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giovedì 7 marzo 2024

I primordi del Metodo BiNe: è possibile fin dalla sezione piccoli al nido?

Ben trovati a Tutti Voi lettori, ascoltatori, narratori, cacciatori di storie…
Oggi sono qui a raccontarvi la mia esperienza come educatrice e portavoce del metodo BiNe fin dal nido.
Gli scorsi anni ho avuto modo di portare questo metodo di bibliolettura interattiva e narrazione emozionale prima nella sezione dei medi e successivamente in quella dei grandi dove i semi del lavoro svolto l'anno precedente hanno dato i loro frutti migliori!!!
Quest'anno nella sezione piccoli (con bimbi dai pochi mesi fino ad un anno) era una vera e propria impresa e un’ardua sfida pensare ad una possibile ed eventuale applicazione del metodo BiNe.
La risposta è arrivata da sè nel corso dei primi mesi…
Vista l’età dei bambini ancora troppo piccoli per questo approccio, insieme al Gruppo Educativo con cui lavoro abbiamo pensato di creare una piccola biblioteca (fuori la sezione) con dei consigli di letture per i genitori che affrontassero temi come la genitorialità, l’ambientamento al nido… che fossero per loro stimolo di riflessione e toccassero le corde di quei sentimenti che stavano affrontando e vivendo nei primi mesi di inserimento. In seguito, quelle stesse letture sarebbero potute diventare argomento di discussione, confronto e condivisione in incontri nel "cerchio magico". 
Passano i mesi e qualche bimbo/a ha compiuto il primo anno di vita e qualcun altro si è evoluto, liberandosi dalla mera soddisfazione dei soli bisogni primari e aprendosi all'ambiente e all'altro da sé.
Ecco il momento per intravedere l'alba del metodo BiNe.
Vista, comunque, ancora la tenera età dei bambini/e, il racconto di una storia sarebbe stato ancora troppo pretenzioso, forse… le loro capacità attentive e cognitive sono ancora in sviluppo e altamente radicate alla realtà circostante e legate saldamente a tutti e cinque sensi.
Si è valutato allora di dar loro un primo approccio alla lettura e al racconto di storie utilizzando alcuni libricini musicali che, fornendo loro, oltre al supporto visivo, anche quello sonoro, sono riusciti a catturare il loro interesse.
Ed eccoci arrivati a metà anno… Oltre ai libri sonori, stiamo utilizzando anche semplici libricini, storie brevi che stanno dimostrando di catturare l'attenzione e di essere propedeutici ai percorsi successivi in cui la narrazione di storie fungerà da trigger per l’attivazione di pensieri ed emozioni intimi e poi condivisi nel "cerchio magico" che è il fulcro del metodo BiNe.
Mi chiedete se è possibile intraprendere un percorso di bibliolettura interattiva e narrazione emotiva fin dal nido?
La mia risposta è: ASSOLUTAMENTE SI!
E cominciare a porre le basi di questo metodo fin dalla sezione dei piccoli non è una chimera, perché instillare nei bambini anche così piccoli la capacità e l'attenzione all'ascolto, l'interesse ed il piacere per la narrazione, la possibilità di instillare pensieri ed emozioni sono le basi fondamentali per la costruzione di quella che Bruner definisce l'intelligenza narrativa, che permetterà loro nel corso dell'evoluzione di essere soggetti protagonisti delle proprie e delle altrui storie.
Ilaria Dalmastri

sabato 26 settembre 2015

Educare alla narrazione creativa

Ci sono attività che regalano grandi emozioni ed hanno tra gli aspetti fondamentali quello di fermarsi ad ascoltare, arte ormai rara in un mondo come quello attuale, dominato dalla tecnologia e legato alle performance. 
Quando gli interlocutori principali sono i bambini e le insegnanti l’unico atteggiamento che si può assumere è quello umano, empatico, proteso verso l’altro. 
Secondo Dario Amadei (medico, co-fondatore di Magic BlueRay, autore di libri per ragazzi ed esperto di bibliolettura interattiva e narrazione creativa) quando si entra in una classe per la prima volta è fondamentale presentarsi in punta di piedi, lasciando fuori dalla porta ogni delirio di onniscienza e aspettare che i bambini accolgano nel loro mondo. Parlare il loro stesso linguaggio è ciò che distingue un bravo educatore da un educatore bravo. 
“Le storie esistono già dentro di noi” dice sempre Amadei in apertura dei suoi seminari “basta solo saperle ascoltare e dar loro voce”. Preparare i bambini alla ricerca della storia che hanno dentro è tra le basi di una buona didattica e per farlo è necessario lasciare vagare l’immaginazione, essere recettivi, aperti e disponibili ad ascoltare in modo positivo e libero da pregiudizi. Non bisogna frenare lo spirito creativo che emerge, anche se sembra che abbia lontanamente a che fare con quanto si sta producendo e questo perché ogni bambino ha i suoi tempi e i suoi modi per arrivare all’obiettivo. Se viene posto un freno all’elaborazione il bambino si autocensurerà e confinerà lo spirito creativo dentro di sé. 
Lo psicologo Jerome Bruner affermava che il bambino non è un recipiente vuoto da riempire di nozioni, ma è qualcuno capace di ragionare, di fare senso, sia per conto proprio che attraverso il dialogo con gli altri. Il bambino viene considerato capace non meno dell’adulto di riflettere sul suo stesso pensiero e di correggere le sue idee e le sue nozioni attraverso la riflessione.
"È meglio una testa ben fatta che una testa ben piena". Questa frase di Michel de Montaigne, ripresa dal filosofo e sociologo Edgar Morin, racchiude l’essenza di quanto sperimentato in questi anni di laboratori di narrazione creativa. 
I bambini amano raccontare, amano le parole che danno senso alle loro idee, cercano il confronto, stanno sempre con le mani alzate desiderosi di esprimersi e sanno ascoltare gli interventi dei loro compagni e degli adulti. 
Il principio narrativo aiuta i bambini a creare una versione del mondo in cui possono immaginare un posto per sé, un mondo personale. Introdurre strumenti narrativi, come la fiaba, o il racconto breve di diverso genere letterario, permette di elaborare la storia della propria vita facendo intervenire personaggi e ambienti in cui identificarsi. 
È noto che i bambini apprendono per imitazione, imparano dall’esposizione didattica, ma vanno visti anche come pensatori. La comprensione viene promossa tramite la discussione e la collaborazione, che incoraggiano il bambino a esprimere meglio le sue idee, attuando un incontro con le menti di altri che possono avere dei punti di vista diversi.
E di apprendimento collaborativo si parla quando i bambini esprimono e correggono le proprie credenze nel dialogo.
Durante la giornata finale di un laboratorio ci piace sempre ringraziare i bambini perché nelle ore in cui siamo stati insieme ci hanno regalato tanto. Ci hanno insegnato a guardare il mondo con i loro occhi, ci hanno fatto capire che per raggiungere un obiettivo, che nel nostro caso è raccontare una storia, sono necessarie le idee di tutti e tutti aggiungono qualcosa durante il viaggio sulle ali della fantasia. I bambini ci hanno insegnato che lavorando insieme ci si diverte di più e che ci si può esprimere liberamente senza essere giudicati. Ci hanno anche insegnato che si può imparare giocando e che è bello nutrirsi di pane e meraviglia. 
L’interazione che la narrazione creativa genera fa sperimentare ai bambini un senso di efficacia personale e di piacere, perché si sentono riconosciuti e confermati. La narrazione aiuta a riflettere, a produrre idee e a identificarsi con l'altro. È uno strumento didattico potente e allo stesso tempo ludico, che educa al rispetto reciproco e al confronto i bambini, sempre più smarriti nell’incomunicabilità generata da una “Tecnologia Nera” (cit. Dario Amadei) spietata.
I bambini purtroppo tendono ad imitare i protagonisti e i gesti dei loro videogiochi preferiti e dei cartoni animati che li bombardano quotidianamente ed è per questo che l’emozionalità nata durante la narrazione creativa assume un valore educativo molto importante. 
Raccontare fiabe è identificarsi con il personaggio a cui danno vita e il compito dell’insegnante o dell’esperto, che in quel momento li guida lungo la scala della narrazione, è quello di incoraggiarli a far fluire liberamente le loro idee, a confrontarsi e ad ascoltare i compagni per giungere insieme al traguardo comune che è quello di dar vita alla loro storia.
Ognuno di noi ha la possibilità, con la narrazione, di esternare il suo mondo interiore, trasmettendo le sue emozioni e rendendo concrete, nella parola scritta, delle situazioni importanti della sua vita. 
Come dice spesso Dario Amadei, il mondo attuale vuole sempre più convincerci che solo alcune persone sono abilitate a raccontare storie (gli sceneggiatori, gli scrittori, i giornalisti) ed è quindi un importantissimo compito degli educatori far recuperare ai bambini la capacità di raccontare delle storie che altrimenti rimarrebbero per sempre imprigionate dentro di loro. 
Elena Sbaraglia


Bibliografia
Bruner J., La fabbrica delle storie, Editori Laterza, 2002
Bruner J., La cultura dell’educazione, Feltrinelli, 2001
Goleman D., Ray M., Kaufman P., Lo spirito creativo, Rizzoli, 1999
Sbaraglia E., Step by step, la tecnica di scrittura creativa di Dario Amadei, Edizioni Simple, 2013

domenica 18 gennaio 2015

Perché la bibliolettura interattiva è diversa

Quando si partecipa ad un incontro di bibliolettura interattiva, ideata e promossa da Magic BlueRay, ci si accorge subito che l’aria che si respira è diversa.
Innanzitutto le sedie sono disposte in circolo e non a platea. Questa è la prima regola, è il cerchio magico che domina la scena, indiscusso al centro della sala e pronto ad accogliere i partecipanti.
Non è la solita presentazione di un libro e di conseguenza non c’è un presentatore, ma un conduttore che viaggia insieme ai partecipanti nei diversi mondi possibili che la narrativa genera.
Il libro è si al centro dell’incontro ma non è necessario averlo letto, perché in realtà è il mezzo attraverso cui l’interazione tra i partecipanti prende vita, stimola le emozioni che fluiscono liberamente e fa nascere le storie che ognuno ha dentro di sé.
Il conduttore inizia a parlare del libro che ha portato, lo racconta, non lo spiega e le sue parole innescano una valanga di sensazioni, di vissuti, di ricordi, di idee che non appartengono solo a lui ma diventano di tutto il gruppo che si lancia in una conversazione spontanea, a volte privata e di grande ricchezza per tutti i partecipanti.
Non c’è solo un libro, ma tanti libri. Ognuno porta il suo, o solo una citazione, e lo condivide con gli altri, tutti sono protagonisti.
La lettura è libertà e quindi nessuno sarà nel cerchio per giudicare la scelta letteraria di un partecipante, perché non è importante lo stile, la forma, la scrittura di un autore, ma quello che la lettura ha suscitato nel nostro animo.
Tutto ciò che nasce all’interno del cerchio magico ha lo stesso effetto delle onde del mare che si creano quando si lancia un sasso, si moltiplicano, si allargano, arrivano lontano…

È questa la bibliolettura interattiva.