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lunedì 21 novembre 2022

Mickey Mouse alla Fiera del libro di Cremona

Bellissima intervista di Claudio Ardigò durante la Fiera del libro di Cremona Chi l'avesse persa può riguardarla ora.

Grazie e buona visione!

martedì 10 giugno 2014

"Confidenzialmente" Le interviste di Michela Zanarella

INTERVISTA A STELLA STOLLO

Stella Stollo nasce a Orvieto nel 1963. Si laurea in Lingue e Letterature Orientali presso l’Università di Venezia e trascorre un anno accademico in Cina. Successivamente si sposta per tre anni in Germania, abitando per brevi periodi in diverse città. Quando rientra in Italia si stabilisce in Toscana e attualmente vive a Montepulciano con la sua famiglia.
Se la lettura le è necessaria per mantenersi in vita, la scrittura la consiglia come mezzo per vivere più sani. Il suo romanzo d’esordio Io e i miei piedi parla proprio del potere terapeutico della scrittura ed è edito da Graphofeel. Il suo secondo romanzo Algoritmi di Capodanno è edito da ARPANet. Un terzo romanzo, MALdiTERRA, si trova sulla piattaforma di self-publishingilmiolibro.it e su Amazon come ebook. “I delitti della Primavera” (ed. Graphofeel) è il suo quarto libro. 
Michela Zanarella la incontra per un'intervista.


D - Come ti sei avvicinata alla scrittura e come è nato "I delitti della Primavera"? Perché proprio la primavera?
R - Direi che è stata la scrittura o l’idea di essa ad avvicinarsi a me e a indurmi in tentazione, attraverso la
lettura. I libri sono stati i più fedeli amici della mia infanzia e, attraverso il fascino delle pagine più amate, la scrittura mi ha sempre strizzato il seducente occhiolino, fino a farmi cadere tra le sue braccia. Come quasi tutti i bambini ho amato la poesia e i miei primi esperimenti sono stati componimenti in versi. A diciassette anni, completamente rapita dalla tecnica narrativa di Woolf e Joyce e soprattutto dal superamento della concezione del Tempo come oggettivo e lineare, scrissi il mio primo romanzo psicologico in stile “flusso di coscienza”. Per fortuna, solo le mie amiche del cuore hanno avuto modo di apprezzarlo! Comunque, da allora, la scrittura non mi ha più abbandonata e ho scoperto che anch’essa non era nient’altro che una forma di lettura: uno strumento per leggere le aspirazioni, le paure, i sogni nascosti dietro la frettolosa e superficiale quotidianità, un modo per fermarmi ad ascoltare le storie di personaggi che parlavano dentro di me.
Con “I delitti della Primavera” ho realizzato, in età matura, uno dei sogni dell’adolescenza: quello di dare voce al turbinio di emozioni suscitato dal mio primo incontro con l’arte di Filippino Lippi e di Sandro Botticelli e, in particolare, con il maestoso quadro “L’allegoria della Primavera”, spingendomi fino a raccontare le mie personali interpretazioni dell’opera.

D - Senza svelare troppo, quali sono le tematiche dominanti del tuo ultimo libro e cosa caratterizza i vari personaggi?
R - Il mio romanzo, così come l’opera pittorica a cui si ispira, può avere diverse chiavi di lettura. Mi accorgo, dai commenti di chi lo ha letto, che ognuno ne enfatizza l’aspetto più consono e vicino ai suoi interessi e al proprio modo di essere. Viene di volta in volta definito come un “noir”, in relazione all’intreccio dei delitti, oppure come un romanzo storico che fa rivivere il sogno d’Arte delle botteghe della Firenze rinascimentale; ne viene evidenziato il suo carattere filosofico ed esoterico riferendosi alla trasmissione segreta delle più antiche conoscenze dell’umanità e al viaggio alla ricerca di un modo nuovo, oppure ne viene enfatizzata l’attualità, il collegamento con certi fatti di cronaca (vedi i delitti del mostro di Firenze) o con delle tematiche purtroppo ancora drammaticamente presenti nella nostra società, come il femminicidio. Infine, c’è chi lo vede soprattutto come un romanzo d’amore, un Amore che sa sconfiggere ogni tipo di convenzione, persino quella del Tempo.
Per quanto riguarda i personaggi storici che ho scelto, una caratteristica comune è quella di venir presentati sotto una luce diversa da quella abituale: insomma, non sempre le storie sono andate come ci racconta la Storia e, soprattutto, certi stereotipi consolidati non rendono giustizia alla complessità di alcuni personaggi. Non posso dilungarmi a parlare di tutti e mi limiterò a fare l’esempio di Leonardo da Vinci: siamo abituati a rappresentarlo mentalmente secondo l’unica immagine che ci è stata tramandata di lui: un vecchio saggio con la barba e i capelli bianchi, quasi non fosse mai stato giovane. Nel mio libro lo immagino ventenne, insofferente e ribelle, dall’intelligenza geniale sì, ma anche caratterizzato da un’incantevole grazia e prestanza fisica. Nelle sue “Vite” il Vasari lo descrive d’aspetto eccezionalmente bello. Io me lo immagino talmente bello da posare come modello per i suoi colleghi artisti.

D - Ai personaggi realmente esistiti ne hai affiancati altri di pura fantasia, cosa ti ha indotto a fare questa scelta?
R - Più che una scelta è stata una modalità spontanea per rendere più credibile e autentico il contesto sociale e storico. Alcuni personaggi inventati sono poi diventati essenziali nello sviluppo dell’intreccio. Ginevra, l’erborista che rifornisce Botticelli con le centinaia di specie vegetali da rappresentare e lo erudisce sulle loro caratteristiche simboliche e proprietà terapeutiche, nel corso della narrazione è diventata il simbolo di tutte le donne che per la loro intelligenza e la loro attitudine alla scienza, sono state perseguitate nel corso dei secoli, spesso accusate di stregoneria.

D - C'è un fil rouge che lega il romanzo alle tue precedenti pubblicazioni?
R - L’unico elemento che può collegare tutti i miei scritti è il tema del viaggio, inteso come ricerca spirituale. Se i miei romanzi precedenti sono stati soprattutto un percorso interiore di personaggi alla scoperta del loro volto originario, quello ancora non contaminato dai condizionamenti e dalle aspettative dell’ambiente, ne “I delitti della Primavera” il tema della ricerca interiore acquista un respiro più ampio e diventa caratteristica universale di “un’umanità in viaggio” nella Storia, in un continuo ciclo di evoluzioni e involuzioni.

D - Una tua riflessione sull'editoria italiana.
R - Non ho grandi esperienze sul campo. Mi immagino che la grande editoria sia una giungla intricata di relazioni, nomi e interessi, ma a parte qualche sporadico e poco convinto tentativo, non mi sono mai impegnata ad entrarvi. La prima volta che ho tirato fuori un mio manoscritto è stato per partecipare a un concorso indetto dalla casa editrice Graphofeel: “Io e i miei piedi” ha vinto il concorso ed è stato pubblicato. Quasi contemporaneamente avevo inviato “Algoritmi di capodanno” ad una selezione indetta dalla ARPANet e lo hanno scelto per una delle loro collane.
Le pubblicazioni con queste piccole case editrici non hanno certo cambiato la mia vita, ma mi hanno incoraggiata nel mio percorso e sono felice che la Graphofeel abbia accettato favorevolmente anche “I delitti della Primavera”. Non ho mezzi economici né per contribuire alla pubblicazione, né per promuovere le mie opere. E sono consapevole che i piccoli editori non possono fare miracoli e, anzi, si devono barcamenare anch’essi nella giungla di cui sopra. Per il momento nel rapporto con la  mia casa editrice mi interessano soprattutto l’onestà, la carica umana e l’ambiente “famigliare”.

D - Prossimi impegni, progetti, aspirazioni.
R - Ad essere sincera sincera, ciò che più sogno è una lunghissima “vacanza” nel senso proprio di “assenza”, un grande viaggio reale piuttosto che immaginario, che mi permettesse di soggiornare a lungo in luoghi lontanissimi.
Intanto, per non perdere l’abitudine, ho iniziato a scrivere un nuovo romanzo a sfondo storico.

Michela Zanarella

domenica 2 marzo 2014

"Confidenzialmente". Le interviste di Michela Zanarella

INTERVISTA A LUCA FRUDA'

Luca Frudà, scrittore di versi e prose, è nato a Catania. Dopo aver trascorso l’infanzia a Taormina (Me) nella zona di Villagonia, all’età di otto anni si è trasferito a Giardini Naxos (Me), dove ha vissuto fino al 2009. Si è laureato nel luglio del 2003 in Lettere moderne presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Catania con la tesi Per un’analisi semantica dei Malavoglia. Successivamente ha assolto al servizio di leva come obiettore di coscienza presso il WWF nell’Isola Bella di Taormina. Si è quindi trasferito a Roma dove attualmente vive e insegna nella scuola secondaria.
Ha collaborato con diverse riviste letterarie e ha partecipato a concorsi nazionali di poesia con diversi riconoscimenti. Sue liriche compaiono in antologie e riviste.
Ha pubblicato "Io, il mio amore", "Poesia cortese", "Uomo allo specchio", "Sole notturno", "Logica sentimentale", "I segreti", "Sentimenti del tempo", "I Malavoglia: semantica e genesi del titolo".


D- Luca Frudà sei autore di poesia, narrativa e saggistica, cosa ti ha fatto avvicinare alla scrittura?
R- Ho iniziato a scrivere un po’ per gioco, facendo rime giocose. Poi ho sentito il bisogno di comunicare quello che provavo dentro e che non riuscivo a dire in altro modo, per solitudine e per timidezza. Ho scoperto così l’importanza della parola e la possibilità di dare agli altri qualcosa di me tramite essa. Mi sono posto umilmente sotto la guida dei classici (in particolare latini, greci e italiani) e ho dialogato con loro. Il saggio su I Malavoglia, nasce proprio da questo dialogo e dalla scoperta della poetica verghiana, una poetica di gesti e silenzi, con squarci di poesia in prosa.

D- Il tuo libro "Sentimenti del tempo" edito da Edizioni Smasher è una raccolta di trenta racconti,
c'è un filo conduttore che li lega tra loro? Quali sono le tematiche che affronti?
R- Non è facile poter rispondere a entrambe le domande. Quello che è portante nel libro, è lo spirito che lo anima. Ogni racconto potrebbe essere inteso come il frammento, il sogno, la domanda che un’anima rivolge a se stessa e al mondo. Ogni racconto è indipendente, eppure insieme agli altri trova una completezza che mi sembra sia quella stessa della nostra specie: siamo tutti diversi, ma siamo tutti esseri umani. Le tematiche allo stesso modo sono diverse: la natura, l’amicizia, la solitudine, l’amore, la giustizia, il rapporto tra la vita e la morte, tra padre e figlio, tra realtà inventate e invenzioni reali. Credo che il libro sia un viaggio nel quale accompagno il lettore senza la presunzione di insegnargli nulla, ma con l’intento di provocare riflessioni sulla nostra realtà contemporanea.

D- Che valore assume il tempo nella tua quotidianità?
R- Il tempo è una trappola, un inganno. Non dura mai quanto vorremmo. Nei momenti felici fugge a creare ricordi sbiaditi, nei momenti più tristi o noiosi sembra stare lì a godersi con calma la tua insofferenza. Per uno scrittore è importante il tempo dedicato alla riflessione e al confronto con gli altri, e l’otium litterarium credo sia la massima aspirazione di qualsiasi vero scrittore. Tuttavia qualsiasi pausa poetica riesca a interrompere il consueto vivere è un ristoro. Soprattutto nelle giornate più frenetiche, fermarsi a leggere o a scrivere una pagina o una poesia, può sconvolgere il senso delle ore e del tempo. Del resto chi scrive, spesso, lo fa in un non-tempo, perdendo la cognizione dello scorrere delle ore.

D-Cos'è per te la poesia?
R- La poesia è la parola del tutto, la poesia è una scienza dell’anima, è la parola che ti prende dentro, che ti trasmette il dolore o la speranza, che ti fa sorridere, che ti fa riflettere. La poesia è comunicazione e, se è vera e grande e sincera, è un darsi con tutta l’anima per gli altri e non per la gloria. La poesia è ciò che consente a un poeta di dare senso alla sua esistenza, è il suo contributo al bene dell’umanità. Il poeta non può esimersi dal suo compito, deve scrivere, deve far sudare le carte con le emozioni delle sue mani. Se io non scrivo quando la parola mi cerca, mi assale uno strano senso di colpa, un rimorso che è difficile spiegare.

D- Ho avuto modo di visitare il tuo blog, ci racconti come è nato? Qual è il tuo rapporto con i social network?
R- Il blog, che il 19 marzo prossimo compirà tra l’altro10 anni, è nato con l’intento di presentarmi ai viandanti del web e di far conoscere i miei pensieri e le mie opere, ma non soltanto. Mi serviva un luogo nel quale potermi confrontare con tematiche e persone diverse. Il blog era ed è ancora uno spazio nel quale affrontare argomenti in maniera più diretta e veloce: l’importanza del donare sangue, l’entusiasmo crescente per l’unità europea, l’amore per la natura, tutte le arti… Con i social network sono stato invece un po’ più diffidente. Solo da qualche anno e con un utilizzo ponderato mi sono ‘affacciato’ su Facebook.

D- Mi hanno colpito alcuni versi di una tua poesia, la chiusa in particolare di "Nel cuore dell'autunno": C’è vita/in ogni istante/che noi/rendiamo vivo". Cosa ti ha portato a scrivere questa lirica?
R- La solitudine è stata per me sempre una condizione su cui riflettere. L’occasione per scrivere questa lirica mi è stata offerta da un concorso di poesia sul tema dell’anziano che si svolse ad Acireale (CT). Vi partecipai con uno pseudonimo e con “Nel cuore dell’autunno”. In quei versi avevo vissuto un’esistenza intera: mi ero proiettato in un futuro nel quale non mi sarei mai rassegnato a perdere il mio tempo o la mia speranza. L’incontro con la felicità, la realizzazione di una speranza può accadere in qualsiasi momento, e qualsiasi momento può spingerci incontro alla possibile felicità.

D- Eugène Godin scrisse: "Il sentimento colma le lacune dell'ignoranza". Una tua riflessione.
R- Forse, più che il sentimento, è la sensibilità, specie se rivolta verso gli altri, a creare le condizioni necessarie al superamento di molte barriere mentali e a facilitare le riflessioni più profonde. La sensibilità ci consente di creare quei ponti di pensiero, spesso intensi, nel bene e nel male, che sono appunto i sentimenti. Il sentire della mente è in sostanza ciò che ci permette di cogliere con pienezza il fuori e dentro di noi.

D- Prossimi impegni?

R- Ho parecchi desideri letterari da realizzare, alcune opere sono già sul punto di essere terminate, altre in cantiere. In particolare dovrei solo limare la prossima silloge di poesie, così come una nuova raccolta di racconti, quella successiva a “Sentimenti del tempo”, che attende soltanto di essere ripulita della polvere e delle più evidenti imperfezioni. Tuttavia sono molto legato a “Sentimenti del tempo” e spero di poter continuare a far conoscere a un pubblico sempre più vasto questo libro con i suoi racconti di umanità. Questo nell’ottica di un neoumanesimo che auspico come fondamentale per questa società sempre più alienante e alla ricerca di se stessa. In tal senso vorrei realizzare anche delle traduzioni dal latino da rendere gratuite e pubbliche, ma è presto per dire altro. Intanto grazie per queste domande e per l’attenzione.

Michela Zanarella

martedì 4 febbraio 2014

"Confidenzialmente". Le interviste di Michela Zanarella

Carolina Ragucci, LA VOCE DELLA MIA ANIMA

Carolina Ragucci è una giovane autrice sensibile e profonda, che da poco ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie "La voce della mia anima" edita da Simple Edizioni. Ha frequentato corsi di scrittura creativa e partecipa attivamente ad incontri ed eventi letterari.

D- Sei l'autrice della raccolta poetica "La voce della mia anima", perché hai deciso di raccogliere le tue poesie in un libro e cosa ti ha portato a scegliere questo titolo?

R- Ho deciso di raccogliere le mie poesie in un libro nell’anno 2013 perché per me rappresenta la fine di un’epoca. La chiusura del periodo scolastico. Dal 2 luglio 2013 ha avuto inizio una nuova vita: ora sono libera di scegliere cosa fare della mia esistenza. Infatti le ultime otto poesie vanno considerate come l’inizio del periodo di libertà. Si nota una certa differenza con le altre. Ho scelto questo titolo perché ogni mia poesia è espressione delle parole che provengono direttamente dall’anima.

D- Nella tua poesia "La morte" scrivi: "La morte è una cosa triste/ma anche importante", cosa intendi per "importante"?

R- Secondo me la morte è importante perché ti fa rendere conto di quanto sia breve la vita e di quanto può essere forte il legame con un’altra persona finché non ti viene a mancare. Ogni volta che muore qualcuno quelli che restano, senza accorgersene, si rafforzano quando riescono a superare il dolore e il tempo che passa li aiuta. Quando si viene a contatto con la morte la prima volta si matura molto in fretta e ci si accorge che la vita non è tutta rose e fiori. Per me è stato così.

D- Che cos'è per te la poesia?

R- Per me la poesia è una goccia distillata dall’immenso oceano che costituisce l’animo di un poeta. Quando scrivo una poesia lo faccio perché sento che la mia anima mi sta parlando e se non fermo sulla carta quelle parole, so che le perderò per sempre.

D- Nelle tue poesie affronti tematiche profonde e delicate come l'amore, la natura, il sogno. Dove trovi l'ispirazione per scrivere?

R- Per quanto riguarda le poesie d’amore sono quasi tutte dedicate alla stessa persona. Le altre tematiche sono ispirate solo dallo stato d’animo in cui mi trovo, che viene convertito in parole dalla mia anima. All’improvviso sento delle parole che cominciano a ripetersi nella mia mente, allora le scrivo e poi le altre vengono fuori a flusso continuo, senza pensare. Raramente mi do delle regole e scrivo ad esempio poesie in rima, per alcune l’ho fatto, però.

D-Cosa pensi dei corsi di scrittura creativa? Quanto possono essere utili per un giovane scrittore che vuole apprendere e migliorare?

R-Sicuramente i corsi di scrittura creativa sono formativi e sono un ottimo aiuto per chi, come me, vuole imparare a scrivere bene senza risultare noioso o banale.

D-Progetti per il futuro?

R- Sicuramente continuerò a scrivere poesie e magari provare con un racconto… A settembre ho intenzione di iscrivermi alla facoltà di Lettere anche perché aumentando il mio livello di cultura sicuramente riuscirò a scrivere meglio. Mi piacerebbe molto scrivere un bel libro un giorno. Ma questo è il sogno di tutti gli scrittori. 

Michela Zanarella

lunedì 27 gennaio 2014

"Confidenzialmente". Le interviste di Michela Zanarella

Donne in gioco, il nuovo libro di Anna Manzo

Anna Manzo è nata a Pompei e vive a Roma. Appassionata di lettura e scrittura ama tutte le espressioni d'arte. Ha pubblicato da poco la raccolta di racconti "Donne in gioco" edito da Simple Edizioni. "Donne in gioco" parla di donne che combattono per superare difficoltà e incomprensioni, donne comuni che cercano di affrontare la vita con coraggio.

Michela Zanarella incontra Anna Manzo per un'intervista.

D- Hai dato alle stampe la raccolta di racconti "Donne in gioco", edito da Simple. Cosa ti ha portato a raccogliere i tuoi racconti in un libro e perché il titolo "Donne in gioco"?

R. Avevo questo materiale con un filo conduttore unico: racconti di vita o di situazioni possibili nella realtà, le cui protagoniste erano tutte donne ed ho pensato che ne sarebbe nato un buon libro, tale da suscitare la curiosità e la simpatia del mondo femminile. Esso parla di donne giovani che, trovandosi in situazioni difficili e problematiche, non si scoraggiano, non si abbattono, non si arrendono, ma cercano di trovare la forza di lottare, per poter uscire dalla ragnatela insidiosa, creata dalle situazioni complicate in cui vengono a trovarsi, ecco perché l’ho intitolato “Donne in gioco”.

D- Undici racconti, undici storie di donne. Ogni racconto ha come titolo il nome della protagonista. Ci accenni brevemente quali tematiche affrontano i tuoi testi?

R. I miei testi affrontano varie tematiche: l’Amore, quello con l’A maiuscola, che ogni donna cerca; l’amicizia, quella vera, disinteressata, altruista; la bellezza della maternità; la generosità del perdono; la necessità di credere in se stessi per poter superare le difficoltà della vita; la presenza di una forza superiore che conduce le nostre azioni…

D- Le donne di cui parli nel libro sono donne comuni, del nostro tempo. Quanto ti rispecchi in loro, quanto c'è della tua personalità nelle protagoniste?

R. Le donne protagoniste dei miei testi rispecchiano molti aspetti della mia personalità, che appare più facilmente dai miei scritti, perché in essi riesco ad essere sincera e priva di qualche inibizione.

D- Poesia e narrativa, due generi complementari ed apparentemente diversi. Cos'è per te la poesia? E la narrativa?

R. La Poesia, secondo me, è far parlare la voce dell’anima. Essa dà un senso universale alla nostra vita, ci aiuta a vedere oltre le apparenze, oltre i nostri limiti, ci aiuta ad esprimere i nostri sentimenti più profondi, a mostrare i nostri aspetti più nascosti, ci fa provare grandi emozioni.
La narrativa è un’occasione per raccontare esperienze proprie e altrui, un modo per aprirsi e chiarire a se stessi la propria interiorità, che in un secondo momento si ha piacere di condividere con il lettore. Può essere occasione di sfogo, di riflessione, di introspezione, ma è anche l’occasione per far volare la fantasia e creare storie che fanno sognare.

D- Quale messaggio vuoi trasmettere ai lettori con questa raccolta? E' un libro strettamente dedicato alle donne o ha un valore molto più ampio?

R. Con questo libro desidero trasmettere un messaggio di fiducia. Vorrei far capire che non bisogna arrendersi mai, neanche di fronte alle situazioni più dolorose o difficili. Occorre far scattare la forza e il coraggio che sono dentro di noi e lottare per cambiare le cose. Questo è un libro che parla di donne, ma che può rivelare agli uomini aspetti femminili che spesso sfuggono o sono stati dimenticati.

D- Marcel Proust scrisse: L´amore è lo spazio e il tempo resi sensibili al cuore. Una tua riflessione.

R. Quando si ama entriamo in uno stato d’animo magico per cui riusciamo a vedere ciò che ci circonda sotto un aspetto diverso. Tutto ci appare più bello e apprezzabile. L’amore ci rende migliori e più disponibili verso gli altri.

D- Prossimi progetti?

R. Ne ho alcuni. A breve scadenza, la pubblicazione di una nuova raccolta di racconti ed una di poesie. A più lunga scadenza, la stesura di un romanzo e di un’autobiografia.

Michela Zanarella

lunedì 20 gennaio 2014

"Confidenzialmente". Le interviste di Michela Zanarella

Un giorno qualunque di Alfredo Tagliavia

Alfredo Tagliavia è nato a Roma nel 1978.
Dottore di ricerca in Pedagogia, attualmente insegnante precario, ha svolto diversi viaggi di studio in Brasile. Per i tipi della EMI ha pubblicato il libro L’eredità di Paulo Freire. Vita, pensiero, attualità pedagogica dell’Educatore del mondo (2011). Per le edizioni IPOC ha tradotto il testo del filosofo brasiliano Marco Heleno Barreto Immaginazione simbolica. Riflessioni introduttive (2012). Di recente uscita è il suo primo libro di narrativa Un giorno qualunque (edizioni Book Publish), una raccolta di racconti a sfondo pedagogico, ambientati fra Italia e Brasile.
Tra le sue passioni anche la musica, si dedica all'insegnamento della chitarra. Michela Zanarella lo incontra per la rubrica "Confidenzialmente".

D- Sei l'autore di "Un giorno qualunque" raccolta di racconti ambientati tra l'Italia e il Brasile. Cosa ti ha portato a scrivere questo libro e perchè hai scelto il Brasile come ambientazione ai tuoi scritti?

Scrivo pensieri e riflessioni personali da quando ero un adolescente, ma ho cominciato a farlo con maggiore consapevolezza dal 2009: superati i trent’anni e terminato un dottorato di ricerca, mi è sembrato per la prima volta di aver accumulato una serie di esperienze di vita da raccontare, per poterle così condividere. Tra queste esperienze, proprio il prolungato viaggio di studio nella capitale del Nordest brasiliano, Recife - una delle città più povere ma anche più ricche di cultura popolare, dove si respira davvero il “Brasile profondo” - mi ha dato l’ispirazione decisiva per concepire l’idea della raccolta di racconti.

D- Italia e Brasile due mondi diametralmente opposti, ma con affinità elettive similari, concordi con questa mia supposizione?

Sono d’accordo: l’idea che mi sono fatto, in seguito ai miei viaggi, è che l’Italia e il Brasile siano due realtà simili, ma che attraversano fasi storiche opposte. L’Italia è in fase di contrazione, il Brasile invece è in grande espansione. Al di là di queste congiunture storiche e socio-economiche differenti, vedo il tratto che accomuna maggiormente i due Paesi nella forte presenza di manifestazioni culturali popolari “dal basso”, che hanno segnato la storia dell’Italia e del Brasile anche con importanti differenziazioni a livello regionale e locale (anche qui: in Italia in fase critica oramai da qualche decennio, mentre in Brasile nel pieno del loro sviluppo).


lunedì 13 gennaio 2014

"Confidenzialmente". Le interviste di Michela Zanarella

Dario Amadei, scrittura creativa e biblioterapia per riuscire a volare con la fantasia

L'autore monteverdino è il fondatore con Elena Sbaraglia di Magic Blueray.


Dario Amadei è autore di libri per ragazzi ed esperto di laboratori di lettura e scrittura creativa.  Ha pubblicato quattro libri: “Astutillo e il potere dell’anello” (2004), Un mondo migliore” (2007), “Le vere fiabe dei fratelli Grimm” (2008) e Cronache di Monterotto” (2011). Della sua opera letteraria "Un mondo migliore" è stato realizzato un audiolibro, a cura di Genitin Onlus, grazie al decisivo apporto delle voci di Emilio Solfrizzi e Neri Marcorè.
Appassionato di arte, musica, cinema e teatro, si occupa  di incontri di bibliolettura interattiva, corsi di scrittura creativa ed eventi culturali. Con Elena Sbaraglia ha fondato Magic Blueray, una realtà culturale che promuove la lettura ispirandosi alla biblioterapia.

D-Cosa rappresenta per te la scrittura e come ti sei avvicinato alla narrativa per ragazzi?

La scrittura, in realtà, ha sempre fatto parte della mia vita, perché sin da quand’ero molto piccolo, forse già alle scuole elementari, sentivo la necessità di esprimermi scrivendo. Poi crescendo questa esigenza è diventata sempre maggiore, pressante, finché ad un certo punto però ci ho rinunciato. Per almeno quindici anni, dalla fine del liceo alla nascita del mio primo figlio, sotto la spinta di pressioni negative, avevo deciso di rinunciare a quella che era  la mia più grande passione. Ma quando una passione è veramente forte non si può sopprimere per sempre e così, casualmente, come chi dopo aver smesso di fumare si avvicina ad una sigaretta e per lui è la fine, perché ricomincia a fumare come e peggio di prima, quando è nato mio figlio mi sono di nuovo avvicinato alla letteratura, perché mi sembrava uno strumento utile per comunicare con lui. Ho ricominciato a leggere voracemente dei libri che erano libri per ragazzi ed ho così scoperto un’altra cosa fondamentale: gli adulti sprecano i libri per ragazzi e non li leggono mai perché li considerano libri non alla loro altezza, rinunciando in questo modo a scoprire il mondo meraviglioso, contenuto nelle storie cosiddette per ragazzi che sono poi le storie che rimangano immortali. Se ci si riflette infatti, i libri che rimangano nel tempo e nella storia della letteratura e che, dopo decine di anni che sono stati scritti, sono ancora letti sono quasi tutti libri per ragazzi, come ad esempio il Piccolo principe, Peter Pan, Pinocchio…Ho scoperto in quel periodo le opere di Roald Dahl, che mi ha fatto definitivamente capire l’importanza della letteratura per ragazzi e ha fatto nascere in me l’esigenza di cimentarmi in questo campo. Io comunque sottolineo sempre che i miei libri sono destinati ai ragazzi di tutte le età e agli adulti che sanno ancora sognare. Questo perché la letteratura per ragazzi dovrebbe essere recuperata da tutti quegli adulti che non vogliono rinunciare ad una parte bella della propria vita.


martedì 7 gennaio 2014

"Confidenzialmente". Le interviste di Michela Zanarella

La risata dei mostri, il libro di Alexandra Censi

Alexandra Censi è nata a Gyula, in Ungheria, ma vive a Roma da quando aveva pochi anni. Nella città di Roma studia Lettere. Ha pubblicato "La risata dei mostri" per Nottetempo, nella collana narrativa.it curata e diretta da Chiara Valerio. 
Michela Zanarella la incontra per un'intervista nella rubrica "Confidenzialmente".

D- "La risata dei mostri" segna il tuo esordio nel mondo della narrativa. Cosa ti ha portato a scrivere questo romanzo e ad avvicinarti alla scrittura?

R- Non saprei con precisione. Ho ricordi confusi sulla genesi di questo libro, nella mia testa è una specie di mostro mitologico. Iniziai a scrivere con l'intento di non scrivere niente. Volevo settanta, ottanta pagine di bella lingua e di niente di più. Volevo descrivere la mente di una persona, e la città che la ingloba, andando avanti ad allucinazioni. Non dovevano essere i piedi o una trama ben costruita a portare avanti la struttura del libro: il libro doveva essere l'avanzare di una palla di luce arancione. Così è stato, ma poi ci si affeziona ai personaggi, a quelle strane entità che conosciamo e non conosciamo. Allora mi sono domandata sull'infanzia della protagonista, Francesca, e sul suo futuro. E la sua vita mi è apparsa semplicemente, tutto si costruiva da solo. Quindi, la parte più, se mi si permette, sperimentale è andata a costituire il nucleo centrale del romanzo, “Le fascinazioni”. In cui, sostanzialmente, una donna non fa nulla se non subire costantemente fascinazioni, una parola che all'epoca mi piaceva molto perché non era né Bene né Amore, ma una via di mezzo molto più pericolosa. Scrivere di Francesca è stato emozionante, perché tutto aveva un senso senza che fossi io a darlo. Credo di essermi avvicinata alla scrittura per un patto estetico e alla lettura per un bisogno fisico.

D-La risata dei mostri è il romanzo di una donna, prima bambina, poi adolescente e infine adulta, che passa dal fuoco dell’amore dei genitori alla cenere delle molte sigarette fumate col suo ragazzo, alle braci di una vita matrimoniale stuzzicata da incontri reali con amici virtuali.
Quale messaggio vuoi dare ai lettori attraverso il tuo romanzo?

R- La mia non è una narrativa di quelle che lancia messaggi. La mia narrativa vede, e dice. Punto.
Poi ovviamente possiamo trovare vari temi che vengono affrontati nel libro, e forse queste tematiche possono indirizzare il lettore verso qualcosa o qualcuno. Non so, dal tema più grande ed evidente, ossia quello della predestinazione al male, fino a quelli più latenti, come un ritorno incessante della letteratura, dell'arte, della psicoanalisi. Non mi piacerebbe neanche mandare un messaggio ai lettori. Io non sono nessuno per fare una cosa così importante, semmai sono le parole, solo loro, che possono disturbare e piacere. Le parole, una volta scritte, non sono più mie, sono le storie che si scrivono da sole, io sono parte passiva.


Diamo il benvenuto a Michela Zanarella con la sua rubrica "Confidenzialmente"


Su Librandosi si apre una nuova rubrica, "Confidenzialmente" le interviste di Michela Zanarella, curata dalla nota poetessa, scrittrice e giornalista, grande amica di Magic BlueRay.