Leggere Vittorio Gallese è sempre di grande ispirazione. Il Sé Digitale. Dai neuroni specchio alla mediazione tecnologica (Raffaello Cortina Editore) è un saggio necessario se si vuole scegliere di abitare questo mondo nuovo con obiettività e non alla ricerca di un nemico da sconfiggere.
Tra i fondamenti del nostro Metodo Bi.Ne. (biblolettura interattiva e narrazione emotiva come strumenti della biblioterapia educativa) c'è che la narrazione non ha origine con il linguaggio verbale, ma nasce prima, attraverso il corpo in relazione: gesti, sguardi, pause e interazioni ritmiche. I bambini sono esseri sociali tesi alla relazione (Gallese, 2025): la corporeità è il loro primo mezzo narrativo. Nella nostra esperienza formativa abbiamo assistito più volte a questi momenti di corporeità narrativa già a partire dai nidi e, a tal proposito vi invitiamo a leggere l'articolo che le educatrici Alessia Pietrini e Fabiana Casetta hanno scritto, sulla spinta del metodo Bi.Ne., per raccontare la loro ricerca sullo sviluppo narrativo dal primo anno di vita che stanno portando avanti nel loro nido Il glicine a Roma.
Sappiamo che il cervello umano è biologicamente predisposto a sintonizzarsi con l'altro attraverso i neuroni specchio, e la simulazione incarnata è il meccanismo che ci permette di comprendere dall'interno le azioni, le sensazioni e le emozioni altrui, costituendo la base biologica dell'empatia. Gli altri vengono percepiti come "altri sé" (Gallese, 2014), preservando comunque la distinzione identitaria e come sottolinea Ricoeur (1990), il Sé non è statico ma è una costruzione narrativa basata sulle interpretazioni personali.
In questa epoca che dell'apparenza fa sostanza, ci viene naturale riflettere che se fallisce il meccanismo di identificazione dell'altro come "un altro sé", crolla la risonanza empatica: la mancanza di socialità e il mancato riconoscimento dell'alterità disinnescano l'empatia, spianando la strada alla violenza.
Nei nostri gruppi di bibliolettura interattiva e narrazione emotiva nelle scuole di ogni ordine e grado riscontriamo un senso di comunità che, al di fuori di quell’ambito, ci viene detto, non è riconosciuto dai partecipanti: è come se si vedessero per la prima volta con occhi nuovi, occhi di narratori, occhi curiosi e non passivi. I partecipanti si sentono per la prima volta gruppo e possono parlare tra loro con una sicurezza e una libertà che non avevano mai provato prima. Si sentono esperti, perché si rendono consapevoli delle loro intelligenze narrativa ed emotiva. Si sentono ascoltati mentre raccontano le loro esperienze e questo li rende ancora più sicuri, riducendo al minimo lo stress di una perfomance che perfomance non è.
È questo l'esercizio continuo che va proposto, è così che si recupera l’empatia, l’autonomia, le abilità di problem-solving e quelle emotive, così si recupera il senso di comunità.
Sempre nel libro di Gallese si legge che la relazione con l'altro non è un elemento successivo, ma la matrice originaria da cui nasce il soggetto. Il corpo agisce il mondo attraverso schemi culturali e in questo contesto i dispositivi digitali non sono strumenti neutri, ma agiscono come "operatori ontogenici", ovvero strutture che modificano radicalmente il rapporto tra corpo e mondo, introducendo nuovi regimi percettivi, affettivi e attenzionali. Come sostiene Gallese, la nostra identità e la nostra visione del mondo sono oggi prodotte e filtrate da ambienti digitali (interfacce, algoritmi, social media). Prima dello schermo c'è sempre la pelle e lo sguardo incarnato: per comprendere il "sé digitale" e le metamorfosi dell'identità moderna è fondamentale un'estetica incarnata, poiché il capitalismo contemporaneo non produce più solo merci, ma produce forme di vita e interi mondi.
Il sé digitale si configura come un'estensione corporea e ambientale, dove la soggettività viene co-prodotta dalle piattaforme mediali che, attraverso algoritmi di selezione, ridefiniscono il ritmo dell'esperienza e le interazioni affettive. In questa ecologia digitale, caratterizzata da una "affettività bonsai" e dalla riformulazione della memoria, la presenza dell'altro è mediata, richiedendo nuove forme di riconoscimento e l'impegno a trasformare l'ambiente digitale in un laboratorio di co-immersione sensibile.
È in questo contesto che la biblioterapia educativa, con gli strumenti della bibliolettura interattiva e della narrazione emotiva, si inserisce come metodo che risponde a quanto Gallese chiede nel suo libro: cosa distingue in modo essenziale l'essere umano? La capacità di creare mondi possibili, di applicare l'alterità, di costruire strutture di senso condivise che cedono l'immediato.
Si possono rendere i bambini e le bambine consapevoli del loro sé digitale come estensione del loro sé corporeo a partire dalle storie, dal raccontare e dal raccontarsi, dall'ascolto, dall'identificazione dell'altro in quanto portatore di altre storie diverse dalle proprie in cui potersi rispecchiare, o distinguersi. La narrazione è interazione, uno scambio tra sé e l’altro, con un’alternanza dei ruoli di narratore e di ascoltatore. Questo processo amplifica e sostiene le principali abilità che rendono tale un individuo: in uno scambio narrativo chi racconta (con il corpo o con le parole) si sente confermato e riconosciuto dallo sguardo, dalle parole, dal tempo di chi ascolta. Questo momento è fondamentale per la crescita di un bambino e pertanto, l’adulto di riferimento, che sia un educatore, un insegnante o un familiare, si pone in ascolto con attenzione e interesse con il solo scopo di generare un legame relazionale attraverso quel racconto che farà nascere una nuova storia.
Allenare dunque i bambini e le bambine a un'emotività consapevole attraverso i contesti narrativi rinforzerà anche quel riconoscimento emotivo nei contesti digitali senza subirlo e allenerà l'empatia, il riconoscimento dell'altro e della sua storia.
Le storie devono viaggiare, raggiungere i posti più reconditi, perché raccontarsi è il modo migliore per limare distanze e incomprensioni, e favorire il bene comune. (tratto dal film Il bene comune di Rocco Papaleo)
Dario Amadei, Elena Sbaraglia
Bibliografia
Amadei D., Sbaraglia E., La biblioterapia educativa nei nidi e nelle scuole di ogni ordine e grado Castelvecchi editore, 2025
Amadei D., Sbaraglia E., La biblioterapia educativa nei nidi e nelle scuole di ogni ordine e grado Castelvecchi editore, 2025
Gallese V., Il Sé Digitale. Dai neuroni specchio alla mediazione tecnologica Raffaello Cortina Editore, 2026
