*La farfalla che faceva da ponte*
Laboratorio di biblioterapia educativa in sezione, scuola dell’infanzia
Quel giorno in una scuola dell’infanzia, è successo qualcosa di veramente magico che ci ha fatto volare lontano nello spazio e nel tempo, portandoci dove solo la fantasia dei bambini può arrivare.
Mentre tutti stavano giocando in giardino, una farfalla immaginaria, invisibile agli occhi, ma non al cuore puro di chi riusciva comunque a vederla, è entrata in sezione e ha lasciato dei regalini, ha fatto delle sorprese, a volte dei dispetti, poi se n’è andata con la promessa di tornare ogni volta che l’avremmo chiamata.
«Raccontate con un disegno quello che la farfalla ha fatto per voi» abbiamo proposto ai bambini che hanno subito iniziato a disegnare pieni di entusiasmo.
In questo caso abbiamo usato come trigger un mediatore immaginario, un pretesto fantastico, leggero come le ali della farfalla.
Il suo compito era uno solo, quello di aprire una piega nella realtà abbastanza grande da farci entrare tutti nel “facciamo finta che...”.
E da quella piega sono uscite tante storie, che solo un adulto disattento avrebbe potuto considerare piccole, perché in realtà erano grandi come il mondo dei bambini.
Ad esempio Barbara, una bambina di quattro anni, ha disegnato la farfalla con le ali spalancate che teneva tra le zampine un coniglietto di peluche.
«Me lo ha riportato lei» mi ha sussurrato seria.
Quel coniglietto Barbara lo aveva perso durante le vacanze, sul lungomare, quando era più piccola. Era caduto dal passeggino in mezzo alla folla e disperata lo aveva cercato con i suoi genitori per un bel po’ di tempo, ma poi gli adulti avevano chiuso la storia.
«Non c’è più» avevano detto, «dobbiamo farcene una ragione».
Per la farfalla però quella storia chiusa non era finita e così l’aveva riaperta riportando il coniglietto alla bambina, con un gesto semplice.
Quella mattina Barbara non stava solo disegnando, stava riparando, stava riscrivendo con l’inchiostro di quelle piccole ali magiche un ricordo triste che da sola non sapeva contenere.
Invece Charlotte, una bambina di cinque anni, con gli occhi australiani e il cuore diviso tra due continenti, ha disegnato la farfalla posata sulla testa di un uomo con i capelli grigi, seduto su una panchina.
«È mio nonno» ci ha spiegato con gli occhi un po’ lucidi, «mi manca un sacco, perché è rimasto a vivere in Australia e purtroppo non lo vedo quasi mai».
«La farfalla però lo vede tutti i giorni» ha poi aggiunto convinta, «gli porta i miei baci e gli racconta cosa faccio a scuola. Lui le dice sempre che mi aspetta sulla sua panchina preferita e che non vede l’ora di riabbracciarmi».
Charlotte non può volare dal nonno tutte le volte che vuole e così ha scovato nella sua fantasia una farfalla-corriere, un ponte di migliaia di chilometri fatto di baci, parole e attese, un mediatore immaginario che tiene in caldo quel legame così importante in attesa che il vuoto si colmi anche nella realtà.
Charlotte non può volare dal nonno tutte le volte che vuole e così ha scovato nella sua fantasia una farfalla-corriere, un ponte di migliaia di chilometri fatto di baci, parole e attese, un mediatore immaginario che tiene in caldo quel legame così importante in attesa che il vuoto si colmi anche nella realtà.
Alla fine abbiamo messo insieme tutti i disegni e il risultato è stato un’antologia di micro-storie che in realtà era un’unica grande storia che raccontava chi erano quei bambini a cui nessuno aveva detto di “fare bene” o di “stare attenti”, ma solo di condividere in piena libertà le loro emozioni, come avevano fatto Barbara, riparando il passato e Charlotte, custodendo il futuro.
La farfalla, quel giorno, non ha avuto la pretesa di insegnare nulla, ha solo prestato le sue ali magiche e i bambini ci hanno appoggiato sopra ciò che avevano nel cuore.
Dario Amadei, Elena Sbaraglia

















