#sharethewonder
Il blog del contenitore culturale Magic BlueRay vuole raggiungere un pubblico nato per raccontare, con la passione per la lettura e la scrittura, capace sempre di sognare con i libri.
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sabato 3 febbraio 2024
DARIO AMADEI e ELENA SBARAGLIA presentano MICKEY MOUSE
Se hai perso la diretta sul #topopiufamosodelmondo #mickeymouse con Michela Valsecchi di Prosa&Prosit guarda ora 👇
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lunedì 15 maggio 2023
In cammino con Alberto Moravia Biblioteca di Anguillara
Incontro di bibliolettuta interattiva su Alberto Moravia presso la biblioteca comunale di Anguillara
sabato 1 aprile 2023
mercoledì 29 marzo 2023
In conversazione con Michela Valsecchi di Prosa&Prosit_Chiedilo ai libri
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lunedì 21 novembre 2022
Mickey Mouse alla Fiera del libro di Cremona
Bellissima intervista di Claudio Ardigò durante la Fiera del libro di Cremona Chi l'avesse persa può riguardarla ora.
Grazie e buona visione!venerdì 18 novembre 2022
Mickey Mouse - 𝗟𝗮 𝘃𝗲𝗿𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗧𝗢𝗣𝗢 𝗽𝗶ù 𝗳𝗮𝗺𝗼𝘀𝗼 𝗮𝗹 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼
Se hai perso la diretta con I lettori delle sette puoi guardarla ora
Grazie a Michela Vita 

domenica 23 maggio 2021
In conversazione con Dario Amadei
Per #IlMaggiodeilibri2021 Dario Amadei in conversazione con Laura Pacelli, Graphofeel edizioni
martedì 12 maggio 2020
Intervista Nati per raccontare
Dario Amadei ed Elena Sbaraglia in dialogo con Laura Catini su Nati per raccontare, Castelvecchi editore, ospiti della pagina Mystery Artroom
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martedì 31 marzo 2020
Si parla di “Nati per raccontare. Dalla narrazione creativa alla biblioterapia”
Il potere terapeutico della lettura e la biblioterapia raccontati da un medico e una psicologa
“Nati per raccontare. Dalla narrazione creativa alla biblioterapia” di Dario Amadei ed Elena Sbaraglia
“Nati per raccontare. Dalla narrazione creativa alla biblioterapia” di Dario Amadei ed Elena Sbaraglia
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lunedì 23 ottobre 2017
domenica 11 dicembre 2016
Se ti prendono quei cinque minuti: Puntata speciale Più libri 2016 con L...
Puntata speciale Più libri Più liberi
giovedì 17 dicembre 2015
martedì 10 giugno 2014
"Confidenzialmente" Le interviste di Michela Zanarella
INTERVISTA A STELLA STOLLO
Stella Stollo nasce a Orvieto nel 1963. Si laurea
in Lingue e Letterature Orientali presso l’Università di Venezia e trascorre un
anno accademico in Cina. Successivamente si sposta per tre anni in Germania,
abitando per brevi periodi in diverse città. Quando rientra in Italia si
stabilisce in Toscana e attualmente vive a Montepulciano con la sua famiglia.
Se la lettura le è necessaria per mantenersi in
vita, la scrittura la consiglia come mezzo per vivere più sani. Il suo romanzo
d’esordio Io e i miei piedi parla proprio del potere terapeutico della
scrittura ed è edito da Graphofeel. Il suo secondo romanzo Algoritmi di
Capodanno è edito da ARPANet. Un terzo romanzo, MALdiTERRA, si trova sulla
piattaforma di self-publishingilmiolibro.it e su Amazon come ebook. “I delitti
della Primavera” (ed. Graphofeel) è il suo quarto libro.
Michela Zanarella la
incontra per un'intervista.
D - Come ti
sei avvicinata alla scrittura e come è nato "I delitti della
Primavera"? Perché proprio la primavera?
R - Direi che è stata la scrittura o l’idea di essa
ad avvicinarsi a me e a indurmi in tentazione, attraverso la
lettura. I libri
sono stati i più fedeli amici della mia infanzia e, attraverso il fascino delle
pagine più amate, la scrittura mi ha sempre strizzato il seducente occhiolino,
fino a farmi cadere tra le sue braccia. Come quasi tutti i bambini ho amato la
poesia e i miei primi esperimenti sono stati componimenti in versi. A
diciassette anni, completamente rapita dalla tecnica narrativa di Woolf e Joyce
e soprattutto dal superamento della concezione del Tempo come oggettivo e
lineare, scrissi il mio primo romanzo psicologico in stile “flusso di
coscienza”. Per fortuna, solo le mie amiche del cuore hanno avuto modo di
apprezzarlo! Comunque, da allora, la scrittura non mi ha più abbandonata e ho
scoperto che anch’essa non era nient’altro che una forma di lettura: uno
strumento per leggere le aspirazioni, le paure, i sogni nascosti dietro la
frettolosa e superficiale quotidianità, un modo per fermarmi ad ascoltare le
storie di personaggi che parlavano dentro di me.
Con “I delitti della Primavera” ho realizzato, in
età matura, uno dei sogni dell’adolescenza: quello di dare voce al turbinio di
emozioni suscitato dal mio primo incontro con l’arte di Filippino Lippi e di
Sandro Botticelli e, in particolare, con il maestoso quadro “L’allegoria della
Primavera”, spingendomi fino a raccontare le mie personali interpretazioni
dell’opera.
D - Senza
svelare troppo, quali sono le tematiche dominanti del tuo ultimo libro e cosa
caratterizza i vari personaggi?
R - Il mio romanzo, così come l’opera pittorica a
cui si ispira, può avere diverse chiavi di lettura. Mi accorgo, dai commenti di
chi lo ha letto, che ognuno ne enfatizza l’aspetto più consono e vicino ai suoi
interessi e al proprio modo di essere. Viene di volta in volta definito come un
“noir”, in relazione all’intreccio dei delitti, oppure come un romanzo storico
che fa rivivere il sogno d’Arte delle botteghe della Firenze rinascimentale; ne
viene evidenziato il suo carattere filosofico ed esoterico riferendosi alla
trasmissione segreta delle più antiche conoscenze dell’umanità e al viaggio
alla ricerca di un modo nuovo, oppure ne viene enfatizzata l’attualità, il
collegamento con certi fatti di cronaca (vedi i delitti del mostro di Firenze)
o con delle tematiche purtroppo ancora drammaticamente presenti nella nostra
società, come il femminicidio. Infine, c’è chi lo vede soprattutto come un
romanzo d’amore, un Amore che sa sconfiggere ogni tipo di convenzione, persino
quella del Tempo.
Per quanto riguarda i personaggi storici che ho
scelto, una caratteristica comune è quella di venir presentati sotto una luce
diversa da quella abituale: insomma, non sempre le storie sono andate come ci
racconta la Storia e, soprattutto, certi stereotipi consolidati non rendono
giustizia alla complessità di alcuni personaggi. Non posso dilungarmi a parlare
di tutti e mi limiterò a fare l’esempio di Leonardo da Vinci: siamo abituati a rappresentarlo
mentalmente secondo l’unica immagine che ci è stata tramandata di lui: un
vecchio saggio con la barba e i capelli bianchi, quasi non fosse mai stato
giovane. Nel mio libro lo immagino ventenne, insofferente e ribelle,
dall’intelligenza geniale sì, ma anche caratterizzato da un’incantevole grazia
e prestanza fisica. Nelle sue “Vite” il Vasari lo descrive d’aspetto
eccezionalmente bello. Io me lo immagino talmente bello da posare come modello
per i suoi colleghi artisti.
D - Ai
personaggi realmente esistiti ne hai affiancati altri di pura fantasia, cosa ti
ha indotto a fare questa scelta?
R - Più che una scelta è stata una modalità
spontanea per rendere più credibile e autentico il contesto sociale e storico.
Alcuni personaggi inventati sono poi diventati essenziali nello sviluppo
dell’intreccio. Ginevra, l’erborista che rifornisce Botticelli con le centinaia
di specie vegetali da rappresentare e lo erudisce sulle loro caratteristiche
simboliche e proprietà terapeutiche, nel corso della narrazione è diventata il
simbolo di tutte le donne che per la loro intelligenza e la loro attitudine
alla scienza, sono state perseguitate nel corso dei secoli, spesso accusate di
stregoneria.
D - C'è un
fil rouge che lega il romanzo alle tue precedenti pubblicazioni?
R - L’unico elemento che può collegare tutti i miei
scritti è il tema del viaggio, inteso come ricerca spirituale. Se i miei
romanzi precedenti sono stati soprattutto un percorso interiore di personaggi
alla scoperta del loro volto originario, quello ancora non contaminato dai
condizionamenti e dalle aspettative dell’ambiente, ne “I delitti della
Primavera” il tema della ricerca interiore acquista un respiro più ampio e
diventa caratteristica universale di “un’umanità in viaggio” nella Storia, in
un continuo ciclo di evoluzioni e involuzioni.
D - Una tua
riflessione sull'editoria italiana.
R - Non ho grandi esperienze sul campo. Mi immagino
che la grande editoria sia una giungla intricata di relazioni, nomi e
interessi, ma a parte qualche sporadico e poco convinto tentativo, non mi sono
mai impegnata ad entrarvi. La prima volta che ho tirato fuori un mio
manoscritto è stato per partecipare a un concorso indetto dalla casa editrice
Graphofeel: “Io e i miei piedi” ha vinto il concorso ed è stato pubblicato. Quasi
contemporaneamente avevo inviato “Algoritmi di capodanno” ad una selezione
indetta dalla ARPANet e lo hanno scelto per una delle loro collane.
Le pubblicazioni con queste piccole case editrici
non hanno certo cambiato la mia vita, ma mi hanno incoraggiata nel mio percorso
e sono felice che la Graphofeel abbia accettato favorevolmente anche “I delitti
della Primavera”. Non ho mezzi economici né per contribuire alla pubblicazione,
né per promuovere le mie opere. E sono consapevole che i piccoli editori non
possono fare miracoli e, anzi, si devono barcamenare anch’essi nella giungla di
cui sopra. Per il momento nel rapporto con la
mia casa editrice mi interessano soprattutto l’onestà, la carica umana e
l’ambiente “famigliare”.
D - Prossimi
impegni, progetti, aspirazioni.
R - Ad essere sincera sincera, ciò che più sogno è
una lunghissima “vacanza” nel senso proprio di “assenza”, un grande viaggio
reale piuttosto che immaginario, che mi permettesse di soggiornare a lungo in
luoghi lontanissimi.
Intanto, per non perdere l’abitudine, ho iniziato a
scrivere un nuovo romanzo a sfondo storico.
Michela Zanarella
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domenica 2 marzo 2014
"Confidenzialmente". Le interviste di Michela Zanarella
INTERVISTA A LUCA FRUDA'
Luca Frudà, scrittore di versi e
prose, è nato a Catania. Dopo aver trascorso l’infanzia a Taormina (Me) nella
zona di Villagonia, all’età di otto anni si è trasferito a Giardini Naxos (Me),
dove ha vissuto fino al 2009. Si è laureato nel luglio del 2003 in Lettere
moderne presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di
Catania con la tesi Per un’analisi semantica dei Malavoglia. Successivamente ha
assolto al servizio di leva come obiettore di coscienza presso il WWF nell’Isola
Bella di Taormina. Si è quindi trasferito a Roma dove attualmente vive e
insegna nella scuola secondaria.
Ha collaborato con diverse
riviste letterarie e ha partecipato a concorsi nazionali di poesia con diversi
riconoscimenti. Sue liriche compaiono in antologie e riviste.
Ha pubblicato "Io, il mio
amore", "Poesia cortese", "Uomo allo specchio",
"Sole notturno", "Logica sentimentale", "I
segreti", "Sentimenti del tempo", "I Malavoglia: semantica
e genesi del titolo".
D- Luca Frudà sei autore di
poesia, narrativa e saggistica, cosa ti ha fatto avvicinare alla scrittura?
R- Ho iniziato a scrivere un po’
per gioco, facendo rime giocose. Poi ho sentito il bisogno di comunicare quello
che provavo dentro e che non riuscivo a dire in altro modo, per solitudine e
per timidezza. Ho scoperto così l’importanza della parola e la possibilità di
dare agli altri qualcosa di me tramite essa. Mi sono posto umilmente sotto la
guida dei classici (in particolare latini, greci e italiani) e ho dialogato con
loro. Il saggio su I Malavoglia, nasce proprio da questo dialogo e dalla
scoperta della poetica verghiana, una poetica di gesti e silenzi, con squarci
di poesia in prosa.
D- Il tuo libro "Sentimenti
del tempo" edito da Edizioni Smasher è una raccolta di trenta racconti,
c'è un filo conduttore che li lega tra loro? Quali sono le tematiche che
affronti?
R- Non è facile poter rispondere
a entrambe le domande. Quello che è portante nel libro, è lo spirito che lo
anima. Ogni racconto potrebbe essere inteso come il frammento, il sogno, la
domanda che un’anima rivolge a se stessa e al mondo. Ogni racconto è
indipendente, eppure insieme agli altri trova una completezza che mi sembra sia
quella stessa della nostra specie: siamo tutti diversi, ma siamo tutti esseri
umani. Le tematiche allo stesso modo sono diverse: la natura, l’amicizia, la
solitudine, l’amore, la giustizia, il rapporto tra la vita e la morte, tra
padre e figlio, tra realtà inventate e invenzioni reali. Credo che il libro sia
un viaggio nel quale accompagno il lettore senza la presunzione di insegnargli
nulla, ma con l’intento di provocare riflessioni sulla nostra realtà
contemporanea.
D- Che valore assume il tempo
nella tua quotidianità?
R- Il tempo è una trappola, un
inganno. Non dura mai quanto vorremmo. Nei momenti felici fugge a creare
ricordi sbiaditi, nei momenti più tristi o noiosi sembra stare lì a godersi con
calma la tua insofferenza. Per uno scrittore è importante il tempo dedicato
alla riflessione e al confronto con gli altri, e l’otium litterarium credo sia
la massima aspirazione di qualsiasi vero scrittore. Tuttavia qualsiasi pausa
poetica riesca a interrompere il consueto vivere è un ristoro. Soprattutto
nelle giornate più frenetiche, fermarsi a leggere o a scrivere una pagina o una
poesia, può sconvolgere il senso delle ore e del tempo. Del resto chi scrive,
spesso, lo fa in un non-tempo, perdendo la cognizione dello scorrere delle ore.
D-Cos'è per te la poesia?
R- La poesia è la parola del
tutto, la poesia è una scienza dell’anima, è la parola che ti prende dentro,
che ti trasmette il dolore o la speranza, che ti fa sorridere, che ti fa
riflettere. La poesia è comunicazione e, se è vera e grande e sincera, è un
darsi con tutta l’anima per gli altri e non per la gloria. La poesia è ciò che
consente a un poeta di dare senso alla sua esistenza, è il suo contributo al
bene dell’umanità. Il poeta non può esimersi dal suo compito, deve scrivere,
deve far sudare le carte con le emozioni delle sue mani. Se io non scrivo
quando la parola mi cerca, mi assale uno strano senso di colpa, un rimorso che
è difficile spiegare.
D- Ho avuto modo di visitare il
tuo blog, ci racconti come è nato? Qual è il tuo rapporto con i social network?
R- Il blog, che il 19 marzo
prossimo compirà tra l’altro10 anni, è nato con l’intento di presentarmi ai
viandanti del web e di far conoscere i miei pensieri e le mie opere, ma non
soltanto. Mi serviva un luogo nel quale potermi confrontare con tematiche e
persone diverse. Il blog era ed è ancora uno spazio nel quale affrontare
argomenti in maniera più diretta e veloce: l’importanza del donare sangue,
l’entusiasmo crescente per l’unità europea, l’amore per la natura, tutte le
arti… Con i social network sono stato invece un po’ più diffidente. Solo da
qualche anno e con un utilizzo ponderato mi sono ‘affacciato’ su Facebook.
D- Mi hanno colpito alcuni versi
di una tua poesia, la chiusa in particolare di "Nel cuore
dell'autunno": C’è vita/in ogni istante/che noi/rendiamo vivo". Cosa
ti ha portato a scrivere questa lirica?
R- La solitudine è stata per me
sempre una condizione su cui riflettere. L’occasione per scrivere questa lirica
mi è stata offerta da un concorso di poesia sul tema dell’anziano che si svolse
ad Acireale (CT). Vi partecipai con uno pseudonimo e con “Nel cuore
dell’autunno”. In quei versi avevo vissuto un’esistenza intera: mi ero
proiettato in un futuro nel quale non mi sarei mai rassegnato a perdere il mio
tempo o la mia speranza. L’incontro con la felicità, la realizzazione di una
speranza può accadere in qualsiasi momento, e qualsiasi momento può spingerci
incontro alla possibile felicità.
D- Eugène Godin scrisse: "Il
sentimento colma le lacune dell'ignoranza". Una tua riflessione.
R- Forse, più che il sentimento,
è la sensibilità, specie se rivolta verso gli altri, a creare le condizioni
necessarie al superamento di molte barriere mentali e a facilitare le
riflessioni più profonde. La sensibilità ci consente di creare quei ponti di
pensiero, spesso intensi, nel bene e nel male, che sono appunto i sentimenti.
Il sentire della mente è in sostanza ciò che ci permette di cogliere con
pienezza il fuori e dentro di noi.
D- Prossimi impegni?
R- Ho parecchi desideri letterari
da realizzare, alcune opere sono già sul punto di essere terminate, altre in
cantiere. In particolare dovrei solo limare la prossima silloge di poesie, così
come una nuova raccolta di racconti, quella successiva a “Sentimenti del
tempo”, che attende soltanto di essere ripulita della polvere e delle più
evidenti imperfezioni. Tuttavia sono molto legato a “Sentimenti del tempo” e
spero di poter continuare a far conoscere a un pubblico sempre più vasto questo
libro con i suoi racconti di umanità. Questo nell’ottica di un neoumanesimo che
auspico come fondamentale per questa società sempre più alienante e alla
ricerca di se stessa. In tal senso vorrei realizzare anche delle traduzioni dal
latino da rendere gratuite e pubbliche, ma è presto per dire altro. Intanto
grazie per queste domande e per l’attenzione.
Michela Zanarella
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martedì 4 febbraio 2014
"Confidenzialmente". Le interviste di Michela Zanarella
Carolina Ragucci, LA VOCE DELLA MIA ANIMA
Carolina
Ragucci è una giovane autrice sensibile e profonda, che da poco ha pubblicato
la sua prima raccolta di poesie "La voce della mia anima" edita da
Simple Edizioni. Ha frequentato corsi di scrittura creativa e partecipa
attivamente ad incontri ed eventi letterari.
D- Sei l'autrice della raccolta poetica
"La voce della mia anima", perché hai deciso di raccogliere le tue
poesie in un libro e cosa ti ha portato a scegliere questo titolo?
R- Ho
deciso di raccogliere le mie poesie in un libro nell’anno 2013 perché per me rappresenta
la fine di un’epoca. La chiusura del periodo scolastico. Dal 2 luglio 2013 ha
avuto inizio una nuova vita: ora sono libera di scegliere cosa fare della mia
esistenza. Infatti le ultime otto poesie vanno considerate come l’inizio del
periodo di libertà. Si nota una certa differenza con le altre. Ho scelto questo
titolo perché ogni mia poesia è espressione delle parole che provengono
direttamente dall’anima.
D- Nella tua poesia "La morte"
scrivi: "La morte è una cosa triste/ma anche importante", cosa
intendi per "importante"?
R- Secondo
me la morte è importante perché ti fa rendere conto di quanto sia breve la vita
e di quanto può essere forte il legame con un’altra persona finché non ti viene
a mancare. Ogni volta che muore qualcuno quelli che restano, senza
accorgersene, si rafforzano quando riescono a superare il dolore e il tempo che
passa li aiuta. Quando si viene a contatto con la morte la prima volta si
matura molto in fretta e ci si accorge che la vita non è tutta rose e fiori.
Per me è stato così.
D- Che cos'è per te la poesia?
R- Per
me la poesia è una goccia distillata dall’immenso oceano che costituisce
l’animo di un poeta. Quando scrivo una poesia lo faccio perché sento che la mia
anima mi sta parlando e se non fermo sulla carta quelle parole, so che le
perderò per sempre.
D- Nelle tue poesie affronti tematiche
profonde e delicate come l'amore, la natura, il sogno. Dove trovi l'ispirazione
per scrivere?
R- Per
quanto riguarda le poesie d’amore sono quasi tutte dedicate alla stessa persona.
Le altre tematiche sono ispirate solo dallo stato d’animo in cui mi trovo, che
viene convertito in parole dalla mia anima. All’improvviso sento delle parole
che cominciano a ripetersi nella mia mente, allora le scrivo e poi le altre
vengono fuori a flusso continuo, senza pensare. Raramente mi do delle regole e
scrivo ad esempio poesie in rima, per alcune l’ho fatto, però.
D-Cosa pensi dei corsi di scrittura
creativa? Quanto possono essere utili per un giovane scrittore che vuole
apprendere e migliorare?
R-Sicuramente
i corsi di scrittura creativa sono formativi e sono un ottimo aiuto per chi,
come me, vuole imparare a scrivere bene senza risultare noioso o banale.
D-Progetti per il futuro?
R-
Sicuramente continuerò a scrivere poesie e magari provare con un racconto… A
settembre ho intenzione di iscrivermi alla facoltà di Lettere anche perché
aumentando il mio livello di cultura sicuramente riuscirò a scrivere meglio. Mi
piacerebbe molto scrivere un bel libro un giorno. Ma questo è il sogno di tutti
gli scrittori.
Michela Zanarella
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lunedì 27 gennaio 2014
"Confidenzialmente". Le interviste di Michela Zanarella
Donne
in gioco, il nuovo libro di Anna Manzo
Anna
Manzo è nata a Pompei e vive a Roma. Appassionata di lettura e scrittura ama
tutte le espressioni d'arte. Ha pubblicato da poco la raccolta di racconti
"Donne in gioco" edito da Simple Edizioni. "Donne in gioco"
parla di donne che combattono per superare difficoltà e incomprensioni, donne
comuni che cercano di affrontare la vita con coraggio.
Michela
Zanarella incontra Anna Manzo per un'intervista.
D-
Hai dato alle stampe la raccolta di racconti "Donne in gioco", edito
da Simple. Cosa ti ha portato a raccogliere i tuoi racconti in un libro e
perché il titolo "Donne in gioco"?
R.
Avevo questo materiale con un filo conduttore unico: racconti di vita o di
situazioni possibili nella realtà, le cui protagoniste erano tutte donne ed ho
pensato che ne sarebbe nato un buon libro, tale da suscitare la curiosità e la
simpatia del mondo femminile. Esso parla di donne giovani che, trovandosi in
situazioni difficili e problematiche, non si scoraggiano, non si abbattono, non
si arrendono, ma cercano di trovare la forza di lottare, per poter uscire dalla
ragnatela insidiosa, creata dalle situazioni complicate in cui vengono a
trovarsi, ecco perché l’ho intitolato “Donne in gioco”.
D-
Undici racconti, undici storie di donne. Ogni racconto ha come titolo il nome
della protagonista. Ci accenni brevemente quali tematiche affrontano i tuoi
testi?
R.
I miei testi affrontano varie tematiche: l’Amore, quello con l’A maiuscola, che
ogni donna cerca; l’amicizia, quella vera, disinteressata, altruista; la
bellezza della maternità; la generosità del perdono; la necessità di credere in
se stessi per poter superare le difficoltà della vita; la presenza di una forza
superiore che conduce le nostre azioni…
D-
Le donne di cui parli nel libro sono donne comuni, del nostro tempo. Quanto ti
rispecchi in loro, quanto c'è della tua personalità nelle protagoniste?
R.
Le donne protagoniste dei miei testi rispecchiano molti aspetti della mia
personalità, che appare più facilmente dai miei scritti, perché in essi riesco
ad essere sincera e priva di qualche inibizione.
D-
Poesia e narrativa, due generi complementari ed apparentemente diversi. Cos'è
per te la poesia? E la narrativa?
R.
La Poesia, secondo me, è far parlare la voce dell’anima. Essa dà un senso
universale alla nostra vita, ci aiuta a vedere oltre le apparenze, oltre i
nostri limiti, ci aiuta ad esprimere i nostri sentimenti più profondi, a
mostrare i nostri aspetti più nascosti, ci fa provare grandi emozioni.
La
narrativa è un’occasione per raccontare esperienze proprie e altrui, un modo
per aprirsi e chiarire a se stessi la propria interiorità, che in un secondo
momento si ha piacere di condividere con il lettore. Può essere occasione di
sfogo, di riflessione, di introspezione, ma è anche l’occasione per far volare
la fantasia e creare storie che fanno sognare.
D-
Quale messaggio vuoi trasmettere ai lettori con questa raccolta? E' un libro
strettamente dedicato alle donne o ha un valore molto più ampio?
R.
Con questo libro desidero trasmettere un messaggio di fiducia. Vorrei far
capire che non bisogna arrendersi mai, neanche di fronte alle situazioni più
dolorose o difficili. Occorre far scattare la forza e il coraggio che sono
dentro di noi e lottare per cambiare le cose. Questo è un libro che parla di
donne, ma che può rivelare agli uomini aspetti femminili che spesso sfuggono o
sono stati dimenticati.
D-
Marcel Proust scrisse: L´amore è lo spazio e il tempo resi sensibili al cuore.
Una tua riflessione.
R.
Quando si ama entriamo in uno stato d’animo magico per cui riusciamo a vedere
ciò che ci circonda sotto un aspetto diverso. Tutto ci appare più bello e
apprezzabile. L’amore ci rende migliori e più disponibili verso gli altri.
D-
Prossimi progetti?
R.
Ne ho alcuni. A breve scadenza, la pubblicazione di una nuova raccolta di
racconti ed una di poesie. A più lunga scadenza, la stesura di un romanzo e di
un’autobiografia.
Michela Zanarella
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lunedì 20 gennaio 2014
"Confidenzialmente". Le interviste di Michela Zanarella
Un giorno qualunque di Alfredo Tagliavia
Alfredo
Tagliavia è nato a Roma nel 1978.
Dottore di
ricerca in Pedagogia, attualmente insegnante precario, ha svolto diversi viaggi
di studio in Brasile. Per i tipi della EMI ha pubblicato il libro L’eredità di
Paulo Freire. Vita, pensiero, attualità pedagogica dell’Educatore del mondo
(2011). Per le edizioni IPOC ha tradotto il testo del filosofo brasiliano Marco
Heleno Barreto Immaginazione simbolica. Riflessioni introduttive (2012). Di
recente uscita è il suo primo libro di narrativa Un giorno qualunque (edizioni
Book Publish), una raccolta di racconti a sfondo pedagogico, ambientati fra
Italia e Brasile.
Tra le sue
passioni anche la musica, si dedica all'insegnamento della chitarra. Michela
Zanarella lo incontra per la rubrica "Confidenzialmente".
D- Sei l'autore
di "Un giorno qualunque" raccolta di racconti ambientati tra l'Italia
e il Brasile. Cosa ti ha
portato a scrivere questo libro e perchè hai scelto il Brasile come
ambientazione ai tuoi scritti?
Scrivo
pensieri e riflessioni personali da quando ero un adolescente, ma ho cominciato
a farlo con maggiore consapevolezza dal 2009: superati i trent’anni e terminato
un dottorato di ricerca, mi è sembrato per la prima volta di aver accumulato
una serie di esperienze di vita da raccontare, per poterle così condividere.
Tra queste esperienze, proprio il prolungato viaggio di studio nella capitale
del Nordest brasiliano, Recife - una delle città più povere ma anche più ricche
di cultura popolare, dove si respira davvero il “Brasile profondo” - mi ha dato
l’ispirazione decisiva per concepire l’idea della raccolta di racconti.
D- Italia e
Brasile due mondi diametralmente opposti, ma con affinità elettive similari,
concordi con questa mia supposizione?
Sono
d’accordo: l’idea che mi sono fatto, in seguito ai miei viaggi, è che l’Italia
e il Brasile siano due realtà simili, ma che attraversano fasi storiche
opposte. L’Italia è in fase di contrazione, il Brasile invece è in grande
espansione. Al di là di queste congiunture storiche e socio-economiche
differenti, vedo il tratto che accomuna maggiormente i due Paesi nella forte
presenza di manifestazioni culturali popolari “dal basso”, che hanno segnato la
storia dell’Italia e del Brasile anche con importanti differenziazioni a
livello regionale e locale (anche qui: in Italia in fase critica oramai da
qualche decennio, mentre in Brasile nel pieno del loro sviluppo).
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lunedì 13 gennaio 2014
"Confidenzialmente". Le interviste di Michela Zanarella
Dario Amadei, scrittura creativa e biblioterapia per
riuscire a volare con la fantasia
L'autore monteverdino è il fondatore con Elena Sbaraglia di
Magic Blueray.
Dario Amadei è autore di libri per ragazzi ed esperto di
laboratori di lettura e scrittura creativa.
Ha pubblicato quattro libri: “Astutillo e il potere dell’anello” (2004),
Un mondo migliore” (2007), “Le vere fiabe dei fratelli Grimm” (2008) e Cronache
di Monterotto” (2011). Della sua opera letteraria "Un mondo migliore"
è stato realizzato un audiolibro, a cura di Genitin Onlus, grazie al decisivo
apporto delle voci di Emilio Solfrizzi e Neri Marcorè.
Appassionato di arte, musica, cinema e teatro, si
occupa di incontri di bibliolettura
interattiva, corsi di scrittura creativa ed eventi culturali. Con Elena
Sbaraglia ha fondato Magic Blueray, una realtà culturale che promuove la
lettura ispirandosi alla biblioterapia.
D-Cosa rappresenta
per te la scrittura e come ti sei avvicinato alla narrativa per ragazzi?
La scrittura, in realtà, ha sempre fatto parte della mia
vita, perché sin da quand’ero molto piccolo, forse già alle scuole elementari,
sentivo la necessità di esprimermi scrivendo. Poi crescendo questa esigenza è
diventata sempre maggiore, pressante, finché ad un certo punto però ci ho
rinunciato. Per almeno quindici anni, dalla fine del liceo alla nascita del mio
primo figlio, sotto la spinta di pressioni negative, avevo deciso di rinunciare
a quella che era la mia più grande passione.
Ma quando una passione è veramente forte non si può sopprimere per sempre e
così, casualmente, come chi dopo aver smesso di fumare si avvicina ad una
sigaretta e per lui è la fine, perché ricomincia a fumare come e peggio di
prima, quando è nato mio figlio mi sono di nuovo avvicinato alla letteratura,
perché mi sembrava uno strumento utile per comunicare con lui. Ho ricominciato
a leggere voracemente dei libri che erano libri per ragazzi ed ho così scoperto
un’altra cosa fondamentale: gli adulti sprecano i libri per ragazzi e non li
leggono mai perché li considerano libri non alla loro altezza, rinunciando in
questo modo a scoprire il mondo meraviglioso, contenuto nelle storie cosiddette
per ragazzi che sono poi le storie che rimangano immortali. Se ci si riflette
infatti, i libri che rimangano nel tempo e nella storia della letteratura e
che, dopo decine di anni che sono stati scritti, sono ancora letti sono quasi
tutti libri per ragazzi, come ad esempio il Piccolo principe, Peter Pan,
Pinocchio…Ho scoperto in quel periodo le opere di Roald Dahl, che mi ha fatto
definitivamente capire l’importanza della letteratura per ragazzi e ha fatto
nascere in me l’esigenza di cimentarmi in questo campo. Io comunque sottolineo
sempre che i miei libri sono destinati ai ragazzi di tutte le età e agli adulti
che sanno ancora sognare. Questo perché la letteratura per ragazzi dovrebbe
essere recuperata da tutti quegli adulti che non vogliono rinunciare ad una
parte bella della propria vita.
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martedì 7 gennaio 2014
"Confidenzialmente". Le interviste di Michela Zanarella
La risata dei mostri, il libro di Alexandra Censi
Alexandra Censi è nata a Gyula,
in Ungheria, ma vive a Roma da quando aveva pochi anni. Nella città di Roma
studia Lettere. Ha pubblicato "La risata dei mostri" per Nottetempo,
nella collana narrativa.it curata e diretta da Chiara Valerio.
D-La risata dei mostri è il
romanzo di una donna, prima bambina, poi adolescente e infine adulta, che passa
dal fuoco dell’amore dei genitori alla cenere delle molte sigarette fumate col
suo ragazzo, alle braci di una vita matrimoniale stuzzicata da incontri reali
con amici virtuali.
Alexandra Censi è nata a Gyula,
in Ungheria, ma vive a Roma da quando aveva pochi anni. Nella città di Roma
studia Lettere. Ha pubblicato "La risata dei mostri" per Nottetempo,
nella collana narrativa.it curata e diretta da Chiara Valerio.
Michela
Zanarella la incontra per un'intervista nella rubrica
"Confidenzialmente".
D- "La risata dei
mostri" segna il tuo esordio nel mondo della narrativa. Cosa ti ha portato
a scrivere questo romanzo e ad avvicinarti alla scrittura?
R- Non saprei con precisione. Ho
ricordi confusi sulla genesi di questo libro, nella mia testa è una specie di
mostro mitologico. Iniziai a scrivere con l'intento di non scrivere niente.
Volevo settanta, ottanta pagine di bella lingua e di niente di più. Volevo
descrivere la mente di una persona, e la città che la ingloba, andando avanti
ad allucinazioni. Non dovevano essere i piedi o una trama ben costruita a
portare avanti la struttura del libro: il libro doveva essere l'avanzare di una
palla di luce arancione. Così è stato, ma poi ci si affeziona ai personaggi, a
quelle strane entità che conosciamo e non conosciamo. Allora mi sono domandata
sull'infanzia della protagonista, Francesca, e sul suo futuro. E la sua vita mi
è apparsa semplicemente, tutto si costruiva da solo. Quindi, la parte più, se
mi si permette, sperimentale è andata a costituire il nucleo centrale del
romanzo, “Le fascinazioni”. In cui, sostanzialmente, una donna non fa nulla se
non subire costantemente fascinazioni, una parola che all'epoca mi piaceva
molto perché non era né Bene né Amore, ma una via di mezzo molto più
pericolosa. Scrivere di Francesca è stato emozionante, perché tutto aveva un
senso senza che fossi io a darlo. Credo di essermi avvicinata alla scrittura
per un patto estetico e alla lettura per un bisogno fisico.
D-La risata dei mostri è il
romanzo di una donna, prima bambina, poi adolescente e infine adulta, che passa
dal fuoco dell’amore dei genitori alla cenere delle molte sigarette fumate col
suo ragazzo, alle braci di una vita matrimoniale stuzzicata da incontri reali
con amici virtuali.
Quale messaggio vuoi dare ai
lettori attraverso il tuo romanzo?
R- La mia non è una narrativa
di quelle che lancia messaggi. La mia narrativa vede, e dice. Punto.
Poi ovviamente possiamo trovare
vari temi che vengono affrontati nel libro, e forse queste tematiche possono indirizzare
il lettore verso qualcosa o qualcuno. Non so, dal tema più grande ed evidente,
ossia quello della predestinazione al male, fino a quelli più latenti, come un
ritorno incessante della letteratura, dell'arte, della psicoanalisi. Non mi
piacerebbe neanche mandare un messaggio ai lettori. Io non sono nessuno per
fare una cosa così importante, semmai sono le parole, solo loro, che possono
disturbare e piacere. Le parole, una volta scritte, non sono più mie, sono le
storie che si scrivono da sole, io sono parte passiva.
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Diamo il benvenuto a Michela Zanarella con la sua rubrica "Confidenzialmente"
Su Librandosi si apre una nuova rubrica, "Confidenzialmente" le interviste di Michela Zanarella, curata dalla nota poetessa, scrittrice e giornalista, grande amica di Magic BlueRay.
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