Le nostre proposte
bibliografiche hanno spaziato dagli albi illustrati ai romanzi. Sulla
felicità/tristezza abbiamo portato Il venditore di felicità
di Davide Calì, Le scatole di felicità di Carl Norac, Quando
piove dentro di Claudio Gobbetti, Il bambino e la balena
di Linde Faas
e I bambini delle sabbie. Una
scuola tra i tuareg di Moussa Ag Assarid e Ibrahim Ag Assarid;
sull'ansia Cane nero di Levi Pinfold, L'ospedale dei
giocattoli di Laura Imai Messina, Un'amicizia di Silvia
Avallone e Follie di Brooklyn di Paul Auster; sullo stupore Il
calamaro gigante di Fabio Genovesi, Il piccolo principe di
Antoine Saint Exupery, I bambini delle sabbie. Una scuola tra i
tuareg di Moussa Ag Assarid e Ibrahim Ag Assarid e La bottega
delle essenze di Erica Bauermeister; sulla rabbia Discordia di
Nani Brunini, Il signore delle mosche di William
Golding, Il barone rampante di Italo Calvino, Tutta la
rabbia che ho dentro di Ines Garland e La lettrice testarda
di Amy Witting.
Abbiamo raccontato la felicità e la tristezza in un cerchio magico di storie eterogeneo, con utenti dai nove ai tredici anni, affezionati frequentatori della biblioteca e il loro entusiasmo ci ha contagiato fin da subito. Il venditore di felicità ha aperto l'interazione e con I bambini delle sabbie abbiamo scoperto quali sono stati i ricordi di momenti felici in natura. C'è stato chi ha raccontato di essere stato felice quando batteva con i sassi sulle foglie verdi pensando di preparare delle fettine panate, chi quando cucinava con la terra in giardino, chi quando ha costruito un vero e proprio villaggio con bastoni di legno e foglie, chi quando ha realizzato un forno con i sassi per giocare e chi quando preparava profumi con acqua e fiori. La noia è stata spesso la leva utilizzata per pensare a qualcosa di bello da fare all'aperto, ma anche per mettersi a leggere un bel libro in casa.
È stato un incontro molto intenso e divertente e i partecipanti ci hanno dimostrato fin da subito quanto conoscano le loro emozioni, e quanto credere in se stessi li faccia stare bene.
Quando abbiamo chiesto cosa avrebbero messo nelle loro scatole della felicità c'è stato chi ha risposto i disegni che faceva da piccolo e le foto dei suoi amici; chi i peluche e le cartoline ricevute; chi il sogno di diventare pilota di Formula Uno e chi Lillo, il suo porcellino d'India; chi i libri che ama leggere e i disegni dei gatti; chi i momenti passati con gli amici, la musica e lo sport; chi i manga e la sua casa al mare. Al termine dell'incontro hanno voluto assegnare un colore a quello che avevamo appena raccontato e così ci siamo ritrovati in un'atmosfera viola e arancione, perché c'era stato entusiasmo, ma anche calma, e blu e gialla perché erano riusciti a raccontare e a raccontarsi senza inibizioni.
Ansia da prestazione, giudizio e aspettative esterne è ciò che i ragazzi e le ragazze portano nel cerchio, perché si sentono costantemente valutati, sia sulle proprie capacità ma anche sulla loro immagine: c'è l'ansia scolastica e dello studio, una pressione legata al rendimento e ai doveri che alcuni riferiscono arrivi dalle famiglie attraverso il loro modo di esprimersi, di fare pressioni o di dire le cose, altri invece la percepiscono come sano sprono a fare bene; altri vivono la forte preoccupazione per come vengono visti dagli altri, condizionata dai canoni estetici e dalla paura di non essere accettati e questo fa provare anche un'ansia che nasce soprattutto quando si conosce qualcuno di nuovo e si teme di non essere all'altezza. L'ansia esistenziale di fronte all'inatteso, invece, letta anche tra le pagine di Kafka, viene raccontata come quel senso di angoscia e smarrimento che si prova quando accade qualcosa di improvviso, imprevisto o assurdo che sfugge al proprio controllo e che spesso le notizie del telegiornale, che racconta un mondo minaccioso o instabile, rendono ancora più insopportabile.
C'è tanta consapevolezza nelle parole dei ragazzi e delle ragazze: riconoscono che l'ansia non è un'emozione isolata e spesso si trasforma o si manifesta attraverso altri comportamenti. Qualcuno riferisce nel cerchio che nei casi in cui l'ansia non trova una via d'uscita emotiva o non viene riconosciuta come tale, si accumula fino a esplodere in scatti di rabbia, e chi, nonostante riconosca un'ansia sociale data dalle vicende contemporanee, non rinuncia a comprendere l'importanza di informarsi per non restare ignoranti e subire passivamente la realtà. Accanto ai loro vissuti e racconti sull'ansia, i ragazzi e le ragazze hanno anche raccontato i loro Hotel esistenza per ritrovare la serenità, che vanno dal teatro, alla cura degli animali, alla musica, alla lettura, che riconoscono come via di fuga dai pensieri ansiosi.
L'incontro sullo stupore/meraviglia è stato un viaggio tra trasformazione interiore, natura, relazioni, arte e scoperta quotidiana delle piccole cose. Il cerchio si è aperto subito con un libro portato da un ragazzo sulla trasformazione interiore e la rinascita, Milioni di farfalle di Eben Alexander, che racconta il passaggio dalla razionalità alla meraviglia piena ed è proseguito accogliendo spesso le parole fiducia, come motore di apertura e coraggio quotidiano, e libertà, soprattutto nel vivere il mare, uno spazio che vedono meraviglioso per riflettere su se stessi senza paura del giudizio. La natura è stata un'altra parola ricorrente nel cerchio delle storie sullo stupore: oltre che del mare, c'è chi si meraviglia della notte e del suo silenzio, che è più potente di mille parole e chi dei luoghi di campagna che restano incontaminati, immobili nel tempo e legati alla purezza degli ambienti. Tornare ogni volta e guardare quei luoghi con occhi diversi è la forza della meraviglia. Altro argomento ricorrente legato all'emozione dello stupore è stato il valore delle relazioni e dei legami umani: essere empatici, accorgersi concretamente della presenza degli altri, meravigliarsi dell'affetto puro e inaspettato ricevuto dai bambini, sorridere a un passante e tenere vivo il bambino che è in noi. Non dare per scontata questa magia è riconoscere la meraviglia nelle piccole grandi cose che capitano nella vita di tutti i giorni. Diversi sono stati i romanzi, le canzoni e i film che per i ragazzi e le ragazze nel cerchio raccontanto dello stupore: il libro Cuore, amato non solo per la storia, ma come eredità e regalo ricevuto; Il Piccolo Principe per ciò che contiene e che cambia ogni volta che lo si rilegge e per il finale sospeso tra gioia e disappunto; Eppure cadiamo felici perché quando ci sente chiamare la prima volta da un libro non si dimentica l'emozione provata; Fahrenheit 451 che stupisce soprattutto per l'attualità di chi purtroppo preferisce gli schermi alle relazioni; il film Il miglio verde che lascia quel senso di stupore e commozione nel finale perché è capace di ribaltare le aspettative; la musica come cura, quella di Taylor Swift che riaccende la passione di suonare, o quella underground di musicisti e pianisti sconosciuti che accendono le emozioni. Vivere la meraviglia di andare a un concerto, per l'attesa dell'evento, per il momento preciso in cui si vive e custodirlo poi nei ricordi, oppure a una gara di Formula Uno; viaggiare per scoprire culture vere, rifiutando il turismo di massa, notare la bellezza di tutti i giorni, lo stupore delle prime volte e il valore di vivere il momento per creare ricordi, capire il vero senso delle cose che diamo erroneamente per scontate. Tutto questo è meraviglia e lo hanno raccontato nel cerchio i ragazzi e le ragazze.
Anche la rabbia, all'interno del cerchio, è stata raccontata attraverso riflessioni personali, canzoni, film e personaggi non solo come un semplice impulso, ma come un'emozione complessa legata all'elaborazione del dolore, alla difesa della propria identità e alla gestione del controllo.
Ricorrente è stato il pensiero della rabbia come reazione al sentirsi impotenti. Nel gruppo sono emersi i vissuti in cui la rabbia nasce dal fatto di non poter cambiare gli eventi o le persone, generando frustrazione o risposte esagerate: c'è chi si sente come Steven, il personaggio animato di Steven Universe, perché è profondamente altruista ma prova rabbia e sofferenza quando non ha la possibilità di aggiustare le cose fuori dal suo controllo; c'è chi riconosce di avere delle reazioni esagerate perché prima accumula rabbia silenziosamente e poi esplode davanti a certe situazioni e c'è chi prova la rabbia verso se stesso, perché non vorrebbe mascherare le altre emozioni come invece gli capita. I ragazzi e le ragazze raccontano anche che a volte la rabbia nasce dall'elaborazione di un lutto, e che però si trasforma in stimolo a reagire e ad andare avanti, oppure che un'ansia profonda o delle insicurezze personali che condizionano la vita, non trovando altra via d'uscita, si convertono in uno stato di collera.
Poi a parlare sono state le canzoni come il brano Runaway di Kanye West che racconta di quando si tende a isolarsi dal mondo, perché non si sanno gestire le troppe emozioni provate e si subisce il giudizio degli altri. La canzone Generazione sulle etichette che si attaccano e sulle critiche che si ricevono. Forte è il bisogno nel cerchio di essere accettati per come si è, senza essere giudicati o spinti a essere diversi. C'è anche la rabbia espressa in Allucinazione di Madame, rivolta verso le regole imposte e tutto ciò che non si ritiene giusto e quella descritta in Zitti e buoni dei Måneskin, un manifesto di libertà contro quegli adulti che tentano di zittire o criticare continuamente i più giovani. I libri e i film citati raccontano di una rabbia sociale e di quella morale (Il buio oltre la siepe di Harper Lee e il film Giustizia privata) che spinge a prendere la difesa degli altri, e a provare fastidio per un mondo superficiale e pieno di pettegolezzi dannosi.
“Se fossi foco arderei il mondo” ci dice una ragazza.
Emerge anche la paura di ferire gli altri e c'è chi si riconosce in Carrie di Stephen King, perché cerca la perfezione, oppure perché subisce le provocazioni, e dopo aver accumulato per troppo tempo, non è che esplode violentemente come la protagonista della serie televisiva, ma si sfoga nel pianto. Si può essere bombe a orologeria, come il protagonista di Un giorno di ordinaria follia oppure tenersi tutto dentro e soffrire, perché a volte sono i sensi di colpa che durano a lungo. La rabbia è istinto e di breve durata, ma il senso di colpa pesa molto più a lungo.
Nel cerchio si parla anche di come trasformare la tristezza e il dolore per la rabbia provata in energia costruttiva, come in un incontro di pugilato e Don't Look Back in Anger degli Oasis è l'invito che fa una ragazza a guardare al futuro senza risentimento, accettando che la rabbia ci sarà sempre, ma col tempo cambierà forma e farà meno male.
Torniamo dunque a casa con la certezza che un mondo migliore sia ancora possibile grazie proprio ai ragazzi, alle ragazze e ai loro insegnanti che hanno raccontato e si sono raccontati sulle emozioni.
Elena Sbaraglia e Dario Amadei




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