Librandosi con Magic BlueRay
Il blog del contenitore culturale Magic BlueRay vuole raggiungere un pubblico nato per raccontare, con la passione per la lettura e la scrittura, capace sempre di sognare con i libri.
sabato 14 febbraio 2026
La biblioterapia educativa su Le parole accanto di Michela Zanarella
In questa puntata, condotta da Michela Zanarella, ospiti ELENA SBARAGLIA E DARIO AMADEI sul nuovo libro La biblioterapia educativa nei nidi e nelle scuole di ogni ordine e grado
venerdì 13 febbraio 2026
Il bianco che accoglie: esperienze sensoriali ed educazione emotiva nei primi anni
Immaginare una stanza che profuma di aria fresca, dove la luce si fa azzurra e morbida, il silenzio ricorda una nevicata lenta, e le mani incontrano superfici fredde, lisce, granulose.
Non è solo un ambiente scenografico: è uno spazio pedagogico immersivo, progettato per attivare cervello, corpo ed emozioni insieme. Una stanza della neve e del ghiaccio diventa così un laboratorio sensoriale dove l’esperienza precede la parola e dove l’apprendimento nasce dal sentire.
Neuroscienze: perché l’immersione funziona!
Le neuroscienze ci mostrano che il cervello infantile apprende meglio quando l’esperienza è:
• multisensoriale
• corporea
• emotivamente significativa
1. Attivazione sensoriale integrata
Texture fredde, luci soffuse, suoni ovattati stimolano contemporaneamente:
• corteccia somatosensoriale (tatto, temperatura)
• sistema visivo (luci, movimento, riflessi)
• sistema vestibolare e propriocettivo (movimento nello spazio)
Questa integrazione sensoriale rafforza le connessioni sinaptiche e favorisce la memoria a lungo termine.
2. Emozione e memoria
L’esperienza “fredda” e insolita attiva il sistema limbico, in particolare:
• amigdala → coinvolgimento emotivo
• ippocampo → consolidamento dei ricordi
Quando un bambino prova meraviglia, sorpresa o calma, il cervello rilascia dopamina e serotonina: l’apprendimento diventa più stabile e significativo.
3. Regolazione neurofisiologica
Le tonalità blu e bianche, i suoni lenti e il ritmo rallentato:
• abbassano il livello di cortisolo
• favoriscono uno stato parasimpatico (calma e sicurezza)
• migliorano attenzione e autoregolazione
La stanza diventa quindi anche spazio di riequilibrio emotivo.
Le emozioni come porta dell’apprendimento Il freddo evoca immagini primarie e archetipiche: silenzio, quiete, attesa, trasformazione.
Nella stanza immersiva emergono emozioni sottili:
• stupore
• curiosità
• calma
• ascolto
• concentrazione profonda.
Queste emozioni creano uno stato di presenza, condizione ideale per apprendere.
Il bambino non “fa un’attività”: abita un’esperienza.
Valenze pedagogiche
Apprendimento scientifico
• stati dell’acqua (solido/liquido)
• trasformazioni termiche
• osservazione e ipotesi
Sviluppo sensoriale
• discriminazione caldo/freddo
• percezione tattile fine
• coordinazione motoria delicata
Sviluppo emotivo
• riconoscere sensazioni corporee
• verbalizzare stati interni
• autoregolazione
Linguaggio e simbolico
• narrazioni invernali
• metafore (ghiaccio che si scioglie, neve che copre)
• gioco immaginativo (igloo, esploratori, orme)
Proposte di esperienze
• vasche con ghiaccio colorato
• neve artificiale o farina di riso
• proiezioni di fiocchi e aurore
• suoni ovattati di vento lieve
• tavoli luminosi con cristalli trasparenti
• rituale finale di “scioglimento” (acqua tiepida sulle mani)
Ogni proposta deve rispettare lentezza, silenzio, libertà esplorativa.
Il ruolo dell’adulto
L’educatore non dirige: custodisce l’atmosfera. Osserva, nomina le emozioni, offre parole gentili:
“Com’è questo freddo sulle mani?”
“Ti fa sentire sveglio o tranquillo?”
Diventa mediatore tra esperienza corporea e consapevolezza.
Una stanza immersiva “Neve e Ghiaccio” non è solo un allestimento tematico. È un paesaggio educativo dove neuroscienze ed emozioni si incontrano. Nel bianco silenzioso, il bambino scopre qualcosa di essenziale: che conoscere il mondo significa prima sentirlo sulla pelle!
E mentre il ghiaccio si scioglie tra le dita, nasce la prima forma di sapere: la meraviglia!
Angela Melillo
martedì 3 febbraio 2026
La bibliolettura interattiva_intervista agli autori
All'interno della #rubrica Terza Pagina, condotta da Saverio Simonelli su #TV2000 #DarioAmadei e #ElenaSbaraglia sono stati intervistati sul loro nuovo libro #Labiblioterapiaeducativa nei nidi e nelle scuole di ogni ordine e grado Castelvecchi Editore
lunedì 2 febbraio 2026
La Stanza delle Emozioni: uno spazio pedagogico per l’ascolto, la scoperta e la crescita
La Stanza delle Emozioni nasce da una progettazione intenzionale e consapevole, che pone al centro il bambino come soggetto attivo del proprio apprendimento. Non si tratta di un ambiente neutro o casuale, ma di uno spazio pensato per accogliere, stimolare e sostenere l’esperienza emotiva, sensoriale e creativa di bambini e bambine, nel rispetto dei loro tempi, delle loro unicità e dei loro bisogni evolutivi.
In questo ambiente educativo non esistono modelli prestabiliti da imitare, né risultati da raggiungere secondo standard definiti. Al contrario, la Stanza delle Emozioni si fonda su possibilità aperte, su proposte non strutturate che invitano all’esplorazione e alla libera interpretazione. Gli stimoli presenti parlano ai sensi, accendono l’immaginazione e favoriscono un apprendimento autentico, che nasce dal fare, dal sentire e dal pensare.
Il contatto diretto con materiali diversi, naturali, di recupero, morbidi, ruvidi, leggeri o resistenti, permette ai bambini di sperimentare attraverso il corpo. Toccando, manipolando, trasformando, essi danno forma non solo a oggetti, ma anche a pensieri ed emozioni. Le mani diventano strumenti di conoscenza, capaci di collegare l’esperienza sensoriale a quella cognitiva ed emotiva. Il corpo, pienamente coinvolto, diventa parte integrante del processo di apprendimento, superando una visione frammentata dello sviluppo.
In questo contesto, ogni bambino è libero di costruire i propri significati.
L’educatore assume un ruolo di osservatore attento e facilitatore, capace di leggere i segnali, valorizzare i processi e sostenere senza dirigere. L’ascolto profondo, l’attenzione ai gesti, ai silenzi e alle scelte spontanee diventano strumenti fondamentali per accompagnare la crescita, favorendo un clima di fiducia e sicurezza emotiva.
La Stanza delle Emozioni è uno spazio vivo, in continuo dialogo con chi lo abita. Respira e cambia insieme ai bambini, si trasforma seguendo i loro bisogni emergenti, accoglie i loro interessi e si lascia modellare dalle esperienze quotidiane. Non è un ambiente statico, ma un luogo in evoluzione, capace di adattarsi e rinnovarsi, mantenendo sempre al centro la relazione educativa.
In questo spazio, il percorso di crescita si configura come un viaggio condiviso: un cammino fatto di scoperte, tentativi, emozioni e meraviglia. La Stanza delle Emozioni accompagna i bambini nei loro primi passi verso la conoscenza di sé e del mondo, sostenendo con delicatezza e rispetto il meraviglioso processo dello sviluppo umano.
Angela Melillo
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venerdì 23 gennaio 2026
LE ORIGINI DEL CERCHIO MAGICO DELLE STORIE
“La lettura è quel sesto senso che va piantato, annaffiato, curato”
(Gianni Rodari)
Come “seminiamo” un po’ di magia della lettura per fare in modo che poi il resto lo faccia la voglia di narrare?
Nel corso del nostro percorso professionale come educatrici di nido, tutto è partito da un’attenta, diretta e continua osservazione sui nostri piccoli lettori in un viaggio a ritroso che ha richiesto del tempo, ma la nostra curiosità e la voglia di scoprire ciò che di bello i bambini ci insegnano, ci hanno trasmesso l'energia necessaria per andare avanti.
I bambini grandi (parliamo di 2-3 anni) ascoltano, osservano e arrivano a immergersi nelle storie, le scelgono, le sfogliano e si raccontano, ma soprattutto le narrano ai propri compagni che a loro volta sono attratti e pronti all’ascolto. Tutto ciò ci ha portate a riflettere su una domanda: visto che abbiamo tutti una storia da raccontare, come arrivano i bambini a narrare le storie?
Partiamo dallo spazio
All’interno della sezione dei piccoli abbiamo allestito un angolo morbido, uno spazio che “profumerà” di storie, caratterizzato da un grande e accogliente tappeto blu, dove abbiamo posizionato una cesta di vimini piena di libri, che aspettano solo di essere manipolati, “assaggiati”, e alla fine sfogliati…
I primi approcci (6 mesi circa)
È in questo periodo che il bambino scopre il libro. Quando il libro è alla sua portata, inizia a conoscerlo, lo passa da una mano all’altra, lo assaggia, lo mordicchia e comincia a girare le pagine avanti e indietro solo per il piacere del movimento e del rumore che provocano. Poco importa se qualche pagina verrà rovinata o stropicciata, anche questo fa parte del processo di conoscenza e di avvicinamento al libro, che per i bambini è caratterizzato da immagini grandi e riconoscibili, di tipo non narrativo perché non raccontano storie, ma piuttosto hanno illustrazioni che rispecchiano la vita reale.
Il libro diventa… ”Libro”! (6/10 mesi circa)
È in questo periodo che il libro acquista la sua vera identità, perché il bambino realizza che quell’oggetto non è un giocattolo come gli altri, ma rappresenta un mondo di curiosità e scoperte. Ora è in grado di seguire le pagine con lo sguardo, ed è attratto dalle figure grandi e colorate. Da questo momento il libro diventa l’oggetto su cui condividere l’attenzione, ed è per questo che introduciamo la “lettura guidata”, durante la quale, tenendo il bambino in braccio (ovviamente rivolto verso il libro), gli mostriamo gradualmente come sfogliarlo con calma, facendo in modo che presti attenzione alle figure, indicandole e nominandole, e poi lasciando che lui torni a giocarci.
Ora faccio io! (8/12 mesi circa)
Da questo momento, grazie all’acquisizione della posizione seduta in modo autonomo, i bambini possono avere un approccio più fisico con i libri. È a questa età, infatti, che da soli li prendono dalla cesta utilizzandoli a loro piacimento, ad esempio li possono guardare nel verso sbagliato, li girano e rigirano, saltano le pagine, li fanno cadere per poi arrivare a immergersi in un’osservazione più attenta. Tutto fa parte del percorso di scoperta, che pone le basi per lo sviluppo delle intelligenze, di cui quella narrativa è il tema principale della nostra riflessione.
Fino a ora, abbiamo preparato le basi per fare in modo che il rapporto fra “bambini e lettura” abbia il suo naturale epilogo, cioè uno scambio interattivo e continuo attraverso il quale ascoltare una storia poi spingerà il bambino a raccontarla a sua volta.
È a questo punto che noi possiamo iniziare a raccontare loro le storie degli albi illustrati. All’inizio ovviamente saranno storie brevi per poter stimolare e via via rafforzare i tempi della loro attenzione. In questa fase giocano un ruolo importante i Neuroni Specchio, in quanto, attraverso l’imitazione, favoriscono lo sviluppo dell’empatia e la comprensione delle emozioni. È proprio questo tipo di lettura relazionale a essere particolarmente preziosa per il bambino, perché lo stimola a partecipare attivamente e a immergersi nelle “storie”.
Ce l’abbiamo fatta! Narratori si diventa!
Bruno Munari scrive: “trovare una sorpresa in un libro quando si è piccoli, conduce a ricercarla tutta la vita nei libri”.
In questo nostro viaggio a ritroso verso l’importanza della lettura prima, e della narrazione poi, siamo entrate in punta di piedi, e ne siamo uscite alla fine con gli occhi pieni di meraviglia e di soddisfazione nel vedere “chi ascolta e chi racconta”, e come tutto questo incanto arriva agli occhi di chiunque li osserva nel cerchio magico della narrazione.
Alessia Pietrini, Fabiana Casetta, educatrici del nido Il glicine, Roma Capitale
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domenica 11 gennaio 2026
Alla taverna della zuppa di sasso
Nella taverna della “zuppa di sasso” si preparano solo zuppe fatte di buone pratiche saporite, magari accompagnate da un calice di buon albo illustrato frizzantino.
A volte può capitare che gli ingredienti non leghino tra loro, allora qualche criticità salta fuori in cucina, ma prontamente si aggiusta per preservarne il gusto saporito.
Ci sono storie che si prestano a diverse interpretazioni e tra queste, sicuramente, c'è Una zuppa di sasso, l'albo di Anaïs Vaugelade per Babalibri che, soprattutto in biblioterapia educativa tra adulti, apre a infinite possibilità: ci si chiede chi sia il lupo, chi sia il sasso, cosa vogliano dirci i commensali, cosa rappresentano gli animali che via via si aggiungono alla serata conviviale, perché il lupo va via portando il sasso con sé. Ma non solo, perché questa storia, in un contesto come quello che si è venuto a creare in un gruppo di bibliolettura interattiva tra professionisti dell'educazione, ha aperto le porte di una taverna in cui, ogni partecipante ha portato un ingrediente saporito (albo illustrato) da aggiungere alla zuppa e condividere nel cerchio magico.
Far circolare bellezza è (o almeno dovrebbe essere) una priorità se si vuole crescere in ambito professionale (e ovviamente personale) e farlo attraverso la narrazione è il metodo per noi migliore, perché nel raccontare e nel raccontarsi ci si riconosce, ci si accetta, non ci si sente giudicati e si tende a prediligere la condivisione più che la competizione, due parole, queste, che negli ambienti lavorativi spesso sono in contrasto.
Così, nel grande pentolone dove bolle la zuppa, sono stati aggiunti: il tempo, l'osservazione e la consapevolezza, il disinnesco, l'amore, l'emozione, l'ascolto, l'inclusione e una spezia finale, la vita, che ha amalgamato il tutto.
Il tempo ci è stato raccontato attraverso Vorrei un tempo lento lento e L'uomo che vendeva il tempo: un tempo vuoto che porta a fare e un tempo che a volte possiamo far tornare indietro per restituirlo a qualcuno che ce l'ha donato.
L'osservazione e la consapevolezza ci sono state raccontate da Pinguino e la pigna, Nell'erba, Sulla collina e Piccolo lupo saggio: ci vuole tanta consapevolezza nell'attivare uno sguardo nuovo su ciò che abbiamo davanti ogni giorno e su chi condivide con noi quel quotidiano. L'osservazione richiede cura, fiducia, un approccio diverso e condiviso, perché non c'è un unico modo giusto per fare.
Il gioiello dentro me ci ha raccontato il disinnesco: creare un ambiente dove non c'è bisogno di disinnescare, perché ciò che ci fa brillare può essere la leva per interrompere la paura di essere giudicati quando non ci sentiamo accettati per quello che siamo.
L'amore è raccontato da Io gomitolo tu filo: il senso è tutto in quel filo sempre più lungo e in quel gomitolo sempre più corto, finché si arriva ad amare l'aquilone che ci fa crescere.
L'emozione ci è stata raccontata attraverso Merlino sei piccolo o grande? e da Cosa dice il piccolo coccodrillo?: due albi che parlano ai bambini, ma sanno parlare anche a quegli adulti che hanno la capacità di mettersi in ascolto per scoprire che a volte ci sentiamo piccoli, e a volte ci sentiamo grandi, e che fermarsi a visualizzare lo scorrere del tempo con tutti sensi è una buona pratica per grandi e piccini.
L'ascolto non ce l'ha raccontato un albo, ce l'hanno raccontato tutti quelli che sono entrati nella taverna ed è un'arte che non dobbiamo mai smettere di coltivare, perché non sapere, o peggio, non volere ascoltare, è troppo semplice e ci fa perdere tanta bellezza.
Sofia la mucca musicista ci racconta l'inclusione: ognuno ha il proprio suono e quanto sono armoniose quelle orchestre composte da strumenti diversi come diverse sono le abilità, le esperienze e i sogni di ogni componente.
La spezia finale, dicevamo, è la vita raccontata da Tutti i colori della Vita che racchiude il tempo in cui il cerchio si è raccontato: «Ci si conosce raccontando agli altri chi siamo e che cosa ci piace e non ci piace fare, senza paura di essere presi in giro e di non essere capiti […]
E poi ci si conosce ascoltando con attenzione gli altri, quando raccontano chi sono e che cosa gli piace, sforzandoci di capirli anziché prenderli in giro, come è facile fare quando si comportano in un modo che ci pare strano solo perché è diverso dal nostro».
Ed è così che nel cerchio magico nato alla taverna della zuppa di sasso è accaduto quello che la bibliolettura interattiva e la narrazione emotiva ci dimostrano ogni volta che vengono utilizzate come strumenti per mettere in dialogo le persone con le storie: si è creato un contesto in cui ognuno può dare forma alla propria visione di mondo e la dona e la confronta con la visione di mondo generata dall'altro, in una danza reciproca di immagini e parole con cui crescere.
Dario Amadei e Elena Sbaraglia
domenica 4 gennaio 2026
Lo spazio terzo narratore in biblioterapia educativa
Ci occupiamo di biblioterapia nei contesti educativi e scolastici ormai da molti anni utilizzando il nostro metodo Bi.Ne. (bibliolettura interattiva e narrazione emotiva) che permette di sviluppare un processo emozionale che, grazie al libro, genera un flusso di idee ed emozioni che altrimenti resterebbero sopite. Ciò avviene all’interno di un cerchio che definiamo magico, in cui un narratore racconta o legge una storia, rispettando la centralità dell’ascoltatore e non quella del libro. L’ascolto permette un’introiezione e poi una restituzione della storia che a quel punto è quella dell’ascoltatore, rimasto sempre attivo, che racconta o si racconta secondo delle libere associazioni che appartengono ai suoi vissuti.
Ci troviamo quindi nella situazione in cui ascoltatore e narratore hanno come fine comune la storia e collaborano in uno spazio condiviso e in un tempo dedicato all’ascolto e al racconto.
Ora, una componente molto rilevante nel cerchio magico è lo spazio, che può potenziarlo, se utilizzato in maniera corretta.
Sappiamo da Loris Malaguzzi che lo spazio è il terzo educatore: «lo spazio deve essere progettato e predisposto per garantire che tutti i bambini e gli educatori si sentano a loro agio e sviluppino il piacere del fare insieme».
Sappiamo dagli studi sull'empatia degli spazi (Mallgrave su tutti) che gli ambienti suggeriscono il modo di essere abitati e per questo, secondo noi, lo spazio riveste una funzione di terzo comunicatore: se consideriamo gli spazi che abitano i bambini nei nidi e nelle scuole dell’infanzia (e perché no, anche nelle scuole di ogni ordine e grado) questi devono avere un linguaggio chiaro, semplice, riconoscibile nell’immediato, perché il bambino possa avviare un dialogo di fruibilità e di agio.
Ciò che, invece, abbiamo colto nelle molteplici osservazioni nei servizi educativi zerosei, è che durante i laboratori di narrazione, spesso, non si coglie l'importanza dello spazio come terzo narratore.
Ricordiamo che in biblioterapia educativa, al centro del cerchio magico delle storie non c'è il libro, come comunemente si pensa, ma il bambino che è il principale narratore. Lo scopo del facilitatore è di portarlo a raccontare e raccontarsi. Il facilitatore che legge o racconta la storia è il narratore attivatore, o trigger, che ha la funzione di accendere i neuroni specchio dei bambini innescando in loro quel flusso di idee ed emozioni che li porterà a raccontare e a raccontarsi. In questo contesto, lo spazio ha la funzione di terzo narratore, o narratore di supporto, ma deve assecondare il narratore attivatore e non sovrastarlo con stimoli sensoriali potenti che raccontano un'altra storia.
La consapevolezza del facilitatore sta nel creare quella coincidenza narrativa tra la storia e lo spazio, altrimenti gli elementi che compongono lo spazio possono risultare di distrazione per il bambino che verrà attratto più dall'ambiente che dalla storia.
Distrazione, però, che non è responsabilità del bambino, ma dell'adulto che ha sottovalutato il potere narrativo degli elementi con cui ha preparato lo spazio per la narrazione: il bambino entra in dialogo con tutto ciò che ha davanti, perché per lui ogni oggetto diventa un'occasione per alimentare la sua immaginazione, per costruire ipotesi e soluzioni.
Cosa intendiamo per coerenza tra la storia e lo spazio terzo narratore?
Le stanze immersive scelte come luoghi per la narrazione sono un esempio importante, perché sono pensate a tema (le quattro stagioni, o gli ambienti naturali come il mare o il bosco) e quando si porta una storia all'interno della stanza immersiva il bambino, a sostegno di ciò che sta ascoltando, deve ritrovare nello spazio elementi, suoni e luci che stimolino il suo pensiero narrativo con un meccanismo polisensoriale.
Non necessariamente però un cerchio magico di storie deve attivarsi in una stanza immersiva, perché anche quando si svolge nella sezione si può creare, all'interno del cerchio, una coerenza narrativa tra la storia e lo spazio, che assume la funzione di terzo narratore.
Invitiamo, dunque, le insegnanti e le educatrici, impegnate in un laboratorio narrativo sia di routine che durante un evento, a riflettere sempre sulla coerenza tra spazio e storie, presupposto questo indispensabile per coltivare in maniera efficace l'intelligenza narrativa dei bambini.
Dario Amadei Elena Sbaraglia
Bibliografia
Amadei D., Sbaraglia E., La biblioterapia educativa nei nidi e nelle scuole di ogni ordine e grado, Castelvecchi editore, 2025
Amadei D., Sbaraglia E., Chiedilo ai libri, Castelvecchi editore, 2022
Amadei D., Sbaraglia E., Nati per raccontare, 2020
Pubblicazioni di Malaguzzi
Pubblicazioni varie sull'empatia degli spazi
Amadei D., Sbaraglia E., La biblioterapia educativa nei nidi e nelle scuole di ogni ordine e grado, Castelvecchi editore, 2025
Amadei D., Sbaraglia E., Chiedilo ai libri, Castelvecchi editore, 2022
Amadei D., Sbaraglia E., Nati per raccontare, 2020
Pubblicazioni di Malaguzzi
Pubblicazioni varie sull'empatia degli spazi
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