Nel contesto educativo del nido, ogni esperienza, relazione o oggetto comunicativo contribuisce alla costruzione dell’identità del bambino. In questo delicato e potente processo, anche i libri assumono un ruolo fondamentale. In particolare, gli albi illustrati rappresentano uno strumento pedagogico prezioso per accompagnare bambine e bambini in una crescita libera da stereotipi, offrendo nuove narrazioni, immagini e modelli possibili di sé e dell’altro.
Infanzia e identità di genere: un processo in divenire
La costruzione dell’identità di genere ha inizio già nei primi anni di vita, attraverso un insieme complesso di esperienze, osservazioni e interiorizzazioni. I bambini, fin dalla più tenera età, ricevono messaggi più o meno espliciti su ciò che “è da maschio” o “da femmina”. Questi messaggi possono essere veicolati da parole, gesti, giochi, vestiti, ma anche – e forse soprattutto – dalle storie che ascoltano e dalle immagini che vedono.
La ripetizione di ruoli convenzionali – la principessa da salvare, il cavaliere coraggioso, la mamma premurosa, il papà lavoratore – contribuisce a costruire un immaginario rigido e limitante. L’educazione al nido ha il compito, e l’opportunità, di spezzare questa catena, offrendo contesti narrativi e relazionali aperti, plurali e non stereotipati.
Albi illustrati: strumenti educativi per l’equità
Gli albi illustrati, per loro natura, parlano al bambino attraverso due linguaggi fondamentali: quello visivo e quello narrativo. Le illustrazioni colpiscono direttamente l’immaginazione e creano mondi possibili; le parole accompagnano, amplificano o contrastano il messaggio visivo, aprendo spazi di riflessione.
Scegliere albi illustrati che rappresentano personaggi fuori dagli schemi tradizionali – bambine avventurose, bambini sensibili, famiglie variopinte, ruoli fluidi – significa seminare nel bambino la possibilità di riconoscersi in modalità differenti da quelle imposte dalla cultura dominante. È un gesto educativo di responsabilità e cura.
La lettura condivisa come spazio pedagogico
La lettura ad alta voce, soprattutto in contesti come il nido, non è mai un atto neutro. È un incontro tra adulti e bambini, mediato dalla narrazione. Quando un’educatrice legge un albo con attenzione, intonazione e partecipazione, crea uno spazio di relazione che stimola l’ascolto, l’identificazione e la scoperta.
In questo spazio, le storie diventano strumenti per esplorare emozioni, ruoli, relazioni e desideri. L’adulto può fare domande, stimolare osservazioni, accogliere interpretazioni: “Che cosa pensi di questo personaggio?”, “Ti è mai capitato qualcosa di simile?”, “Avresti fatto la stessa scelta?”.
Scegliere con cura: una responsabilità pedagogica
Non tutti gli albi sono adatti a un’educazione libera da stereotipi. Alcuni, anzi, perpetuano modelli rigidi, con ruoli e comportamenti legati al genere in modo implicito o esplicito. Per questo, è importante che le educatrici e gli educatori si formino in modo critico, imparino a leggere anche tra le righe e si dotino di strumenti per selezionare albi coerenti con una prospettiva di genere inclusiva.
Tra i criteri utili per la scelta:
• Protagonisti/e non convenzionali
• Rottura degli schemi familiari tradizionali
• Linguaggio non sessista e inclusivo
• Storie che valorizzano diversità, collaborazione, empatia.
All’interno del Nido Peter Pan il gioco simbolico si è rivelato una potente chiave educativa per promuovere lo sviluppo dell’identità, delle relazioni affettive e della libertà di espressione nei bambini e nelle bambine. Il progetto documentato, frutto di osservazioni quotidiane e riflessioni pedagogiche, affronta in modo concreto e sensibile il tema degli stereotipi di genere nella prima infanzia, mostrando come già dai primi anni di vita sia possibile costruire contesti educativi accoglienti, liberi da pregiudizi e capaci di stimolare il pensiero critico.
Il potere delle storie: la maglietta rosa
Tutto ha preso forma a partire da un episodio reale e spontaneo: un bambino,si bagna la maglietta durante un’attività e l’educatrice gli fa indossare una maglietta rosa, l’unica asciutta disponibile. Alla vista del padre, questo semplice gesto diventa oggetto di stupore e imbarazzo. La risposta del bambino, però, è disarmante: “Ma papà, è rosa come l’amore!”.
Un’affermazione tanto semplice quanto potente, che racchiude il senso più profondo dell’intero progetto: educare alla libertà significa permettere ai bambini e alle bambine di essere ciò che sono, senza vincoli imposti da aspettative sociali o culturali.
Il gioco simbolico come specchio dell’esperienza vissuta:
Attraverso l’osservazione sistematica del gioco simbolico nelle varie sezioni del nido (Piccoli, Medi e Grandi), gli educatori e le educatrici hanno potuto rilevare come i bambini, indistintamente dal genere, utilizzino gli oggetti e gli spazi messi a disposizione per esplorare il mondo e le relazioni.
Cucine, bambole, culle, travestimenti, macchinine, trenini: ogni oggetto diventa strumento per rielaborare esperienze, affetti, ruoli. I bambini allattano le bambole, le mettono a dormire, si travestono, si prendono cura degli altri. Lo fanno con naturalezza, senza preconcetti, imitando i gesti degli adulti in un gioco che è al tempo stesso scoperta e costruzione di sé.
L’importanza dell’atteggiamento educativo
Uno degli elementi centrali di questo percorso è stata la riflessione sul ruolo dell’adulto. Le educatrici, osservando i bambini, hanno osservato anche sé stesse. Accogliere significa mettersi in ascolto autentico, rinunciare a giudizi preconfezionati e creare uno spazio in cui ogni bambina e ogni bambino possa esprimersi liberamente.
Il nido, quindi, non è solo un luogo di cura e apprendimento, ma diventa terreno fertile per un’educazione affettiva, sociale e culturale. Un luogo in cui si leggono storie che parlano di emozioni, di uguaglianza, di diversità. Un luogo in cui si impara che i colori non hanno genere, e che ogni gesto di cura è universale.
Educare alla parità: un atto politico e culturale
Questo progetto ci ricorda che l’educazione alla parità non è un obiettivo da rimandare alla scuola primaria o all’adolescenza, ma una semina quotidiana che inizia fin dai primi anni di vita. Attraverso il gioco, le relazioni, le parole, gli sguardi.
Come recita una delle citazioni conclusive del documento:
“Stimolare i desideri delle bambine e dei bambini, educare al rispetto e alla libertà di poter essere ciò che si sceglie è importante già dal nido.”
In un mondo ancora attraversato da disuguaglianze e stereotipi, esperienze come questa ci indicano una direzione chiara: educare alla libertà significa educare al rispetto, all’empatia, all’autenticità. E questo comincia proprio lì, dove tutto ha inizio: nel gioco.
Gli albi condivisi e utilizzati durante il progetto:
1. Una bambola per Alberto – C. Zolotow, C. Delacroix – Ed. Giralangolo
Un albo che mostra come la cura e la dolcezza non abbiano genere: un bambino desidera una bambola per allenarsi a diventare un buon papà.
2. Il trattore della nonna – A. Roveda, P. Domeniconi – Ed. Giralangolo
La nonna è esperta di trattori e crostate: una figura femminile fuori dagli stereotipi.
3. Anche i papà piangono – C. Ravizza, S. Covelli – Ed. Sassi
Un albo che valorizza l’espressione emotiva nei papà: “Anche i papà hanno un cuore colmo di emozioni!”
4. Uno di questi non è come gli altri – Barney Saltzberg – Ed. Salani
Un inno all’inclusione e alla bellezza delle differenze.
5. Ci sono bambini e bambine – Cristina Petit – Ed. Valentina
Un invito a mescolarsi e scoprirsi uguali e diversi allo stesso tempo.
6. Evviva le unghie colorate – Alicia Acosta – Ed. Nube Ocho
Un bambino ama mettersi lo smalto: il piacere dei colori va oltre il genere.
7. Nei panni di Zaff – M. Salvi, F. Cavallaro – Ed. Fatatrac
Zaff gioca con bambole e sogna di fare il ballerino: un racconto sulla libertà di espressione.
8. Tea e Marcello carota e pisello – M. Hood – Emme Edizioni
Due bambini diversi che si completano: Tea non è un pisello, Marcello non è una carota.
9. Chi sono? – Caroline Dell’Ava – Ed. Terre di Mezzo
Un albo poetico sull’identità mutevole, legata al momento e alle emozioni.
10. Io sono foglia – A. Mozzillo, M. Balducci – Ed. Bacchilega
Ogni giorno possiamo essere diversi: accettarsi e accogliere le emozioni.
11. I cinque malfatti – B. Alemagna – Ed. Topipittori
Essere imperfetti può renderci unici e felici.
12. La prima volta che sono nata – V. Cuveillière, C. Dutertre – Ed. Sinnos
Una riflessione poetica sulle tappe della crescita e dell’identità.
13. Piccolo uovo – F. Pardi – Ed. Lo Stampatello
Alla scoperta delle diverse tipologie di famiglia, tutte felici e valide.
Angela Melillo