martedì 24 febbraio 2026

Storie sulle Colline dell'Albegna

La formazione che da anni proponiamo è per noi un atto di dare forma alla conoscenza che si genera dall'intreccio delle storie delle persone che si incontrano, che si raccontano scambiando vissuti, emozioni, esperienze.
Quando abbiamo chiesto al gruppo delle insegnanti ed educatrici dello zerosei delle Colline dell'Albegna in formazione sulla biblioterapia educativa di portare gli “albi che sono o sono state”, non pensavamo di ricevere in cambio così tanta narrazione entusiasta di essere in quel cerchio. Un tripudio di parole, di emozioni, di bellezza, di realtà che a volte non piace ma che si cerca di trasformare, e a dircelo sono stati loro, gli albi illustratri, quel potente strumento in mano all'educatore che sceglie se usare come totem o come viatico di conforto, di accettazione, di esistenza.
Alice ci ha raccontato che nel suo nido arriva sempre un momento giusto per raccontare Il giardiniere dei sogni (Sassi Junior) (la storia di tutte le storie di bibliolettura interattiva), a volte tutto, altre volte soffermandosi su quelle illustrazioni magiche che aprono alla fantasia e alla narrazione dei bambini e delle bambine. Con Il signor Vroum (Uppa), invece, che va veloce e corre sempre, riflette anche con i genitori, perché quello che ci mostra il signor Vroum è che ciò che non si coltiva si perde e quando si inizia ad andare lentamente, ci si accorge di cosa c'è intorno. Fermarsi ogni tanto è un atto di cura per tutti.
Federica ride e fa ridere tanto i suoi bambini e le sue bambine del nido con Abbaia George (Salani), un albo che fa uscire la parte giocosa di ognuno di noi, ma che si presta anche a importanti riflessioni, come d'altronde fa La zuppa di sasso (Babalibri), soprattutto se porti nel servizio una grossa pentola e tante verdure con cui i bambini preparano zuppe appetitose.
Per rinforzare le relazioni, anche e soprattutto durante l'ambientamento, Agnese ci racconta che nel suo nido, grazie a Le cose che passano, (Topipittori), può riflettere insieme ai genitori sul rapporto di fiducia, perché anche se le cose se ne vanno, la costante che rimane è l'amore.
In Si può dire senza voce (Glifo), Valentina sa quanta dolcezza c'è nel dare e nel ricevere e che i gesti sono più importanti delle parole, sia quando quelle parole non si trovano, quando ancora non si conoscono o quando sono parole straniere.
Alice, nel suo nido, crea cerchi per rinforzare l'autostima, soprattutto quando i bambini pensano di non riuscire a fare delle cose, e allora viene in aiuto Il punto (Ape Junior) che è il qualcosa che trasmette il positivo che serve come incoraggiamento per iniziare.
Quanto si divertono i bambini e le bambine quando anticipano Iuba mentre racconta A caccia dell'Orso (Mondadori), che ci mostra come rimanere uniti davanti alle avversità, e se nel cerchio qualcuno si dovesse chiedere se i bambini alla fine rimangono male perché l'orso se ne va da solo, nessun problema, perché sono sempre i bambini a trovare il conforto in queste situazioni, grazie al loro infinito io creativo.
Eliana nel suo nido parte alla scoperta delle meraviglie del mondo senza dimenticare di ricordare ai suoi bambini e alle sue bambine che ognuno di loro è una meraviglia. Tu sei una meraviglia (Terre di mezzo) è anche per quegli adulti che non vogliono correre il rischio di tarpare le ali ai bambini e alle bambine che si affacciano al mondo con gli occhi dello stupore.
Monica sa che quando al nido la stanchezza si fa sentire, con Il mio palloncino (Babalibri) torna il sorriso e il buon umore, perché il lupo che ha paura di Cappuccetto è davvero divertente.
Carlotta scopre Olivia e le principesse (Salani) come mamma e ce lo racconta con tanto orgoglio e anche quando lo racconta in maniera diversa nel suo servizio per rinforare nei bambini e nelle bambine l'idea che possono essere ciò che vogliono e non ciò che la società ci impone.
Grazie a Serena abbiamo ricordato l'importanza de Il pentolino di Antonino (Kite) con il suo buon educatore che nel libro non insegna ma mostra ad Antonino come superare le difficoltà e mostra anche a tutti quelli che lo leggono il mondo con occhi diversi, una ricchezza per tut, grandi e piccini.
Raffaella ci racconta la storia de Il vecchio e l'albero (Nord-Sud) e quanto è importante riflettere sul fatto che le parole quando arrivano, hanno il potere di trasformare, in bene o in male e che la cura passa sempre attraverso la natura e le parole.
Caterina e Laura ci raccontano che l'albo Che cos'è un bambino (Topipittori) dovrebbe aiutare a non smarrirsi come adulti e come educatori, perché anche se il gruppo di lavoro cambia, quello che non deve cambiare mai è l'idea di bambino, aiutando anche i genitori a riconoscere le competenze dei loro figli.
Antonella ci voleva raccontare Il ciuccio di Nina (il Castoro), ma sappiamo bene che sono gli albi a sceglierci e Il momento perfetto (Glifo) è arrivato proprio al momento giusto e nel cerchio si è compreso il motivo dello scambio.
Giovanna ci racconta Sarò il tuo porto sicuro (Feltrinelli) con la bellissima metafora che rappresenta il bambino come un veliero che naviga sul mare delle emozioni.
Francesca con Piccolo buio (il Castoro) crea l'atmosfera nella sua scuola dell'infanzia mimando i gesti con i bambini e le bambine che iniziano a formarsi il pensiero che le paure si possono superare non avendo paura della paura.
Ninna nanna per una pecorella (Topipittori) e Urlo di mamma (Nord-Sud) sono le scelte di Sandra nel cerchio magico, che ci raccontano di una solitudine che si aggrappa ad ogni speranza per sentirsi accolta e quando accade la consolazione della solitudine e l'accoglienza della diversità si fanno strada negli animi delle persone, così come si possono superare i traumi e le paure quando ci sentiamo a pezzi e con un abbraccio tutto torna al suo posto.
Carmela suona una corda molto delicata, quella dell'adulto che si sostituisce al bambino, lo anticipa anche nella gestione delle sue emozioni e allora ci racconta di Albert e albero (Lapis) per ricordarci che l'ascolto del reale bisogno del bambino è fondamentale perché ogni bambino è diverso e quello che l'adulto pensa non sempre è quello di cui il bambino ha bisogno.
Non si può non parlare di tempo, e allora Susanna attraverso L'uomo che vendeva il tempo (Terre di mezzo) rallenta e ci racconta che troppo spesso vendiamo il nostro tempo senza aspettare che ci torni qualcosa indietro per recuperare energie e idee. E allora, se non siamo ancora convinti di questo, ci racconta anche Il piccolo principe (Terre di mezzo), un albo così complicato per gli adulti e così semplice per i bambini, grazie al quale possiamo iniziare ad imparare a non fare troppe cose in quel tempo che abbiamo a disposizione.
Marta ci esorta a non fare una scelta quando abbiamo la possibilità di scegliere più cose, soprattutto se sono le storie che dobbiamo scegliere e allora ci racconta Il fuoco del drago (Giunti), Edmond e Abracazebra (Nord-Sud) che ci parla di come accogliere la diversità sia sempre un arricchimento relazionale ed emotivo; Perfetta per due (Pane e sale) che ci mostra quanto portarsi dietro cose speciali sia confortevole; Zeb la scorta di baci (Babalibri) che i bambini e le bambine interiorizzano così tanto da consolarsi a vicenda con scorte di baci caramella; La compagnia delle stelle (Gallucci) perché non è solo possedere che ci rende felici, lo è di più condividere e infine A te la scelta (Franco Cosimo Panini) che esorta ad aprirsi a un mondo di possibilità.
Il cerchio magico si chiude con Carmela e con la generosità di Il pettirosso e Babbo Natale (Gribaudo), un sentimento dal quale non si può prescindere.
Ancora una volta abbiamo avuto la conferma che di una storia non esiste un'unica interpretazione e che solo raccontando e raccontandosi si può generare quel flusso di idee ed emozioni che permette a tutte le persone nel cerchio magico di conoscere meglio se stesse e gli altri, sciogliendo dei nodi e accogliendo bellezza.
Dario Amadei e Elena Sbaraglia

sabato 14 febbraio 2026

venerdì 13 febbraio 2026

Il bianco che accoglie: esperienze sensoriali ed educazione emotiva nei primi anni

Immaginare una stanza che profuma di aria fresca, dove la luce si fa azzurra e morbida, il silenzio ricorda una nevicata lenta, e le mani incontrano superfici fredde, lisce, granulose.
Non è solo un ambiente scenografico: è uno spazio pedagogico immersivo, progettato per attivare cervello, corpo ed emozioni insieme. Una stanza della neve e del ghiaccio diventa così un laboratorio sensoriale dove l’esperienza precede la parola e dove l’apprendimento nasce dal sentire.

Neuroscienze: perché l’immersione funziona!
Le neuroscienze ci mostrano che il cervello infantile apprende meglio quando l’esperienza è:
• multisensoriale
• corporea
• emotivamente significativa

1. Attivazione sensoriale integrata
Texture fredde, luci soffuse, suoni ovattati stimolano contemporaneamente:
• corteccia somatosensoriale (tatto, temperatura)
• sistema visivo (luci, movimento, riflessi)
• sistema vestibolare e propriocettivo (movimento nello spazio)
Questa integrazione sensoriale rafforza le connessioni sinaptiche e favorisce la memoria a lungo termine.

2. Emozione e memoria
L’esperienza “fredda” e insolita attiva il sistema limbico, in particolare:
• amigdala → coinvolgimento emotivo
• ippocampo → consolidamento dei ricordi
Quando un bambino prova meraviglia, sorpresa o calma, il cervello rilascia dopamina e serotonina: l’apprendimento diventa più stabile e significativo.

3. Regolazione neurofisiologica
Le tonalità blu e bianche, i suoni lenti e il ritmo rallentato:
• abbassano il livello di cortisolo
• favoriscono uno stato parasimpatico (calma e sicurezza)
• migliorano attenzione e autoregolazione
La stanza diventa quindi anche spazio di riequilibrio emotivo.
Le emozioni come porta dell’apprendimento Il freddo evoca immagini primarie e archetipiche: silenzio, quiete, attesa, trasformazione.

Nella stanza immersiva emergono emozioni sottili:
• stupore
• curiosità
• calma
• ascolto
• concentrazione profonda.
Queste emozioni creano uno stato di presenza, condizione ideale per apprendere.
Il bambino non “fa un’attività”: abita un’esperienza.

Valenze pedagogiche
Apprendimento scientifico
• stati dell’acqua (solido/liquido)
• trasformazioni termiche
• osservazione e ipotesi
Sviluppo sensoriale
• discriminazione caldo/freddo
• percezione tattile fine
• coordinazione motoria delicata
Sviluppo emotivo
• riconoscere sensazioni corporee
• verbalizzare stati interni
• autoregolazione
Linguaggio e simbolico
• narrazioni invernali
• metafore (ghiaccio che si scioglie, neve che copre)
• gioco immaginativo (igloo, esploratori, orme)
Proposte di esperienze
• vasche con ghiaccio colorato
• neve artificiale o farina di riso
• proiezioni di fiocchi e aurore
• suoni ovattati di vento lieve
• tavoli luminosi con cristalli trasparenti
• rituale finale di “scioglimento” (acqua tiepida sulle mani)
Ogni proposta deve rispettare lentezza, silenzio, libertà esplorativa.

Il ruolo dell’adulto
L’educatore non dirige: custodisce l’atmosfera. Osserva, nomina le emozioni, offre parole gentili:
“Com’è questo freddo sulle mani?”
“Ti fa sentire sveglio o tranquillo?”
Diventa mediatore tra esperienza corporea e consapevolezza.


Una stanza immersiva “Neve e Ghiaccio” non è solo un allestimento tematico. È un paesaggio educativo dove neuroscienze ed emozioni si incontrano. Nel bianco silenzioso, il bambino scopre qualcosa di essenziale: che conoscere il mondo significa prima sentirlo sulla pelle!
E mentre il ghiaccio si scioglie tra le dita, nasce la prima forma di sapere: la meraviglia!
Angela Melillo

martedì 3 febbraio 2026

La bibliolettura interattiva_intervista agli autori

All'interno della #rubrica Terza Pagina, condotta da Saverio Simonelli su #TV2000 #DarioAmadei e #ElenaSbaraglia sono stati intervistati sul loro nuovo libro #Labiblioterapiaeducativa nei nidi e nelle scuole di ogni ordine e grado Castelvecchi Editore

lunedì 2 febbraio 2026

La Stanza delle Emozioni: uno spazio pedagogico per l’ascolto, la scoperta e la crescita

La Stanza delle Emozioni nasce da una progettazione intenzionale e consapevole, che pone al centro il bambino come soggetto attivo del proprio apprendimento. Non si tratta di un ambiente neutro o casuale, ma di uno spazio pensato per accogliere, stimolare e sostenere l’esperienza emotiva, sensoriale e creativa di bambini e bambine, nel rispetto dei loro tempi, delle loro unicità e dei loro bisogni evolutivi.
In questo ambiente educativo non esistono modelli prestabiliti da imitare, né risultati da raggiungere secondo standard definiti. Al contrario, la Stanza delle Emozioni si fonda su possibilità aperte, su proposte non strutturate che invitano all’esplorazione e alla libera interpretazione. Gli stimoli presenti parlano ai sensi, accendono l’immaginazione e favoriscono un apprendimento autentico, che nasce dal fare, dal sentire e dal pensare.
Il contatto diretto con materiali diversi, naturali, di recupero, morbidi, ruvidi, leggeri o resistenti, permette ai bambini di sperimentare attraverso il corpo. Toccando, manipolando, trasformando, essi danno forma non solo a oggetti, ma anche a pensieri ed emozioni. Le mani diventano strumenti di conoscenza, capaci di collegare l’esperienza sensoriale a quella cognitiva ed emotiva. Il corpo, pienamente coinvolto, diventa parte integrante del processo di apprendimento, superando una visione frammentata dello sviluppo.
In questo contesto, ogni bambino è libero di costruire i propri significati.
L’educatore assume un ruolo di osservatore attento e facilitatore, capace di leggere i segnali, valorizzare i processi e sostenere senza dirigere. L’ascolto profondo, l’attenzione ai gesti, ai silenzi e alle scelte spontanee diventano strumenti fondamentali per accompagnare la crescita, favorendo un clima di fiducia e sicurezza emotiva.
La Stanza delle Emozioni è uno spazio vivo, in continuo dialogo con chi lo abita. Respira e cambia insieme ai bambini, si trasforma seguendo i loro bisogni emergenti, accoglie i loro interessi e si lascia modellare dalle esperienze quotidiane. Non è un ambiente statico, ma un luogo in evoluzione, capace di adattarsi e rinnovarsi, mantenendo sempre al centro la relazione educativa.
In questo spazio, il percorso di crescita si configura come un viaggio condiviso: un cammino fatto di scoperte, tentativi, emozioni e meraviglia. La Stanza delle Emozioni accompagna i bambini nei loro primi passi verso la conoscenza di sé e del mondo, sostenendo con delicatezza e rispetto il meraviglioso processo dello sviluppo umano.
Angela Melillo

venerdì 23 gennaio 2026

LE ORIGINI DEL CERCHIO MAGICO DELLE STORIE

“La lettura è quel sesto senso che va piantato, annaffiato, curato”
(Gianni Rodari)

Come “seminiamo” un po’ di magia della lettura per fare in modo che poi il resto lo faccia la voglia di narrare?
Nel corso del nostro percorso professionale come educatrici di nido, tutto è partito da un’attenta, diretta e continua osservazione sui nostri piccoli lettori in un viaggio a ritroso che ha richiesto del tempo, ma la nostra curiosità e la voglia di scoprire ciò che di bello i bambini ci insegnano, ci hanno trasmesso l'energia necessaria per andare avanti.
I bambini grandi (parliamo di 2-3 anni) ascoltano, osservano e arrivano a immergersi nelle storie, le scelgono, le sfogliano e si raccontano, ma soprattutto le narrano ai propri compagni che a loro volta sono attratti e pronti all’ascolto. Tutto ciò ci ha portate a riflettere su una domanda: visto che abbiamo tutti una storia da raccontare, come arrivano i bambini a narrare le storie?

Partiamo dallo spazio
All’interno della sezione dei piccoli abbiamo allestito un angolo morbido, uno spazio che “profumerà” di storie, caratterizzato da un grande e accogliente tappeto blu, dove abbiamo posizionato una cesta di vimini piena di libri, che aspettano solo di essere manipolati, “assaggiati”, e alla fine sfogliati…
I primi approcci (6 mesi circa)
È in questo periodo che il bambino scopre il libro. Quando il libro è alla sua portata, inizia a conoscerlo, lo passa da una mano all’altra, lo assaggia, lo mordicchia e comincia a girare le pagine avanti e indietro solo per il piacere del movimento e del rumore che provocano. Poco importa se qualche pagina verrà rovinata o stropicciata, anche questo fa parte del processo di conoscenza e di avvicinamento al libro, che per i bambini è caratterizzato da immagini grandi e riconoscibili, di tipo non narrativo perché non raccontano storie, ma piuttosto hanno illustrazioni che rispecchiano la vita reale.

Il libro diventa… ”Libro”! (6/10 mesi circa)
È in questo periodo che il libro acquista la sua vera identità, perché il bambino realizza che quell’oggetto non è un giocattolo come gli altri, ma rappresenta un mondo di curiosità e scoperte. Ora è in grado di seguire le pagine con lo sguardo, ed è attratto dalle figure grandi e colorate. Da questo momento il libro diventa l’oggetto su cui condividere l’attenzione, ed è per questo che introduciamo la “lettura guidata”, durante la quale, tenendo il bambino in braccio (ovviamente rivolto verso il libro), gli mostriamo gradualmente come sfogliarlo con calma, facendo in modo che presti attenzione alle figure, indicandole e nominandole, e poi lasciando che lui torni a giocarci.

Ora faccio io! (8/12 mesi circa)
Da questo momento, grazie all’acquisizione della posizione seduta in modo autonomo, i bambini possono avere un approccio più fisico con i libri. È a questa età, infatti, che da soli li prendono dalla cesta utilizzandoli a loro piacimento, ad esempio li possono guardare nel verso sbagliato, li girano e rigirano, saltano le pagine, li fanno cadere per poi arrivare a immergersi in un’osservazione più attenta. Tutto fa parte del percorso di scoperta, che pone le basi per lo sviluppo delle intelligenze, di cui quella narrativa è il tema principale della nostra riflessione.

Arrivano gli Albi Illustrati (12/18 mesi)
Fino a ora, abbiamo preparato le basi per fare in modo che il rapporto fra “bambini e lettura” abbia il suo naturale epilogo, cioè uno scambio interattivo e continuo attraverso il quale ascoltare una storia poi spingerà il bambino a raccontarla a sua volta.
È a questo punto che noi possiamo iniziare a raccontare loro le storie degli albi illustrati. All’inizio ovviamente saranno storie brevi per poter stimolare e via via rafforzare i tempi della loro attenzione. In questa fase giocano un ruolo importante i Neuroni Specchio, in quanto, attraverso l’imitazione, favoriscono lo sviluppo dell’empatia e la comprensione delle emozioni. È proprio questo tipo di lettura relazionale a essere particolarmente preziosa per il bambino, perché lo stimola a partecipare attivamente e a immergersi nelle “storie”.

Ce l’abbiamo fatta! Narratori si diventa!
Bruno Munari scrive: “trovare una sorpresa in un libro quando si è piccoli, conduce a ricercarla tutta la vita nei libri”.
In questo nostro viaggio a ritroso verso l’importanza della lettura prima, e della narrazione poi, siamo entrate in punta di piedi, e ne siamo uscite alla fine con gli occhi pieni di meraviglia e di soddisfazione nel vedere “chi ascolta e chi racconta”, e come tutto questo incanto arriva agli occhi di chiunque li osserva nel cerchio magico della narrazione.

Alessia Pietrini, Fabiana Casetta, educatrici del nido Il glicine, Roma Capitale

domenica 11 gennaio 2026

Alla taverna della zuppa di sasso

Nella taverna della “zuppa di sasso” si preparano solo zuppe fatte di buone pratiche saporite, magari accompagnate da un calice di buon albo illustrato frizzantino.
A volte può capitare che gli ingredienti non leghino tra loro, allora qualche criticità salta fuori in cucina, ma prontamente si aggiusta per preservarne il gusto saporito.

Ci sono storie che si prestano a diverse interpretazioni e tra queste, sicuramente, c'è Una zuppa di sasso, l'albo di Anaïs Vaugelade per Babalibri che, soprattutto in biblioterapia educativa tra adulti, apre a infinite possibilità: ci si chiede chi sia il lupo, chi sia il sasso, cosa vogliano dirci i commensali, cosa rappresentano gli animali che via via si aggiungono alla serata conviviale, perché il lupo va via portando il sasso con sé. Ma non solo, perché questa storia, in un contesto come quello che si è venuto a creare in un gruppo di bibliolettura interattiva tra professionisti dell'educazione, ha aperto le porte di una taverna in cui, ogni partecipante ha portato un ingrediente saporito (albo illustrato) da aggiungere alla zuppa e condividere nel cerchio magico.
Far circolare bellezza è (o almeno dovrebbe essere) una priorità se si vuole crescere in ambito professionale (e ovviamente personale) e farlo attraverso la narrazione è il metodo per noi migliore, perché nel raccontare e nel raccontarsi ci si riconosce, ci si accetta, non ci si sente giudicati e si tende a prediligere la condivisione più che la competizione, due parole, queste, che negli ambienti lavorativi spesso sono in contrasto.
Così, nel grande pentolone dove bolle la zuppa, sono stati aggiunti: il tempo, l'osservazione e la consapevolezza, il disinnesco, l'amore, l'emozione, l'ascolto, l'inclusione e una spezia finale, la vita, che ha amalgamato il tutto.

Il tempo ci è stato raccontato attraverso Vorrei un tempo lento lento e L'uomo che vendeva il tempo: un tempo vuoto che porta a fare e un tempo che a volte possiamo far tornare indietro per restituirlo a qualcuno che ce l'ha donato.
L'osservazione e la consapevolezza ci sono state raccontate da Pinguino e la pigna, Nell'erba, Sulla collina e Piccolo lupo saggio: ci vuole tanta consapevolezza nell'attivare uno sguardo nuovo su ciò che abbiamo davanti ogni giorno e su chi condivide con noi quel quotidiano. L'osservazione richiede cura, fiducia, un approccio diverso e condiviso, perché non c'è un unico modo giusto per fare.
Il gioiello dentro me ci ha raccontato il disinnesco: creare un ambiente dove non c'è bisogno di disinnescare, perché ciò che ci fa brillare può essere la leva per interrompere la paura di essere giudicati quando non ci sentiamo accettati per quello che siamo.
L'amore è raccontato da Io gomitolo tu filo: il senso è tutto in quel filo sempre più lungo e in quel gomitolo sempre più corto, finché si arriva ad amare l'aquilone che ci fa crescere.
L'emozione ci è stata raccontata attraverso Merlino sei piccolo o grande? e da Cosa dice il piccolo coccodrillo?: due albi che parlano ai bambini, ma sanno parlare anche a quegli adulti che hanno la capacità di mettersi in ascolto per scoprire che a volte ci sentiamo piccoli, e a volte ci sentiamo grandi, e che fermarsi a visualizzare lo scorrere del tempo con tutti sensi è una buona pratica per grandi e piccini.
L'ascolto non ce l'ha raccontato un albo, ce l'hanno raccontato tutti quelli che sono entrati nella taverna ed è un'arte che non dobbiamo mai smettere di coltivare, perché non sapere, o peggio, non volere ascoltare, è troppo semplice e ci fa perdere tanta bellezza.
Sofia la mucca musicista
ci racconta l'inclusione: ognuno ha il proprio suono e quanto sono armoniose quelle orchestre composte da strumenti diversi come diverse sono le abilità, le esperienze e i sogni di ogni componente.
La spezia finale, dicevamo, è la vita raccontata da Tutti i colori della Vita che racchiude il tempo in cui il cerchio si è raccontato: «Ci si conosce raccontando agli altri chi siamo e che cosa ci piace e non ci piace fare, senza paura di essere presi in giro e di non essere capiti […]
E poi ci si conosce ascoltando con attenzione gli altri, quando raccontano chi sono e che cosa gli piace, sforzandoci di capirli anziché prenderli in giro, come è facile fare quando si comportano in un modo che ci pare strano solo perché è diverso dal nostro».
Ed è così che nel cerchio magico nato alla taverna della zuppa di sasso è accaduto quello che la bibliolettura interattiva e la narrazione emotiva ci dimostrano ogni volta che vengono utilizzate come strumenti per mettere in dialogo le persone con le storie: si è creato un contesto in cui ognuno può dare forma alla propria visione di mondo e la dona e la confronta con la visione di mondo generata dall'altro, in una danza reciproca di immagini e parole con cui crescere.
Dario Amadei e Elena Sbaraglia