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martedì 7 febbraio 2023

BIBLIOLETTURA INTERATTIVA E LETTERATURA: UN ESPERIMENTO CON LE POESIE DI LEOPARDI

È possibile conquistare i ragazzi all’amore per la letteratura? È possibile dimostrare loro che la poesia - e in modo particolare la poesia di un autore del primo Ottocento - non è poi così lontana dalla loro sensibilità, dal loro vivere quotidiano?
La risposta (con una buona dose di ottimismo) è sicuramente affermativa, soprattutto se i ragazzi diventano protagonisti in prima persona del loro processo di apprendimento e se gli insegnanti si rendono disponibili a parlare il “loro” linguaggio.
L’ingrediente fondamentale di questo percorso? Le emozioni. Perché possono passare gli anni, perfino i secoli, ma le emozioni nel cuore dell’uomo restano sempre le stesse: gioia, tristezza, paura… dall’uomo delle caverne al geek che non riesce a sopravvivere separato dal suo smartphone, tutti siamo indissolubilmente legati dallo stesso filo rosso.
Ed è proprio seguendo questo filo che è nata l’idea di sperimentare la bibliolettura interattiva con le poesie di Leopardi.
Il “seme” di questo progetto è nato diversi anni fa, con gli studi su Daniel Goleman e l’intelligenza emotiva, ma in modo particolare con la lettura di un articolo di Umberto Galimberti “Il silenzio degli adulti” pubblicato su Repubblica nel febbraio del 2001.
Galimberti commenta un episodio di cronaca nera, avvenuto in una scuola superiore dell’hinterland milanese - un fidanzatino respinto che accoltella alla giugulare una compagna - e pone al lettore questi interrogativi: “Ma chi doveva insegnare a questi ragazzi a parlare, a utilizzare quell'abbondante letteratura a loro disposizione, dove la cosa più importante è come un'emozione trova forma di parola, di poesia e di sublimazione dell'amore e del dolore? Altrimenti perché leggere Petrarca e Leopardi, Pirandello o Primo Levi? A quell'età la letteratura o è educazione delle emozioni, o altrimenti val la pena di gettarla, e piazzare tutti gli studenti davanti a un computer e renderli efficienti in questa pratica visivo-manuale”.
Perché leggere Petrarca? Perché leggere Leopardi? Il quesito, che mi rimbombava nella mente già da un po’, ritornava, insistente. Quali strategie si possono impiegare per rendere interessanti, appetibili, autori della letteratura grandissimi, ma inevitabilmente distanti, perché lontani nel tempo, ma soprattutto perché confinati nel libro di testo, resi oggetto di lezione, di studio, di compiti in classe e di lavori per casa?
La risposta a questa domanda è arrivata lo scorso anno, quando ho incontrato per la prima volta Elena e Dario.
Ancora non conoscevo la bibliolettura interattiva… ma, come dice Hester Browne: “Ciò che è destinato a te troverà il modo di raggiungerti”.
Con Elena e Dario ho scoperto e sperimentato un modo totalmente nuovo di “essere lettore”, di trovarsi tra le pagine di una storia. Dall’incontro, al corso e poi alla sperimentazione in classe, con gli studenti, il passo è stato breve, quasi una corsa in bicicletta lungo una discesa. L’idea di provare il cerchio magico con le poesie è stata pressoché immediata, complici un autore un po’ ostico da digerire e una classe sempre in cerca di nuovi stimoli.
Affrontare Leopardi con dei tredicenni che tutto hanno per la testa tranne che il pessimismo cosmico di un poeta provinciale di primo Ottocento è una bella sfida: a leggerlo dalle pagine di un libro di testo, il sentire del recanatese sembra lontano anni luce dalla esperienza di un alunno di oggi, eppure decido di tentare la carta del “che libro sei?” riveduta e corretta per l’occasione.
Propongo quindi ai miei studenti di fare una ricerca e di trovare una poesia di Leopardi che li rappresenti, una serie di versi in cui ciascuno possa identificarsi. Tempo a disposizione: una settimana; unica regola: nessuno può portare la stessa poesia (o gruppo di versi) di un compagno… perché siamo tutti di-versi!
Il risultato va ben oltre ogni più rosea aspettativa: non solo tutti gli studenti hanno portato a termine il proprio lavoro nei tempi previsti, ma il momento della restituzione, che ci ha portato via ben due ore (e che sarebbe potuto durare anche di più) ha consentito a tutti di avere una panoramica delle poesie di Leopardi ben più vasta e approfondita di quella che in genere offrono i libri di letteratura della scuola media.
Ma non solo. Il valore aggiunto di questa attività sono state le emozioni che i ragazzi hanno fatto emergere - e che hanno voluto e saputo condividere - attraverso la lettura dei versi che avevano scelto: nelle parole di Leopardi ciascuno è riuscito a trovare se stesso, a identificarsi, a esprimere il proprio vissuto. I temperamenti più introversi e solitari si sono riconosciuti in “Vita solitaria” e “A se stesso”, la più sportiva in “A un vincitore nel gioco del pallone”, chi si è trovato ad affrontare situazioni difficili ne “La quiete dopo la tempesta”, chi rimpiange un passato più lieto ne “Le ricordanze”. E l’elenco potrebbe continuare.
Di colpo Leopardi è balzato fuori dalle pagine del libro ed è diventato uno di loro e loro hanno potuto assaporare e cogliere a pieno il gusto della sua poesia, sperimentando le sensazioni e le emozioni che i versi sono stati in grado di evocare, in un apprendimento più duraturo, perché ancorato alle emozioni, che li ha visti coinvolti in prima persona nell’attività, come soggetti attivi, che li ha resi “cercatori” di poesia ma anche mediatori nei confronti dei propri compagni di quello che avevano scoperto, in un “cerchio magico” che è diventato anche momento di scambio e di apprendimento alla pari.
E i contenuti disciplinari? Piano piano sono emersi anche quelli: i dati biografici, il pessimismo storico, quello cosmico, ma non a partire dalla classica lezione, piuttosto in un percorso che è scaturito dai versi letti e condivisi. Certo poi c’è stato anche il libro di testo, ma - per una volta - presente come “fanalino di coda”, come strumento che ha permesso di fare il punto su tutto quello che era stato detto, di “sistemarlo” in una forma organica, di rivederlo e di ripassarlo se fosse stato necessario.
Ricorderanno le nozioni che hanno appreso? La domanda resta inevasa, a volte mi chiedo se sia necessaria. O prioritaria. Non voglio negare l’importanza delle conoscenze che vengono trasmesse agli alunni, ma in alcuni casi ritengo che sia necessario andare oltre, o più a fondo. Alla base. Se un docente risveglia negli alunni la passione per la poesia, per la letteratura, se li rende protagonisti di una scoperta, se riesce a incuriosirli, ad emozionarli, o semplicemente a far vivere loro - all’interno dell’aula scolastica - un momento bello, uno di quelli da ricordare, la partita è senz’altro vinta.
Federica Cenci 


giovedì 16 luglio 2020

Schegge di Nati per raccontare: PerCorsi sensoriali in dialogo con Michela Zanarella

Il settimo appuntamento della rubrica "Schegge di Nati per raccontare" è stato con Michela Zanarella e i suoi PerCorsi sensoriali.
Michela Zanaralla è una nata per raccontare sensibile e attenta che attraverso i suoi incantevoli versi racconta di emozioni e di vita.

giovedì 10 novembre 2016

“Firmato tua F” di Katyg

Nel suo bellissimo libro “Firmato tua F” la scrittrice, poetessa e blogger Katiuscia Girolametti, in arte Katyg, racconta in una maniera molto originale la storia di un amore. È un sentimento profondo e coinvolgente che alla lunga diviene devastante perché purtroppo non è corrisposto dall’uomo a cui una donna “grida quanto lo ama”.
La protagonista del libro si trova così a vivere uno di quegli amori infelici nei quali si rimane fatalmente imprigionati perché “i sentimenti non si impongono e ci rimette sempre il cuore che ama di più.”
E il cuore della nostra novella Frida ama alla follia, lei sa benissimo che “le fiabe si leggono solo nei libri, aspettando il lieto fine”, ma non può sottrarsi al suo destino perché ha commesso l’imprudenza di “non crearsi un sogno con l’uscita di sicurezza”.
Lei ama con tutta se stessa quell’uomo che “l’ha attirata in una rete, per spaccarle il cuore in due e farla a pezzi con un macete” ed anche se ha provato ad essergli semplicemente amica, non ha funzionato, perché “non gli vuole bene e non gliene vorrà mai, lei lo ama”.
Lo aspetta soffrendo e “dipingendo papaveri confusi dal vento, illusi dal frutto di un suo cambiamento”, un cambiamento che però non arriverà mai perché l’uomo le ha mentito sin dall’inizio. Come un parassita della peggior specie ha succhiato dalla sua anima il nettare di cui aveva bisogno senza darle nulla in cambio, finché ormai sazio, l’ha lasciata a “raccogliere le briciole” di un amore malato.
Lei rimarrà sola a “trascorrere notti silenti su terrazze vistose ingombre di pensieri invadenti” e a “sbattere i pensieri sull’asfalto alla velocità della pioggia, cercando di non annegare nella sua stessa acqua” con la speranza di trovare prima o poi “la forza di morire e rinascere”.
Questa è a grandi linee la storia della novella Frida, ma ovviamente per comprenderla a pieno bisogna leggere il libro di Katyg che, oltre ad essere molto emozionante, dispensa un messaggio utilissimo nella vita reale. Di amori così infelici, a senso unico, ne nascono purtroppo tanti e bisognerebbe imparare a trovare dentro di sé la forza di reagire.
Katig ci offre sicuramente delle risposte e lo fa con uno strumento narrativo originale e potente, utilizzando cioè dei versi semplici ma efficaci, che senza essere mai enfatici e fini a se stessi, come le tessere di un mosaico magico vanno a comporre pagina dopo pagina una storia molto coinvolgente che lascia un segno profondo nel cuore del lettore.
Un libro dunque da non perdere, scritto da una donna speciale che non ha paura di guardare negli occhi l’amore.

Dario Amadei

domenica 13 dicembre 2015

Terza Ragunanza di Poesia - Regolamento

Al via la Terza Ragunanza di Poesia.
Due le sezioni: poesia "natura" e "Silloge di poesia edita".
C'è tempo fino al 31 marzo 2016 per partecipare.
Scarica il regolamento qui

martedì 20 ottobre 2015

Cerimonia di premiazione della Seconda Ragunanza di Poesia

Domenica 18 ottobre, in una tiepida mattina assolata, nel cuore pulsante di Monteverde, Villa Pamphili, la poesia è stata protagonista indiscussa della cerimonia di premiazione della Seconda Ragunanza di Poesia, concorso letterario indetto dall'Associazione Le Ragunanze di Michela Zanarella. Alla presenza del Presidente del Municipio Roma XII Cristina Maltese e allietati dalle interpretazioni artistiche delle ballerine Marisol Cavallo, Alessandra Cavallo, Marisa Di Cecca e dell'attrice Chiara Pavoni che ha magistralmente interpretato il monologo scritto da Michela Zanarella su Alda Merini, dall'intervento musicale di Alfredo Tagliavia e da quello cinematografico di Valentina Innocenti sul film di Cristina di Svezia la giuria della Seconda Ragunanza, Dario Amadei, Elena Sbaraglia, Giuseppe Lorin, Michela Zanarella e Roberto Ormanni, ha premiato i Poeti che, dando voce ai loro sentimenti, ci hanno regalato emozioni uniche.
Per vedere le foto clicca qui

sabato 11 luglio 2015

Seconda Ragunanza di Poesia

L’A.P.S Le Ragunanze in collaborazione con Magic BlueRay, ARTeMUSE e Turisport Europe presentano la Seconda Ragunanza di “POESIA”
La scadenza per l’invio dei testi è domenica 30 agosto 2015
Premiazione domenica 18 ottobre 2015
Per leggere il bando clicca qui


mercoledì 7 maggio 2014

LINO VILLACHÁ di Alfredo Tagliavia

Oh che sarà, che sarà
quel che non ha ragione né mai ce l’avrà
quel che non ha rimedio né mai ce l’avrà
quel che non ha misura?”
(Chico Buarque de Hollanda)

“Cosa sarebbe delle stelle e dei fiori”, scriveva Lino Villachá da una stanza del sanatorio SãoJulião, “se il destino solo gli riservasse / di fiorire e appassire nel vuoto della solitudine?” … “Che sarebbe del mio dolore / e che sarebbe del tuo soffrire”, continuava il poeta, “se solo fosse dolore / se solo fosse soffrire / senza far nascere nulla / nel profondo del nostro essere?”

Brasiliano, nato alla fine degli anni ’30 nel povero stato del Mato Grosso do Sul, ai confini con il Paraguay, così Villachá ricorda la sua infanzia vissuta a Campogrande, nel BairroSão Francisco, in una baracca di legno:
“Sono nato in una casa di campagna che apparteneva a mio padre, José Maria Antonio Villachá, argentino, figlio di spagnoli. Mia madre era russa, nata in una regione vicina alla Romania. I miei genitori appartenevano entrambi a famiglie di immigrati che erano giunte in America alla ricerca di una vita migliore. Eravamo sei fratelli, cinque uomini e una donna, io sono il più vecchio. Siccome non avevamo letti per tutti, dormivamo due fratelli in ciascuno. La vita di estrema povertà minava le difese naturali del nostro organismo. Da ogni letto un fratello è diventato portatore di hanseniase, oltre a mio padre e mia madre. Sono stato portato al SãoJulião quando avevo appena dodici anni. I miei genitori sono morti in questo ospedale, così come uno dei miei fratelli.”

La vita al sanatorio SãoJulião, dove Lino Villachá rimase per quasi quarant’anni – dal 1951 fino alla morte avvenuta alla fine degli anni ’80 – è quella di un internato, un uomo affetto da un male incurabile e degenerativo che vive in regime di isolamento con persone toccate dalla sua stessa sorte (alle quali, spesso, devono essere addirittura amputati gli artiper evitare il peggio).
Quale è la via d’uscita da questo tunnel nero che sembrerebbe senza fine? La fede in Dio, probabilmente; la scrittura, sicuramente. Villachá, all’ospedale, ha tempo per pensare, studiare, riflettere sulla vita, diventando un sempre più assiduo scrittore, regalandoci pagine di ricordi d’infanzia che sembrano quasi sconfinare nel letterario:
“Papà aveva un vecchio camion Ford V-8, tutto sgangherato per il gran viaggiare nella foresta a prendere legna da vendere agli alberghi e alle case. Noi eravamo gli aiutanti. Quando il camion si impantanava, scendevamo tutti a spingere, mettendo rami verdi e pietre sotto le gomme. Nella salita alla montagna di Sapé, con otto metri cubi di legna, il forte motore del vecchio V-8 si lamentava tremante, ma saliva. Hurrà! Papà gridava di gioia! Ma non posso dimenticare la volta che ci toccò ritornare a piedi…
Era divertente incontrare per la strada un rigagnolo che scorreva nella sabbia bianca, nascosto in mezzo a un bosco. Gli uccelli facevano echeggiare nei campi un canto disperato, e il verde della campagna era un manto unico, fino al nostro arrivo in città. Se la notte ci sorprendeva in cammino, le lucciole ci mostravano la strada, fino a quando vedevamo in lontananza le prime luci del quartiere.”

Oltre a scrivere, Villachá ha tempo per svolgere molte altre attività al sanatorio SãoJulião : diventa uno dei principali organizzatori della vita sociale dell’ospedale, contribuendo a migliorarne significativamente i servizi (fondando perfino una squadra di calcio); e soprattutto, s’innamora di Maria, “dolce ed indimenticabile compagna in questo cammino di sofferenza.”
Le poesie e gli scritti di Lino Villachá – raccolti nel libro “Una finestra per i passeri”, pubblicato nel 1989 dalla Elle Di Ci e oggi difficilmente reperibile – ci parlano di un uomo che, sebbene duramente provato dalla lebbra, male che gli ha portato via le persone più care, è riuscito a far crescere dentro di sé sentimenti di speranza e coraggio.
La poesia “Speriamo…” ben conclude questo rapido affresco della sua vita, fatta di attenzione e di amore per gli altri nonostante la situazione personale di fragilità estrema : una delle molte e silenziose testimonianze di “eroismo quotidiano”, lontane da clamori mediatici e per questo ancora più “assordanti”, di cui è costellato il cielo della misteriosa e complicata storia dell’essere umano.

“Sto vivendo, quando sento
Che la tua felicità è la mia felicità.
Sto vivendo, quando curo il tuo fiore
Nonostante la durezza delle spine.
Sto vivendo, quando mi inquieto per il tuo amore.
Quando lotto, quando reclamo…
Sto vivendo, quando amo…
Ma morirei, quando smettessi di lottare
Guardando il fiume scorrere
Dal ponte della vita
Fermo con i remi in barca…
Morirei,
con tante vite che hanno bisogno della mia
e io qui, perso nel fango di questa solitudine
con tanta luce là fuori,
e io qui, chiuso in questa vita, morendo,
quando addirittura le foglie morte cadono eterne
e danno nuova vita alla primavera.”

Alfredo Tagliavia

martedì 6 maggio 2014

"Confidenzialmente" Le interviste di Michela Zanarella

INTERVISTA A RICCARDO FIORANI 

Riccardo Fiorani nasce a Roma il 5 settembre 1991, ha conseguito il diploma di maturità come perito elettronico in telecomunicazioni presso l’I.T.I.S. “Alessandro Volta- Ceccherelli”.
Vive a Corviale. Partecipa come inviato speciale del quartiere all’evento “Poesia alla Biblioteca Renato Nicolini ex Corviale”. Ha pubblicato la sua prima silloge poetica "Cambierai la vita a qualcuno" edita da Progetto Cultura.

D- "Cambierai la vita a qualcuno" è la tua prima silloge poetica, perchè questo titolo e cosa ti ha portato a raccogliere le tue poesie in un libro?

Il titolo “Cambierai la vita a qualcuno” mi è venuto riflettendo sulle cose che ho fatto nella vita per gli altri, cercando sempre di essere positivo, regalando emozioni e sentimenti. Ho raccolto queste poesie grazie al grande sostegno di persone molto importanti per me, tra cui la mia migliore amica, che è venuta a mancare l’anno scorso, alla quale volevo un bene dell’anima. Queste poesie possono essere semplici, ma nei loro versi ci sono delicate sensazioni percebili dai sensi.

D- La tua poesia "Credo nell'amore?" si apre con un interrogativo sui sentimenti, cos'è l'amore per Riccardo Fiorani?

La poesia “Credo nell’amore?” è nata da sofferenze e relazioni molto brevi nelle quali cominciavo a domandarmi se potesse esistere una persona con la quale condividere qualcosa, visto che ormai si erano perse le speranze in questo mondo dove tutto sembra passare velocemente. Credo nell’esistenza dell’amore, bisogna solamente aspettare e quando meno ce lo aspettiamo arriva. L’amore è vita, gioia di vivere, bellezza, l’amore non ha colori, non ha sesso, non ha età, l’amore è quell’inestimabile potere che ci dà emozioni e non ci fa più temere la morte. È frutto di semplici gesti che negli anni portano i due amati a fondersi in un’unica coppia.
Nella poesia “Ti amo” c’è un verso dove esprimo tutto ciò che penso dell’amore: “siamo un’unica cosa in quella “e” che non esiste”.

D- "Aiutare il prossimo è uno splendore, ti apre i margini del cuore". Questi versi mi hanno colpito molto. Quale è stata l'ispirazione per questa tua poesia?

In passato ho avuto l’opportunità di partecipare ad un grest estivo in una chiesa dove ho animato per due anni di seguito il Natale degli anziani in un centro di riposo. Vedere il sorriso disegnato sulla loro bocca, vederli contenti con poco mi rendeva felice e sentivo come se il cuore aprisse i suoi margini. Poter regalare un sorriso ti dà una carica ed una forza incredibili.

D- La tua vita è stata cambiata da qualcuno in particolare?


La mia vita è appena cominciata e spero che possa durare a lungo il mio cammino, ma ci sono due donne che veramente mi hanno cambiato: mia madre, che mi ha insegnato i valori e l’educazione con la sua dolcezza, e una grande amica, che mi insegnato ad essere positivo, sorridere sempre anche se il mondo crolla, purtroppo ci ha lasciati ed ora riposa in cielo.

D-Le tue poesie sono l'espressione di emozioni vissute sulla tua pelle e che comunque hanno una valenza universale. Ce n'è una nella raccolta a cui ti senti maggiormente legato?

Veramente ci sono due poesie alle quali sono particolarmente legato: “Cambierai la vita a qualcuno” per aiutare il prossimo e regalare emozioni con un sorriso e “Ti amo”, le parole più belle da dire alla persona che si ama.

D- Progetti per il futuro?

Spero di continuare a scrivere e mai dire mai nella vita, chissà…

Michela Zanarella

venerdì 18 aprile 2014

"Confidenzialmente" Le interviste di Michela Zanarella

INTERVISTA A CARLA DE ANGELIS

Carla De Angelis è nata a Roma nell’ottobre del 1944. Nel 1962 ha pubblicato i primi versi nella rivista internazionale «Pensiero ed Arte» e collaborato all’antologia dedicata a Dante Alighieri nel VII centenario nella nascita. Ha partecipato ad attività artistiche nel sociale, allestito mostre di ceramica in varie librerie di Roma, al Museo del Folklore e alla mostra dei Cento presepi che si svolge a Roma, in Piazza del Popolo, Sala del Bramante. Nel 1995 il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro le ha conferito l’onorificenza di “Cavaliere al merito della Repubblica Italiana”. Poesie e racconti sono presenti in diverse antologie edite da Perrone, Estroverso, David & Matthaus, Limina Mentis, Delta 3, Pagine, Aletti che l’ha inserita nel 2009 nell’Antologia dei poeti italiani contemporanei. Con Fara ha pubblicato: Salutami il mare (poesie), il libro dialogato con Stefano Martello Diversità apparenti (i due libri sono risultati vincitori e finalisti in vari premi), sillogi nelle antologie Il silenzio della poesia (2007), Poeti profetii (2008) e Chi scrive ha fede? (2013). Sempre con Fara ha curato con Stefano Martello Il resto (parziale) della storia e nel 2010 pubblica la raccolta poetica A dieci minuti da Urano (anche questi due libri sono risultati vincitori in vari premi). Nel 2011 esce Mi vestirei di mare per i tipi di Progetto Cultura. Nel giugno 2012 ha curato con Brigitte Cordes Corviale cerca Poeti (edizioni youcanprint). Collabora con la Biblioteca “Renato Nicolini” ex Corviale (Roma).

D – È uscito il tuo libro "I giorni e le strade" edito da Fara Editore, perché questo titolo? Cosa è racchiuso in questa nuova silloge?

R. Nella premessa del libro ho scritto che questa raccolta non è a tema, ma racchiude le emozioni del giorno. C’è nelle parole il desiderio di diminuire l’ansia e la preoccupazione degli avvenimenti che mi hanno particolarmente colpito, come nella poesia dedicata a tutte le guerre o a quella che ricorda gli sbarchi e le violenze. C’è anche la mia storia, i giorni , il mio quotidiano  la gioia e la fatica di viverlo. Scrivere mi ha per un momento sollevato, solo un momento perché poi la consapevolezza  di non potere operare concretamente per  risolvere mi immalinconisce.
Le strade, le scelte; le strade scelte, ho scelto io o la vita? .

D - "Le stagioni passano/immutato resta il tempo", qual è il tuo rapporto con il tempo?

R. Non è facile avere a che fare con il tempo, spesso mi accorgo di sprecarlo, questo accade quando accendo il pc e invece di fermarmi a cercare quello per cui l’ho acceso, “navigo” per ore senza concludere.
La fatica più grande è quella di vivere e gustare il presente; mi esercito da anni , ma i risultati spesso sono deludenti; sono sempre con un passo nel passato e due nel futuro.  Solo dopo mi accorgo quanto poco ho inciso sulle cose essenziali,  sulla mia illusione di progresso. Insomma mi sembra di stare in un cerchio dove ritornano le stesse cose anche se in modo diverso. Non faccio affidamento sui ricordi, perché penso che il tempo li plasmi a nostro piacimento. Per esempio non  farei mai una testimonianza sul riconoscimento di una persona. Tutto questo è ovviamente il mio pensiero.
Ho molto rispetto non solo per il mio tempo, ma anche per quello degli altri, ho imparato ad aspettare  e ho compreso che ognuno di noi ha i suoi tempi e lascio agli altri quanto occorre se io, per caso, ho capito prima di loro.
Il mio rapporto con il tempo non è di rimpianto, né di rincorsa a usarlo “bene” ogni istante è una opportunità di vita, anche la noia ne fa parte e non la percepisco negativa.

D – Collabori attivamente con la Biblioteca Renato Nicolini ex Corviale e conduci degli incontri di poesia, ci vuoi parlare dell'attività che svolgi?

R. La Biblioteca Renato Nicolini “ex Corviale” mi ha dato l’opportunità di parlare di poesia. Ogni secondo mercoledì del mese si alternano poeti che ci offrono i loro lavori e volentieri si rimettono alle domande e ai commenti del pubblico. E’ interessante vedere come molte persone, giovani compresi amano avere tra le mani la carta stampata, alcuni di loro scrivono su quaderni è quasi commovente.  L’obiettivo è quello di dialogare con tutti e in special modo con il quartiere, sono sicura che moltissime persone devono ancora acquistare fiducia per aprirsi; è il compito di questi pomeriggi. Sono affiancata dagli attori della “Scuola di Arte della Parola” diretta da Angelo Filippo Jannoni Sebastianini e Giovanna Moscetti che  ci offrono la lettura di poeti classici.

D – Cos'è la poesia per Carla De Angelis?

R. E’ il modo migliore che ho per esprimermi, è entrare in contatto con la gente, è trasmettere emozioni, suoni è entrare in modo empatico nel  mondo e sperare che lo stesso accada a chi legge; la lettura e il commento degli altri  offre la possibilità di conoscermi meglio.
La poesia è un dono, ma poeti si diventa, è necessario approfondire attraverso  letture e studio per fare di un  testo una poesia.

D – Hai dedicato una poesia al tuo gatto Oscar, ci racconti com'è nata?

R. E’ stato molto facile scrivere di Oscar. Sapevo che gli animali quando sono vicino alla fine si nascondono, nonostante ciò non ho capito che il mio Oscar si nascondeva per questo motivo e lo cercavo in casa, trovandolo nei posti meno accessibili. Lo prendevo in braccio e lo accarezzavo, poi una mattina, guardandomi, ha urlato un miagolio e si è diretto verso la porta di uscita,  ho obbedito, ho aperto la porta e lui si è andato a morire sotto un albero. E’ stato un grande dolore, questa mia poesia vuole essere un atto riparatore  e un ringraziamento per tutte le volte che mi ha dormito accanto con il musetto sul palmo della mia mano, per tutte le volte che mi  ha accolto quando tornavo a casa, il saluto più bello e disinteressato che io abbia mai avuto.

D – Nella raccolta ci sono diverse dediche, mi ha colpito molto la poesia con cui hai omaggiato Franca Rame. Cosa ti ha portato a scrivere questi versi?

R. Non amo scrivere poesia e difficilmente riesco a farlo su tema dettato, ma questa volta quando il Direttore della Biblioteca “Renato Nicolini” ex Corviale Antonio Trimarco  mi ha proposto  di scrivere un testo su Franca Rame, in occasione di una serata dedicata a lei, non ho avuto tentennamenti, perché ho conosciuto  Franca Rame, l’ho sempre seguita e ammirata per la sua lealtà  e coraggio. Ancora oggi non dimentico  le sue parole;  la sua lettera di dimissioni da senatrice sono un esempio di grande  rispetto verso se stessa e gli altri. Ha avuto il coraggio di vivere senza accettare compromessi. Una vita, un esempio da seguire.

D – Prossimi impegni?


R. Terminato il lavoro presso la pubblica amministrazione continuo a scrivere, a organizzare eventi oltre a quelli in programma nella Biblioteca “Renato Nicolini” ex Corviale a maggio ci sarà una bella presentazione in Campidoglio del libro “Pazziando” edito FARA; sto imparando a suonare uno strumento e vorrei riprendere a modellare la creta, forse sono solo sogni, ma senza sognare non so vivere.

Michela Zanarella

domenica 2 marzo 2014

"Confidenzialmente". Le interviste di Michela Zanarella

INTERVISTA A LUCA FRUDA'

Luca Frudà, scrittore di versi e prose, è nato a Catania. Dopo aver trascorso l’infanzia a Taormina (Me) nella zona di Villagonia, all’età di otto anni si è trasferito a Giardini Naxos (Me), dove ha vissuto fino al 2009. Si è laureato nel luglio del 2003 in Lettere moderne presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Catania con la tesi Per un’analisi semantica dei Malavoglia. Successivamente ha assolto al servizio di leva come obiettore di coscienza presso il WWF nell’Isola Bella di Taormina. Si è quindi trasferito a Roma dove attualmente vive e insegna nella scuola secondaria.
Ha collaborato con diverse riviste letterarie e ha partecipato a concorsi nazionali di poesia con diversi riconoscimenti. Sue liriche compaiono in antologie e riviste.
Ha pubblicato "Io, il mio amore", "Poesia cortese", "Uomo allo specchio", "Sole notturno", "Logica sentimentale", "I segreti", "Sentimenti del tempo", "I Malavoglia: semantica e genesi del titolo".


D- Luca Frudà sei autore di poesia, narrativa e saggistica, cosa ti ha fatto avvicinare alla scrittura?
R- Ho iniziato a scrivere un po’ per gioco, facendo rime giocose. Poi ho sentito il bisogno di comunicare quello che provavo dentro e che non riuscivo a dire in altro modo, per solitudine e per timidezza. Ho scoperto così l’importanza della parola e la possibilità di dare agli altri qualcosa di me tramite essa. Mi sono posto umilmente sotto la guida dei classici (in particolare latini, greci e italiani) e ho dialogato con loro. Il saggio su I Malavoglia, nasce proprio da questo dialogo e dalla scoperta della poetica verghiana, una poetica di gesti e silenzi, con squarci di poesia in prosa.

D- Il tuo libro "Sentimenti del tempo" edito da Edizioni Smasher è una raccolta di trenta racconti,
c'è un filo conduttore che li lega tra loro? Quali sono le tematiche che affronti?
R- Non è facile poter rispondere a entrambe le domande. Quello che è portante nel libro, è lo spirito che lo anima. Ogni racconto potrebbe essere inteso come il frammento, il sogno, la domanda che un’anima rivolge a se stessa e al mondo. Ogni racconto è indipendente, eppure insieme agli altri trova una completezza che mi sembra sia quella stessa della nostra specie: siamo tutti diversi, ma siamo tutti esseri umani. Le tematiche allo stesso modo sono diverse: la natura, l’amicizia, la solitudine, l’amore, la giustizia, il rapporto tra la vita e la morte, tra padre e figlio, tra realtà inventate e invenzioni reali. Credo che il libro sia un viaggio nel quale accompagno il lettore senza la presunzione di insegnargli nulla, ma con l’intento di provocare riflessioni sulla nostra realtà contemporanea.

D- Che valore assume il tempo nella tua quotidianità?
R- Il tempo è una trappola, un inganno. Non dura mai quanto vorremmo. Nei momenti felici fugge a creare ricordi sbiaditi, nei momenti più tristi o noiosi sembra stare lì a godersi con calma la tua insofferenza. Per uno scrittore è importante il tempo dedicato alla riflessione e al confronto con gli altri, e l’otium litterarium credo sia la massima aspirazione di qualsiasi vero scrittore. Tuttavia qualsiasi pausa poetica riesca a interrompere il consueto vivere è un ristoro. Soprattutto nelle giornate più frenetiche, fermarsi a leggere o a scrivere una pagina o una poesia, può sconvolgere il senso delle ore e del tempo. Del resto chi scrive, spesso, lo fa in un non-tempo, perdendo la cognizione dello scorrere delle ore.

D-Cos'è per te la poesia?
R- La poesia è la parola del tutto, la poesia è una scienza dell’anima, è la parola che ti prende dentro, che ti trasmette il dolore o la speranza, che ti fa sorridere, che ti fa riflettere. La poesia è comunicazione e, se è vera e grande e sincera, è un darsi con tutta l’anima per gli altri e non per la gloria. La poesia è ciò che consente a un poeta di dare senso alla sua esistenza, è il suo contributo al bene dell’umanità. Il poeta non può esimersi dal suo compito, deve scrivere, deve far sudare le carte con le emozioni delle sue mani. Se io non scrivo quando la parola mi cerca, mi assale uno strano senso di colpa, un rimorso che è difficile spiegare.

D- Ho avuto modo di visitare il tuo blog, ci racconti come è nato? Qual è il tuo rapporto con i social network?
R- Il blog, che il 19 marzo prossimo compirà tra l’altro10 anni, è nato con l’intento di presentarmi ai viandanti del web e di far conoscere i miei pensieri e le mie opere, ma non soltanto. Mi serviva un luogo nel quale potermi confrontare con tematiche e persone diverse. Il blog era ed è ancora uno spazio nel quale affrontare argomenti in maniera più diretta e veloce: l’importanza del donare sangue, l’entusiasmo crescente per l’unità europea, l’amore per la natura, tutte le arti… Con i social network sono stato invece un po’ più diffidente. Solo da qualche anno e con un utilizzo ponderato mi sono ‘affacciato’ su Facebook.

D- Mi hanno colpito alcuni versi di una tua poesia, la chiusa in particolare di "Nel cuore dell'autunno": C’è vita/in ogni istante/che noi/rendiamo vivo". Cosa ti ha portato a scrivere questa lirica?
R- La solitudine è stata per me sempre una condizione su cui riflettere. L’occasione per scrivere questa lirica mi è stata offerta da un concorso di poesia sul tema dell’anziano che si svolse ad Acireale (CT). Vi partecipai con uno pseudonimo e con “Nel cuore dell’autunno”. In quei versi avevo vissuto un’esistenza intera: mi ero proiettato in un futuro nel quale non mi sarei mai rassegnato a perdere il mio tempo o la mia speranza. L’incontro con la felicità, la realizzazione di una speranza può accadere in qualsiasi momento, e qualsiasi momento può spingerci incontro alla possibile felicità.

D- Eugène Godin scrisse: "Il sentimento colma le lacune dell'ignoranza". Una tua riflessione.
R- Forse, più che il sentimento, è la sensibilità, specie se rivolta verso gli altri, a creare le condizioni necessarie al superamento di molte barriere mentali e a facilitare le riflessioni più profonde. La sensibilità ci consente di creare quei ponti di pensiero, spesso intensi, nel bene e nel male, che sono appunto i sentimenti. Il sentire della mente è in sostanza ciò che ci permette di cogliere con pienezza il fuori e dentro di noi.

D- Prossimi impegni?

R- Ho parecchi desideri letterari da realizzare, alcune opere sono già sul punto di essere terminate, altre in cantiere. In particolare dovrei solo limare la prossima silloge di poesie, così come una nuova raccolta di racconti, quella successiva a “Sentimenti del tempo”, che attende soltanto di essere ripulita della polvere e delle più evidenti imperfezioni. Tuttavia sono molto legato a “Sentimenti del tempo” e spero di poter continuare a far conoscere a un pubblico sempre più vasto questo libro con i suoi racconti di umanità. Questo nell’ottica di un neoumanesimo che auspico come fondamentale per questa società sempre più alienante e alla ricerca di se stessa. In tal senso vorrei realizzare anche delle traduzioni dal latino da rendere gratuite e pubbliche, ma è presto per dire altro. Intanto grazie per queste domande e per l’attenzione.

Michela Zanarella

martedì 4 febbraio 2014

"Confidenzialmente". Le interviste di Michela Zanarella

Carolina Ragucci, LA VOCE DELLA MIA ANIMA

Carolina Ragucci è una giovane autrice sensibile e profonda, che da poco ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie "La voce della mia anima" edita da Simple Edizioni. Ha frequentato corsi di scrittura creativa e partecipa attivamente ad incontri ed eventi letterari.

D- Sei l'autrice della raccolta poetica "La voce della mia anima", perché hai deciso di raccogliere le tue poesie in un libro e cosa ti ha portato a scegliere questo titolo?

R- Ho deciso di raccogliere le mie poesie in un libro nell’anno 2013 perché per me rappresenta la fine di un’epoca. La chiusura del periodo scolastico. Dal 2 luglio 2013 ha avuto inizio una nuova vita: ora sono libera di scegliere cosa fare della mia esistenza. Infatti le ultime otto poesie vanno considerate come l’inizio del periodo di libertà. Si nota una certa differenza con le altre. Ho scelto questo titolo perché ogni mia poesia è espressione delle parole che provengono direttamente dall’anima.

D- Nella tua poesia "La morte" scrivi: "La morte è una cosa triste/ma anche importante", cosa intendi per "importante"?

R- Secondo me la morte è importante perché ti fa rendere conto di quanto sia breve la vita e di quanto può essere forte il legame con un’altra persona finché non ti viene a mancare. Ogni volta che muore qualcuno quelli che restano, senza accorgersene, si rafforzano quando riescono a superare il dolore e il tempo che passa li aiuta. Quando si viene a contatto con la morte la prima volta si matura molto in fretta e ci si accorge che la vita non è tutta rose e fiori. Per me è stato così.

D- Che cos'è per te la poesia?

R- Per me la poesia è una goccia distillata dall’immenso oceano che costituisce l’animo di un poeta. Quando scrivo una poesia lo faccio perché sento che la mia anima mi sta parlando e se non fermo sulla carta quelle parole, so che le perderò per sempre.

D- Nelle tue poesie affronti tematiche profonde e delicate come l'amore, la natura, il sogno. Dove trovi l'ispirazione per scrivere?

R- Per quanto riguarda le poesie d’amore sono quasi tutte dedicate alla stessa persona. Le altre tematiche sono ispirate solo dallo stato d’animo in cui mi trovo, che viene convertito in parole dalla mia anima. All’improvviso sento delle parole che cominciano a ripetersi nella mia mente, allora le scrivo e poi le altre vengono fuori a flusso continuo, senza pensare. Raramente mi do delle regole e scrivo ad esempio poesie in rima, per alcune l’ho fatto, però.

D-Cosa pensi dei corsi di scrittura creativa? Quanto possono essere utili per un giovane scrittore che vuole apprendere e migliorare?

R-Sicuramente i corsi di scrittura creativa sono formativi e sono un ottimo aiuto per chi, come me, vuole imparare a scrivere bene senza risultare noioso o banale.

D-Progetti per il futuro?

R- Sicuramente continuerò a scrivere poesie e magari provare con un racconto… A settembre ho intenzione di iscrivermi alla facoltà di Lettere anche perché aumentando il mio livello di cultura sicuramente riuscirò a scrivere meglio. Mi piacerebbe molto scrivere un bel libro un giorno. Ma questo è il sogno di tutti gli scrittori. 

Michela Zanarella

domenica 2 febbraio 2014

A proposito di nuvole...

TUTTO COMINCIO’

Tutto cominciò quando l’entusiasmo di una massa di ricci biondi, sparse trasparenti bolle di poesia e morbide volute viola in un simpatico scrigno di cartone verde mela.
La capacità di accogliere attorno a sé e far sbocciare passioni inespresse e fremiti delicati di timidezza
di Qualcuno che sa volare,
di Qualcuno che sa sognare,
di Qualcuno che sa affascinare,
fece il resto.
Quello era solo l’inizio.
Qualche tempo dopo, la passione di quel Qualcuno, che sembra camminare su di una nuvola, forse è egli stesso nuvola, si fuse con l’iniziativa e la tenacia di due giovani fanciulle appassionate mentre una fatina dai grandi occhi dolci vegliava su tutti.
Una sera di primavera, o forse d’autunno? Una sera tiepida o forse piovosa …
Sicuramente, una sera magica, il regno delle due giovani fanciulle appassionate avvolse in un  caldo abbraccio sentimenti, passioni, emozioni e curiosità.
Più di quanti riuscisse a contenerne.
La fatina dai grandi occhi dolci, muovendosi silenziosamente, carpiva sorrisi, espressioni rapite e forse qualche lacrima.
E dopo quella sera, un’altra, poi un’altra ancora e come le spumose nuvole bianche formano morbidi cuscini nel cielo di primavera, così il regno delle due giovani fanciulle appassionate è stato rivestito dai morbidi cuscini che la poesia,  accolta con amore in quel regno, ha ricamato tutt’intorno.
Calde pizze e bruschette croccanti sono servite su piatti di parole in libertà, i tovaglioli come farfalle colorate. Le immagini carpite dalla fatina dagli occhi dolci a ricordo di quelle magiche serate.
Nel regno delle due giovani fanciulle appassionate, la Poesia, prepotentemente, si è  impossessata anche dell’addio ad un anno non facile e al benvenuto al nuovo,  dal quale non sappiamo cosa aspettarci.

Un Poeta, in un teatro di guerra, ha scritto:

“Chi ha fatto il turno di notte per impedire l’arresto del cuore del mondo? Noi, i poeti”.
Rossana Bonadonna

mercoledì 15 gennaio 2014

Andai nei boschi...

- “I poeti estinti erano dediti a succhiare il midollo stesso della vita.” È una frase di Thoreau che ripetevamo all'inizio di ogni riunione. Ci incontravamo dentro la grotta indiana e leggevamo brani di Thoreau, Withman, Shelley, i migliori, ma anche dei versi nostri, e nell'incanto del momento, il suono della poesia diventava magico. – disse il prof. Keating ai suoi ragazzi.
Mi sono ricordata di questo passaggio nel film L’attimo fuggente quando mi sono svegliata dopo la serata letteraria in pizzeria.
Allora mi sono fermata a pensare in quante grotte indiane sono entrata da quando ho avuto la fortuna di conoscere Dario e insieme abbiamo fondato Magic BlueRay.
Nelle scuole, nelle biblioteche, nelle librerie, nella nostra sede, in pizzeria… un’infinità di volte con un folto, foltissimo e vitale gruppo di appassionati lettori, cultori di libri e professionisti della penna e delle parole ci siamo dati appuntamento per scambiarci le nostre schegge di pensiero e continueremo a farlo, perché è la nostra linfa vitale!
Lo straripante, ironico, emozionante Dario Amadei coinvolge, cattura, anima questi incontri di bibliolettura come solo lui sa fare.
Ognuno di noi, chi con le proprie poesie, chi con i brani di altri autori, chi con le parole dettate da un’emozione appena provata, nutre e concima la sostanza dei nostri sogni e la libera nell’aria.
E così ci illuminiamo nelle notti buie, ci solleviamo nelle giornate pesanti o semplicemente diventiamo grandi mantenendo dentro di noi quel meraviglioso stupore che appartiene solo ai bambini.
Perché la bibliolettura interattiva è il “motore” che tutto muove.
Elena Sbaraglia 

giovedì 7 novembre 2013

L'estetica dell'Oltre

Leggere “L’estetica dell’Oltre”, la nuova raccolta di poesie di Michela Zanarella, significa intraprendere un meraviglioso viaggio alla scoperta del senso della vita. Ci si trova davanti a un percorso non sempre agevole e a volte decisamente accidentato che bisogna affrontare con la mente libera da tutti quei preconcetti assurdi che spesso  impediscono all’uomo contemporaneo di affrancarsi dal frullatore in cui vive e di abbandonarsi al flusso rigeneratore e salvifico della poesia.
Perché Michela Zanarella non è una poetessa di quelle che vivono chiuse in una torre d’avorio, gemendo inutili versi lamentosi: lei si mette in gioco, scende tra la gente e scrive per la gente. Le sue poesie diventano così utili a comprendere i piccoli e grandi misteri della vita quotidiana e regalano una speranza, ci assicurano che un Oltre esiste veramente e ci indicano la strada per raggiungerlo.
Ci dice che siamo immersi “in quel mare di sorte e somiglianza che ci avvicina come pioggia alle pozzanghere” e in un primo momento ci sentiamo smarriti, percepiamo la nostra esistenza come lo scroscio di un temporale che ci travolge e ci trascina in un attimo verso la fine, ma poi troviamo la forza di reagire e comprendiamo che il vero messaggio è un altro: non dobbiamo sprecare della nostra vita nemmeno una goccia, anche se questo spesso appare molto difficile “nelle enormi arterie delle città”, lì dove “migliaia e migliaia di fiati divorano mescolanze ed orme di cemento, grigie abitudini in sintesi di natura.”
Crederci per poter volare, questo si deve fare e bisogna aver coraggio, non si può rimanere in un “angolo di fiato” a vedere passivamente “stagioni in tensione” e “il silenzio che si ripete tra le ciglia”. Si deve reagire e “conviene scuotere il contorno del cielo e toccare la soglia di un sogno per reclamare la luce, la sua voce”.
In questo mondo che ci costringe ad avanzare soppesando intimoriti ogni singolo passo e dove tutto sembra non avere più un senso, i versi di Michela Zanarella ci infondono coraggio e ci aiutano a tornare a sperare in un futuro migliore.
“Trascino un pezzo di luce tra le vene” ci dice “e mi separo dalle miserie di un’epoca che non sa capire il mio bisogno di dolcezza eterna.”
E se troveremo la forza di seguire quella luce, il buio scomparirà per sempre dalla nostra vita e finalmente riusciremo a non avere più paura del domani.

Dario Amadei

martedì 22 ottobre 2013

Serata letteraria in pizzeria: L'estetica dell'oltre di Michela Zanarella

Serata letteraria in pizzeria
Mercoledì 30 ottobre ore 19:30

Incontro di bibliolettura interattiva “L’estetica dell’oltre” di Michela Zanarella
Reading di poesia 
Con Dario Amadei sarà presente l’autrice
 
presso la pizzeria Mani In Pasta
Viale Colli Portuensi 284

Come sempre, chi partecipa può intervenire regalando le sue schegge di pensiero!

Antipasto, Pizza al tavolo con birra € 15,00
Per soci School of Dreams, amici di Magic BlueRay, possessori di BiblioCARD e familiari € 12,00
(prenotazione obbligatoria)


Info: magicblueray@gmail.com 3297193354