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martedì 9 agosto 2011

High & Dry - Primo amore (Banana Yoshimoto)

Nei primi giorni dell'autunno dei miei quattordici anni, come se presagissi qualcosa, il mondo mi sembrava risplendere di un colore ben preciso.
Sarà stato il marrone brillante delle castagne e il gallo vivo del loro interno, o l'odore di legno secco dei funghi maitake appena tirati fuori dal sacchetto di carta, o forse il verde il il giallo della zucca, la sua pienezza. Le foglie morte color dell'oro danzavano al soffio del vento nella luce anch'essa dorata, e l'aria era satura dell'odore che sprigionavano, un odore puro, come di qualcosa che è bruciato.
Tutto sembrava tempestato di grani d'oro, molto più del normale.
Quando la pioggia spazzava via la sporcizia dalla strada, l'aria tersa si sollevava come qualcosa di appena nato, e come un essere animato si metteva a vibrare. E tutt'intorno si diffondevano il profumo dell'osmanto, quel freddo che pizzica un pò il naso, l'odore della terra bagnata. Che splendore, pensavo, sembra che il mondo intero renda omaggio all'autunno.
Attraverso tutto ciò, la bellezza che custodivo dentro di me si spingeva con forza verso il mondo.
Era una sensazione intensissima.
(Banana Yoshimoto)

lunedì 11 luglio 2011

La settima onda

Ciao Leo. Perché ti scrivo? Perché ne ho voglia. E perché non voglio attendere in silenzio la settima onda. Si qui si narra la storia della settima onda, l’inflessibile. Le prime sei sono prevedibili ed armoniose. Si condizionano a vicenda, sorgono una dopo l’altra, non fanno sorprese. Preservano la continuità. Occhio però alla settima onda! È imprevedibile. Passa a lungo inosservata, partecipa all’assalto monotono, si adegua a quante l’hanno preceduta. Talvolta però fugge via. È spensieratezza, ingenua, ribelle, spazza via tutto gli da un’altra forma. Migliore o peggiore? Possono dirlo solo quanti afferrati da lei hanno avuto il coraggio di raccoglierne la sfida, di lasciarsi incantare dalla sua malia.

giovedì 7 luglio 2011

Le luci di settembre di Carlos Ruiz Zafon

Parigi, 1936

Quanti ricordano la notte in cui morì Armand Sauvelle giurano che un lampo purpureo attraversò la volta del cielo, tracciando una scia di cenere ardente che si perdeva all'orizzonte; un bagliore che sua figlia Irene non potè mai vedere, ma che avrebbe stregato i suoi sogni per molti anni.