, confrontandosi tra loro sull’eventuale scelta che avrebbero fatto e caricandosi a vicenda di entusiasmo e aspettative.
Arrivato il giorno tanto desiderato, anche questa volta abbiamo notato con piacevole sorpresa che i bambini si erano ben distribuiti a livello numerico nei tre laboratori, senza alcuna sproporzione tra un’aula e l’altra. Il clima era molto disteso e tutti parlottavano fra loro senza esagerare col tono di voce, sembrava quasi che esistesse un mutuo accordo di autodisciplina.
In questo secondo round è stato necessario un minimo intervento iniziale da parte delle insegnanti per fornire indicazioni sulle procedure sia del laboratorio di pizza, sia di quello relativo alla costruzione degli strumenti musicali.
Nel primo caso una delle maestre aveva già portato l’impasto pronto, spiegando ai bambini che era stato necessario prepararlo prima per dare alla pasta il tempo di lievitare e rispondendo alle loro domande in proposito; ad ogni bambino è stata data poi una quantità di pasta da lavorare ulteriormente, stendere e condire con gli ingredienti che erano stati disposti sui tavoli; le pizze, una volta preparate, sono state cotte nel forno della cucina della scuola e degustate a tavola durante la mensa scolastica.















Per la costruzione degli strumenti musicali, erano stati preparati tubi di cartone interni ai rotoli di carta Scottex da riempire con materiali vari -riso, piccole conchiglie, sassolini, ecc.. – per ricavarne dei bastoni della pioggia, sagome di cartone alle quali attaccare dei campanellini per farne dei sonagli, piatti di materiale compostabile e piccoli sonagli per costruire tamburelli, cucchiai e ovetti di plastica per ricavarne maracas, cannucce da bibite per costruire dei flauti di Pan.
Tutti gli strumenti sono stati prima dipinti e liberamente decorati col materiale a disposizione.


Nel laboratorio di pittura il setting che era stato preparato era costituito dai tavoli disposti in verticale con grandi fogli bianchi attaccati e varie ciotole con stampi e pezzi di verdura e frutta di ogni tipo.
Pur essendo diversissime le tre attività, quello che abbiamo osservato tutte insieme è stato l’entusiasmo presente in tutti i bambini, anche i più timidi e meno chiacchieroni.
Dopo il momento iniziale di concentrazione per decidere che cosa e come fare, seguito dal tempo dedicato allo svolgimento del lavoro con una certa attenzione, pur dialogando allegramente insieme, alla fine è esplosa la gioia e un palpabile senso di soddisfazione. Possiamo certamente riconoscere come assolutamente vere le parole di Albert Einstein che affermava che “la creatività è l’intelligenza che si diverte”. Quel giorno il divertimento era assicurato!
I visetti dei bambini che avevano creato strumenti musicali avevano l’espressione gioiosa e fiera di chi è consapevole di aver realizzato un vero capolavoro e tutti morivano dalla voglia di farci sentire le note… più o meno musicali che erano in grado di produrre.


Ma la gioia e l’esaltazione maggiore sprizzava dagli occhi e dai volti dei piccoli “pizzaioli” e dei “writers” in erba, non tanto e non solo per il prodotto del loro lavoro, di cui erano orgogliosi, ma perché si erano potuti imbrattare a volontà, senza restrizioni e divieti.
I primi erano felici delle loro mani appiccicose e infarinate e degli schizzi di pomodoro sul nasetto e sulla tuta, gli altri erano riusciti a imbrattarsi fino ai gomiti e mostravano le loro mani e braccia con una certa aria di trionfo.
Questa esperienza è stata ancora più preziosa e ricca di osservazioni e riflessioni per noi insegnanti. Prima di tutto abbiamo appurato che la fantasia dei bambini è molto più ampia di quella degli adulti e non finisce mai di sorprenderci. Ad esempio, noi davamo un po’ per scontato che i bambini che avevano scelto il laboratorio di pittura avrebbero usato gli “stampi”, preparati dalle maestre con le verdure, per le loro creazioni pittoriche; qualcuno lo ha fatto inizialmente, ma poi c’è stata da parte di tutti come una…inversione di tendenza, che ha fatto loro abbandonare gli stereotipi prevedibili che fanno parte del nostro modo “adulto” di vedere le cose e tutti si sono lasciati travolgere dai colori, dall’ebbrezza di mischiarli insieme e lasciare tracce colorate su quei grandi fogli bianchi, utilizzando rametti di rosmarino o bietola come pennelli, pezzi di finocchio, peperone o altro come spatole e via dicendo…
Fra qualche giorno è previsto il momento di autovalutazione e riflessione dei bambini, che guarderanno le foto scattate durante i laboratori e faranno i loro commenti.
Subito dopo si aprirà per tutto il team pedagogico un lungo capitolo di riflessione sul forte legame tra emozioni, creatività e apprendimento nella vita dei bambini e nel loro contesto scolastico perché, pur nella loro semplicità, i bambini sanno unire mente, cuore e fantasia in ogni cosa che fanno.
Offrire la possibilità ad ognuno di loro di dare spazio alla propria creatività, è vedere i loro occhi brillare di gioia e, come ci insegna Bruno Munari, “un bambino creativo è un bambino felice”.
Maria Paola Campanella, direttrice dell'Istituto San Francesco di Sales, Roma

martedì 7 marzo 2023

“Oggi decido io” – Educare i bambini al “fare da sé”

«Un buon insegnante è uno che si rende progressivamente superfluo» (T. Carruthers).

Mi sono imbattuta per caso, più volte, in queste parole navigando sul web, e mi hanno fatto riflettere, potenziando la mia convinzione che ogni insegnante o educatore deve essere in grado di porsi accanto al bambino come un compagno di viaggio, offrirgli semplicemente la sua presenza e intervenire in punta di piedi, perché, come diceva Malaguzzi “è sufficiente che i bambini sentano la tua presenza, sentano che sei con loro. Questo li renderà fiduciosi e consapevoli di ciò che sta succedendo e di ciò che stanno apprendendo. […] Devi lasciare che siano loro gli autentici protagonisti”.
Dopo un anno di preparazione e formazione intensa, studiando le Linee pedagogiche per il Sistema integrato Zerosei, e dopo alcuni mesi in cui, divise a piccoli gruppi, insegnanti ed educatrici si sono impegnate nella stesura di un progetto per poter strutturare il nostro Polo Zerosei, all’inizio di settembre 2022 siamo partite insieme con entusiasmo e grinta per offrire ai nostri bambini un ambiente che offra loro innanzitutto relazioni positive, poi stimoli, situazioni, setting e strumenti utili non solo al loro apprendimento, ma al sentirsi “a casa” in un ambiente accogliente e piacevole.
È stato, ed è ancora, un percorso non privo di sacrificio e capacità di adattamento da parte di tutte, soprattutto perché abbiamo rivoluzionato gli spazi, rendendoli aperti, scambievoli e condivisibili per tutti i bambini, ovviamente organizzando e programmando accuratamente le giornate e le attività educative da proporre.
In uno dei tanti pomeriggi di programmazione e progettazione, che a volte comprendono tutto il personale educativo del Polo, a volte solo la fascia 0-3, altre volte quella 3-6, come in questo caso, un lampo di follia – uno dei tanti – mi ha attraversato la mente e mi sono lanciata nell’azzardata proposta: perché non pensare una mattinata in cui in ogni sezione si prepara un laboratorio con del materiale a disposizione e i bambini scelgono liberamente dove andare?
Passato il primo momento di sguardi… costernati e intimoriti, qualche volto ha iniziato a illuminarsi e ad accarezzare l’idea, che cominciava a sembrare un po’ meno folle e persino… realizzabile.
Lanciato il sasso, ho lasciato che le insegnanti, nei giorni seguenti, si organizzassero liberamente per stabilire “chi preparava cosa” ed ecco l’idea di un laboratorio di pasta al sale colorata, un laboratorio di pittura verticale da realizzare su fogli di carta bianca o attaccati alle pareti dell’aula (adeguatamente rivestite di fogli di plastica), oppure ai cavalletti o ai tavoli messi in verticale, infine un laboratorio con l’utilizzo delle loose parts.
Abbiamo chiamato quest’esperienza “Oggi decido io”.
A un certo punto della mattinata, nel giorno X stabilito,
con passo titubante mi sono diretta verso il piano della scuola dell’infanzia, temendo di trovarmi in una confusione da… caos primordiale e invece, aggirandomi per le sezioni, sono rimasta felicemente sorpresa e quasi non credevo ai miei occhi: i bambini si erano autonomamente collocati nell’una o nell’altra sezione in maniera numericamente equilibrata, in ogni laboratorio erano presenti e operativi bambini di ogni età e sezione, non c’era assolutamente confusione.
Tutti lavoravano in piena autonomia, conversando fra loro con un tono di voce accettabile e aiutandosi reciprocamente, con un’attenzione particolare ai più piccoli di 3 anni, verso i quali realizzavano una vera e propria modalità di peer tutoring, ad esempio mostrando come prendere il colore col pennello o come stendere la pasta di sale, dopo averla lavorata con le mani, per poterne ricavare forme diverse con gli stampini. Le insegnanti erano presenti in modo molto discreto, con la funzione di osservatrici attente, pronte a captare e ad annotarsi i dialoghi che accompagnavano il lavoro dei bambini. In nessun laboratorio è stato richiesto da parte dei bambini l’intervento delle insegnanti per risolvere qualche piccola difficoltà.
Durante le piccole interviste che le maestre hanno fatto dopo questa esperienza, i bambini hanno dato risposte molto positive, piene di entusiasmo e soddisfazione, e hanno espresso il desiderio di ripeterla ancora.
Nello scambio di impressioni e osservazioni che sono poi seguite a questa giornata, tutte abbiamo evidenziato quanto sia importante per i bambini misurare la propria capacità di fare da soli, di orientarsi a compiere scelte autonome in contesti ambientali e relazionali diversi dal solito ambito della propria sezione.
Abbiamo potuto constatare anche che, sentendosi totalmente liberi, i bambini hanno saputo gestire in modo molto responsabile la loro autonomia e le capacità di problem solving acquisite.
Due bambini di 3 anni sembravano inizialmente un po’ disorientati nel laboratorio delle loose parts e non sapevano che cosa fare; nel momento in cui la maestra stava per intervenire in loro aiuto, tutti e due hanno deciso di lavorare insieme e hanno cominciato a cercare i pezzi che servivano per fare una casa con dei legnetti e grossi sassi lisci, con risultati veramente fantastici.
Nell’osservare insieme, gruppo per gruppo, le foto scattate durante i laboratori per la documentazione, le insegnanti hanno raccolto i commenti dei bambini che hanno espresso di aver sperimentato la sensazione di sentirsi capaci, in grado di poter agire autonomamente e saper risolvere problemi. Quest’esperienza ha contribuito e contribuirà a rinforzare la loro autostima e la fiducia in se stessi e li aiuterà prossimamente nella gestione delle situazioni e delle difficoltà credendo nelle proprie capacità.
Maria Paola Campanella, direttrice dell'Istituto San Francesco di Sales, Roma

martedì 14 luglio 2020

I corpi che abitano gli spazi

In quest'epoca un po' strana per i bambini e in un certo senso invivibile, non si gioca più in strada, non si può più fare perchè le strade sono invase dalle macchine e da pericoli di ogni tipo... Chi come me ha avuto la fortuna di vivere l'esperienza libera dei giochi di strada può sapere quanto è stata importante per comprendere le potenzialità del proprio corpo e per imparare a gestirlo anche nella relazione con gli altri. In alcuni momenti ci si sentiva forti in una maniera invincibile, sani abbronzati dal sole e accarezzati dall'aria con qualunque tempo, perchè sia nel freddo che nel caldo si possono scoprire tesori. I pomeriggi dei bambini di oggi sono gestiti e scanditi da un'attivita sportiva in strutture organizzate (piscine e palestre) che per fortuna esistono, ma che purtroppo vengono inquinate spesso da un avviamento ad un'attività preagonistica/agonistica, o comunque incanalata in schemi rigidi, troppo precoce. Il gioco viene sostituito dal sacrificio, dalla competitività, dall'ansia di raggiungere un risultato a tutti i costi e il bambino non scopre più da solo le potenzialità del suo corpo che lo rendono assolutamente unico, perchè viene imprigionato in schemi che lo costringono a ripetere gesti e movimenti che gli vengono imposti come se fosse una marionetta. Cavalli selvaggi, mustang vengono trasformati in cavalli da circo che danzano sulla pista, polli ruspanti trasformati in polli allevati in batteria. Il corpo viene poi seppellito sotto strati di vestiti che lo mortificano anche in climi non rigidi come il nostro... Spesso incontriamo a scuola bambini con magliette a mezze maniche in pieno inverno che non provengono da Marte, ma da Paesi del Nord Europa dove hanno imparato a non mortificare la termoregolazione... E ci sono mamme apprensive che vorrebbero accompagnare i propri pargoletti in macchina sin dentro la classe temendo di vederli morire assiderati o affogati sotto la pioggia. Si può quindi facilmente comprendere quanto importante sia in questo campo il ruolo delle insegnanti e delle educatrici che devono seguire la crescita del bambino permettendogli di scoprire liberamente la sua corporeità. Importantissimo è anche stimolare la manualità del bambino, spesso soffocata dall'utilizzo sbagliato di dispositivi elettronici, con l'uso di piccoli strumenti e con giochi fatti con ciò che è a portata di mano, che saranno una difesa contro l'uso ossessivo dei videogiochi. 

Queste riflessioni sono precedenti alla pandemia che stiamo vivendo, ma sono così tremendamente attuali, perché oggi più che mai i bambini e i ragazzi sono quelli che maggiormente stanno soffrendo l'immobilità a cui siamo stati tutti costretti. Nella fase della ripresa non si può in alcun modo prescindere da una proposta che viaggi nella direzione del rispetto e dell'avere cura dei messaggi provenienti dal corpo che sono alla base di un'educazione che contrasta i problemi causati dall'ipocinesia. 
Tutto ciò è previsto già nei nidi e nelle scuole dell'infanzia che pianificano le progettualità tenendo conto dei tempi e dei modi di tutti i bambini, accettando ed apprezzando le diversità etniche, culturali, linguistiche, ma anche le ridotte abilità di compagni meno dotati, che spesso sono vissute dai singoli come barriera, come ostacolo e, talvolta, con senso di rifiuto. Perché non ci dimentichiamo che il linguaggio del corpo è anche uno strumento di comunicazione e di relazione. Quando anni fa portammo il mimometro all'interno dei nostri progetti in biblioteca, ci consideravano un po' folli, ma la narrazione passa anche attraverso il corpo e non c'è momento più entusiasmante di quando si lasciano liberi i bambini di interpretare, con la loro corporeità, la storia che hanno appena raccontato. Fateci caso, la prima cosa che fanno i bambini quando entrano in un ambiente è abitarlo, spostando le sedie o altri oggetti per avere la giusta dimensione del movimento dei loro corpi. Quando andranno prese decisioni sul futuro della formazione dei ragazzi, ricordiamoci di permettere loro di vivere, con il proprio corpo, tutte le esperienze possibili, di scoprirne le varie parti che lo compongono, di sperimentare i vari movimenti nello spazio con tempi e ritmi diversi, da soli, con gli altri e con o senza oggetti. Perché se è vero che in questo particolare momento drammatico, i social e i mezzi informatici in genere hanno accorciato le distanze fisiche, sono strumenti che non potranno mai sostituirsi alle relazioni umane.
Dario Amadei e Elena Sbaraglia

lunedì 20 aprile 2020

Il potere delle conversazioni nei primi anni di vita

Chi ci conosce e segue da anni, sa quanto la scelta di intitolare il nostro libro Nati per raccontare non sia affatto casuale, perché senza alcun dubbio, crediamo da sempre nell'immenso potere della narrazione orale. Non solo, siamo sempre stati fermamente convinti che raccontare sia un'esigenza primaria di fondamentale importanza per lo sviluppo della persona. Pertanto, stimolando precocemente il pensiero narrativo nei bambini, si potenzia anche il loro pensiero logico e quello critico, come ci insegna la neuroeducazione che negli ultimi anni sta svolgendo un ruolo importantissimo in pedagogia. 
La neuroscienziata e pediatra Kimberly Noble definisce ambiente linguistico di una famiglia il numero di parole ascoltate dai bambini e il numero delle conversazioni a cui partecipano ogni giorno e ritiene che questa sia per loro l'esperienza più utile a sviluppare il connettoma e a migliorare la capacità di apprendimento. Secondo la Noble, nei primi anni di vita, i bambini avvantaggiati ascoltano in media trenta milioni di parole in più rispetto ai loro coetanei svantaggiati. I bambini, sollecitati da conversazioni attive, tendono ad avere una maggiore estensione delle aree responsabili delle abilità linguistiche e di lettura. È importantissimo, quindi, facilitarli alle conversazioni piuttosto che al solo ascolto. 
L'economista Irene Tinagli dice che il maggior divario cognitivo si ha nella fascia di età al di sotto dei cinque anni; è in questa fase che i bambini iniziano ad apprendere parole e linguaggi, a sviluppare e “organizzare” le attività cerebrali e cognitive e, soprattutto, a interagire col mondo esterno, acquisire socialità, curiosità e sicurezza in sé stessi. Ed è in questo periodo che il background familiare e le scelte educative fanno la differenza... Se dalle università escono il 15% di professionisti, dall’infanzia esce il 100% del nostro futuro. 
In Spiriti animali, Akerlof e Shiller scrivono: «La mente umana è progettata per pensare in termini narrativi: sequenze di eventi con una logica e una dinamica interna che ci appaiono come un’unità di senso compiuto. [...] La conversazione umana, come sottolineavano Schank e Abelson, tende ad assumere la forma di racconto reciproco». È capitato a tutti: quando una persona sta raccontando una storia, l’altra che ascolta pensa a una storia correlata che racconterà a sua volta e si innescherà così uno scambio di storie tra i due interlocutori, come se stessero giocando una partita di tennis. Solo in apparenza casuali, queste narrazioni reciproche, in realtà, rinforzano e sono centrali per l’intelligenza, perché hanno il potere di animare l’azione umana. Capita più spesso di quanto si pensi e a volte in maniera involontaria, di zittire i bambini nel momento in cui vogliono entrare nella conversazione con un adulto che sta parlando e questo è un errore che può causare grandi inibizioni nel bambino che possono rimanere salde nei suoi comportamenti futuri. Un esempio per noi molto bello da riferire è quando, nei nostri laboratori scolastici paragoniamo, la narrazione alla discesa lungo una scala molto ripida e i bambini, in seguito a questo stimolo, iniziano spontaneamente a raccontare le loro esperienze di scale molto ripide in una maniera meravigliosamente inarrestabile. Fermare queste conversazioni sarebbe catastrofico, non solo per la riuscita del laboratorio, ma soprattutto per l'autostima e la fiducia che i bambini in questi momenti stanno sperimentando. Purtroppo abbiamo assistito a tante situazioni, anche durante presentazioni di libri, in cui gli adulti stoppano sul nascere il dialogo che un bambino vorrebbe iniziare e su questo auspichiamo davvero un'attenzione maggiore da parte di tutti. 
Nel capitolo di Nati per raccontare che abbiamo dedicato all'educazione attraverso la narrazione, si può leggere che l’intelletto dei bambini, stimolato precocemente attraverso dalle storie, diventa più vivace e inoltre educare al racconto potenzia la personalità e genera apertura mentale. I rapporti interpersonali in ambito familiare, scolastico, professionale e sociale migliorano grazie a una narrazione condivisa che riesce a interpretare i sentimenti, i valori, i bisogni reciproci e ad attivare la fiducia, un elemento essenziale nella costruzione del proprio sé e nella percezione dell’altro. Dare fiducia alle narrazioni che ispirano renderà il mondo migliore. 
Dario Amadei e Elena Sbaraglia

*Nati per raccontare, Castelvecchi editore, 2020