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lunedì 9 marzo 2026

Narrazione ed emozioni: un binomio inscindibile

In questi anni stiamo sperimentando nel nostro istituto scolastico, che comprende il nido, la scuola dell’infanzia e la primaria, il valore prezioso del raccontare storie, perché ciò permette ai bambini di acquisire e sviluppare la capacità di riconoscersi in esse, ma anche di elaborare e narrare a loro volta le proprie esperienze. Stiamo scoprendo, giorno dopo giorno, che la narrazione ha un immenso valore educativo perché contribuisce a organizzare l'esperienza, genera empatia e sviluppa l’intelligenza emotiva. Incrementa e rinforza, inoltre, le competenze linguistiche, arricchendo il patrimonio lessicale dei bambini e rendendo la costruzione delle frasi sempre più ricca e strutturata, ma ancor di più promuove e stimola la creatività di ciascuno, nutrendone l’immaginazione. Essa si concretizza in idee che vengono espresse da ciascun bambino nel cerchio magico e queste idee condivise danno poi vita a nuove storie. 
Gli albi illustrati, dei quali abbiamo scoperto la ricchezza attraverso percorsi di formazione intensi e ricchi di contenuti preziosi, guidati dai nostri immancabili formatori, Dario Amadei ed Elena Sbaraglia, si sono rivelati una miniera preziosa alla quale attingere continuamente, per qualsiasi argomento e tematica da affrontare. Essi sono strumenti validi e potentissimi, che vanno molto al di là della lettura di una semplice storia. Hanno una forza comunicativa ineguagliabile, in quanto offrono immagini semplici, ma ricche di significato che si coglie a prima vista e poche parole che vanno dritte al cuore. La potenza delle immagini e la loro capacità di presentare, sinteticamente e con estrema semplicità, con pochi tratti grafici, tematiche e concetti complessi, permettono ai più piccoli e ai più grandi, adulti inclusi, di comprenderli e interiorizzarli. 
Quest’anno, in cui il tema trasversale e multidisciplinare scelto per tutti gli ordini di scuola, dal nido alla primaria, è “Un lungo viaggio sul pianeta Emozioni”, gli albi illustrati ci stanno conducendo verso mete meravigliose e inaspettate, attraverso strade e sentieri fatti di cerchi magici in cui non solo si ascoltano le storie, ma i bambini condividono tra loro esperienze vissute ed emozioni provate in varie circostanze. 
I più piccoli, dall’ultimo anno di nido all’ultimo della scuola dell’infanzia, con l’aiuto di educatrici e maestre nel loro ruolo di facilitatrici, attraverso le storie narrate e le immagini degli albi illustrati stanno imparando a dare il loro nome e riconoscere le emozioni, i più grandi di loro sono bravissimi nell’esprimere attraverso il disegno varie situazioni in cui hanno vissuto l’una o l’altra emozione. 
Il gruppo dei bambini di quattro anni sta facendo un’esperienza meravigliosa utilizzando l’albo “Il dottor Capriccio”, che offre un percorso emozionale e sensoriale allo stesso tempo e i bimbi con la loro maestra stanno creando la profumatissima bacheca del dott. Capriccio in cui ogni aroma è la “terapia” per qualsiasi tipo di capriccio. Per tutti, poi, dai due anni in su, canzoncine che abbinano un colore ad ogni emozione, balletti e giochi di gruppo rendono ancora più attraenti questi percorsi.
Alla scuola primaria per ogni classe si è realizzato un progetto strutturato in tre incontri, uno a settimana. Il punto di partenza è stato sempre un bellissimo albo illustrato, scelto ad hoc per ogni gruppo. La prima emozione provata, in ognuno dei cinque percorsi, da parte della coordinatrice e dell’insegnante responsabile della classe, è stata quella di ritrovarsi nell’aula speciale, allestita all’inizio dell’anno scolastico proprio in vista del tema che avremmo trattato, con i bambini tutti seduti in cerchio su materassini e cuscini, con gli sguardi carichi di attesa e di curiosità e col desiderio di ascoltare la storia proposta. Ogni momento di condivisione poi è sempre stato molto ricco e profondo. Ognuno ha saputo cogliere della storia i momenti più toccanti, ma anche più vicini alla propria sensibilità e al proprio vissuto. 
A volte, soprattutto da parte dei più grandi, sono emerse riflessioni e considerazioni, a voce e per iscritto, di una profondità disarmante, insieme a desideri, sogni da realizzare, aspettative, speranze, ma a volte sono emersi anche dubbi e timori relativi al futuro. Il raccontare e raccontarsi è passato anche attraverso momenti ludici molto divertenti, come la tombola delle emozioni per i più piccoli, la ruota delle emozioni per le classi di terza e quarta e il gioco dell’oca dei ragazzi di quinta. Con un gruppo si è affrontato un percorso sul peso che possono avere le parole sulle nostre emozioni e sulla nostra vita e insieme abbiamo creato il barattolo delle “parole carezza”, che fanno bene al cuore, e quello delle “parole pesanti” che, come un sasso, ci colpiscono e ci feriscono profondamente. Ogni gruppo ha rappresentato la storia ascoltata con un cartellone realizzato in gruppo e il progetto è terminato per ogni classe con un momento di condivisione da cui sono emerse cose veramente belle e toccanti e già aleggia…un alito di nostalgia e la richiesta di ritrovarci ancora in un cerchio magico attorno a un albo illustrato.
Quest’esperienza ci ha arricchito moltissimo. Per noi insegnanti è stato un continuo, piacevole sorprenderci per il mondo interiore di ogni bambino, che trapela dai suoi racconti, che si affaccia attraverso le sue emozioni ed è molto più ricco e variegato di quanto possiamo immaginare. Per i bambini è stato sicuramente un percorso narrativo ed emozionale di crescita, di empatia, di apertura nel condividere con noi adulti e con i coetanei le loro emozioni e racconti di momenti della loro vita, sentendosi serenamente a proprio agio perché «narrare un’esperienza, un’emozione dà forma e coerenza all’avvenimento e suscita, successivamente una sensazione di benessere in chi narra».1
Suor Mariapaola Campanella, Ist. San Francesco di Sales


1 Dario Amadei – Elena Sbaraglia, La biblioterapia educativa nei nidi e nelle scuole di ogni ordine e grado, Castelvecchi, 2025

venerdì 27 giugno 2025

La magica stanza delle meraviglie

Lavorando quotidianamente con le bambine e i bambini del Polo Zerosei siamo sempre più convinte dell’importanza di una buona e funzionale organizzazione e cura degli spazi, in relazione proprio ai bisogni dei bambini, che devono sentirsi accolti e totalmente a loro agio. Come educatrici di Nido e docenti di Scuola dell’Infanzia abbiamo il delicato compito di offrire loro stimoli e opportunità, volti a favorire in ciascuno la curiosità, la possibilità di esplorare e sperimentare, la creatività e la libertà di esprimersi, ma anche la capacità di sviluppare reciproche relazioni. Condividiamo pienamente le parole del grande pedagogista Loris Malaguzzi: «lo spazio deve essere progettato e predisposto per garantire che tutti i bambini e gli educatori si sentano a loro agio e sviluppino il piacere del fare insieme».
Muovendoci pertanto su questa scia abbiamo toccato con mano, vedendone gli effetti e i soddisfacenti traguardi raggiunti, l’importanza in questo contesto educativo della “stanza delle meraviglie", detta anche stanza immersiva. Iniziata l’esperienza già un paio di anni fa, ci siamo sempre più consolidate in questo percorso, grazie alla solida formazione che ci supporta e ci orienta e grazie all’impegno e alla passione educativa di tutte. Partendo inizialmente con una sola stanza, collaborando con un buon lavoro di squadra, l’abbiamo arredata e attrezzata, trasformandola in un ambiente corredato di luci, suoni, profumi e colori, tenui e rilassanti, un’ampia parete ricoperta totalmente di un telone bianco, sul quale proiettare video e immagini con l’ausilio del videoproiettore.
Quest’anno, in cui il tema di fondo di tutto il percorso annuale del nostro Polo ZeroUndici era centrato sul cielo, la stanza delle meraviglie ci ha permesso di offrire ai bambini esperienze veramente immersive ed entusiasmanti. Proiettando video ambientati nello spazio, tra le costellazioni e i pianeti del sistema solare, i nostri mini esploratori si sono trasformati ogni volta in piccoli astronauti, sempre più desiderosi di conoscere e di scoprire i segreti dello spazio che li affascina tantissimo. Molto utile e costruttiva è stata anche l’esperienza della stanza nei vari periodi stagionali dell’anno, in cui i bimbi si sentivano veramente immersi nella realtà che si presentava sotto i loro occhi e che li faceva balzare in piedi, accostarsi alla parete e toccare le immagini, accompagnando questi gesti con gridolini ed espressioni di meraviglia.
La caratteristica fondamentale dell’aula immersiva è proprio quella di trasformare un ambiente di apprendimento statico in un ambiente di apprendimento virtuale in cui i bambini interagiscono con gli elementi dello scenario, usando la tecnologia in maniera intelligente e costruttiva, non dominante ma interagente con gli altri linguaggi.
Molto importante in queste esperienze è la preparazione, di volta in volta in volta, di un setting adeguato: un telo sul pavimento cosparso di oggetti ed elementi naturali legati alle immagini e al contesto, oggetti con i quali, dopo la proiezione, i bambini possano interagire, cogliendo tutte le sensazioni sensoriali che percepiscono, costruendo ciò che la loro fantasia suggerisce, commentando nel frattempo fra loro e con le educatrici o maestre, le loro percezioni.
Il coinvolgimento dei genitori, invitati nel corso dell’anno a vivere con i loro bimbi pomeriggi di proiezione e attività sensoriali nella stanza immersiva, è stato sempre carico di emozioni e momenti molto toccanti. Abbiamo notato che ad alcuni brillavano gli occhi e qualche lacrima…scendeva furtivamente.
Entusiaste della validità di questa esperienza educativa e didattica di alta qualità, abbiamo deciso di trasformare un’altra aula in stanza immersiva e ne stiamo preparando l’allestimento con passione. Un altro bellissimo anno, carico di intense emozioni da vivere insieme ai nostri bambini, ci aspetta!
Suor Mariapaola Campanella, Istituto San Francesco di Sales

lunedì 2 dicembre 2024

SCIENZA E STUPORE, i bambini insegnano

“La più bella e profonda emozione che possiamo provare è il senso del mistero; sta qui il seme di ogni arte, di ogni vera scienza”. (A. Einstein). Mi piace iniziare questa riflessione sull’esperienza appena vissuta nella nostra scuola, il Polo ZeroUndici “San Francesco di Sales” di Roma, da parte di tutti i bambini che la frequentano da 1 a 11 anni, coinvolti in una settimana di full immersion nell’ambito della scienza. Come tutti siamo a conoscenza, la legge 197 del 29/12/22 e il DM 184 del 15/9/23 con le Linee Guida alle Discipline STEAM hanno sollecitato l’attenzione del mondo della scuola non tanto sulle singole discipline, che da sempre hanno il loro spazio nella programmazione e nel curricolo d’Istituto, ma sull’aspetto dell’interdisciplinarietà che ci riconduce alla vita nella sua quotidianità e al mondo del lavoro. L’esercizio di ogni professione e attività non richiede abilità ristrette a un solo ambito, bensì abilità trasversali necessarie ad ogni persona per compiere bene il proprio lavoro. Per fare un esempio pratico, un architetto deve conoscere senz’altro la matematica e possedere nozioni d’ingegneria, avere basi scientifiche ma anche estetiche, soprattutto se si occupa di edifici, restauri e quant’altro, e infine, oggi più che mai, avere solide conoscenze tecnologiche. Ma aggiungerei che non devono mancare buone capacità espositive, il saper presentare i suoi lavori, saper illustrare i suoi progetti; nel mondo globale di oggi avere ottima conoscenza delle lingue, ma qui mi fermo perché ci sarebbe da argomentare all’infinito.
Per tornare a noi, in fase di progettazione iniziale, abbiamo deciso di creare, durante l’anno scolastico, delle settimane tematiche, ognuna delle quali si focalizza su ogni disciplina STEAM e siamo partiti in novembre, dal 18 al 22, con la settimana dedicata alla scienza. Per la Scuola dell’Infanzia e i cuccioli del Nido sono state pensate dalle insegnanti ed educatrici attività laboratoriali, sempre partendo dal racconto di una storia e poi seguite dallo sperimentare fisicamente materiali diversi e reazioni differenti di vari elementi. Alla scuola dell’Infanzia, ad esempio, ci siamo spinti abbastanza in alto, presentando ai bambini ogni giorno qualche personaggio della scienza, come Galileo Galilei, Einstein, Leonardo da Vinci e passando poi alla fase degli esperimenti reali: dalle “macchine volanti” progettate da Leonardo e tradotte in aeroplanini di carta colorata che hanno sfrecciato nel giardino della scuola, al principio di Archimede sulla densità dei liquidi, sperimentando con acqua, colorante alimentare, miele olio, detergente per stoviglie, l’effetto degli strati di liquido separati fra loro. L’apice dell’esperienza è stato il tempo trascorso nel laboratorio di scienze della scuola, in cui anche i piccoli hanno potuto visualizzare, ingranditi al microscopio, vari tipi di materiale come sale grosso, foglie, piccoli sassi, conchiglie ed esprimere le loro osservazioni. Qui abbiamo potuto toccare con mano quanto i bambini, a differenza di noi adulti, siano capaci di stupore e di emozionarsi ed entusiasmarsi per ogni piccola scoperta che, fino a quel momento, era stata racchiusa in un’aria di mistero. Le loro espressioni sul volto, gli occhi sbarrati ma pieni di luce, le bocche spalancate a “O” confermano le parole di Einstein che ho citato all’inizio e la consapevolezza che nessun ambito della nostra vita possa tenere lontano le emozioni, che sono parte integrante di noi. 
La Scuola Primaria ha vissuto la settimana della scienza con tantissime belle opportunità di scoperta e di crescita, impreziosite dalla partecipazione e conduzione del Dott. Dario Amadei e della Dott.ssa Elena Sbaraglia. Il lunedì hanno aperto la “Settimana” con le classi dalla prima alla terza, presentando ai bambini il bellissimo albo illustrato digitale “Esplorando con la fantasia”, da loro creato appositamente per i piccoli uditori. Con la sua grande formazione scientifica e la capacità insuperabile di saper parlare ai bambini in modo facile di cose difficili, Dario ci ha fatto vivere due ore veramente fantastiche, colme di tanti “Ohhh!” di meraviglia, di una folla di mani alzate per porre domande, raccontare esperienze e la voglia di poter sperimentare al microscopio quanto prima, cosa che è stata realizzata nei giorni successivi. Anzi, seguendo il suo consiglio, tutti hanno disegnato ciò che hanno osservato: la realtà, l’elemento analizzato, il “com’è”, e la fantasia: “che cosa mi sembra”, cioè a che cosa associavano l’immagine vista al microscopio. L’incontro con le classi di quarta e quinta, qualche giorno dopo, ha condotto i bambini in un “Viaggio nella storia della medicina” per imparare l’importanza dell’educazione sanitaria e “acquisire la salute attraverso il proprio comportamento e i propri sforzi”, come dice l’OMS. Anche qui si è parlato del microscopio come fondamentale strumento nel campo della medicina, della differenza fra batteri e virus, dei grandi medici della storia che hanno dato importanti contributi al mondo sanitario. Inutile dire quanta attenzione, interesse, curiosità e quanto entusiasmo abbiano dimostrato gli uditori. Basta vedere che la tabella dei turni per l’accesso delle classi al laboratorio di scienze è sempre piena di…piccoli ricercatori. Mi piace concludere questa mia condivisione con chiunque vorrà leggerla sottolineando un concetto per me estremamente importante: non c’è nulla che i bambini non siano in grado di apprendere, nulla che non sia adatto. Si tratta solo di adeguare a loro il nostro linguaggio e far leva sul loro coinvolgimento, sulla curiosità e fantasia che sanno tirare fuori, che ha una parte molto importante anche nel mondo scientifico. 
Ce lo dice un “gigante” nell’ambito della scienza, Giorgio Parisi, premio Nobel per la fisica: “La fantasia è fondamentale per la scienza, perché bisogna inventarsi delle soluzioni che nessuno prima si era inventato”. A qualcuno sembrerà strano che un grande scienziato come lui non si sia limitato ad argomentare solo di temi scientifici, ma abbia pubblicato una raccolta di favole intitolata “Tre favole e altre storie” dedicata ai suoi figli e nipoti. In un’intervista a Tgcom24 ha sottolineato l’importanza di coltivare la curiosità e la fantasia nei bambini, fin dalla tenera età. Uno dei tanti compiti della scuola è proprio questo: stimolare la creatività e la fantasia dei bambini, preparandoli ad affrontare le sfide del futuro.
Suor Mariapaola Campanella, Coordinatrice Scuola S. Francesco di Sales

martedì 23 luglio 2024

Coding, una risorsa efficace e preziosa

Viviamo nell’era dei cosiddetti “nativi digitali”, in cui i bambini, sin da piccolissimi, familiarizzano con i dispositivi offerti dal mondo della tecnologia, spesso non sufficientemente controllati dalle famiglie riguardo ai tempi di utilizzo e, man mano che crescono, anche relativamente ai contenuti, per cui si passa facilmente dall’uso all’abuso, con grossi rischi a livello fisico, cerebrale, relazionale.
Ma non per questo dobbiamo demonizzare la tecnologia che, utilizzata in modo consapevole e adeguato e, parlando di bambini, sotto l’occhio vigile degli adulti, costituisce una risorsa preziosa in ogni ambito dell’apprendimento. Gli strumenti digitali e i contenuti multimediali che popolano oggi la nostra vita quotidiana sanno catturare l'attenzione dei bambini e ragazzi e comunicare con loro in modo efficace e diretto. La tecnologia a scuola è una risorsa preziosa, capace di trasformare l’apprendimento in un'occasione di crescita agile e divertente e fornisce inoltre strumenti di qualità, in grado di promuovere l'uso della memoria, lo sviluppo della fantasia e della curiosità, assecondando i bisogni didattici degli alunni.
Nel lontano 2002 la nostra scuola ha introdotto la tecnologia e l’informatica come corso opzionale pomeridiano alla Scuola Primaria, allestendo il laboratorio informatico-multimediale con apposite postazioni per i bambini, mentre dal 2004 questa disciplina è stata inserita nel curricolo scolastico, ben prima dell’esistenza delle Indicazioni Nazionali e della legge 107/2015, chiamata anche della “Buona Scuola”.
Dal 2017 abbiamo cominciato anche con i bambini dell’ultimo anno della Scuola dell’Infanzia, inserendo tecnologia e informatica nel “Progetto continuità” con la Primaria.
Poi, un validissimo corso di formazione per educatrici e insegnanti del settore 0-6 su “Coding e pensiero computazionale” ci ha condotto a capirne l’importanza nell’apprendimento e nella didattica. Seguendo le indicazioni della bravissima formatrice e attivandoci con l’acquisto di alcune Bee bot e la preparazione di reticolati, servendoci di storie e fiabe note ai bambini, abbiamo iniziato nel 2018 un vero e proprio progetto di coding, lavorando sempre in continuità con i bambini di 5 anni della Scuola dell’Infanzia e le prime 3 classi della Primaria. Non solo, ma abbiamo anche attuato un approccio alla pixel art, che avvicina gradualmente sempre più alla codifica ed è un’ulteriore modalità per accompagnare i bambini allo sviluppo delle competenze computazionali.
Dopo la battuta d’arresto dovuta alla pandemia e la successiva ripresa molto cauta, abbiamo continuato il percorso di tecnologia e di informatica, sospendendo momentaneamente il coding, in vista di una formazione e preparazione più approfondita e sostenuta che ci ha portato a un salto di qualità non indifferente.
Durante l’anno scolastico appena trascorso, mentre le docenti nelle varie classi hanno utilizzato il coding e la pixel art, l’insegnante di tecnologia e informatica ha reintrodotto i reticolati e le Bee bot con le classi dei più piccoli, mentre ha avviato gli alunni delle classi 4^ e 5^ all’uso della piattaforma Scratch, validissima per imparare a programmare e migliorare le proprie abilità di coding. I bambini infatti hanno imparato a programmare animazioni, giochi e storie interattive e condividere il risultato del loro lavoro con gli altri.
Qual è l’obiettivo da raggiungere e quali sono i vantaggi che gli alunni possono ricavarne? L’intento è quello di promuovere in ogni bambina e bambino la capacità di approcciarsi alle situazioni in modo analitico, di trovare e pianificare le soluzioni più adatte, dopo aver individuato i vari aspetti del problema. Il coding, infatti, si basa su attività finalizzate ad apprendere il pensiero logico e analitico orientato alla risoluzione di problemi. Di fronte a ogni situazione in cui è richiesta una procedura da elaborare, la costruzione di una sequenza di operazioni e un insieme di connessioni da stabilire, il pensiero computazionale fornisce un fondamentale supporto.
La tecnologia e le attività informatiche, come programmare un piccolo video gioco sulla piattaforma Scratch o altra simile, rendono gli alunni capaci non di programmare meccanicamente, bensì apprendendo, attuando delle strategie mentali per risolvere situazioni.
C’è inoltre un altro risvolto di fondamentale importanza: il coding favorisce l’apprendimento cooperativo perché viene utilizzata con frequenza la modalità di lavoro in gruppo o in coppie e questo permette ai bambini di potenziare le proprie abilità sociali, ma anche di rafforzare la loro autonomia perché, come dice Vygotskij, “ciò che i bambini sanno fare insieme oggi, domani sapranno farlo da soli”.
Il coding, infine, è un prezioso alleato per quanto riguarda l’inclusione, perché attira e coinvolge i bambini con fragilità e bisogni speciali e permette di attivare la classe o sezione in modalità diversificata, permettendo a questi bambini di acquisire con più facilità competenze di tipo matematico e di orientamento spaziale.
Per concludere, la bellezza e il valore aggiunto del coding stanno nel fatto che non si tratta di una particolare disciplina, ma di un metodo didattico, che ha due fondamentali caratteristiche: la trasversalità e l’interdisciplinarietà. Possiamo pertanto utilizzarlo sicuramente nella sfera logico-matematica, ma anche in quella linguistico-narrativa, nell’ambito dell’arte, utilizzando la pixel art, ma anche in quello della geografia, della storia, dell’attività motoria, e così via. Spesso a scuola costruiamo grandi reticolati con scotch carta sui pavimenti e le Bee bot sono sostituite da bambini che rivestono il ruolo di pedine viventi, mentre i “programmatori” forniscono le coordinate di movimento e danno le indicazioni necessarie per raggiungere la meta.
Per il prossimo anno scolastico ci siamo prefissi un’ulteriore sfida: approdare alla robotica, ancora più coinvolgente per i bambini, che dovranno impegnarsi a costruire e programmare piccoli robot. L’obiettivo è quello di condurli sempre più al “learning by doing”, potenziando le loro capacità di decodificare i linguaggi della programmazione, imparando a prendere dimestichezza con istruzioni sequenziali e metterle in pratica.
Sento già in me la… scossa elettrica dell’entusiasmo e vedo gli occhi dei bambini luccicare per la soddisfazione!
La coordinatrice Suor Mariapaola Campanella

lunedì 15 luglio 2024

La continuità, un valore inestimabile

La continuità ha nella vita della scuola un’importanza fondamentale, che viene spesso sminuita e presa in considerazione quasi solo in vista dei passaggi dei bambini da un ordine di scuola all’altro. È una visione alquanto riduttiva rispetto al valore molto più ampio e incisivo che può avere la continuità, se attuata in tutta la sua accezione e la sua ricchezza.
Il concetto di continuità educativa, che ha un significato più vasto rispetto alla continuità didattica, si riferisce a una dimensione di sviluppo e maturazione di ogni bambina e bambino, che avviene in maniera graduale e attraverso fasi successive, in cui quelle che seguono sono il prodotto di quelle precedenti.
La continuità, pertanto, è dotata di un valore irrinunciabile, a patto che si tengano presenti tutte le articolazioni possibili, sia di tipo pedagogico-didattico che organizzativo.
Lavorare in un istituto scolastico che abbia al suo interno vari ordini di scuola, a cominciare dai servizi educativi 0-3 sino alla Scuola Primaria, ai fini del lavoro di continuità è una risorsa preziosa, di cui non tutti possono fruire, soprattutto per motivi logistici, poiché in molti casi i plessi scolastici sono ubicati in posti diversi.
Alla scuola San Francesco di Sales abbiamo sempre attuato percorsi di continuità, inizialmente volti soprattutto a facilitare i passaggi dei bambini da un ordine di scuola all’altro, progettando momenti di lavoro insieme e spazi condivisi fra nido e infanzia, fra infanzia e primaria per dare l’opportunità ai bambini di conoscere la realtà dell’ordine di scuola successivo, gli insegnanti e gli ambienti. Questa fase, articolata in più giornate e in varie attività concordate fra le insegnanti ed educatrici, era poi sempre seguita dall’organizzazione degli Open Days aperti alle famiglie e finalizzati alla scelta della futura scuola.
Dopo la promulgazione della Legge n. 107 del 13 luglio 2015 con cui lo Stato ha istituito il “Sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita sino a sei anni”, reso poi attuabile col Decreto Legislativo n. 65 del 13 aprile 2017, il team pedagogico di educatrici del Nido e docenti della Scuola dell’Infanzia ha intrapreso percorsi di formazione e ha cominciato a sperimentare l’attuazione del Polo Zerosei. Ma con la pubblicazione delle “Linee pedagogiche per il sistema integrato zerosei” del novembre 2011 si è dato vita non solo a momenti formativi più intensi e mirati, ma anche a gruppi di lavoro misti, composti da educatrici e docenti, per la stesura in un vero e proprio Progetto Polo Zerosei d’istituto, in cui il discorso della continuità ha un ruolo veramente centrale.
Cominciando a lavorare insieme, a progettare collegialmente percorsi educativi e didattici comuni, a programmare momenti di attività in cui i più piccoli lavorano con i più grandi, riprogettando gli spazi interni ed esterni perché possano essere fruibili da tutti, a un certo punto ci siamo posti la domanda: «Perché zerosei e non zeroundici, dal momento che la nostra realtà scolastica comprende anche la scuola Primaria?».
E così abbiamo allargato i nostri orizzonti con l’obiettivo di assicurare una continuità ad ampio raggio, che permetta ad ogni bambina e bambino:
-di sentire “suo” ogni ambiente dell’edificio scolastico, sentendosi “a casa” ovunque, in grado di “abitare” e vivere a 360° la sua scuola;
-di applicare ogni giorno il vecchio proverbio africano «per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio», facendo sì che ogni bambina e bambino si senta al centro di relazioni positive non solo con i compagni, le educatrici o insegnanti del proprio gruppo, ma con tutti gli altri bambini e figure adulte della scuola; attuare in pratica quello che le Linee pedagogiche su citate chiamano “ecologia delle relazioni”, non solo in riferimento al settore Zerosei, ma aprendolo a tutta la scuola.
Il lavoro di continuità, pertanto, non è più relegato solo a momenti particolari, come in occasione delle giornate di Open Day, ma è parte integrante di tutto l’anno scolastico. Il curricolo verticale d’istituto e il Progetto Polo Zerosei sono costruiti collegialmente in questa ottica, inoltre ogni anno si sceglie una tematica trasversale e multidisciplinare, che non solo fa da “trait-d’union” tra le varie discipline o attività educative, ma coinvolge tutta la scuola in progetti e lavori fra gruppi misti. I temi trattati riguardano sempre gli ambienti della natura, la sostenibilità, la salvaguardia, facendo riferimento all’Agenda europea 2030.
È facile, girando per la scuola, imbattersi in gruppi di lavoro di età molto diverse, in cui ai bambini della classe 4^ affiancano i “cuccioli” di due anni, o in una sezione di scuola dell’infanzia il gruppo dei “nanetti” più piccoli o una classe di più grandi e via dicendo. Sono esperienze bellissime e irrinunciabili.
Questo percorso sta facendo crescere molto anche il team di insegnanti ed educatrici, nelle reciproche relazioni, nel saper progettare e lavorare insieme, nel verificare i percorsi fatti con l’aiuto di una adeguata documentazione, nel realizzare, insomma, un buon lavoro di squadra.
In tutto questo le famiglie dei bambini sono non solo informate, ma coinvolte attivamente, vivendo con loro momenti laboratoriali, condividendo i loro spazi in varie occasioni dell’anno e avendo l’opportunità di rendersi conto, attraverso la documentazione visiva, dei percorsi fatti.
Valorizzare e curare in ogni aspetto la continuità nella scuola è un investimento che non ha prezzo e i risultati che si raccolgono sono veramente sorprendenti, cominciando dal clima sereno che si respira in ogni ambiente, ma anche per le competenze che i bambini raggiungono e la capacità di entrare in relazione con gli altri, sviluppando abilità di cooperazione e di mentoring.
La coordinatrice Suor Mariapaola Campanella

domenica 7 aprile 2024

Laboratorio “Oggi decido io”. La bellezza del “fare da soli” ma… insieme

Tra le finalità che le Indicazioni Nazionali del 2012 individuano per la Scuola dell’Infanzia, ha un notevole rilievo il promuovere nei bambini e nelle bambine lo sviluppo dell’autonomia, spiegando che cosa significa questa conquista: «avere fiducia in sé e fidarsi degli altri; provare soddisfazione nel fare da sé e saper chiedere aiuto o poter esprimere insoddisfazione e frustrazione elaborando progressivamente risposte e strategie; esprimere sentimenti ed emozioni; partecipare alle decisioni esprimendo opinioni, imparando ad operare scelte e ad assumere comportamenti e atteggiamenti sempre più consapevoli».
Tutti sappiamo che l’espressione “Aiutami a fare da solo” è uno dei più grandi insegnamenti di Maria Montessori e possiamo quasi dire che queste poche parole sintetizzano un po’ tutta la sua linea pedagogica, che mira a stimolare l’indipendenza e la libertà di scelta del bambino, favorendone lo sviluppo del senso di responsabilità e consapevolezza.
Il laboratorio “Oggi decido”, sperimentato dall’anno scorso in modo molto proficuo, non solo è un momento educativo in cui ogni bambino o bambina coglie la sfida di scegliere e organizzare delle attività in piena autonomia, mettendo alla prova se stess*, ma anche un momento di cooperazione con i coetanei, provenienti anche dalle altre sezioni e di età diverse. Offre inoltre alle insegnanti una grande opportunità per preziose osservazioni di cui fare tesoro nel quotidiano svolgimento delle giornate scolastiche, approfondendo la conoscenza e le abilità di ogni bambin* e il suo modo di relazionarsi con gli altri. 
Condividendo con me le sue osservazioni e riflessioni, la maestra Giulia scrive: «Vorrei continuare a vivere l'esperienza del laboratorio “Oggi decido io” perché mi offre sempre interessanti spunti di riflessione. È una grande occasione per osservare l'autonomia e il senso di autoefficacia dei bambini, che in diversi contesti, nelle attività quotidiane, a volte con tempi più brevi, appaiono meno in evidenza, difficili da cogliere con sicurezza. Alcuni bimbi, appena fatto il loro ingresso, hanno esordito chiedendo: “Cosa dobbiamo fare?”, con l'espressione scettica e un po' preoccupata di chi si sente senza una guida, di chi non ha un'indicazione precisa da seguire. “Quello che volete, con i materiali che preferite, nel modo che vi piace” ho risposto io, e a quella risposta uno di loro ha replicato: “Allora mi fermo un attimo e ci penso”. Si sono poi formati diversi sottogruppi: in un caso tre amiche, provenienti dalla sezione Gialla, una volta scelti i materiali che sembravano loro più interessanti, si sono organizzate sul lavoro da svolgere e si sono addirittura divise i compiti, facendo oltretutto attenzione a non sprecare carta. Appare molto più chiara anche la capacità di attenzione e concentrazione di ogni bambin*: i bimbi dal temperamento più calmo sono rimasti concentrati molto più a lungo sulla stessa attività, mentre, invece, i bimbi più vivaci hanno voluto provare subito attività diverse, per poi fermarsi in un secondo momento su quella preferita. Sono stati molto evidenti i percorsi di autoregolazione e autovalutazione dei bimbi durante tutto il periodo delle attività e anche l’aspetto emotivo del momento. Guardavano soddisfatti le loro opere, chiedendo però l'approvazione dell'insegnante o del loro amico seduto lì vicino. Alla mia domanda “Sei soddisfatto? Ti piace?”, non solo hanno risposto affermativamente ma hanno anche saputo motivare la loro risposta. Offrendo loro svariati tipi di materiale, ne hanno potuto sperimentare in maniera totalmente libera e indipendente l’utilizzo e l’efficacia secondo l'obiettivo che si erano dati: “La colla è troppo appiccicosa su questa carta (carta velina)…. Prendo quest'altra (cartoncino)”. Una bambina mi ha colpito in particolare modo perché, dopo essere stata per molto tempo impegnata a ritagliare piccoli pezzetti di carta di vario colore e incollarli sul foglio, alla domanda della sua amica che le chiedeva cosa avesse rappresentato, lei ha risposto: “Non lo so cosa ho fatto…Anzi sì, ho fatto quello che sentivo”».
Che dire se non che ogni frase, anzi ogni parola, va presa in considerazione da tutto il team pedagogico per diventare motivo di riflessione, di confronto e di valutazione del percorso in atto?
Alla voce della maestra Giulia si aggiunge quella della maestra Viola: «Liberi di muoversi negli ambienti delle tre sezioni e di adoperare il materiale destrutturato messo a disposizione, i bimbi e le bimbe imparano a gestire e ad organizzare il proprio tempo e le loro attività, scevri da condizionamenti esterni e ad utilizzare oggetti e strumenti a loro piacimento, implementando parallelamente la fantasia e l’immaginazione. Questo crea un vero e proprio circolo virtuoso che ha un impatto estremamente positivo sul bambin* che, diventando protagonista attiv* delle proprie scelte e facendo da sé, acquisisce maggiore consapevolezza e fiducia nelle proprie abilità, mostrandosi sempre più consci* nell’utilizzo della componente spazio-tempo».
Anche la maestra Assunta, che accompagna ogni volta il laboratorio con un delicato e rilassante sottofondo musicale, mi comunica il suo entusiasmo e la sua soddisfazione nel vedere i bambini e le bambine lavorare in un clima di cooperazione in cui i più grandi aiutano i più piccoli, insegnando loro tecniche e strategie e prendendosene cura, non con l’aria di chi, essendo più grande, ne sa di più, ma con un fare amorevole e protettivo. 
Non mi dilungo e concludo, ma ci sarebbe ancora molto da dire per esprimere la nostra meraviglia che si rinnova sempre perché i bambini non finiscono mai di stupirci col loro mondo magico e pieno di sorprese e noi ci emozioniamo ogni volta, sperimentando con i nostri occhi veri e propri…miracoli!
Suor Mariapaola Campanella e le docenti del Polo Zerosei

giovedì 14 marzo 2024

A scuola in compagnia delle storie dal Nido alla Primaria

È sempre motivo di grande gioia e soddisfazione, per chi ha il compito delicato e talvolta gravoso di coordinare una scuola, raggiungere obiettivi e traguardi desiderati e vedere con immenso piacere e quasi con occhi increduli, l’intero team di docenti ed educatrici intraprendere un importante percorso unitario con risultati veramente incredibili.
Quest’anno tutti e due i settori del nostro istituto scolastico San Francesco di Sales: il Polo Zerosei, con Nido e scuola dell’Infanzia, e la Scuola Primaria si sono lasciati avvolgere dal meraviglioso vortice delle storie e, in base all’età e al livello scolastico, stanno maturando percorsi di crescita davvero sbalorditivi.
Diciamo che all’origine di questo piccolo “miracolo” ci sono i nostri due carissimi amici – ormai chiamarli esperti o formatori è riduttivo, dato il rapporto di amicizia creatosi con tutto il team – Dario Amadei ed Elena Sbaraglia. In realtà la loro presenza e attività nella nostra scuola, attraverso i laboratori di narrazione e scrittura creativa, ha vent’anni di vita, senza interruzioni, come abbiamo narrato nel libro scritto insieme A scuola di storie ed è bellissimo pensare che, allo scadere di questo ventennale, ci sia stata un’immensa fioritura, che si è estesa a tutta la scuola. Finora solo un paio di classi della Scuola Primaria si erano impegnate a fare, anno dopo anno, questa bellissima esperienza con Dario ed Elena. Nel settembre 2022, con l’inaugurazione del Polo Zerosei, ecco arrivare la svolta: l’attuazione di un corso di formazione sulla bibliolettura interattiva e narrazione emotiva (metodo BiNe) per le educatrici e docenti del Polo Zerosei. L’intento era quello di offrire loro principi e strumenti adeguati a porgere le storie ai propri bambini, stimolandone l’interesse, facendo maturare in loro la capacità di ascoltare, ma anche mettersi in ascolto del loro raccontarsi attraverso le storie. A distanza di un anno, nel settembre 2023, il corso di formazione è stato programmato per tutto il personale della scuola, inizialmente il primo livello per la Primaria e successivamente il secondo livello per tutti.
Fin dall’inizio è stato evidente l’interesse e il coinvolgimento dell’intero team che, dopo aver seguito con attenzione Dario ed Elena e la ricchezza dei contenuti che ci offrivano, si è messo in gioco impegnandosi in un enorme cerchio magico. Ne è nata una storia, iniziata con l’incipit suggerito da Dario stesso e proseguita con le idee che fluivano, come una cascata zampillante, dal cassetto della fantasia di ciascuno, nel rispetto della tecnica “step by step” appena appresa. La storia della maestra Samantha è diventata poi un racconto che ogni insegnante ha portato nella propria classe o sezione, accolto dai bambini che lo hanno personalizzato, concluso in modi diversi, rappresentato in sequenze con bellissimi disegni, alcuni hanno cercato e portato a scuola gli oggetti che facevano parte della storia. Si sono attivati veri e propri percorsi educativi, emozionali e didattici, condivisi alla fine con i genitori, classe per classe. 
Questa è stata la partenza della nostra avventura con le storie, proseguita poi in ogni settore della scuola con modalità diverse. Per i piccoli del Nido 12-14 e 24-36 mesi l’appuntamento quotidiano con le storie è il momento in cui vengono completamente rapiti dal racconto, dal coinvolgimento fisico ed emotivo che ne scaturisce e questo grazie anche alla capacità delle educatrici di accompagnare la narrazione con diverse intonazioni di voce, la mimica facciale, i movimenti, il sottofondo musicale. È meraviglioso osservare i bambini che ascoltano una storia, mi fanno pensare a una nidiata di uccellini col becco spalancato in attesa di essere imbeccati dalla mamma. Hanno un’espressione attenta e concentrata con gli occhioni grandi grandi che fissano l’educatrice-narratrice e le bocche aperte.





I bambini della Scuola dell’Infanzia, un po’ più grandi, non solo ascoltano le storie che la maestra racconta, le rappresentano con i disegni, a volte le drammatizzano, ma ne costruiscono tante loro stessi, con la sapiente guida dell’insegnante, nel rispetto della tecnica “step by step”.
C’è poi da aggiungere anche che, diventati Polo Zerosei bilingue, ogni giorno alcune piccole storie vengono raccontate anche in lingua inglese e i bambini le apprezzano molto.
Per quanto riguarda la Scuola Primaria, la nostra più grande soddisfazione è che, classe dopo classe, tutte hanno vissuto la bellissima esperienza del laboratorio narrativo con la tecnica “step by step”, guidati da Dario ed Elena. Anzi, la cosa molto bella è che si sono inseriti nel nostro progetto annuale, verticale e multidisciplinare, sul tema “La natura è bellezza”. Dopo aver trattato negli anni scorsi la natura da tanti punti di vista, quest’anno abbiamo puntato all’aspetto della bellezza e alle sensazioni ed emozioni che proviamo davanti a tanti spettacoli della natura. Abbiamo conosciuto persone che amano rappresentare con colori e pennelli non solo quello che vedono con gli occhi, ma soprattutto quello che vedono col cuore ed ecco dedicarci alla scoperta della natura attraverso i dipinti di grandi pittori. Quadri di impressionisti francesi e non solo sono passati sotto i nostri occhi, esaminati nei particolari, riprodotti dalle mani dei piccoli pittori in erba. Dario ed Elena nei laboratori ogni volta hanno proposto un quadro che, proiettato sul monitor interattivo, ha avuto la funzione di trigger e di lì è partita la storia. Sono racconti meravigliosi, che fanno toccare con mano come la fantasia dei bambini sia infinitamente più ricca di quella di noi adulti. Sono anche racconti che rivelano non solo una buona abilità nello scrivere, ma anche capacità di problem solving e di lavorare in gruppo, confrontandosi, ricercando insieme le parole più adeguate, rispettando e valorizzando le idee dei compagni. 

Che dire? Stiamo toccando con mano ogni giorno che “l’interazione che la narrazione creativa genera fa sperimentare ai bambini un senso di efficacia personale e di piacere, perché li fa sentire riconosciuti e confermati. La narrazione aiuta a riflettere, a produrre idee e a identificarsi con l’altro”. (Amadei D. e Sbaraglia E., Nati per raccontare, Roma, Castelvecchi Ed. 2020, pag. 22).
La coordinatrice Suor Mariapaola Campanella

lunedì 27 novembre 2023

Tutti intorno a una storia di Mariapaola Campanella

Una settimana di storie e cerchi magici alla Scuola Primaria S. Francesco di Sales
L’idea meravigliosa che ci ha portato a vivere con entusiasmo questa esperienza è partita da un bellissimo corso di formazione, rivolto al team pedagogico delle educatrici e docenti di tutta la scuola, sulla bibliolettura interattiva e narrazione emotiva, ovvero il metodo BiNe.
I nostri formatori, Dario Amadei ed Elena Sbaraglia, creatori di questo metodo, sono i nostri amici cacciatori di storie che ci accompagnano da anni: Dario da ben 20, Elena è arrivata qualche anno dopo, e grazie a loro in questi due decenni alcune classi hanno sperimentato i laboratori di scrittura creativa con il metodo “step by step”, ideato proprio da Dario.
Questi venti anni di storie alla S. Francesco di Sales sono raccontate nel libro scritto insieme da noi tre in questi mesi, A scuola di storie, che riporta le fantastiche esperienze che i bambini di varie generazioni hanno vissuto e le linee pedagogiche ed educative che stanno alle spalle di tutto questo lavoro.
Ed è proprio in occasione di questo ventennale, e grazie al corso di formazione a cui abbiamo partecipato, che abbiamo acquisito maggiore consapevolezza sull’importanza del raccontare e raccontarsi nella vita di ogni persona, nello specifico i bambini, dei quali ci occupiamo quotidianamente. Lo abbiamo sperimentato su noi stessi, mettendo in atto a fine corso l’esperienza del cerchio magico nel quale, lavorando collettivamente con la tecnica step by step, con la sapiente guida di Dario ed Elena, abbiamo costruito una bellissima storia.
E di lì è scaturita la proposta di dare inizio all’anno scolastico in modo diverso, lasciandosi trasportare dalle storie e aprendo tutti quanti il cuore e il cassetto della fantasia per lasciare sgorgare liberamente idee ed emozioni, ma anche condividere con le famiglie questo bel percorso e coinvolgere i genitori a partecipare al cerchio magico.
La storia della maestra Samantha, protagonista del racconto costruito dagli insegnanti, è stata proposta, opportunamente abbreviata o modificata in base all’età dei bambini, in tutte le classi dalla prima alla quarta della Scuola Primaria. In quinta la maestra ha presentato ai suoi alunni non la storia già scritta, ma solo l’incipit che era stato dato da Dario ed Elena al cerchio magico del team docenti e, con la tecnica step by step, i bambini hanno costruito una storia veramente bella.
Ovunque l’entusiasmo è stato prorompente, la narrazione ha rapito tutti i bambini e ha permesso ad ognuno di esprimersi al meglio. Ogni classe ha dato un suo titolo e ha creato una sua conclusione alla storia e tutti ne hanno rappresentato attraverso il disegno i vari momenti della narrazione.
È stato un lavoro costruttivo e lungo, durato quasi due mesi, perché ha messo in atto vari elementi e passaggi, partendo da una progettazione condivisa fra maestre e bambini, ma che in seguito ha anche consentito momenti di riflessione e approfondimenti collettivi. Partendo dalla maestra Samantha e dai suoi ricordi d’infanzia, si è parlato dei ricordi che ognuno ha nel suo cuore e che a volte affiorano; in una classe che sta lavorando sulla “descrizione” è partito tutto un lavoro di immaginazione delle caratteristiche di questa maestra Samantha e ognuno ne ha fatto la sua descrizione, a volte definendo particolari anche molto dettagliati e a volte offrendo caratteristiche sulla sua personalità. Possiamo dire che il percorso fatto ha avuto anche un ampio risvolto di multidisciplinarietà e quindi un’importante ricaduta a livello didattico, ma anche di rafforzamento dell’autonomia dei bambini, che si sono dimostrati in grado di autogestirsi nella progettazione e nell’organizzazione di un lavoro e di saper cooperare tra loro.
Le classi hanno scelto modalità diverse sia di lavorare che di presentare la storia ai genitori.
In alcune il racconto è stato diviso in sequenze, rappresentate col disegno eseguito a piccoli gruppi o a coppie, in altre ogni singolo bambino ha avuto un pezzetto di storia da leggere e illustrare. Nella settimana dedicata alla condivisione con i genitori nelle classi di prima e seconda il racconto della storia è stato fatto dalla maestra, mentre i bambini a coppie mostravano i quadri illustrati da loro nei giorni precedenti. Nelle classi di terza e quarta i bambini stessi hanno letto la storia, mostrando il disegno che ne illustrava la sequenza.
Al termine del racconto in tutte le classi i bambini con molta disinvoltura hanno esternato le loro emozioni e raccontato le sensazioni più belle che avevano provato durante questo percorso. Anche i genitori hanno fatto le loro riflessioni, apprezzando il lavoro svolto e la scelta di lavorare con le storie. In qualche classe i bambini avevano cercato in casa e portato a scuola, all’insaputa dei loro genitori per non togliere loro l’effetto sorpresa, gli oggetti e gli elementi presenti nel racconto, ricreando così, in modo molto suggestivo, anche l’ambiente e il clima del racconto.
I ragazzi di quinta hanno presentato la storia, da loro stessi costruita e rappresentata graficamente, ma assieme alla loro insegnante hanno coinvolto i genitori e qualche nonno presente nel cerchio magico, chiedendo che ognuno offrisse la sua conclusione della storia.
È stato molto emozionante e, nello stesso tempo, divertente per le conclusioni simpatiche che venivano proposte.
Naturalmente in tutti i bambini è molto forte il desiderio di continuare e da parte dei genitori la richiesta di poter condividere tanta ricchezza.
Noi ne siamo assolutamente felici, ancor di più perché quest’anno tutte le classi dalla prima alla quinta faranno il laboratorio di narrazione creativa con Dario ed Elena ed è una meravigliosa occasione di crescita per tutti.
A questo punto, dopo parecchi bellissimi anni di questa esperienza, tra le tante riflessioni e considerazioni che si affollano dentro di me, mi piacerebbe condividerne alcune, relative a ciò che mi ha colpito di più.
Ho toccato con mano quanto la crescita intellettuale, culturale, emotiva, creativa, umana dei bambini è molto legata e favorita “dalle opportunità di apprendimento offerte da un particolare contesto culturale”1, in questo caso la scuola, ma ho sperimentato anche in maniera diretta come l’offerta di opportunità di apprendimento come quella che stiamo attuando in questo percorso sia fondamentale per far sviluppare e maturare nei bambini l’intelligenza narrativa che va “coltivata fin dai primissimi anni di vita e tra questi hanno un’importanza fondamentale la bibliolettura interattiva e la narrazione emotiva2.
Vedendo poi le reazioni dei bambini, la loro carica emotiva “a mille” ogni volta in cui ascoltano una storia e intervengono per raccontare il loro vissuto, che vedono rispecchiato in quella storia, o quando sono loro stessi gli autori di una storia, mi viene spontaneo rapportarmi alle affermazioni di Goleman sull’importanza dell’intelligenza emotiva che interagisce con l’intelligenza cognitiva, “che può aiutarci a comprendere meglio noi stessi e le nostre relazioni”3.
Infine, anche se ci sarebbe molto altro da dire, una cosa che mi ha toccato veramente tanto e che ho sperimentato in maniera tangibile è la forza aggregante delle storie, che creano unione, che creano legami, perché hanno il potere di unire in un unico cerchio magico adulti e bambini, senza barriere di età, di ruoli, di pregiudizi, senza il timore o la vergogna di condividere i propri pensieri e le emozioni che provano.
Mariapaola Campanella, coordinatrice della scuola San Francesco di Sales


1 Amadei D., Sbaraglia E., Chiedilo ai libri. Il benessere della biblioterapia, Castelvecchi 2022, pag. 15
2 Amadei D., Sbaraglia E., op. cit, pag. 17
3 Amadei D., Sbaraglia E., op. cit, pag. 69