giovedì 13 ottobre 2022

Modi di sentire_Gratitudine

L'incontro di bibliolettura interattiva Modi di sentire_Gratitudine vuole indagare attraverso i libri quello stato dell'essere che non è solo personale, ma riguarda le relazioni che si intrattengono, le scelte che si fanno, le comunità che si abitano. Queste le storie che ci raccontano il senso della gratitudine
Buone letture!


I miei giorni alla libreria Morisaki di Satoshi Yagisawa, scelto da Dario Amadei, ci parla di una gratitudine che ad un certo della propria vita si prova verso alcune persone che fino a quel momento sono state marginali, persone insospettabili che invece hanno il potere di cambiare la vita e verso cui essere grati per sempre
Eureka street di Robert Meliam Wilson, scelto da Riccardo Castellana, è un rendersi conto, in un contesto comunitario bellicoso, che, nonostante tutto, bisogna essere grati di essere vivi e di accorgersi di ciò che si ha intorno
Memoria di ragazza di Annie Ernaux, scelto da Carolina Ragucci, ci parla di una gratitudine che la lettrice prova verso la storia, per lei catartica e verso la persona che glielo ha regalato, perché ha compreso che in quel momento, la lettrice, era quel libro [Come biblioterapia vuole]
La Mennulara di Simonetta Agnello Hornby, scelto da Isabella, contiene gratitudine e ingratitudine, quella che la protagonista riceve da chi dovrebbe invece essergli grato e che avrà ricadute irreversebili, perché nella vita tutto torna e scegliere di essere irriconoscente si paga a caro prezzo
Le cose che non ho di Gregoire Delacourt, scelto da Elena Sbaraglia, ci parla di una donna grata alla vita per quello che ha, per quello che si è costruita, famiglia e lavoro, per la comunità che abita e che nei momenti di bisogno si mostra riconoscente. E quando un evento straordinario fa cadere il velo e mostra l'animo di chi le è accanto, la protagonista scopre come l'essere vittima della propria ingratitudine può essere fatale


sabato 17 settembre 2022

MICKEY MOUSE La vera storia del topo più famoso del mondo

Ed eccoci qui, con il libro sul topo più famoso del mondo, Mickey Mouse.
Una lunga storia quella di Topolino, che viene raccontata da quasi cento anni e fa di lui un highlander che attraversa le pieghe del tempo senza mostrare segni di stanchezza e rimanendo eternamente giovane. Pensiamo di sapere tutto di lui, ma in realtà conosciamo solo un breve tratto del suo lungo percorso, perché ci ha accompagnato e divertito per qualche anno, in genere quelli spensierati dell'adolescenza, che ha contribuito a rendere ancora più speciali. Poi crescendo molti lo hanno salutato, convincendosi in maniera errata che sia roba da bambini. Chi leggerà questo libro, però, si renderà conto che Topolino è una fonte inesauribile di emozioni e idee, il protagonista di un universo parallelo che rispecchia la dimensione quotidiana di un intero secolo, dove è piacevole perdersi quando la realtà diventa insopportabile.
 

La biografia romanzata di Mickey Mouse, dalla sua creazione nel 1928 ad opera di Walt Disney ad oggi. Le storie e l’evoluzione del personaggio chiamato a confrontarsi con grandi trasformazioni sociali, mode e il progresso tecnologico. L’ingresso di Topolino nel favoloso universo di Hollywood, i suoi viaggi in tutti i paesi del mondo, lo sviluppo della sua famiglia virtuale e quello di Topolinia. Con illustrazioni, schede di approfondimento, e molti dettagli sulla sua vita italiana.

In tutte le librerie e online







 

martedì 12 luglio 2022

Sette: viaggio nei vizi capitali in letteratura_L'accidia

L'incontro di bibliolettura interattiva su "Sette: viaggio nei vizi capitali in letteratura_L'accidia" ha decretato, senza ombra di dubbio, che l'accidia è il vizio peggiore fra tutti, perché lo stare fermi, inermi, apatici non è un'innocua presa di posizione personale, ma colpisce anche chi è intorno, risucchiandolo nel vortice dell'inerzia e facendolo sentire inadeguato. 
Buone letture!


L'accidia ne La fabbrica di cioccolato di Roald Dahl, portato da Dario Amadei è rappresentata dal nonno Joe, che per 25 lunghi anni non si alza dal letto condiviso con gli altri nonni. Ha perso l'interesse per la vita, ma il biglietto d'oro trovato nel cioccolato dal nipote Charlie gli darà nuovi stimoli...
L'accidia ne La coscienza di Zeno di Italo Svevo, portato da Marianna Polimene, è ironica sì, ma pur sempre accidiosa. Sempre tante scuse pur di non fare nulla, tante occasioni mancate di mostrare il proprio valore e tanti problemi irrisolti...
L'accidia ne La banalità del male di Hannah Arendt e ne L'uccello blu di Erzerum di Ian Manook, portati da Claudia Gasparri, è il peccato del silenzio, il non prendere una posizione, il voltarsi dall'altra parte. L'accidia manovrata dai totalitarismi...
L'accidia ne Gli sdraiati di Michele Serra, portato da Emanuela, è quella che colpisce i giovani, sempre più apatici nei confronti di ciò che li circonda e nel rapporto genitoriale. Un'accidia sociale che va contrastata senza se e senza ma...
L'accidia in Bartleby lo scrivano di Herman Melville, portato da Isabella, fa chiedere al lettore perché il personaggio è così, ma non si trovano risposte. Il motto "avrei preferenza di no" è proprio la staticità di chi decide di non muoversi mentre il mondo va avanti...
L'accidia ne Gli indifferenti di Alberto Moravia e in Un papa in guerra di David I. Kertzer, portati da Riccardo Castellana, è diversa: in Moravia abbiamo l'accidia della parole, voler fare ma poi è meglio di no, con l'ambiente familiare complice di quelle non scelte, in Kertzer è l'accidia concettuale di un personaggio che ha preferito prendere posizioni importanti a discapito di molti...
L'accidia ne Il mio anno di riposo e oblio di Otessa Moshfegh, portato da Elena Sbaraglia, è l'annullamento fisico e mentale di una persona che davanti ai problemi della vita sceglie di non vivere, di azzerarsi, ma dove la porterà questa scelta?

sabato 25 giugno 2022

Sette: viaggio nei vizi capitali in letteratura_L'ira

L'incontro di bibliolettura interattiva su "Sette: viaggio nei vizi capitali in letteratura_L'ira" è stato molto vissuto e, attraverso le scelte dei partecipanti, è stato delinato un profilo dell'ira intenso, a volte dai ritmi frenetici, altre volte sordo, che si delinea quando si vuole andare contro qualcuno, o qualcosa, anche contro se stessi e che non sfuma fin quando non viene esplicitato, a qualsiasi costo.
Buone letture!


Il signore delle Mosche di William Golding, scelto da Dario Amadei, è l'esempio dell'enigma del minotauro: persone evolute e apparentemente "brave" che regrediscono progressivamente ad un livello bestiale come gli uomini primitivi
L'urlo e il furore di William Faulkner, scelto da Riccardo Castellana, è prevaso dall'ira che ogni personaggio interpreta e riversa secondo le caratteristiche personali che lo contraddistinguono
Agamennone di Eschilo, scelto da Carolina Ragucci, è l'esempio di un'ira che cova nell'animo: vendicarsi per un torto subito che si ritiene insuperabile se non attraverso un gesto definitivo
La mite e Memorie dal sottosuolo di Fedor Dostoevskij, scelti da Isabella, è un'ira verso se stessi che non si riesce ad esprimere, che viene alimentata in quel monologo interiore che sfianca, esaspera e infine porta a gesti estremi
Una vita come tante di Hanya Yanagihara, scelto da Claudia Gasparri, in prima battuta scatena una rabbia nel lettore ed è l'esempio di come un'indole apparentemente tranquilla possa trasformarsi in un'ira su se stessi
La stanza di sopra di Rosella Postorino, scelto da Elena Sbaraglia, perché quando l'angoscia e l'impotenza di reagire in situazioni dolorose, proprie o di chi si ama, prendono il sopravvento, odiare il mondo circostante e chi ne fa parte, compresi se stessi, sembra l'unica scelta possibile

giovedì 9 giugno 2022

Bibliolettura interattiva al nido, con Ilaria si può

Salve a tutti, sono Ilaria e sono un’educatrice e sono qui per raccontare una storia…
In questa storia non ci sono principi con il cavallo bianco, draghi da sconfiggere e principesse da salvare, lupi neri dagli occhi gialli o animali parlanti che costruiscono case… ma ci sono i libri con tutti i loro personaggi veri o immaginari e il potente messaggio comunicativo, formativo ed emotivo che riescono a tirare fuori da ognuno di noi sfogliando quelle semplici pagine di carta ed inchiostro.
Quando ero piccola io, non ho avuto la fortuna di apprezzare la lettura resami un’attività dovuta per esigenze puramente scolastiche e vissuta da me con angoscia e ansia.
Poi all’Università, forse proprio per esorcizzare questa mia paura inculcata, ho scelto quattro semestralità di Letteratura per l’infanzia che mi hanno aiutato ad iniziare ad avere un approccio positivo al libro e alla varietà di testi più indicati da proporre alle varie fasce di età e questo mi è servito moltissimo nel mio lavoro al nido con i bambini.
E soprattutto ho cominciato ad avere piacere di leggere anch’io!!!
Non solo testi per la formazione professionale ma anche libri dove potessi trovare qualcosa di me e immergermi dentro quelle storie. Man mano che sfogliavo le pagine diventavano un po’ i miei vissuti, la mia storia…
Poi quest’anno, in occasione di un Corso di Formazione con Elena e Dario ho avuto il piacere di leggere il loro libro “Nati per Raccontare" che mi ha permesso di aggiungere un tassello in più alla mia storia.
Leggere ai bambini è un’attività che da sempre fa parte delle routines giornaliere al nido (e spero anche a casa).
Si creano momenti di lettura durante la mattinata, in piccolo gruppo, si legge prima del sonno e da quest’anno (grazie al Corso sull’Outdoor Education) si legge anche in giardino sotto l’albero.
Ci sono i libri “preziosi" quelli letti dalle educatrici e ci sono ceste o piccole librerie con i libri a portata di bambino per dare loro la possibilità di usufruirne autonomamente.
Sì, al nido si legge.
Ma non sarebbe meglio RACCONTARE???
La mia storia è proprio questa!!!
Quest’anno sono nella sezione medi una sezione in cui la fascia di età è molto variegata (1-2 anni).
Ho provato ad elaborare tutte le esperienze passate e recenti e a canalizzarle su alcuni punti chiave.
Dopo un’attenta osservazione ho selezionato alcuni testi che mostravano suscitare nei bambini un forte interesse.
Tra questi c’è sicuramente la favola di Cappuccetto Rosso.
Ho sentito alcuni (anche colleghe ahimè!!!) dire che Cappuccetto Rosso è una favola troppo cruenta e che non fa bene raccontarla ai bambini.
Forse queste persone non hanno mai avuto il piacere di leggere il saggio Il Mondo Incantato di Bruno Bettelheim!!!
La sua analisi psicoanalitica delle fiabe classiche potrebbe non trovare in tutti consensi, ma il fatto che le favole abbiano un linguaggio semplice e quindi sono di facile comprensione, che sono scritte nel linguaggio della fantasia che è lo stesso del bambino, che stimolano l’immaginazione e che attraverso i loro personaggi e le loro storie esercitano un forte impatto emotivo e formativo sui piccoli a tutti i livelli di personalità, questo glielo si deve riconoscere!!!
E lo dimostra il fatto che queste favole sono state tramandate di generazioni in generazione: i nostri nonni le hanno lette ai nostri genitori, i nostri genitori a noi e noi oggi ai nostri figli…
Ecco, continuiamo a tramandare storie!!!
C’è un momento della giornata in cui chiedo ai bambini se vogliono venire a leggere un libro.
Preferisco, vista l’età dei bambini, selezionare non più di 3/4 libri e leggerli per un certo periodo.
Ho notato che nel corso del tempo ho cominciato ad avere un gruppo di piccoli auditori sempre più vasto!!!
Li faccio sedere di fronte a me e chiedo loro che libro vogliono che racconti.
Lo prendo, faccio vedere loro l’anteprima e accolgo le loro prime reazioni: “È Cappuccetto Rosso", “Lupo Lupo!!!”, “È Cocco!!! Gnam", “Mamma Gufa!!!”…
Poi comincio a raccontare…
Il mio sguardo è rivolto sempre a bambini mentre le mie mani sfogliano le pagine per dare loro il supporto delle immagini che man mano seguono l’evolversi della storia.
Il tono di voce è modulato in base all’intensità dei momenti che caratterizzano la storia.
Se durante il racconto viene posta una domanda o un’esclamazione mi interrompo e accolgo il feedback in modo semplice anche solo ripetendo quell’esclamazione o rispondendo in modo chiaro alla domanda “È il lupo?” “Sì sì, è proprio il lupo”. “Nooo non è la sua mamma!!!” “Eh sì Cocco ha morso, ha fatto male!!!”
Quante reazioni si riescono ad intravedere e quante emozioni vengono tirate fuori e che traspaiono dai loro occhi e che finalmente riesco anch’io a vedere raccontando le storie e non semplicemente leggendole!!!
Con il tempo, quando i bambini sono entrati in confidenza con le storie, soprattutto i più grandi partecipano al racconto. Nel raccontare le favole cerco di usare sempre le stesse frasi e parole così che i bambini ne abbiano memoria.
L’altro giorno raccontando Cappuccetto Rosso ho dimenticato di dire il “toc toc” del lupo che bussa alla porta della nonna, ma fortunatamente c’erano loro che l’hanno detto per me!!!
È successo anche che finita la storia qualcuno mi ha chiesto: “E il lupo???”
Pochi secondi per rispondere… poi ho replicato io: “Eh già... E il lupo???”
Le risposte sono state: “È scappato via…” “Sta facendo la ninna.”
E allora ti rendi conto che sì, la Bibliolettura interattiva può essere sperimentata anche al nido!!!
Molto interessante è stato anche osservare che alcuni bambini, se dato loro il libro in un momento tranquillo, si raccontano la storia da soli, bisbigliando mentre sfogliano le pagine.
Queste osservazioni mi portano a credere e a sperare che già dal nido, magari nella sezione dei più grandi, non solo si può far approcciare i bambini alla lettura ma si può dar loro modo di leggersi attraverso la lettura e di raccontarsi attraverso di essa.
Questo è molto importante, perché, in questo mondo, i nativi digitali non solo sapranno apprezzare un libro, ma sapranno trarne da esso benefici sia a livello personale che sociale, perché le storie quelle vere o quelle immaginarie si tramandano davvero solo raccontandole!!!
Ilaria Dalmastri, educatrice

sabato 21 maggio 2022

Sette: viaggio nei vizi capitali in letteratura_La gola

Durante l'incontro di bibliolettura interattiva su "Sette: viaggio nei vizi capitali in letteratura_La gola" i partecipanti hanno espresso all'unanimità il desiderio di assolvere la Gola e di escluderla dalla lista dei vizi capitali perché, in fondo, godere del buon cibo è un modo per stare bene con se stessi. Buone letture!


Il ghiottone di Moravia è un notaio che non lavora più, perso nel suo vizio della gola. Quando un piacere si trasforma in una nevrosi nel racconto scelto da Dario Amadei
La setta dei golosi di Giuseppe Pederiali è una storia che si tinge di giallo dietro alla ricerca della ricetta per l'immortalità. Quando la gola travalica il senso di convivialità e di curiosità nella storia scelta da Isabella
In The Help di Kathryn Stockett Minnie, cameriera afroamericana, sfrutta la gola di Hilly a suo favore per ripagarla del licenziamento subito.
Quando la vendetta è una torta al cioccolato davvero goduriosa nella storia scelta da Carolina Ragucci
Alta cucina di Rex Stout è il racconto che vede Nero Wolfe, grande appassionato di cucina (e di orchidee), ospite d'onore in un convegno di quindici migliori cuochi.
Quando i piatti sono sì goduriosi, ma con eleganza nella storia scelta da Riccardo Castellana
Storie di vampiri, raccolta di autori vari, è l'interpretazione che Marianna Polimene ha dato al vizio della gola. Quando essere ghiotti di un qualcosa in particolare diventa una necessità per la sopravvivenza
Astutillo e il potere dell'anello di Dario Amadei è la storia di un bambino grasso, felice di esserlo, con due grandi passioni: il nuoto e la cioccolata. Quando essere golosi è l'arma vincente per affrontare le difficoltà della vita nel racconto scelto da Elena Sbaraglia

sabato 2 aprile 2022

Sette: viaggio nei vizi capitali in letteratura_L'invidia

L'incontro di bibliolettura interattiva su "Sette: viaggio nei vizi capitali in letteratura_L'invidia" ci ha presentato dei personaggi che incarnano questo vizio e che, oltre a ferire l'altro, ne subiscono la potenza distruttiva. Essere consapevoli di chi siamo e di chi vogliamo essere non ci fa entrare in quel meccanismo che porta ad affidare agli altri il senso della nostra vita.
Buone letture!


Il musicista invidioso, uno dei Sessanta racconti di Dino Buzzati, scelto da Dario Amadei, ci racconta di un'invidia che nuoce a chi la prova perché rende la sua vita priva di senso.

Le tre fate, fiaba di Basile presente in Guarire con Basile, dodici fiabe per conoscerci meglio, tradotte e commentate da Dario Amadei, diventa per Carolina Ragucci, Invidia e generosità, il racconto che ha scritto partendo dallo stesso incipit e che porta in sé un messaggio molto importante: l'amore può trasformare anche la più insana delle invidie.

Niente di Janne Teller, scelto da Isabella, ci fa riflettere sul meccanismo che c'è dietro il moto che spinge una persona ad essere invidiosa: quando sono gli altri a scegliere qual è il senso della vita.

Autodifesa di Caino di Andrea Camilleri, scelto da Riccardo Castellana, ci mostra come l'invidia provochi sì avversione e risentimento verso gli altri, ma anche un tormento interiore che inevitabilmente impoverisce chi la prova.

Caio Cassio, in Giulio Cesare di William Shakespeare, scelto da Riccardo Castellana, è la figura che più rappresenta il vizio dell'invidia perché è un personaggio rancoroso che ritiene di non poter mai raggiungere le qualità di chi gli è intorno e la sua è un'invidia malvagia, che maschera da buone intenzioni.

Iago di Otello di William Shakespeare, scelto da Marianna Polimene, è un altro emblema dell'invidia, che in questo caso innesca la gelosia e si ripercuote sullo stesso invidioso, perché è un sentimento distruttivo che nuoce non solo l'altro ma anche chi la prova.

In Ricordi di un vicolo cieco di Banana Yoshimoto, scelto da Elena Sbaraglia, ci sono due racconti (Mammaa! e La luce che c'è dentro le persone) che ci raccontano un'invidia ovattata, che non nuoce l'invidiato perché rimane dentro di sé come una riflessione su ciò che non si ha e che si vorrebbe per scoprire poi che l'oggetto dell'invidia ci ha tenuti fermi e non ci ha fatto vivere come avremmo voluto.