Nella nostra epoca dominata dalla performance, tutto diventa una gara, una moda, un carro vincente su cui salire finché se ne parla. E questo accade anche in ambito educativo-scolastico. Educare, invece, significa lavorare sulle potenzialità, sugli sguardi curiosi, sul facilitare l’uso di strumenti che permettono la conoscenza e la moltiplicano, e non è mai trascinare un bambino lungo un sentiero già battuto verso ciò che un adulto vuole che lui per forza impari. I nidi e le scuole di ogni ordine e grado dovrebbero essere luoghi di sperimentazione che allenino alla curiosità e alla meraviglia. Curiosità e meraviglia figlie di quel pensiero narrativo, di quella simulazione incarnata che si attiva in una interazione continua tra maestro e bambino.
Ciò che la pratica della bibliolettura interattiva e della narrazione emotiva offre ai bambini è l’opportunità di esprimere liberamente ciò che sentono, i loro pensieri, le loro ipotesi, le loro idee, attraverso le letture che gli educatori propongono, fermandosi quando i piccoli ascoltatori sentono il bisogno di dare voce alla loro voglia di indagare e di sperimentare.
Come è accaduto in una scuola dell'infanzia di Roma, dove l'insegnante Federica e le sue colleghe hanno attivato un laboratorio narrativo a partire dagli albi illustrati che ci racconta così:
«A seguito di ogni lettura, è stata fatta una rielaborazione della storia, durante la quale ogni bambino/a “ricordava” la storia/albo, poi è stato fatto un disegno, o un brainstorming, o una storia condivisa sulla falsa riga di quella appena ascoltata, che poi è stata illustrata dai bambini.
Tutto questo è stato poi raccolto in un libro, (uno per ogni bambino): i bambini hanno scelto il titolo, e lo hanno scritto sulla copertina cercando le letterine all’interno di riviste, così come il loro nome e cognome. Infine ispirandoci all’albo illustrato “Cos’è la scuola” abbiamo organizzato la festa del saluto. Questo è quello che abbiamo detto prima di iniziare la festa del saluto. Buon pomeriggio a tutti e benvenuti. Grazie di essere qui. Oggi non vedrete una recita, non ci saranno costumi o battute da imparare a memoria. Non è una “performance”. Abbiamo scelto di chiamarla “Festa del saluto” perché vogliamo festeggiare qualcosa di più vero: i vissuti, i piccoli passi, i processi educativi che i vostri bambini hanno fatto ogni giorno in questi tre anni.
Tutto questo è stato poi raccolto in un libro, (uno per ogni bambino): i bambini hanno scelto il titolo, e lo hanno scritto sulla copertina cercando le letterine all’interno di riviste, così come il loro nome e cognome. Infine ispirandoci all’albo illustrato “Cos’è la scuola” abbiamo organizzato la festa del saluto. Questo è quello che abbiamo detto prima di iniziare la festa del saluto. Buon pomeriggio a tutti e benvenuti. Grazie di essere qui. Oggi non vedrete una recita, non ci saranno costumi o battute da imparare a memoria. Non è una “performance”. Abbiamo scelto di chiamarla “Festa del saluto” perché vogliamo festeggiare qualcosa di più vero: i vissuti, i piccoli passi, i processi educativi che i vostri bambini hanno fatto ogni giorno in questi tre anni.
Come ci ricorda l’albo illustrato “Che cos’è la scuola”, la scuola non è un palcoscenico. La scuola è chiedere “perché”, è provare e riprovare, è imparare ad aspettare il proprio turno, è condividere la merenda, è consolarsi quando si cade e riprovare a salire.
La festa del saluto è questo: è vedere i bambini mentre giocano, costruiscono, si aiutano, scelgono. È guardarli nei loro processi, non nel risultato finale. Perché è lì che cresce la fiducia, l’autonomia, l’amicizia. Voi genitori siete parte di questo processo. Oggi vi invitiamo solo a stare, a guardare, a riconoscere vostro figlio nella sua quotidianità. Senza applausi a comando, ma con lo stesso sguardo attento che mettete ogni sera quando vi racconta la sua giornata.
Grazie per averci affidato questa parte importante della loro crescita.
Buona festa del saluto a tutti».
Quello che non ci stancheremo mai di ripetere, per concludere, è che la bibliolettura interattiva e la narrazione emotiva non vanno a braccetto con la performance, con il risultato, ma hanno il solo scopo di creare contesti in cui ognuno può dare forma alla propria visione di mondo, tra immaginazione e realtà, e la donerà e la confronterà con la visione di mondo generata da altri in una danza reciproca di immagini e parole con cui crescere.
Dario Amadei, Elena Sbaraglia
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